Covid, Speranza: «Dove abbiamo vaccinato, sono crollati i contagi»

Il ministro della Salute ha assicurato un’imminente accelerazione con l’arrivo delle nuovi dosi, che dovrebbero scongiurare lo stop della campagna vaccinale in alcune Regioni

«Dovunque riusciamo a vaccinare vediamo che c’è un crollo del tasso dei contagi». Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, promettendo un imminente aumento delle somministrazioni: «Ora siamo nella condizione per produrre un’accelerazione», ha aggiunto. Nelle ultime ore, si è diffuso il timore di una nuova sospensione della campagna vaccinale nelle Regioni dove scarseggiano le scorte di vaccini, a partire dal Lazio: a ipotizzare uno stop è stato l’assessore alla Sanità laziale, Alessio D’Amato, intervenendo a “Un giorno da pecora”, in onda su Rai RadioUno. Tra «oggi e domani arriveranno oltre 1,3 milioni di dosi di AstraZeneca», ha assicurato il Commissario per l’emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo, annunciando una consegna che dovrebbe scongiurare la sospensione. Le dosi AstraZeneca in arrivo sono 1.346.400, ha precisato il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè, sottolineando, ad Agorà su RaiTre, che «il cambio di passo c’è e si vede». «Ce la stiamo mettendo tutta, sia per quel che concerne la logistica che la distribuzione e la somministrazione», ha aggiunto.

LA CARICA DEI 518

Scaduti 518 incarichi in 90 partecipate, il Mef di fronte al rinnovo di 74 CdA. È donna il 31% dei manager da rinnovare nelle partecipate. Dall’analisi CoMar emerge un sostanziale equilibrio di genere fra i criteri per le nomine

Sono 581 incarichi in 90 assemblee di partecipate dello Stato e sono tutti scaduti. E differentemente da quanto si sarebbe portati a credere la presenza femminile è affatto irrilevante. Questo l’esito della quarta edizione dell’analisi condotta dal Centro Studi CoMar (network della consulenza dedicato a rapporti media, relazioni istituzionali). Dunque, al ministero dell’Economia e delle finanze, con le prossime assemblee di 90 controllate, si dovrà fare fronte al rinnovo di 74 consigli d’amministrazione e 41 collegi sindacali per un totale, appunto, di 518 incarichi, pari a 342 consiglieri e 176 sindaci. Gran parte delle nomine (427) riguarda 75 società a controllo indiretto, ad esempio attraverso Enel, Eni, Ferrovie (con Anas), Invitalia e Poste Italiane. Gli altri 91 incarichi sono all’interno di 15 società a controllo diretto, tra cui Cassa Depositi e Prestiti, Eur, Ferrovie dello Stato, Gse, Invimit, Rai, Sogei, oltre anche a Banca Mps o Leonardo per i collegi sindacali: partecipate dirette che esprimono, complessivamente, un fatturato di 69,8 miliardi di euro e 193.367 dipendenti. 448,7 sono invece i miliardi di euro di attivo e 36,1 quelli di patrimonio netto della sola Cdp. Altro aspetto rilevante e forse per alcuni inaspettato, è che quasi un terzo dei 518 incarichi scaduti nelle 90 società del ministero dell’Economia e delle finanze è ricoperto da donne, e l’equilibrio di genere sarà uno dei criteri che si dovranno seguire per i rinnovi. L’analisi Comar evidenzia diversi aspetti, la presenza dello Stato nell’economia e il valore in termini di fatturato di questa stessa presenza. Dal primo punto di vista, il settore pubblico (Stato, Regioni, Enti locali, ecc.) mostra di essere un soggetto dalla presenza rilevante nell’economia con 6.130 imprese attive, sebbene siano in realtà 40 le società controllate dallo Stato a occupare gran parte di questa influenza. Dal secondo punto di vista, le sole 32 società industriali e di servizi (escluse banche e assicurazioni) generano un fatturato totale che supera i 241,4 miliardi di euro, mentre gli utili sono oltre i 26,8 miliardi di euro, con 471.284 dipendenti. Fra queste, 12 sono quotate in Borsa (Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo, Italgas, Poste Italiane, Rai Way, Saipem, Snam, STMicroelectronics, Terna), per una capitalizzazione che a fine febbraio 2021 era di 167,3 miliardi di euro, il 26,3% del valore complessivo, mentre altre due società hanno strumenti finanziari quotati (Ferrovie dello Stato e Rai).

Governo, Salvini: «Sulle aperture sosteniamo la linea Draghi»

Il leader della Lega invita a prender atto «dei dati scientifici»

«Sulle aperture noi sosteniamo la linea Draghi: quindi se i dati scientifici portano in zona rossa, si chiude. Se ad aprile i dati portano una regione in zona gialla lì si apre». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, a poche ore dal varo del nuovo decreto con le norme valide dal 7 aprile. «Non ci possono essere i dati scientifici a senso unico: quando va male scatta, sennò aspetti. È inaccettabile», ha concluso Salvini, promettendo di essere pronto ad un confronto con il ministro della Salute, Roberto Speranza. Sulle riaperture, dunque, le forze di maggioranza sono d’accordo. Così come lo sono sul piano vaccinale, che procede, sebbene ancora lontano dal target – 500mila vaccini giornalieri – fissato dal governo. In queste ore, secondo i dati ufficiali – il bilancio è aggiornato alle 14:50 –, sono state superate le 10 milioni di somministrazioni, tra Pfizer, AstraZeneca e Moderna. «La situazione è ancora grave», ha osservato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, replicando a chi gli chiedeva un commento sulla sospensione della zona gialla fino al 30 aprile. Tra le priorità del governo, ci sono anche gli studenti: «Lavoriamo perché tutti possano tornare in presenza», ha detto il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, a “L’intervista” su SkyTg24, assicurando che le scuole riapriranno dopo Pasqua.

PREVENZIONE GLOBALE

L’appello di 26 leader per un Trattato internazionale contro le future pandemie. Nel futuro ci saranno «altre e importanti emergenze sanitarie», «la domanda non è se ma quando». «Nessun governo o agenzia multilaterale può affrontare da solo questa minaccia»

L’impegno è garantire un accesso universale ed equo a vaccini, medicinali e strumenti diagnostici sicuri, efficaci ed economici per questa e le future pandemie. «L’immunizzazione è un bene pubblico globale» e «dovremo essere in grado di sviluppare, produrre e distribuire vaccini il più rapidamente possibile». Questi gli intenti dei 26 leader del mondo, tra i quali anche il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, che hanno firmato un appello affinché si arrivi ad un «trattato internazionale contro le pandemie». L’iniziativa presentata oggi dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, vede tra i firmatari il premier portoghese, Antonio Costa, il premier britannico, Boris Johnson, il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. L’annuncio fa seguito a un editoriale pubblicato su diverse testate giornalistiche del mondo, nell’articolo i 26 firmatari paragonano il loro impegno a quello profuso dai leader mondiali all’indomani della seconda guerra mondiale per la costruzione di un nuovo sistema multilaterale. Un identico impegno si richiede all’indomani della pandemia ancora in corso: un patto tra Stati.
«Possiamo costruire un’architettura sanitaria internazionale più solida che proteggerà le generazioni future», scrivono i 26 leader. Meglio non farsi illusioni, di pandemie e di emergenze sanitarie «ce ne saranno altre e importanti». «Nessun governo o agenzia multilaterale può affrontare da solo questa minaccia. La domanda non è se, ma quando. Insieme, dobbiamo essere meglio preparati per prevedere, prevenire, rilevare, valutare e rispondere efficacemente alle pandemie in modo altamente coordinato».
Un «impegno collettivo» radicato nella costituzione dell’Organizzazione mondiale della sanità, attingendo ad altre organizzazioni chiave, «a sostegno del principio della salute per tutti». «Gli strumenti sanitari globali esistenti, in particolare il Regolamento sanitario internazionale, sosterrebbero un tale trattato, garantendo una base solida e collaudata su cui possiamo costruire e migliorare». L’obiettivo è «promuovere un approccio per tutti i governi e per tutte le società, rafforzando le capacità nazionali, regionali e globali e la resilienza a future pandemie», migliorando «i sistemi di allarme, la condivisione dei dati, la ricerca e la produzione e distribuzione locale, regionale e globale di contromisure mediche e di salute pubblica, come vaccini, medicinali, diagnostica e dispositivi di protezione individuale». Un approccio cosiddetto “One health” che mette a sistema la salute degli esseri umani, degli animali e del pianeta. Tutto ciò dovrebbe portare a una «maggiore responsabilità reciproca e responsabilità condivisa, trasparenza e cooperazione all’interno del sistema internazionale e con le sue regole e norme».