Sanità, la legge anti-violenza c’è


Pene fino a 16 anni e multe da 500 a 5mila euro. Istituito un Osservatorio

Ci sono voluti due anni: il via libera all’unanimità dell’Aula del Senato, il Ddl “anti-violenze” a tutela degli operatori sanitari, è arrivato il 5 agosto. Prevede tra le varie misure, in caso di aggressioni a medici e personale, la reclusione fino a 16 anni e sanzioni da 500 fino a 5.000 euro, l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie presso il ministero della Salute e dei protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi. L’articolo 4 della legge estende al «personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria nell’esercizio delle sue funzioni o a causa delle funzioni o del servizio, nonché a chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, nell’esercizio o a causa di tali attività» le stesse pene previste nell’articolo 583-quater del codice penale. Ovvero: le lesioni gravi o gravissime sono punite con pene aggravate: per le lesioni gravi, la reclusione da 4 a 10 anni e per quelle gravissime da 8 a 16 anni. L’articolo 6 prevede inoltre che i reati di percosse e lesioni siano procedibili d’ufficio quando ricorre l’aggravante che consiste nell’avere agito in danno di operatori sanitari. Istituita anche la «Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari» per sensibilizzare l’opinione pubblica.


Lavoratori con figli e Dad


Impossibile conciliare il lavoro e la didattica a distanza

Per i lavoratori e le lavoratrici con figli l’idea di ripartire con la didattica a distanza a settembre è inattuabile, specie per chi ha bambini nella scuola primaria e secondaria. La questione riguarda soprattutto le lavoratrici madri, il 65% delle quali non riesce a far coincidere orari e impegni di lavoro con la gestione dei figli, senza l’ausilio della didattica in presenza ed anche del tempo pieno a scuola. Tra queste, addirittura il 30% prenderebbe in considerazione di lasciare il lavoro per occuparsi dei figli, nel caso in cui a settembre non ci fosse una ripresa della scuola con lezioni in presenza. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Università di Milano-Bicocca, dipartimento di Scienze umane per la formazione, su un campione nazionale di 7mila lavoratori con figli. Non solo serve la ripartenza della scuola, ma è altrettanto importante quella dei nidi e delle scuole per l’infanzia. Fonte Adnkronos/Labitalia


Inail approva consuntivo 2019: + 1200 mln euro


«Ci sono tutte le condizioni per l’eliminazione della franchigia per gli inabili fino al 5%»

Il Civ Inail ieri ha approvato il bilancio consuntivo 2019 che ha registrato un attivo di circa 1200 milioni di euro, per la precisione 1.194.463.412,00 euro. «Risultato che porta a 31.471.562.016 euro la cassa al 31.12.2019», così Giovanni Luciano, presidente del Civ Inail. «Un risultato che testimonia il buon andamento e la solidità dell’Istituto, ottenuto a valle degli effetti della riforma delle tariffe (Legge Finanziaria del 2019). Le entrate 2019 sono state di 10.658.219.310 euro contro gli 11.372.113.896 del 2018, con una flessione di 713.894.586 milioni di euro contro un andamento quasi costante delle uscite nel confronto 2019 rispetto al 2018: 9.463.755.898 contro 9.568.230.468». Un «ottimo risultato che premia gli sforzi della Tecnostruttura e di tutto il personale del Inail. Speriamo che l’anno prossimo di questi tempi si possa registrare un risultato altrettanto positivo perché vorrebbe dire che il sistema produttivo ha retto, come ci auguriamo tutti». «Dopo una riforma delle tariffe che ha definitivamente stabilito un abbattimento del tasso medio complessivo del 32,72% e dopo quanto fatto nella prevenzione anti Covid (453 milioni di euro a Invitalia) e il recupero di altri 200 milioni per rimpolpare il bando Isi 2020, a sostegno degli investimenti per la prevenzione nei luoghi di lavoro, adesso bisogna dare maggiori risorse ai più sfortunati.
Fonte Labitalia/Adnkronos


La sfida del lavoro post Covid-19


Vincono le nuove tecnologie e aumenta la richiesta di competenze digitali

E-commerce e smart working. Sono le trasformazioni più incisive della produzione e del lavoro durante e dopo la pandemia. Aumentano le interazioni on-line, l’uso dei social media, il commercio via web, il lavoro da remoto, già elementi significativi dell’organizzazione del lavoro negli ultimi anni e ora “esplosi” con il lockdown. Mentre l’occupazione scende – secondo Eurostat sono 14,3 milioni di cittadini Ue senza un lavoro e in Italia il tasso di disoccupazione è salito dal 6,6% al 7,8% (+1,2%) – aumenta la richiesta di competenze informatiche per organizzare questo tipo di processi produttivi e per lavorare con i nuovi strumenti forniti dalle ICT. Nella generale crisi della domanda di lavoro, non conoscono flessioni, infatti, le ricerche di personale con formazione ingegneristica e informatica e di esperti in comunicazione digitale e la richiesta di competenze informatiche ormai riguarda quasi tutte le posizioni lavorative.


Sanità privata verso «sciopero generale»


Via libera definitivo del Senato, all’unanimità, al Ddl sulla sicurezza di medici e operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni

Tutte le sigle sindacali, dalla Cgil all’Ugl, pur mobilitate e impegnate in modo diverso, arrivano alla stessa conclusione: senza firma sul rinnovo de contratto della Sanità privata, scaduto da 12 e intorno al quale era stata raggiunto il 10 giugno scorso una preintesa presso il ministero della Salute, sarà «sciopero generale». Dopo il monito, venerdì scorso, del segretario generale UGL, Paolo Capone, oggi anche quello degli omologhi di Cgil e Cisl a sostegno del presidio nazionale di protesta contro la mancata ratifica da parte di Aris (Associazione religiosa istituti socio-sanitari) e Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) del rinnovo del contratto della sanità privata, promosso da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in piazza Montecitorio a Roma. La Cgil con il segretario generale Maurizio Landini ha sottolineato un principio di realtà e cioè che «i lavoratori della Sanità privata aspettano da 14 anni. Ora basta», mentre la segretaria generale Cisl, Anna Maria Furlan, ha evidenziato il comportamento «irresponsabile delle associazioni  datoriali». Il segretario nazionale UGL Sanità, Gianluca Giuliano, ha dichiarato con grande amarezza: «In questo arco di tempo gli operatori della Sanità privata hanno continuato a mostrare il loro grande senso di responsabilità e professionalità, eppure oggi continuano a essere trattati come lavoratori di serie B, quasi dimenticati. La pre-intesa, che era stata sancita, aveva aperto la strada all’agognata sottoscrizione del nuovo contratto, ma il mancato rispetto dei termini previsti ha cambiato di nuovo le carte in tavola». Un colpo davvero “basso” in quest’anno che ha visto la categoria in prima linea nella lotta al Covid 19.


Focolaio Covid in un’azienda agricola


97 lavoratori positivi al virus, ma i controlli non sono ancora conclusi

Nella Francescon di Rodigo, azienda agricola lombarda della provincia di Mantova, è stato individuato un cluster di contagi da Covid-19. In seguito allo screening condotto dall’azienda, su 172 lavoratori esaminati, 97 sono risultati positivi ed ora sono stati messi in isolamento, mentre i locali aziendali sono stati sanificati. Gli operai, comunque, sono asintomatici o hanno sintomi lievi. Restano da terminare i controlli, che dovranno riguardare tutti i 250 dipendenti dell’azienda. I lavoratori risultati positivi erano addetti al servizio di imballaggio e spedizione di prodotti ortofrutticoli. Molti dei dipendenti dell’azienda erano stati assunti fra le persone rimaste senza lavoro a causa del lockdown. L’indagine epidemiologica è partita a seguito della segnalazione di un medico di famiglia, dopo l’esito di un tampone a un paziente con sintomi compatibili con il Covid-19, risultato positivo e impiegato nella Francescon.