E’ scontro sulle intercettazioni


Ad un nodo, se ne aggiunge un altro. Lo scontro è – sempre – sulla giustizia. Questa volta, però, a far discutere è un provvedimento sulle intercettazioni, in esame in Commissione Giustizia al Senato. Italia viva promette lealtà al governo. Sorprese dell’ultima ora non sono escluse, comunque.
«A scanso di equivoci. Noi votiamo la fiducia su DL intercettazioni come chiesto dal Governo», ha assicurato su Twitter il presidente dei senatori di Iv, Davide Faraoni. Ad un patto, però. Quale? Che il provvedimento non venga modificato, perché «per cambiarlo serve il consenso di tutti». «Chi forza a colpi di emendamento spacca la maggioranza. Sì fiducia, no provocazioni», ha aggiunto. Al netto dei toni, più morbidi rispetto a quelli usati nel confronto sulla riforma della prescrizione, un nuovo scontro all’interno della maggioranza c’è stato. Cosa lo ha scatenato? La decisione del senatore di LeU Pietro Grasso di presentare un emendamento che prevede la possibilità di utilizzare le intercettazioni anche per i reati per i quali non si sta indagando, purché siano reati per i quali è previsto l’utilizzo degli ascolti. Una cosa inaccettabile, secondo Italia viva. Il governo potrà contare sul sostegno di Iv, se il testo messo ai voti sarà quello approvato dal Consiglio dei ministri. O, in caso di modifiche, quest’ultime devono essere approvate da tutti.


Governo, Renzi: «Se cade, non ci saranno le elezioni»


Il leader di Italia viva rende ancora più instabile la situazione

Instabile. Pochi altri aggettivi possono descrivere meglio l’attuale situazione dell’esecutivo. Tuttavia il premier Giuseppe Conte non è impegnato a dargliene una. Magari annullando il peso di Italia viva, trovando il sostegno di altri parlamentari. Proprio come ipotizzato oggi da Goffredo Bettini, uno dei dirigenti del Pd più ascoltati dal segretario del partito, Nicola Zingaretti. «Il presidente non è alla ricerca di altre maggioranze diverse da quella che attualmente sostengono il governo», si legge in una nota di Palazzo Chigi, diffusa per smentire le indiscrezioni riportate da alcuni quotidiani. Poche righe, ma il governo continua a vivere una fase delicata. Che potrebbe peggiorare – o migliorare, anche se, al momento, la cosa appare molto difficile –  la settimana prossima, quando il Pd e Italia viva terranno le loro assemblee e i leader delle due forze potranno dettare la linea da seguire. Cosa diranno? Vedremo. Nel frattempo, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha ribadito che «se cade il governo Conte Bis, ci sarà un nuovo governo. Non le elezioni». «Se avranno i senatori che stanno cercando e i numeri per il Conte Ter, noi saremo felicemente all’opposizione», ha aggiunto, sostenendo che tra i senatori, pronti a sostenere il nuovo esecutivo, non ce n’è nessuno di Italia viva.


Caso Open Arms, Salvini: «L’Italia non aveva obblighi»


«Spettava a Spagna o a Malta indicare il porto»

Il leader della Lega Matteo Salvini ha depositato alla Giunta per le immunità la memoria difensiva sul caso Open Arms. Cosa scrive l’ex ministro dell’Interno: «L’indicazione del Pos, porto sicuro, spettava alla Spagna o a Malta (e non certo all’Italia). Il comandante della nave ha deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia come già aveva fatto nel marzo 2018 ricavandone un processo per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina». E ancora: «L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms» avvenuti «al di fuori di aree di sua pertinenza». «Lo dimostra lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019».


Governo, sulla prescrizione è scontro aperto


Il leader di Italia viva Matteo Renzi attacca Conte: «Se vuole cacciarci faccia pure»

Il governo è avvisato. Oltre che a rischio. «Non molleremo di un centimetro» sulla riforma della prescrizione, ha scritto su Facebook il leader di Italia viva Matteo Renzi. Quella in atto è una crisi – difficile chiamarla diversamente –, sebbene ancora extraparlamentare. A dividere le forze di maggioranza è la riforma sulla prescrizione: ieri il Consiglio dei ministri – assenti i ministri di Italia viva, in segno di protesta – ha approvato il ddl sulla riforma del processo penale. All’interno, c’è anche il lodo Conte bis, che prevede la sospensione della prescrizione in caso di condanna in primo grado e la sua riattivazione in caso di proscioglimento dell’imputato o l’annullamento della sentenza di condanna in Appello. «È stata approvato il ddl che riforma il processo penale. E’ segno che quando si lavora con serietà, responsabilità e impegno i risultati seppur faticosi, arrivano», ha commentato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa. Al suo fianco, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. A Palazzo Montecitorio e a Palazzo Madama, però, le cose potrebbero cambiare: «Cercheremo di cambiarla in Parlamento prima che venga bocciata dalla Corte Costituzionale come già avvenuto in settimana alla legge Bonafede», ha promesso Renzi. Che poi ha attaccato il Partito democratico: «Ha scelto di seguire i grillini, noi abbiamo scelto di seguire le persone competenti: avvocati, magistrati, esperti della materia». La promessa dell’ex presidente del Consiglio potrebbe fare il paio con una mozione di sfiducia al guardasigilli: «Se ci sarà, il sottoscritto per assicurare credibilità alla politica ne trarrà tutte le conseguenze», ha detto il premier Conte, replicando a chi gli ha chiesto se, in un caso simile, salirà al Colle. Dell’altronde, per arrivare a presentare una mozione di sfiducia individuale occorrono 32 firme a Palazzo Madama: Iv ha diciassette senatori e dovrebbe quindi co-firmare la mozione con una forza di opposizione. Accadrà? Vedremo. Nel frattempo, Conte non ha chiuso le porte ai parlamentari di Italia viva: «Nei loro confronti c’è la massima disponibilità a confrontarci».


Caso Gregoretti, Salvini: «Non sono preoccupato»


«Difendere i confini è un dovere di ogni cittadino»

Matteo Salvini è sereno. Nonostante tutto. «Seguirò con attenzione quanto accadrà, senza alcun timore o preoccupazione», ha detto, commentando, nel corso di una conferenza stampa presso la Stampa estera, l’autorizzazione a procedere contro di lui concessa ieri dal Senato al Tribunale dei ministri di Catania. L’ex ministro dell’Interno è accusato di sequestro di persona aggravato per aver posticipato lo sbarco di oltre 130 migranti dalla nave Gregoretti. «L’articolo 52 della Costituzione, sul quale ho giurato da ministro, prevede che la difesa della patria è un dovere per ogni cittadino, quindi non penso che quanto ho fatto a maggior ragione da ministro comporterà alcuna condanna», ha osservato. «Mi aspetto – ha aggiunto, parlando al Tg2 – un giudizio imparziale perché mi sento un italiano vero, non un criminale».


Prescrizione, Renzi: «A Bonafede diamo due mesi di tempo»


Conte: «Qui i ricatti non sono accettati»

Matteo Renzi ha fissato la deadline. «Gli diamo due mesi di tempo», ha scritto nella sua e-news, riferendosi al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Cosa deve fare il guardasigilli in questo lasso di tempo? Semplice: modificare la riforma sulla prescrizione, trovando un compromesso. Così com’è adesso, infatti, non ha il sostegno del partito di Renzi: «Come sapete Iv non condivide la linea del governo quindi o non votando o non partecipando al voto, dipende da cosa c’è in Consiglio dei ministri, se c’è prescrizione no, su tutto il resto si va avanti», ha detto a ilfattoquotidiano.it. Un grattacapo notevole per l’esecutivo, anche se l’ex premier ha assicurato che non questa non è l’anticamera della crisi di governo. Difficile credergli, considerati i precedenti ai tempi del Partito democratico. Le tensioni non mancano: all’annuncio che le ministre di Italia viva non parteciperanno al Cdm, il premier Giuseppe Conte ha replicato duramente: «Il non sedersi al tavolo quando si ha un incarico istituzionale non sarebbe un fatto da trascurare, lo riterrei ingiustificabile». «I ricatti non sono accettati. Non si può pensare di votare un provvedimento con le opposizioni», ha concluso.