Nell’azienda chimica Sasol parte l’esperimento “forworking”

Forworking, dove for sta per flessibilità, obiettivo, risultati

Un rapporto di lavoro dipendente, ma completamente slegato dai canoni classici, senza necessità di presenza in sede neanche settimanale o mensile, senza orari ai quali legare la propria connessione in remoto, ma neanche diritto alla disconnessione. Unico vincolo il rispetto degli obiettivi lavorativi concordati tra azienda e lavoratore. Una dematerializzazione non solo dei luoghi, ma anche dei tempi di lavoro. Questo ulteriore superamento degli schemi che dividono lavoro dipendente e autonomo si realizzerà nel nostro Paese in un progetto sperimentale avviato dalla multinazionale del settore chimico Sasol, che in Italia conta circa 600 dipendenti in totale, nelle sedi di Milano, Lodi, Augusta e Cagliari. Il progetto, concordato coi sindacati lo scorso luglio, diverrà operativo il prossimo maggio e coinvolgerà solo una parte dei lavoratori della sede amministrativa di Milano per un periodo di sei mesi, al termine dei quali ne saranno valutati i risultati. Si chiamerà “forworking” dove for sta per “flessibilità, obiettivo, risultati”. Non collaborazione, neanche telelavoro né lavoro agile, ma, così dicono alla Sasol, un «moderno rapporto di lavoro subordinato: il lavoro verrà misurato solo sugli obiettivi concordati, sui quali però è prevista anche una revisione periodica, perché magari potrebbero risultare troppo gravosi da raggiungere nel tempo stabilito». Una nuova frontiera, da valutare con attenzione per salvaguardare diritti e tutele del lavoro.

305 mila assunzioni previste ad aprile

Per turismo e commercio la maggiore flessione tendenziale della domanda di lavoro

Luci e ombre, ancora, nel Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal: 305mila le assunzioni programmate dalle imprese per aprile e 984mila per il trimestre aprile-giugno. Pari a quasi 14mila i contratti di lavoro in più rispetto a marzo 2021 (+4,7%), a fronte tuttavia di 110mila contratti in meno nel confronto con aprile 2019 (-26,4%). L’industria programma per aprile 115mila entrate (+5mila rispetto al marzo), 68mila i contratti pianificati dai settori manifatturieri, 5mila dalle Public Utilities, circa 42mila dalle costruzioni. I servizi prevedono per aprile 190mila contratti di lavoro da stipulare: 9mila in più rispetto al mese precedente, ma 110mila in meno su aprile 2019. Per turismo e commercio la maggiore flessione tendenziale della domanda di lavoro, rispetto al periodo pre-Covid, con -76mila (-77,4%) e -13mila entrate (-21,9%). Dinamica positiva, per i servizi ICT e servizi avanzati per cui si segnalano rispettivamente 3mila entrate in più (+28,5%) e circa 800 in più (+4,5%) di quanto previsto ad aprile 2019.

Giorgetti incontra i sindacati confederali

Nel pomeriggio vertice al Mise con i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl

In programma alle 15, il vertice fra il ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, e i segretari generale di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri e Paolo Capone è poi slittato a dopo le 17 in ragione del consiglio dei ministri, convocato dal premier Mario Draghi per subito dopo pranzo. Un vertice, quello fra l’esponente leghista e i segretari generali dei sindacati confederali, che cade in un momento particolarmente complesso per il Paese. Già nelle scorse settimane, il ministro aveva infatti incontrato i sindacati per fare il punto su alcune vertenze particolarmente critiche, rispetto alle quali servono soluzioni immediate. Dall’ex Ilva ad Alitalia, passando per Whirlpool, sono decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, se non si interviene in maniera rapida. In attesa dell’incontro, dalle organizzazioni sindacali è quindi arrivato un appello a mettere in cantiere gli interventi necessari, anche in sinergia con altri dicasteri, ad iniziare dal ministero del lavoro, cui compete tutta o quasi la parte relativa alla riqualificazione professionale del personale addetto. Fra le altre cose, il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, ha richiamato l’attenzione sul destino dei distretti industriali, un aspetto troppo spesso passato sotto silenzio, ma che riguarda la spina dorsale stessa della nostra economia sul territorio.

Lavoro agile, crescono i distinguo

Ci si interroga sullo strumento che ha svolto un ruolo centrale con il Covid-19

Non proprio voci critiche, ma, sicuramente, segnali che arrivano della necessità di regolarizzare l’uso dello smart working nei luoghi di lavoro, superando, così, la gestione emergenziale dell’ultimo anno. Dopo le riflessioni del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, che ha esplicitamente detto di voler collegare il lavoro agile alla produttività per i dipendenti pubblici, anche dal mondo bancario ci si interroga su come regolamentarne l’uso, considerando peraltro le enormi difficoltà che i cittadini hanno incontrato negli ultimi dodici mesi ad accedere ai servizi in presenza. Al momento, il lavoro agile, anche in seguito alle indicazioni contenute nel protocollo condiviso in materia di salute e sicurezza, finalizzato al contenimento della diffusione del Covid-19, appena aggiornato dalle parti sociali e dal governo, continua ad essere fortemente consigliato in tutti quei casi in cui la presenza del lavoratore non è irrinunciabile.

Intesa, accordo per i dipendenti ex Ubi Banca

Fissato anche il premio di risultato per il 2021 che interessa 80mila addetti

Si tratta di una delle operazioni più corpose, almeno nei tempi recenti. Nella notte, Intesa Sanpaolo ha raggiunto un accordo con i sindacati per l’integrazione del personale già dipendente di Ubi Banca. Una operazione che coinvolge ben 15mila addetti su tutto il territorio nazionale. Per effetto dell’accordo sottoscritto la notta scorse, sono stati ridefiniti i trattamenti economici e normativi che si applicano ad una platea di 80mila addetti. L’accordo collettivo, fanno sapere dal sindacato di categoria, non chiude interamente la partita, in quanto nei prossimi mesi proseguirà il tavolo di confronto su previdenza e assistenza, sempre con specifico riferimento ai dipendenti ex Ubi Banca. Contemporaneamente, ma per tutti gli 80mila dipendenti, proseguirà il confronto per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, l cui scadenza è fissata al 31 dicembre prossimo. Il tavolo di ieri notte è servito anche per fissare in 110 milioni di euro il premio di risultato relativo all’anno in corso e, soprattutto, per fare un passo avanti sul versante del contrasto alle pressioni commerciali, un tema quanto mai scottante che, in passato, ha prodotto indirettamente fenomeni come quello della Banca Etruria, con la vendita di strumenti finanziari rischiosi anche a chi non era pronto a gestirli. Le parti hanno deciso di istituire una commissione ad hoc per contrastare tali fenomeni.

Concorsi Pa, è ancora stallo

La necessità di superare il protocollo di febbraio, che è molto stringente

Appare destinata a proseguire ancora per un po’ la querelle intorno ai concorsi della pubblica amministrazione. Il punto di partenza è chiaramente quello della necessità di rafforzare la macchina pubblica. È sufficiente osservare l’enorme carenza di personale medico e infermieristico che si è registrata con l’emergere dell’emergenza Covid-19, per avere una conferma dell’importanza di intervenire rapidamente. Il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, ha più volte ribadito la volontà di cambiare le carte in tavola, accelerando laddove possibile le procedure concorsuali. Da subito, osservano i sindacati, si potrebbe immaginare delle modifiche al protocollo di febbraio, il quale autorizza lo svolgimento delle prove soltanto per trenta persone al massimo e per due sessioni giornaliere. Una misura per molti versi illogica, in quanto non tiene conto dello spazio a disposizione dell’ente che promuove la selezione di personale.