Stellantis: primo incontro azienda sindacati


Un buon clima, spirito di collaborazione verso un nuovo piano industriale

Al via oggi l’incontro tra l’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares ed i sindacati. Appuntamento rigorosamente in videoconferenza al quale hanno partecipato i segretari di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, Roberto Benaglia e Ferdinando Uliano, Francesca Re David e Michele De Palma, Rocco Palombella, Roberto Di Maulo, Antonio Spera e Giovanni Serra. La riunione, che era stata richiesta dai sindacati all’indomani della fusione fra Fca e Psa, è durata circa un’ora ed iniziata con una breve introduzione di Tavares alla quale sono seguiti gli interventi dei rappresentanti sindacali. Secondo quanto riferito dai sindacati, Tavares ha assicurato che l’Italia è considerata un Paese centrale per gruppo Stellantis. Altrettanto importante per i sindacati è stato l’impegno espresso dal ceo del gruppo verso il rilancio dei brand italiani, a partire da Alfa e Maserati, al quale contribuirà senza dubbio il valore delle professionalità dei lavoratori, riconosciuta dallo stesso Tavares. Soddisfazione reciproca, tra azienda e sigle sindacali, è stata espressa per lo spirito costruttivo riscontrato già nel corso della prima riunione. La promessa più importante e significativa: voler coinvolgere le organizzazioni sindacali nella stesura del piano industriale che sarà realizzato nei prossimi mesi.


Aumentano i percettori di RdC


La misura assistenziale coinvolge un milione e mezzo di beneficiari

Un milione e mezzo di prestazioni erogate, per un totale di 1,25 milioni di nuclei familiari coinvolti, che corrispondono, tra beneficiari diretti e familiari, a quasi tre milioni di persone. A causa della crisi economica, cresce il numero di percettori di Reddito o Pensione di cittadinanza (per gli over 67) oppure di Rem, il Reddito di Emergenza istituito per fronteggiare la crisi Covid. Le stime sono state pubblicate dall’Osservatorio statistico dell’Inps e si riferiscono a dicembre 2020, quando si è registrato un incremento del 3,3% di prestazioni erogate rispetto al mese precedente. L’importo medio di della misura è di 528 euro mensili, con solo il 15% degli aventi diritto con un assegno superiore agli 800 euro. La maggioranza dei percettori, il 61%, risiede nel Mezzogiorno, il 23% al Nord, il 16% al Centro. L’85% dei beneficiari è di cittadinanza italiana, il 9% di provenienza extra-comunitaria, il 5% di cittadinanza straniera di un Paese Ue.


Salario minimo, la ministra Catalfo ci prova


Il tema del lavoro povero è reale, ma spesso è collegato alle poche ore

In attesa di capire quali saranno gli sviluppi della crisi di governo, la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, dopo aver anticipato ai sindacati l’intenzione di arrivare ad una riforma degli ammortizzatori sociali, prova a rilanciare l’attenzione sulla questione del salario minimo legale. Da qualche settimana, infatti, il Parlamento è impegnato nella analisi di una proposta di direttiva comunitaria in materia, argomento sul quale sono stati chiamati a interagire anche i sindacati confederali. Già prima di Natale, infatti, Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno inviato una memoria che ha anticipato la successiva audizione. La ministra Catalfo si è detta convinta della necessità di un provvedimento di legge, ma anche del ruolo della contrattazione collettiva in materia di definizione del salario minimo. L’esponente 5Stelle ha, peraltro, insistito su un punto: circa 365mila percettori del reddito di cittadinanza sono anche lavoratori dipendenti, il 75% dei quali impiegato nel settore dei servizi. La questione sollevata dalla ministra, come evidenziato più volte dalle stesse parti sociali, associazioni datoriali comprese, è però imputabile principalmente alle poche ore di lavoro retribuito, prima ancora che ai bassi livelli salariali. A conti fatti, anche la fissazione della soglia a 9 euro lordi, come indicato nella proposta formulata a suo tempo dal governo, non garantirebbe assolutamente il superamento della soglia di povertà.


Stellantis incontra i sindacati


Stellantis incontra i sindacati

Il segnale che è arrivato è sicuramente importante, però è evidente a tutti come sia necessario che, a questo primo atto, segua un approfondimento stabilimento per stabilimento. In concomitanza con il primo giorno di quotazione del nuovo gruppo, l’amministratore delegato di Stellantis, il nuovo colosso dell’automotive nato dall’incontro fra Fca e Psa, si appresta ad incontrare i sindacati italiani. È infatti prevista una videoconferenza con i rappresentanti delle sigle di categoria Fim, Fiom, UilM, Ugl Metalmeccanici e Fismic per capire quali saranno le ricadute positive sui siti italiani. Si tratta di un passaggio decisivo alla luce del fatto che sono attualmente 55mila gli addetti negli stabilimenti italiani. Lo stabilimento che occupa più dipendenti è quello di Melfi, con 7.201 addetti; a seguire la Sevel (poco meno di 6mila addetti), Pomigliano e il Polo produttivo di Torino, in entrambi i casi sopra le 4mila unità, con Cassino a circa 3.600 addetti.


Pubblico impiego, figli e figliastri


Agli statali dovrebbe andare il doppio di quanto destinato ai dipendenti dei comuni

Si annuncia una stagione da figli e figliastri nella pubblica amministrazione. L’Aran ha iniziato a fare due conti per capire quante sono le risorse effettivamente a disposizione per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Si scopre così che per gli statali dovrebbero essere disponibili sui 107 euro al mese di incremento medio. Infermieri e docenti, però, nonostante si parli molto di loro in questi mesi, si dovrebbero fermare rispettivamente a 97 euro medi e a 91,5 euro medi, mentre ancora peggio andrebbe ai dipendenti degli enti locali, che si fermerebbero ad appena 60 euro. Ai dirigenti, viceversa, andrebbero 334 euro, sempre al mese e sempre medi. Insomma, una situazione di forte differenziazioni che non sembra avere basi logiche rispetto alla realtà che è maturata nel corso dell’ultimo anno. Il tutto senza dimenticare che il rinnovo dei contratti collettivi arriverebbe quasi al termine della scadenza del triennio 2019-2021.


Ristori 5, novità, non tutte buone, in vista


Sorprese negative potrebbero arrivare sugli indennizzi alle attività

Con la maggioranza appesa ad un filo, anche la discussione sul nuovo decreto legge, che dovrebbe portare a cinque la serie ravvicinata di ristori, potrebbe apparire pleonastica. Del resto, però, pure una eventuale uscita di scena da parte del premier Giuseppe Conte potrebbe non avere effetti immediati, in quanto ci sarebbero i margini temporali per l’approvazione del nuovo decreto legge in consiglio dei ministri, dopo che già la scorsa settimana Palazzo Chigi ha individuato in 32 miliardi di euro l’ulteriore scostamento di bilancio. Ammettendo, comunque, che il governo giallorosso passi indenne le forche caudine del Parlamento, il quinto decreto Ristori si presenta, almeno sulla carta, decisamente più pesante rispetto ai precedenti. Sul versante degli ammortizzatori sociali, si parla di ulteriori diciotto settimane fino a giugno. Non è chiaro, però, se e quanto si tratta di settimane realmente aggiuntive rispetto alle dodici introdotte con la legge di bilancio. Verosimilmente, anche in questo caso si avrà un azzeramento del contatore per cui non si può parlare di trenta settimane complessive, ma di diciotto più quelle eventualmente già fruite in questo inizio d’anno.  Novità possibili anche sul versante delle modalità di calcolo degli indennizzi alle attività commerciale e produttive: non si dovrebbe più guardare al fatturato, ma ai costi fissi, una modalità sicuramente più penalizzante.