Aumento medio di 230 euro mensili lordi per i 120mila dipendenti più l’una tantum
Soddisfazione è stata espressa dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per il rinnovo del contratto collettivo applicato al personale non dirigente di Poste Italiane. Un rinnovo atteso in quanto riguarda quella che, a tutti gli effetti, è la prima azienda italiana per numero di dipendenti, 120mila in totale, distribuiti peraltro su tutto il territorio nazionale. L’aumento medio è di circa 230 euro mensili per il periodo 2024-2027, cui si aggiunge il riconoscimento dell’una tantum di mille euro mensili, sempre lordi, che sarà erogata entro settembre. Il contratto collettivo era scaduto a dicembre, mentre la trattativa fra le parti si è avviata a febbraio. Cinque mesi, quindi, per sottoscrivere una intesa che per i vertici di Poste italiane rappresenta una «pietra miliare di una strategia più ampia di valorizzazione delle persone». Non è un caso, come rimarcato dalla Ugl, il forte investimento in materia di parità di genere, di tutela della genitorialità e di miglioramento del diritto allo studio e, più in generale, in materia di welfare, in particolare con l’aumento 1,26 euro per i buoni pasto giornalieri e ulteriori 5 euro mensili sul pacchetto base di assistenza sanitaria. Tornando agli aspetti economici, l’esborso da parte di Poste Italiane è di notevole impatto; gli aumenti riconosciuti ai 120mila dipendenti, infatti, quotano per circa 330 milioni di euro all’anno.