Caso Gregoretti, Salvini: «Sono tranquillo»


Mercoledì il voto su autorizzazione a procedere

Si dice «tranquillo», il leader della Lega Matteo Salvini. Si definisce tale, anche se è consapevole di una cosa: «È sicuro che passerà la richiesta di processo ai miei danni. Spero solo che facciano in fretta», ha ammesso oggi a Trieste, commentando sul caso Gregoretti. «Non vedo l’ora di andare in tribunale e guardare negli occhi quel giudice e spiegargli che difendere i confini del mio Paese era un mio diritto e un mio dovere e non un crimine», ha aggiunto. Secondo Salvini, è giusto «che gli italiani sappiano se difendere i confini è un diritto e un dovere di un ministro o seppure è un crimine». Per questo, ha concluso, «nessuna richiesta di negare questa possibilità di giudizio».


Governo, Salvini: «Campa solo sui rinvii»


Anche Conte ha chiesto un cambio di marcia all’esecutivo

Il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono d’accordo su una cosa. Per una volta. «Questo è un governo che campa solo sui rinvii e invece con la libertà dei cittadini non si scherza», ha osservato il primo, conversando con i giornalisti nel cantiere del nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria e anticipando che «la prossima settimana» la Lega depositerà le sue «proposte in tema di concessioni pubbliche, tasse sulla plastica e sulla giustizia». «Arriva il momento delle decisioni. Gli italiani si aspettano risposte, non litigi e rinvii, anche sul tema della prescrizione sul quale mi sono speso per trovare un punto di mediazione sempre più avanzato», ha aggiunto il secondo. Difficile dare torto ad entrambi: le forze che compongono la maggioranza passano la maggior parte del tempo a discutere, rallentando l’azione di governo e a pagarne le conseguenze sono gli italiani. A rendersene conto non sono stati solo Salvini e Conte. «Non considero questo governo come un governo amico ma pienamente del Pd e penso che abbia svolto una azione decisiva pur tra mille difficoltà ma deve ripartire, il Pd non è disposto ad accettare rallentamenti». Chi lo ha detto? Il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, nella relazione di apertura della Direzione nazionale del partito.


Muro contro muro


Il “lodo Conte bis” non ottiene il via libera di Renzi: sulla prescrizione non c’è accordo con Iv e il governo rischia di franare

Alla fine un’intesa sulla riforma della prescrizione è stata trovata, ma solo tre dei quattro partiti che sostengono l’Esecutivo hanno detto sì: Leu, Pd e M5S. In base a questo progetto, il cosiddetto “lodo Conte bis”, non dal cognome del Premier, ma da quello del deputato di Liberi e Uguali Federico Conte, avvocato e ideatore della norma, il blocco della prescrizione non riguarderebbe gli assolti, ma solo i condannati in primo grado. Al secondo grado di giudizio, nel caso un condannato in primo grado sia di nuovo giudicato colpevole ci sarebbe il blocco definitivo della prescrizione, mentre in caso di assoluzione tornerebbero in vigore i termini della prescrizione bloccati dopo la prima sentenza. Una norma di compromesso fra i propositi iniziali dei pentastellati, molto più rigidi, e quelli più garantisti dei dem. L’accordo, però, non ha soddisfatto Italia Viva, che considera questa soluzione comunque troppo giustizialista, anche a causa dei tempi lunghi della giustizia. Italia Viva vorrebbe rinviare di un anno la discussione con il “lodo Annibali” o cancellare del tutto la riforma Bonafede votando sì alla proposta dell’azzurro Costa. Il governo, però, dopo il Consiglio dei Ministri in programma per lunedì, potrebbe trasformare l’intesa raggiunta ieri in un emendamento al milleproroghe o in un decreto legge da votare in Parlamento, accanto al disegno di legge delega sulla riforma del processo penale. Ma Matteo Renzi ha annunciato il voto contrario dei suoi in Aula e l’accordo, senza il sì dei renziani, potrebbe non ottenere la maggioranza in Senato. Una prospettiva che potrebbe aprire nuovi scenari politici, compresa una possibile crisi di governo. Per ora nessuna delle parti in causa sembra avere l’intenzione di cedere ed è muro contro muro tra Iv, Pd e M5s, ma forse il timore delle urne potrebbe portare tutti i contendenti a più miti consigli.

I numeri dei renziani in Parlamento

Alla Camera dei Deputati Italia Viva può contare su 29 onorevoli, al Senato la formazione di Matteo Renzi conta 17 membri; numeri indispensabili, specie quelli di Palazzo Madama, per la tenuta del Governo.


Open Arms, Gasparri: «Caso complesso»


La Giunta «farà una valutazione di ordine giuridico e non di appartenenza politica»

Si è svolta oggi la prima seduta della Giunta per le immunità sul Senato sul caso Open Arms, che vede indagato l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Le accuse sono di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, per aver ritardato lo sbarco di oltre cento migranti in agosto. «Ho illustrato la richiesta dell’accusa, che ritiene siano state violate una serie di norme in riferimento ai minori e agli altri migranti, che poi sbarcarono dalla Open Arms il 20 agosto. Ho riassunto il contenuto di circa 110 pagine», ha detto ai giornalisti il presidente della Giunta per le immunità, Maurizio Gasparri, riferendo di aver tenuto la sua relazione sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del segretario della Lega, presentata dal Tribunale dei Ministri di Palermo. A chi paragona il caso Open Arms a quello della nave Gregoretti, Gasparri  ha replicato che questo è «più complesso». Il motivo? «Nelle carte c’è anche uno scambio di lettere tra il presidente del Consiglio e l’allora ministro dell’Interno nel periodo di Ferragosto, che coincise con una fase politica accesa. Bisognerà quindi anche valutare ciò che è avvenuto, ci sono dei fatti più articolati». Poi (un’importante) precisazione: quella della Giunta sarà «una valutazione di ordine giuridico e non di appartenenza politica». «Dobbiamo entrare nel merito della vicenda e il relatore deve esaminare i fatti e proporre una interpretazione dei fatti alla luce delle norme», ha aggiunto. Adesso cosa prevede il calendario stabilito ieri dall’ufficio di presidenza? Entro il 17 febbraio, il leader della Lega dovrà comunicare se intende presentarsi davanti al collegio composto da 23 senatori oppure se preferirà consegnare una memoria scritta. Cosa che ha già fatto in due precedenti occasioni: il caso Gregoretti e Diciotti. Vedremo. Il voto della Giunta sulla proposta che Gasparri presenterà il 18 febbraio alle 13 – la proposta sarà discussa a partire dal giorno successivo e proseguirà anche il 20 – è in programma per il pomeriggio di giovedì 27. Dopodiché toccherà all’Aula di Palazzo Madama esprimersi sulla vicenda.


Governo, toni ancora accesi sulla prescrizione


Bonafede non intende fare passi indietro, ma Renzi assicura: «Pronti a non votare la riforma, ma molleranno prima»

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha notato un paradosso. «Siamo in maggioranza invece vedo toni di chi sembra all’opposizione. A volte sembra che i testi glieli scrivano Salvini o Berlusconi», ha osservato, commentando lo scontro sulla riforma della prescrizione, con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario al Consiglio di Stato. Adesso, dunque, anche il guardasigilli ammette una cosa che avevano già notato gli addetti ai lavori: tra i partiti che sostengono il governo, i rapporti sono tesi. Tesissimi, anzi. Tanto da mettere in dubbio la stabilità dell’esecutivo. Al centro del “dibattito” – tra virgolette, perché quello in corso è più simile ad uno scontro tra forze politiche di diverso schieramento –, la riforma della prescrizione, voluta fortemente dal M5s e che abroga la precedente legge firmata da Andrea Orlando del Pd. Riforma che non ha molti estimatori tra i parlamentari della stessa maggioranza. Bonafede non intende comunque fare passi indietro: «Il mio impegno è portare la riforma per abbreviare i tempi dei processi al Cdm. Lì ciascuno si assumerà le sue responsabilità», ha assicurato, lanciando un primo messaggio agli alleati, aggiungendone poi un secondo: «Non possono continuare a molestare i cittadini con dichiarazioni che sembrano minacce». «I cittadini devono sapere che c’è una maggioranza che lavora. Questo significa stare a un tavolo a scrivere le norme, non urlare e strillare da mattina a sera», ha concluso. L’impegno profuso da Bonafede potrebbe essere vano: a Repubblica, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha ribadito che il suo partito non sosterrà la riforma: «In un modo o nell’altro fermeremo questa legge. Credo senza ricorrere alla mozione di sfiducia: molleranno prima». Il motivo: «In questo Parlamento i numeri sono chiari», Bonafede «è nettamente in minoranza» e «la linea attendista del Pd ha ormai pochi giorni di autonomia». Renzi conta sul fatto che il Pd dimostri coerenza: gli attuali gruppi parlamentari sono «gli stessi che un anno fa presentarono la pregiudiziale di incostituzionalità contro la riforma». Per tanto, questo il ragionamento di Renzi, i dem «dovranno votare scegliendo tra la Orlando e la Bonafede». «Non siamo noi ad aver cambiato schieramento ma il Pd ad aver cambiato idea sulla legge del suo vicesegretario», ha concluso.


Salvini, «prescrizione pseudo riformicchia»


«Pseudo riformicchia». Il leader leghista Matteo Salvini ha commentato così la riforma della prescrizione, «che solo» il ministro della Giustizia Alfonso «Bonafede può ritenere utile». In Parlamento, estimatori della riforma, chiesta a gran voce dal Movimento 5 stelle, effettivamente ce ne sono pochissimi. Non se ne trovano, ad esempio, né tra i banchi dell’opposizione – tanto la Lega quanto Forza Italia e Fratelli d’Italia si sono detti contrari – né tra i parlamentari di alcune forze politiche che compongono la maggioranza: Italia viva ha dichiarato di essere pronta a votare contro la riforma, anche a costo di mettere in discussione la stabilità del governo. Mentre la linea politica del Partito democratico, dettata dal segretario Nicola Zingaretti, è la seguente: trovare una soluzione, altrimenti il Pd andrà avanti con la sua proposta di legge. Insomma, all’interno della maggioranza, nessuno condivide l’idea dell’altro, quando invece dovrebbe farlo. O quantomeno dovrebbe trovare un compromesso. Intervenendo da Londra, dove ha partecipato all’evento di lancio della COP26 presso lo Science Museum, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha assicurato che la soluzione sulla prescrizione sarà trovata dall’esecutivo. C’è un «tavolo che va avanti», ha detto. E ancora: «In settimana fisserò un nuovo incontro e troveremo una soluzione per completare l’accordo su tutti gli aspetti della riforma del processo penale e troveremo una soluzione sulla prescrizione. Invito tutti a non fermarsi su posizioni di principio». Cosa che, al momento, i protagonisti di questa vicenda non sembrano intenzionati a fare. Il premier riuscirà a farli desistere? Vedremo. Gli ottimisti non mancano: «C’è un confronto all’interno del governo e della maggioranza ma sono sicuro che con dialogo e la mediazione di Giuseppe Conte riusciremo a trovare un compromesso al rialzo nell’interesse dei cittadini. Processi brevi e una certezza della pena», ha scritto su Twitter il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. «Per troppo tempo abbiamo avuto governi che si sono fatti le leggi ad personam per sfuggire ai processi e questo non è più tollerabile. La questione va risolta in modo complessivo e con la collaborazione di tutti», ha aggiunto.