Crescono i posti di lavoro a forte rischio


Solo sport e cultura occupano oltre mezzo milione di addetti stabili

In attesa di capire quali strumenti di ristoro vorrà mettere in campo il governo per venire incontro alle categorie maggiormente colpite dal nuovo decreto del presidente del consiglio dei ministri, i sindacati cominciano a fare due conti. Così, mentre il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, continua a seguire la linea dettata dalla stessa ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, impegnata in un duro faccia a faccia con il collega all’economia, Roberto Gualtieri, l’Ugl insiste sul fatto che sport e cultura vanno considerati a tutti gli effetti settori produttivi e non semplicemente aspetti ludico e ricreativi. I soli lavoratori dello sport iscritti in forma esclusiva alla previdenza sono infatti oltre 200mila, ai quali se ne possono aggiungere altrettanti che operano part time o come collaboratori. Discorso simile anche per quanto riguarda il vasto mondo della cultura che genera occupazione sia direttamente che indirettamente, comprese tutte quelle attività complementari relative alla pulizia dei locali e alla ristorazione. A tal proposito, la chiusura del servizio ai tavoli per bar e ristoranti già alle 18 ha un impatto su tutta l’occupazione a tempo determinato, in particolare a tempo parziale che è concentrata proprio nelle ore serali, anche perché la ripresa dello smart working su ampia scala riduce pure i flussi alla mattina e all’ora di pranzo. Senza dimenticare i cosiddetti fieristi.


Competenze, scadenza ravvicinata


A breve l’avviso pubblico, poi serviranno gli accordi collettivi fra le parti

Soltanto il prossimo avviso pubblico potrà sciogliere qualche nodo che è rimasto ancora in piedi; comunque sia, dalla videoconferenza di ieri sera è emersa la volontà di Anpal di provare ad accelerare sul versante del Fondo nuove competenze, lo strumento introdotto dal decreto Rilancio che dovrebbe coniugare sostegno al reddito con, soprattutto, la formazione, la vera assente in tutti questi mesi. In attesa di una possibile proroga delle scadenze, ad oggi fissate al 31 dicembre 2020, l’Anpal ha chiesto a Cgil, Cisl, Uil e Ugl di promuovere nelle aziende e sul territorio, anche con il supporto degli enti paritetici per la formazione continua, la riqualificazione professionale del personale dipendente, potendo contare su risorse già molto consistenti, in parte derivanti dal Fondo sociale europeo. Per poter accedere al Fondo, sarà necessario definire un accordo fra le parti con l’individuazione delle specifiche attività formative da erogare al singolo dipendente.


Nuove competenze, parte il confronto con i sindacati


Videoconferenza fra Anpal e Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul fondo del decreto Rilancio

Prima riunione operativa con i sindacati confederali per cercare di far partire il cosiddetto Fondo nuove competenze, introdotto con il decreto Rilancio e poi potenziato con il successivo decreto Agosto. Dopo un primo approccio con i gestori degli enti paritetici per la formazione continua la settimana scorsa, con la videoconferenza odierna la discussione circa la funzionalità del Fondo entra decisamente nel vivo con i rappresentanti dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, da una parte, e Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, dall’altra. Si tratta di un passaggio importate che, finalmente, dovrebbe servire a rafforzare un elemento finora rimasto pesantemente indietro, vale a dire quello della riqualificazione del personale dipendente, aspetto sempre più centrale alla luce dei profondi cambiamenti in atto che la pandemia da Covid-19 ha sicuramente accelerato. Non mancano, però, i problemi attuativi rispetto ad una norma che ha sicuramente trovato un sostegno diffuso, ma che, poi, nella sua esplicitazione pratica sta mostrando molti limiti. Fra gli aspetti più critici, la questione del cofinanziamento, rispetto al quale è necessario un chiarimento da parte della Commissione europea, e del tipo e della durata della formazione erogata al personale dipendente. La ministra Nunzia Catalfo, a suo tempo, aveva parlato di limitare gli effetti alle sole grandi vertenze dell’industria.


Bilancio, drammatico silenzio


Catalfo promette diciotto settimane, ma il quadro attuale è molto cambiato

L’accelerazione che sta conoscendo la diffusione del Covid-19 si sta riflettendo negativamente sull’iter della legge di bilancio. Sono già passati diversi giorni dalla approvazione, salvo intese, del consiglio dei ministri e del provvedimento principale che caratterizza la linea politica del governo non vi è traccia. Siamo infatti ancora alle ipotesi e alle poche linee guida emerse la scorsa settimana, uno scenario che, peraltro, è già cambiato per effetto dei tre Dpcm pubblicati in pochissimi giorni. Anche oggi la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, è tornata a parlare di diciotto settimane di ammortizzatore sociale, ma è evidente che l’ipotesi andrà rivista alla luce delle chiusure anticipate e dello stop alle attività dello sport e della cultura, che, da sole, avranno effetti su almeno 400mila posti di lavoro. Nelle prossime ore, il quadro dovrebbe essere un poco più chiaro, anche se non mancano divergenze fra Conte e Gualtieri.


Ristorazione, saltano in 400mila


Tanti i posti di lavoro a rischio che si aggiungono a quelli dello sport e della cultura

Neanche il tempo di tirare il fiato con i dati meno negativi di luglio rispetto a giugno, che arriva subito la doccia fredda della cruda realtà. La semplice adozione dei primi provvedimenti di contenimento, con orari ridotti per bar e ristoranti, avrebbe un impatto diretto su almeno 400mila posti di lavoro, secondo le previsioni di Confcommercio. Previsioni che, peraltro, non si discostano da quelle avanzate a suo tempo dalla stessa Ugl che aveva evidenziato l’enorme impatto della crisi sulla occupazione a tempo determinato. In attesa di quali saranno le ulteriori decisioni, un grido di allarme arriva da tutto il mondo del lavoro legato allo sport. In palestre, piscine e similari sono occupati almeno 200mila unità; attenzione, però, perché le persone che effettivamente sono occupate sono molte di più, in quanto viene molto utilizzato il lavoro part time e altre forme contrattuali, in particolare le collaborazioni coordinate e continuative.


Sanità, lontana la stabilizzazione del personale precario


Ancora nessuna parola sul tema dei temi, rispetto alla sanità: vale a dire la stabilizzazione delle migliaia di operatori, dai medici giovani agli infermieri, passando per tutto l’altro personale, in attesa ormai da tempo. In pieno lockdown, infatti, da più parti si è lodato l’impegno del personale che ha saputo mandare avanti un sistema entrato presto in crisi per l’impatto devastante, non previsto e, peraltro, difficile da prevedere fino in fondo del Covid-19. Turni massacranti, soprattutto in certe parti del Paese, e tutti a dire: dobbiamo stabilizzare i precari. Intanto, però, come fatto osservare dalla Ugl, sia a livello di confederazione che di federazione di categoria, nessun decreto legge aveva ancora rettificato la norma relativa al possesso dei titoli affinché potessero verificarsi le condizioni di legge per la stabilizzazione, con il risultato che l’’intera procedura avrebbe finito per escludere proprio coloro che maggiormente si erano impegnati nelle settimane più dure della pandemia. La modifica è successivamente arrivata, però ciò che continua a mancare è la volontà e le conseguenti risorsi economiche per questo passaggio. Del resto, anche il semplice ricorso al Mes, il fondo e famigerato fondo salva-Stati, potrebbe aiutare, in quanto le maggiori spese per il personale sono cosa diversa rispetto al rafforzamento della dotazione infrastrutturale. Insomma, parole e nessun fatto.