Anche Whirlpool si appresta a lasciare la Campania


La domanda è se entro il 31 ottobre si riuscirà a far cambiare idea a Whirlpool, su Napoli. Anche l’ultimo incontro fra i rappresentanti delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e la multinazionale del bianco si è concluso nel peggiore dei modi, con la conferma della volontà di chiudere lo stabilimento. A giugno, è previsto un nuovo incontro al Mise, dove si farà anche il punto di cosa sta facendo l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, che ha il compito di trovare un possibili acquirente.


Ammortizzatori: Gualtieri rassicura, Durigon attacca duro


Il ministro scarica sulle regioni, ma l’intoppo è, viceversa, più spesso all’Inps

Partono le audizioni parlamentari sul decreto Rilancio e il ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, prova a rassicurare gli italiani, in particolare i milioni di cittadini che ancora attendono le varie indennità previste dal Cura Italia. In attesa di sapere cosa diranno le parti sociali – l’audizione di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl è prevista per domani pomeriggio – il responsabile del dicastero di via XX Settembre ha parlato di semplificazione nella procedura, con riferimento principalmente alla cassa in deroga, per la quale non è più richiesto un doppio passaggio prima alla regione di riferimento e poi all’Inps. I numeri, però, non tornano. Secondo il già sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, sono oltre due milioni i lavoratori che non hanno ancora percepito la cassa integrazione prevista dal Cura Italia. La cosa preoccupante, e che smonta, di fatto, tutto il ragionamento del ministro Gualtieri, è che di questi due milioni di lavoratori, la maggioranza è in attesa di un segnale proprio da parte dell’Inps. L’Istituto ha erogato direttamente l’indennità di cassa integrazione ad un milione di lavoratori, lasciandone in attesa un altro milione e 100mila, a fronte di 900mila lavoratori che aspettano la cassa in deroga dalle regioni. Insomma, nonostante l’impegno dei dipendenti, l’Inps non riesce a stare al passo, a causa dell’eccessivo sovraccarico burocratico e di incombenze.


Jabil, l’azienda fa saltare il tavolo


Quando tutto sembrava risolto, la multinazionale lascia il confronto al ministero

Si racconta di una ministra del lavoro e delle politiche sociali, furiosa dopo un’estenuante trattativa, saltata all’una e trenta di notte, proprio mentre tutto sembrava risolto. Oggetto del contendere i 190 dipendenti della Jabil di Marcianise, in provincia di Caserta, ai quali il colosso Usa ha comunicato il licenziamento. Davanti alle rimostranze della ministra Nunzia Catalfo, la quale ha ricordato il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo e la possibilità di accedere alla cassa integrazione con causale Covid-19, la multinazionale ha fatto un passo indietro che però porta dritto al 18 agosto, quando termineranno gli effetti dell’articolo 46 del Cura Italia, come modificato dal decreto Rilancio, sui licenziamenti. La mancata firma dell’accordo da parte della Jabil è dovuta al rifiuto di dover sottostare, dopo quella data, all’obbligo di esame congiunto con i sindacati, come previsto dalla normativa sui licenziamenti collettivi.


Jabil licenzia a Marcianise nonostante il blocco di legge


La multinazionale Usa non segue le indicazioni del governo; la falla normativa

La questione rischia di rappresentare una profonda crepa nel sistema messo in campo del governo a sostegno dei posti di lavoro. La Jabil, una multinazionale del settore dell’elettronica, ha annunciato il licenziamento dei 190 dipendenti della sede di Marcianise, in provincia di Caserta. Una decisione, ha spiegato l’amministratore delegato per l’Italia, che è stata presa direttamente negli Stati Uniti, come diretta conseguenza delle enormi difficoltà connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19. La decisione, chiaramente, non è piaciuta ai lavoratori, che hanno subito indetto uno sciopero ad oltranza, ma neanche al governo, con la ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, che ha convocato un tavolo di confronto nella giornata di domenica e aggiornato al pomeriggio di oggi. Il governo insiste sulla illegittimità del provvedimento alla luce dell’articolo 46 del decreto Cura Italia che ha vietato i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per sessanta giorni. Il successivo decreto Rilancio ha esteso la tutela fino a cinque mesi, anche se occorre ricordare che il decreto legge 34/2020 è entrato in vigore in ritardo, cosa che ha aperto una pericolosa finestra il 18 maggio, giornata nella quale le imprese avrebbero potuto procedere, in linea teorica, ai licenziamenti. Materialmente, le lettere di licenziamento sono datate 21 maggio. Insomma, una partita molto difficile.


Le tante crisi aperte al Mise


Quasi 150 tavoli congelati per il Covid-19, ma il futuro è nero

Con la ripartenza, inevitabilmente, torneranno a riaprirsi le tante vertenze che, in questi mesi, state congelate per effetto delle norme di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. A gennaio, la stima era di circa 150 tavoli aperti al ministero dello sviluppo economico, con una platea di 250mila addetti coinvolti, praticamente in tutti i settori produttivi, dalla siderurgia alla grande distribuzione, passando per il trasporto aereo. Whirpool, Embraco, Bekaert, Jindal, Blutec, ArcelorMittal: sono soltanto alcune delle aziende ad un passo dal baratro, anzi in qualche caso il confine è già stato abbondantemente superato. Al momento, la situazione è congelata, però è sufficiente guardare a quello che sta succedendo a Marcianise, con la Jabil per avere conferma di quanto poco gli investitori internazionali sono disponibili a sottostare alle leggi del paese ospitante che vietano i licenziamenti almeno fino alla metà di agosto.


Crisi peggio che nel 2009 ed è ancora buio pesto


Boom della cassa e, soprattutto, delle richieste di Naspi nel mese di aprile

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha provato ad anticipare quella che sarà l’attività dell’Istituto nelle prossime settimane, confermando, indirettamente, quanto pesa la parte assistenziale rispetto a quello che dovrebbe essere, per utilizzare un termine inglese, il core business dell’ente, vale a dire l’erogazione delle pensioni. Ebbene, Tridico ha parlato di 18 milioni di persone assistite per un ammontare di risorse pari a 26 miliardi di euro. Così, mentre la cassa integrazione è ancora drammaticamente indietro, il bonus di 600 euro potrebbe essere erogato a stretto giro di posta, una ipotesi che peraltro esclude i beneficiari dalla possibilità di accedere ai contributi a fondo perduto. Intanto, sempre l’Inps ha comunicato anche i dati relativi alle ore di cassa integrazione autorizzate nel mese di aprile, oltre 835 milioni. In trenta giorni si è superato il record negativo del 2009, cosa che, purtroppo, non può e non deve sorprendere, vista la diversa natura originaria delle due crisi. Oltre al boom delle domande di disoccupazione (+37,2%, soprattutto per effetto del mancato rinnovo o della stipula di nuovi contratti a tempo determinato), ciò che deve preoccupare è che il 2009 e il 2020 ora sembrano convergere su due punti: la drammatica carenza di liquidità da parte delle imprese e la capacità produttiva fortemente ridotta, due condizioni che lasciano presagire che il peggio deve, purtroppo, ancora arrivare.