Salvini: «Dopo Gaudio, attendiamo se ne vada Speranza»


«Via Cotticelli, via Zuccatelli, ora via Gaudio. Attendiamo se ne vada Speranza». Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha commentato così la rinuncia all’incarico di commissario alla Sanità in Calabria da parte di Eugenio Gaudio, auspicando anche un passo indietro del ministro della Salute, Roberto Speranza. In Calabria, il governo non riesce a trovare una soluzione. Ci ha provato, senza successo, scegliendo Gaudio. Il quale ha prima accettato, salvo poi ripensarci. A “La Repubblica”, ha spiegato che la rinuncia è dovuta a «motivi personali e familiari»: «Mia moglie non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare», ha aggiunto. Adesso, il posto resta vacante. Cosa farà, il governo? Forse si convincerà ad affidare l’incarico a Gino Strada, accontentando così Italia viva e Movimento 5 stelle.


IGNORATI


A Lampedusa l’emergenza c’è, ma in pochi la vedono. Candiani (Lega): «Sbarchi continui nel più totale e colpevole silenzio, come quello della scorsa notte a Lampedusa di trecento cingalesi»

Due tragedie sono state sfiorate questa domenica: nel pomeriggio un barchino con a bordo 31 migranti è stato soccorso a quattro miglia da Lampedusa, ma prima ribaltatosi nelle acque maltesi. Guardia Costiera e Guardia di Finanza li hanno portati in salvo nell’hotspot di contrada Imbriacola, dove già erano arrivati 12 tunisini soccorsi in mattinata. Altri 66 migranti a bordo di un barcone sono stati intercettati in serata dagli uomini della Guardia di Finanza e della Capitaneria di porto. Tutti sono stati condotti nello stesso hotspot, dove secondo alcune fonti ci sono già circa 800 ospiti, mentre per altre 627. In ogni caso la capienza è di 192 posti. Per svuotare il centro proseguono le operazioni di imbarco sulla nave quarantena Suprema, dove complessivamente ci sono 847 persone, di cui 80 positivi. Vicende di una certa gravità di cui poco si sente parlare. Tant’è vero che il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, si è sentito costretto a lanciare una specie di SOS molto particolare postando su Facebook l’immagine della bara bianca del piccolo Yusuf, morto in mare a soli 6 mesi di vita durante il naufragio di un gommone a 30 miglia dalla costa libica. «Sono le tragedie – afferma – con le quali la comunità di Lampedusa continua a confrontarsi». Sempre a Lampedusa sabato sono arrivati 300 cingalesi, che hanno fatto un percorso strano per “approdare” da noi. In Libia arrivano in aereo, in Italia «vengono messi nei barconi e così spediti», ha rivelato il senatore della Lega, Stefano Candiani, segretario del partito in Sicilia. «Gli hotspot sono stracolmi, – ha proseguito – allucinanti le condizioni dei migranti e delle forze dell’ordine dedicate al controllo». A proposito di forze dell’ordine: il quotidiano “Il Giornale” ha rivelato che giovedì mattina alcuni poliziotti italiani sono decollati da Fiumicino per portare nel Nord Italia 81 stranieri dalle navi in quarantena al largo della Sicilia nei centri di permanenza per rimpatri. Quaranta stranieri li hanno dovuti scortare a Milano senza poter mantenere le distanze di sicurezza. Da Milano gli stessi agenti sono tornati a Catania per un altro volo verso Torino con gli altri 40 migranti. Il sindaco Martello lontano dalle idee della Lega, che vorrebbe la chiusura dei porti, chiede di tornare al Global Compact for Migration. Monsignor Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, sostiene che si impone sempre più urgente la ricerca di un tavolo europeo di concertazione. Tra di loro, un comune denominatore c’è: nessuno li sta ascoltando.

 


Caos Calabria: il governo cerca una soluzione


Dopo le dimissioni di Zuccatelli, c’è bisogno di un sostituto. Iv e M5s premono sull’esecutivo: assegnare la nomina a Gino Strada

Quanto sta accadendo in Calabria rivela l’improvvisazione che ha caratterizzato una parte della gestione governativa dell’emergenza sanitaria. Prima, le ultime novità: Giuseppe Zuccatelli si è dimesso da commissario della Sanità in Calabria, dopo aver ricevuto una chiamata del ministro della Sanità, Roberto Speranza. In realtà, poche ore prima, Zuccatelli aveva rivelato di «non aver ricevuto il decreto di nomina», un passaggio necessario per consentirgli di prendere il posto del suo precedessore, Saverio Cotticelli. In pratica, più che una dimissione si tratta di una rinuncia. Entrambi hanno pagato a caro prezzo alcune dichiarazioni che, eufemisticamente, potremmo definire “infelici”. Il primo ha sostenuto qualche mese fa che le mascherine per il viso fossero inutili per evitare il contagio, il secondo, invece, è stato costretto ad un passo indietro dopo aver rivelato di non sapere che la messa a punto di un piano per fronteggiare l’emergenza sanitaria in Calabria era di sua responsabilità. «Bene, giusto così. Ora speriamo che per la sanità della Calabria venga finalmente scelta una personalità calabrese e all’altezza del compito», ha scritto su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini, commentando le dimissioni di Zuccatelli. E adesso? Adesso il governo dovrebbe trovare un sostituto: secondo alcune indiscrezioni, sarà Eugenio Gaudio, ex rettore della Sapienza. Per non scontentare il Movimento 5 stelle e Italia viva, però, il governo potrebbe decidere di affiancargli Gino Strada, nome proposto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che, dopo avergli offerto l’incarico, non lo ha più contattato. «Se davvero Gino Strada è disponibile a fare il commissario per la sanità in Calabria, il presidente del Consiglio e il ministro della Sanità possono fare una sola cosa per rimediare al pasticcio Cotticelli-Zuccatelli: firmare oggi stesso la nomina di Gino Strada», ha scritto Matteo Renzi, invitando Conte e Speranza ad accompagnare «fisicamente» Strada «a Catanzaro. E dargli tutti i poteri». L’invito-richiesta di Italia viva fa il paio con l’appello rivolto dal Movimento 5 stelle, che non esclude “ritorsioni”, nel caso in cui il governo faccia un passo indietro su Strada: «Stiamo valutando di non votare il decreto Calabria qualora non includa nel pacchetto il nome di Gino Strada», ha annunciato il senatore del M5s, Nicola Morra, intervenendo a “Non è l’Arena”, in onda su La7.


NATALE IPOTECATO


Coldiretti/Ixè: senza pranzi e cenoni una perdita di 5 miliardi di euro. «A rischio i consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta». E non solo.

Si attende ad ore il passaggio ad arancione o rosso di alcune regioni gialle e il Governo già sta lavorando al Natale. Un Natale possibile solo con parenti di primo grado, solo genitori e fratelli. Mario Galli, primario infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano, è stato chiaro: «Natale e Capodanno sono due grandi feste, se le affrontiamo con lo stesso spirito di ferragosto non ne usciamo più». Allora perché non chiudere settimane prima per assicurarsi un vero Natale? A Galli non basta: «Se anche ipoteticamente chiudessimo tutto per due o tre settimane o riaprissimo a Natale è evidente che la riapertura non sarà una riapertura che può consentire alle persone di andare per cenoni e veglioni». Quindi serve a poco chiudere? E la confusione regna sovrana. Ma tranquilli, il Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ha oggi annunciato: «Confidiamo di poter vaccinare i primi italiani alla fine di gennaio». Speriamo non vada a finire come con le mascherine nei mesi del lockdown e come gli inutili banchi a rotelle nelle Scuole. Nel frattempo, rigore assoluto, ovviamente anche per Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e docente di Igiene all’università Cattolica di Roma, – per inciso querelato ieri dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca – «Sarà un Natale di estrema prudenza in cui purtroppo la circolazione del virus sarà ancora intensa. Un cenone con poche persone che si conoscono e che stanno molto attente alla distanza e all’igiene e che festeggiano in maniera sobria». Sobria? Forse intendeva niente abbracci e baci, come minimo. Almeno ubriacarsi si potrà? Sullo stesso registro il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa (PD): «Non credo che ci possano essere allentamenti delle misure per Natale. Sarà un natale ben diverso da quello che abbiamo conosciuto».

Allo stato d’animo dei bambini, i veri protagonisti del Natale, qualcuno ci ha pensato? Certo che sì: il premier in persona. Ha risposto alla lettera di un bambino di 5 anni, Tommaso,  che ha chiesto un’autocertificazione speciale per Babbo Natale affinché possa consegnare i doni a tutti i bambini del mondo. «Babbo Natale – ha risposto Conte – ha già un’autocertificazione, può viaggiare dappertutto, senza alcuna limitazione». Babbo Natale, ha sottolineato il premier, indossa sempre la mascherina e mantiene la giusta distanza, suggerendo a Tommaso di lasciare sotto l’albero un liquido igienizzante, affinché Santa Claus – che in teoria dovrebbe avere poteri soprannaturali – possa strofinarsi bene le mani e ripartire in tutta sicurezza. Non stanno uccidendo il virus, solo la fantasia.