Saranno 4.050 i lavoratori coinvolti in attesa del rilancio produttivo degli stabilimenti

Dopo l’appuntamento di Palazzo Chigi, è arrivata la firma al ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’accordo per l’utilizzo degli ammortizzatori sociali negli ex stabilimenti Ilva, a partire da Taranto. Un impegno lungo e complesso che ha visto una forte mobilitazione delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb sui vari fronti aperti. Al netto delle differenti posizioni espresse nel tempo dai sindacati, la settimana si chiude con alcune certezze, anche se il percorso appare ancora lungo e complesso. In primo luogo, sono sei i soggetti industriali interessati a rilevare gli stabilimenti produttivi, quattro internazionali e due nazionali. In attesa del bando, il ministro Adolfo Urso ha illustrato i piani produttivi per arrivare nel giro di un paio d’anni a produrre sei milioni di tonnellate di acciaio. L’altra certezza è data dall’intesa sulla cassa integrazione straordinaria sottoscritta al ministero del lavoro, i cui contenuti sono stati illustrati dalla stessa ministra Marina Calderone, che ha parlato di «accordo che consente di accompagnare il piano di ripartenza per gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, in un clima di rinnovata fiducia». Il numero massimo di lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali è stato fissato in 4.050, meno di quanto si era ipotizzato nelle scorse settimane, a conferma del ruolo centrale svolto dai sindacati di categoria.