Vertenza Amazon


I sindacati di categoria non mollano la presa

Il primo round è andato ad Amazon, ma il sindacato non molla la presa. Continua la querelle che si innescata fra il colosso dell’e-commerce e i suoi dipendenti, dopo l’accertamento da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro del superamento dei limiti nell’utilizzo di lavoratori con contratti flessibili, somministrazione e tempo determinato, nello stabilimento piacentino. Anche gli ultimi ricorsi non hanno trovato buon fine, ma le sigle sindacali di categoria di Ugl, Cgil e Cisl non demordono.


Blitz contro il lavoro nero a Napoli


La ditta tessile opera per conto di grandi marchi che pagano pochi euro a borsa

Sarà la magistratura a definire colpe e sanzioni, chiarendo soprattutto se l’ingresso nel caveau degli operai, dove, si ricorda, non è possibile adibire personale al lavoro continuativo, sia stato spontaneo oppure obbligato. La certezza finora è che un blitz delle forze dell’ordine ha portato alla scoperta di una sorta di stabilimento industriale nel quale su 78 lavoratori presenti 57 erano in nero, peraltro sotto pagati: secondo la procura, la paga era di 20 euro al giorno, anche se qualche lavoratore ha parlato di 8 euro all’ora. Il tutto è accaduto a Melito di Napoli, un posto dove, di certo, le occasioni di lavoro non abbondano. Un caso sicuramente da approfondire, visto che la ditta opera in conto terzi nella produzione di articoli in pelletteria per grandi marchi, i quali pagherebbero in media circa 20 euro al pezzo. Intanto, in attesa di chiarire i fatti, il titolare dell’azienda, che promette di mettere in regola tutti, è agli arresti domiciliari.


Salario minimo legale, ripartono i tavoli tecnici


La ministra Catalfo insiste, mentre i sindacati continuano a mostrarsi freddi

Riparte il cantiere sul salario minimo. O almeno questo sembra essere l’obiettivo della ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, che è anche la prima firmataria del disegno di legge in materia, targato Movimento 5 Stelle, la quale ha convocato le organizzazioni sindacali per una riunione tecnica. L’appuntamento è per la tarda mattinata di mercoledì, quando intorno al tavolo si ritroveranno i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal, Confsal e Usb. Il nuovo appuntamento arriva a distanza di diverse settimane, nelle quali le posizioni in campo non sembrano cambiate. Tranne forse soltanto la Usb, che ha espresso il proprio appoggio ad una legge per istituire il salario minimo legale orario, tutte le altre confederazioni, come del resto anche le associazioni datoriali, hanno continuato a sostenere la centralità della contrattazione collettiva che poggia su due pilastri, la componente economica e quella normativa che formano un insieme di diritti per il lavoratore dipendente. Nell’ultimo incontro, viste anche le forti preoccupazioni espresse dalle associazioni datoriali, il governo aveva comunque assicurato un intervento di carattere fiscale, a copertura dell’eventuale differenziale fra quanto percepito ora dal lavoratore dipendente e la soglia indicata dalla legge, del quale, però, non vi è traccia nella legge di bilancio, salvo emendamenti dell’ultima ora.


Innovazione limitata


Più antivirus che robotica

L’analisi effettuata dall’Inapp sugli incentivi legati ad Industria 4.0 misura lo stato di salute delle aziende italiane e la loro stessa capacità di rimettersi in gioco, dopo il grande gelo della doppia crisi economica che ha prodotto importanti cambiamenti nella struttura produttiva. Ebbene, un terzo delle aziende ha effettuato un investimento in innovazione tecnologica, anche se poi la voce che assorbe quasi tutto è quella sicurezza informatica, in pratica, in molti casi, l’acquisto di un antivirus. Decisamente più indietro gli investimenti più innovativi su internet delle cose, analisi dei big data, robotica e realtà aumentata.


L’idea di Mc Donald’s


Incontri formativi, orientamento e colloqui

Mc Donald’s lo aveva promesso qualche tempo fa, anche se sembrava, a prima vista, una delle tante iniziative promozionali che le multinazionali mettono in campo per farsi pubblicità. Ed invece, dopo messo al bando le cannucce di plastica, Mc Donald’s lancia ora un secondo diverso tipo di bando. Grazie ad un accordo con il Ministero del lavoro e con la regione Lombardia, il colosso della ristorazione veloce ha previsto il coinvolgimento di 250 giovani, dai 18 ai 29 anni, privi di opportunità di studio o lavoro. Il programma formativo, in collaborazione con Cesvip Lombardia, è di 28 ore distribuite su tre moduli (ricerca del lavoro; come sostenere un colloquio; essere efficaci) in aule da venti persone al massimo, in quattro province (Bergamo, Brescia, Milano e Varese). Mc Donald’s punta a raggiungere oltre due milioni di giovani in tutto il mondo entro il 2025.


Perché le aziende assumono?


L’ultima ricerca dell’Inapp, l’ex Isfol, getta nuova luce su un aspetto da sempre dibattuto, vale a dire quanto pesano gli incentivi contributivi e fiscali nelle decisioni delle aziende di assumere o meno un nuovo dipendente. Ebbene, il dato che emerge sembra contraddire in larga parte l’assunto per il quale le aziende assumono soltanto in presenza di incentivi. Il dato è riferito al 2017. Poco meno del 40% delle imprese ha effettuato in quell’anno almeno una assunzione, con le varie forme contrattuali. Di questo 40%, il 22% ha fruito di almeno un incentivo pubblico. A conti fatti, quindi, su cento aziende che operano nel nostro Paese quelle che hanno fruito di benefici contributivi e/o fiscali sono state circa nove, un numero oggettivamente esiguo. Alla domanda successiva se le aziende che hanno assunto fruendo di un incentivo avrebbero comunque assunto del personale anche in assenza di aiuti fiscali e/o contributivi, la risposta è stata positiva in quasi il 60% dei casi. Tirando le somme, quindi, solo per quattro aziende su cento l’aspetto degli incentivi è quindi l’elemento fondamentale nella decisione di assumere o meno del personale aggiuntivo rispetto a quello già in forza.