Emissioni gas serra Ue in calo del 3,7%


Il dato del 2019 su base annua

Nel 2019 le emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea – il dato include il trasporto aereo – sono scese del 3,7% su base annua e del 24% rispetto al 1990. Così la Commissione europea, diffondendo il rapporto annuale sui progressi dell’azione climatica. L’obiettivo 2020 per il clima (ridurre le emissioni del 20%) sarebbe stato già centrato. Secondo le stime per il 2020, nel primo semestre le emissioni sono calate dell’11%, a causa dei lockdown. «Tuttavia come sperimentato in passato, una rapida ripresa economica può portare a un forte e rapido rimbalzo delle emissioni” e i risultati definitivi per il 2020 non saranno noti prima del 2021».


«Il virus SarsCoV2 muta, ma non diventa più contagioso»


Lo dice uno studio coordinato dall’University College di Londra

Pur essendo mutato, il virus SarsCoV2 non dovrebbe essere diventato più contagioso per l’uomo. A sostenerlo è uno studio coordinato dall’University College di Londra pubblicato sulla rivista Nature Communications. I ricercatori sono arrivati a questa conclusione, dopo aver analizzato i genomi virali prelevati da oltre 46.000 pazienti positivi al coronavirus, sparsi in 99 Paesi del mondo. Lo studio ha certificato 12.706 mutazioni, indotte per lo più dall’azione del sistema immunitario dell’uomo. Nessuna di queste, però, appare aver dato un particolare vantaggio evolutivo al coronavirus. Tra le mutazioni, 398 si sono sviluppate in più occasioni e in maniera indipendente. In particolare, ne sono state analizzate 185 che nel corso della pandemia sono comparse in almeno tre occasioni in maniera indipendente. Collocandole nell’albero evolutivo del virus, sono riusciti a osservare che nessuna di queste ha dato un particolare vantaggio ai virus portatori: nessuna mutazione ha aumentato la trasmissibilità, neppure la famosa mutazione D614G della proteina Spike. Gli esperti hanno chiesto di «restare vigili», spiegando che il vaccino potrebbe incrementare la pressione selettiva sul virus, favorendo lo sviluppo di nuove forme mutanti. Niente di allarmante, però: «Siamo convinti che riusciremo a individuarle prontamente in modo da adattare i vaccini per tempo, se necessario», ha affermato il coordinatore dello studio, Francois Balloux dell’Ucl.


«I bambini hanno minori probabilità di contrarre il coronavirus»


Lo sostiene uno studio statunitense, spiegando che il motivo non è ancora chiaro

Uno studio statunitense, pubblicato sul Journal of American Medical Association Pediatrics, dice che solo il 4% dei bambini potrebbe essere infettato dal coronavirus. A condurlo sono stati i medici del Children’s Hospital di Philadelphia, analizzando i dati relativi ai ricoveri e ai decessi relativi ai pazienti pediatrici negli States. «Il motivo per cui i bambini sembrano meno suscettibili all’infezione è ancora sconosciuto», ha osservato chi ha condotto lo studio, sottolineando che il motivo «potrebbe essere legato al modo in cui il loro sistema immunitario reagisce dopo l’infezione». Per fare chiarezza, occorreranno altri studi. Passiamo, però, ai dettagli dello studio realizzato a Philadelphia, condotto su oltre 135mila test condotti sui bambini ricoverati in sette ospedali statunitensi fino all’8 settembre del 2020. Dall’analisi è emerso che “soltanto” 5.374 pazienti, pari al 4%, sono risultati positivi al coronavirus. Dei bambini ospedalizzati (359), 99 sono stati in terapia intensiva. Alcuni, purtroppo, sono morti: otto pazienti, sei dei quali «presentavano complesse comorbilità preesistenti». Inoltre, lo studio ha evidenziato che i quadri clinici più complessivi erano legati a probabilità maggiori di sviluppare complicazioni: «Problemi cardiaci erano associati al 18 per cento di possibilità di risultare positivi. Condizioni di cattiva salute mentale erano invece legate ad un aumento del 20 per cento. Asma e problematiche respiratorie non sembravano invece influire sull’esito dei test», hanno spiegato gli autori dello studio.

 


Da gennaio 91 uccise donne in Italia


Di queste, 86 vittime sono state uccise in ambito familiare

Domani è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, per sensibilizzare l’opinione pubblica su una piaga che non è stata ancora debellata e che andrebbe più spesso ricordato, specialmente in un periodo difficile come quello attuale, con molte donne costrette in casa, a causa dei vari lockdown, insieme a mariti e compagni violenti. Soltanto in Italia, da gennaio ad ottobre, sono state uccise 91 donne. Detto altrimenti: nel 2020 c’è stata una vittima ogni tre giorni. A riferirlo è un rapporto dell’istituto di ricerca Eures sul femminicidio nel nostro Paese – il dossier è state realizzata con la collaborazione del Servizio Analisi Criminale della Direzione centrale della Polizia criminale del ministero dell’Interno –, sottolineando che, nello stesso periodo dello scorso anno, le vittime sono state 99. Un calo dovuto al minor numero di donne vittime della criminalità comune – quest’anno sono state tre contro le 14 del periodo compreso tra gennaio e ottobre – mentre rimane sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e, all’interno di questi, il numero dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i periodi), mentre aumentano le donne uccise nel contesto di vicinato, passate da 0 a 4. Complessivamente sono state uccise 3.344 donne uccise in Italia nel XXI secolo.


In Italia sospesa l’attività di allevamento dei visoni


In Europa, tra questi animali si è sviluppata una mutazione del coronavirus, già trasmessa ad alcune persone

Un’ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, ha disposto la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni in Italia. Lo stop durerà fino a febbraio 2021, quando verrà condotta una nuova valutazione sullo stato epidemiologico. «Pur essendo il numero degli allevamenti in Italia molto ridotto rispetto ad altri Paesi europei, si è valutato di seguire il principio della massima precauzione in osservanza del parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità», ha sottolineato in una nota il ministero. Scettica la Lav, la Lega anti-vivisezione, che ha espresso qualche dubbio sull’efficacia dell’ordinanza che blocca gli allevamenti nei «tre mesi, fino a febbraio prossimo», che «sono quelli durante i quali il normale ciclo di “produzione” dei visoni è di fatto fermo». In alcuni Paesi europei, infatti, tra i visoni, allevati per la pelliccia, si è sviluppata una mutazione del virus, che poi è stata trasmessa ad alcune persone. È accaduto nei Paesi Bassi, in Spagna e in Danimarca, con i governi locali che hanno deciso l’abbattimento di centinaia di migliaia di esemplari, per scongiurare che la mutazione del coronavirus tra i visoni possa rendere meno efficaci i futuri vaccini contro il virus. Una misura che, nel caso danese – dopo la Cina, la Danimarca è il secondo più grande esportatore di pelliccia di visone a livello mondiale –, avrà un costo enorme: fino a 785 milioni di euro, senza tener conto dei risarcimenti che andranno agli allevatori. Il governo olandese invece ha anticipato la chiusura di tutti gli allevamenti di visone – una misura proposta al governo italiano anche dalla Lav –, prevista per il 2024, al marzo 2020.


«La pandemia minaccia i diritti dei più piccoli»


A lanciare l’allarme l’Unicef in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Si celebra oggi la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È stato scelto il 20 novembre perché in questa data l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione universale dei Diritti del fanciullo, uno strumento giuridico che vincola gli Stati che l’hanno sottoscritta – l’Italia l’ha ratificata nel maggio del 1991 – alla difesa dei diritti dei bambini. In occasione di questa giornata, l’Unicef ha deciso di diffondere un rapporto, Averting a Lost COVID Generation, dedicato all’impatto della pandemia sui più giovani. «Durante tutta la pandemia di Covid-19 si è diffuso il mito persistente secondo cui i bambini sono a malapena colpiti dalla malattia. Niente potrebbe essere più lontano dalla realtà», ha detto la direttrice generale dell’Unicef, Henrietta Fore. Secondo il report, al 3 novembre 2020, in 87 Paesi, un caso su nove di coronavirus aveva meno di 20 anni, pari l’11% dei 25,7 milioni di casi segnalati in questi Paesi.

Oltre alle immediate conseguenze – avendo spesso sintomi lievi della malattia, bambini e adolescenti rischiano di veicolare il virus all’interno delle proprie famiglie –, la pandemia ha un impatto anche a lungo termine sull’istruzione, la nutrizione e il benessere dei più giovani. Secondo un sondaggio Unicef condotto in 140 Paesi, circa un terzo dei Paesi analizzati ha registrato una diminuzione di almeno il 10% nella copertura di servizi sanitari (meno vaccinazioni di routine, minor assistenza ambulatoriale…). Un altro report, questa volta condotto in 135 Paesi, c’è stato un calo del 40% nella copertura dei servizi di nutrizione: ad ottobre 2020, 265 milioni di bambini non potevano usufruire del pasto scolastico che spesso rappresentano il pasto più completo della loro giornata. Secondo le stime, nell’arco di 12 mesi, potrebbero registrarsi 2 milioni di morti di bambini in più e 200mila bambini nati morti in più, a causa delle interruzioni dei servizi e dell’aumento della malnutrizione. Altri 6-7 milioni di bambini con meno di 5 anni potrebbero soffrire di malnutrizione acuta nel 2020, un aumento del 14% che si tradurrà in oltre 10.000 morti al mese. Specie nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale.