Covid-19, le indicazioni per il rientro a lavoro

Circolare del ministero della salute in linea con il protocollo del 6 aprile scorso

Il ministero della salute aggiorna le indicazioni relative al reingresso in azienda di un lavoratore o di una lavoratrice dopo un periodo di assenza per malattia Covid-19 correlata. L’aggiornamento, contenuto nella circolare inviata alle parti sociali e alle istituzioni il 12 aprile, si rende necessario alla luce delle novità introdotte con la revisione del protocollo in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con finalità di contrasto alla diffusione del virus Sars-Cov-2 (Covid-19), sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e le altre parti sociali nella serata del 6 aprile. Detto protocollo, come noto, segue gli accordi del marzo e dell’aprile dello scorso anno. Sono cinque le fattispecie indicate. In primo luogo i lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero. Dopo la negativizzazione, è richiesta una visita del medico competente. I lavoratori positivi sintomatici possono rientrare a lavoro decorsi dieci giorni, purché accompagnati da test molecolare. I lavoratori positivi asintomatici seguono lo stesso iter di quelli sintomatici; il test va sempre fatto dopo dieci giorni di isolamento. I positivi a lungo termine saranno riammessi sempre con test molecolare o antigenico negativo e non semplicemente decorsi 21 giorni; è possibile l’adibizione a lavoro agile, decorsi 21 giorni. I contatti stretti asintomatici possono essere anche adibiti a lavoro agile; rientrano comunque con tampone negativo.

Pa, investire sul capitale umano

Il ministro Brunetta rilancia su formazione e assunzioni e frena sul lavoro agile

Il nuovo ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, non appare pienamente convinto dell’utilizzo che si è finora fatto dello smart working. Il concetto dell’esponente forzista è chiaro: il lavoro agile serve alla pubblica amministrazione, soltanto laddove questo strumento possa essere utile per aumentare la produttività e migliorare i servizi erogati al cittadino. Quindi, superata questa fase emergenziale, anche lo smart working andrà regolamentato in qualche modo per evitare ricadute negative sui cittadini, come peraltro sta già accadendo soprattutto a livello di enti locali. Serve Brunetta ha anche affrontato il tema della riqualificazione del personale e dell’inserimento di nuove professionalità. Per Brunetta serve un investimento importante, che potrebbe arrivare con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, per valorizzare il capitale umano, una cosa che dovrebbe accomunare pubblica amministrazione e settore privato.

Detassazione, platea più ampia

L’Agenzia delle entrate estende gli effetti della normativa anche ai dipendenti pubblici

Novità in arrivo per i dipendenti pubblici. L’Agenzia delle entrate, con l’interpello 223/2021, torna sull’annosa questione della tassazione dei premi in busta paga. Se nel settore privato il problema non si pone, in quanto la normativa è applicata da tempo, cosa diversa è per i dipendenti pubblici, finora esclusi dalla agevolazione fiscale derivante dalla applicazione della tassazione separata in luogo della tassazione ordinaria. L’Agenzia delle entrate conferma che il presupposto affinché ci sia tassazione separata è un accordo collettivo integrativo per cui non sarebbe giustificabile l’esclusione dei dipendenti pubblici. Una interpretazione destinata ad avere effetti significativi sulla quota relativa alla produttività; in questo caso si andrebbe ad applicare la tassazione del 10% comprensiva anche delle addizionali, in luogo di quella ordinaria, con un vantaggio netto di almeno una quindicina di punti percentuali.

Pensioni, sempre più urgente l’apertura del confronto

Tridico critica quota 100, strumento che, viceversa, è ancora molto utile

Dopo le richieste di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di aprire il confronto sulla riforma delle pensioni, anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, torna sull’argomento, dicendo la sua. Il tema, chiaramente, è quello di cosa succederà a partire dal 1° gennaio prossimo, quando andrà in scadenza la sperimentazione triennale di quota 100, uno strumento che ha permesso a centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici di lasciare in anticipo il posto di lavoro. Senza quota 100, tornerà ad applicarsi la Fornero, che, tradotto in concreto, significa restare a lavoro anche quattro o cinque anni in più a seconda dei casi. Cgil, Cisl e Uil, a suo tempo, proposero la possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni con 20 anni di contributi, un meccanismo decisamente costoso; l’Ugl, viceversa, in maniera più responsabile, propose quota 100 libera, vale a dire senza il doppio paletto su età, almeno 62 anni, e contributi, almeno 38 anni. Tutto questo, però, succedeva prima del Covid-19. La pandemia ha evidenziato due aspetti: l’emergere di categorie fragili per età, condizioni fisiche e occupazione e l’incremento dell’uso dello smart working, che ha spinto molti a rinviare la domanda di pensionamento con quota 100. La partita quindi è destinata ad aprirsi presto, alla luce dei cambiamenti in corso nel sistema produttivo, cosa evidenziata anche dal ricorso al contratto di espansione.

SPECIALE VACCINAZIONI – Il coinvolgimento

I lavoratori e le lavoratrici dovranno essere informati sui vari aspetti

Per effetto del punto 7, ai fini del presente Protocollo, tutte le Parti sottoscrittrici si impegnano a fornire le necessarie informazioni alle lavoratrici e ai lavoratori, anche attraverso il coinvolgimento degli attori della sicurezza e con il necessario supporto del medico competente, anche promuovendo apposite iniziative di comunicazione e informazione sulla vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19. Le procedure finalizzate alla raccolta delle adesioni dei lavoratori interessati alla somministrazione del vaccino, ai sensi del punto 8, dovranno essere realizzate e gestite nel pieno rispetto della scelta volontaria rimessa esclusivamente alla singola lavoratrice e al singolo lavoratore, delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza, della sicurezza delle informazioni raccolte ed evitando, altresì, ogni forma di discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti. Il medico competente, come previsto al punto 9, fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sui vantaggi e sui rischi connessi alla vaccinazione e sulla specifica tipologia di vaccino, assicurando altresì l’acquisizione del consenso informato del soggetto interessato, il previsto triage preventivo relativo allo stato di salute e la tutela della riservatezza dei dati. La somministrazione del vaccino, come indicato al punto 10, è riservata ad operatori sanitari in grado di garantire il pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie adottate per tale finalità e in possesso di adeguata formazione per la vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 e viene eseguita in locali idonei che rispettino i requisiti minimi definiti con le Indicazioni ad interim richiamate al paragrafo 2. Per l’attività di somministrazione del vaccino il medico competente potrà avvalersi di personale sanitario in possesso di adeguata formazione. Il medico competente, nel rispetto delle vigenti disposizioni per la tutela della riservatezza dei dati personali, assicura, come stabilito al punto 11, la registrazione delle vaccinazioni eseguite mediante gli strumenti messi a disposizione dai Servizi Sanitari Regionali.

 

Altre possibilità

Le convenzioni

Il punto 12 dispone che, in alternativa alla modalità della vaccinazione diretta, descritta ai punti precedenti, laddove i datori di lavoro intendano collaborare all’iniziativa di vaccinazione attraverso il ricorso a strutture sanitarie private, possono concludere una specifica convenzione con strutture in possesso dei requisiti per la vaccinazione, con oneri a proprio carico, ad esclusione della fornitura dei vaccini che viene assicurata dai Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti. Detta convenzione può essere stipulata anche per il tramite delle Associazioni di categoria di riferimento o nell’ambito della bilateralità, aspetto quest’ultimo molto forte in diversi settori.

Inail a disposizione

Il protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/Covid-19 nei luoghi di lavoro, sottoscritto nella serata del 6 aprile, prevede anche una terza opzione, pensata soprattutto per le piccole e medie aziende e per i professionisti. I datori di lavoro che, ai sensi dell’articolo 18 comma 1, lettera a) del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, non sono tenuti alla nomina del medico competente ovvero non possano fare ricorso a strutture sanitarie private, possono avvalersi delle strutture sanitarie dell’Inail. In questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’Istituto.

 

 

SPECIALE VACCINAZIONI – In conclusione

Incombenze

Il successivo punto 14 chiarisce quali siano gli obblighi in capo al datore di lavoro nei casi in cui ci rivolga a strutture private in convenzione o agli ambulatori Inail. Il datore di lavoro direttamente, ovvero attraverso il medico competente, ove presente, comunica alla struttura sanitaria privata o alla struttura territoriale dell’INAIL il numero complessivo di lavoratrici e lavoratori che hanno manifestato l’intenzione di ricevere il vaccino. Sarà cura della stessa struttura curare tutti i necessari adempimenti che consentano la somministrazione, ivi compresa la registrazione delle vaccinazioni eseguite mediante gli strumenti messi a disposizione dai Servizi Sanitari Regionali.

 

Da sapere

La prima cosa da sapere è al punto 15. Se la vaccinazione viene eseguita in orario di lavoro, il tempo necessario alla medesima è equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro; si tratta, quindi, di permesso retribuito. Altra cosa. Il punto 16, che chiude il protocollo, prevede che ai medici competenti ed al personale sanitario e di supporto coinvolto nelle vaccinazioni nei luoghi di lavoro sia offerto, attraverso la piattaforma ISS, lo specifico corso di formazione realizzato anche con il coinvolgimento dell’Inail che contribuirà altresì, in collaborazione con il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, alla predisposizione di materiale informativo.