Pubblico impiego, riparte la corsa al merito


La sola soddisfazione del cittadino presenta elementi di criticità

La pubblica amministrazione prova, per l’ennesima volta, a ripartire da se stessa. Sono infatti diversi anni ormai, almeno un decennio, se non di più, che si parla periodicamente di premiare il merito nel personale pubblico, ma ogni volta si ritorna alla casella iniziale. L’ultimo caso certificato, quello dell’abbandono della disposizione sui controlli biometrici delle presenze; il penultimo, le dichiarazioni della ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, che, illustrando i risultati dello smart working, ha evidenziato risparmi per 50 milioni di euro, non però da maggiore efficienza, ma semplicemente dal taglio di buoni pasto e straordinari. Ora nel Recovery plan, il governo propone un nuovo modello di lavoro pubblico da realizzarsi con strumenti normativi, quindi una legge, e contrattuali, in modo tale da agganciare la retribuzione al risultato, misurato anche in termini di soddisfazione dell’utenza. Insomma, non una vera e propria rivoluzione, in quanto determinate suggestioni sono note da tempo, ma una accelerazione sul versante del merito e della produttività. Uno dei meccanismi che saranno adottati dovrebbe essere quello della soddisfazione del cittadino, un aspetto che presenta, però, notevoli criticità, se applicato da solo. È sufficiente richiamare il caso del cittadino che si presenta allo sportello tributi: non sarà soddisfatto, quando il dipendente gli dirà che sono da pagare.


Ex Ilva, piano da approfondire


I sindacati chiedono di affrontare ogni singolo punto del progetto

Pur mantenendo le proprie posizioni, i sindacati di categoria dei metalmeccanici sono compatti nel chiedere, come fanno i rappresentanti della Cisl e della Ugl, di esaminare nel dettaglio ogni aspetto del piano industriale, sito per sito e senza lasciare indietro parte del personale, comprese le migliaia di dipendenti in carico all’amministrazione straordinaria. ArcelorMittal, per il tramite dell’amministratore delegato Lucia Morselli, ha infatti illustrato il piano industriale nelle sue linee generali per l’Ilva. Gli investimenti previsti sono consistenti, anche se, evidenziano i sindacati, occorre avere piena contezza di cosa si vuole fare per capire se oltre ad essere consistenti, gli investimenti sono anche adeguati per assicurare un futuro alla siderurgia in Italia. La certezza in questo momento, salvo situazione imprevedibili, è che si parte con 270 milioni di euro nel 2021, ai quali si aggiungeranno i 412 del 2022, i 427 del 2024 e i 300 del 2025.


Ammortizzatori, è sempre corsa contro il tempo


Politiche attive in forte ritardo, mentre si parla di ulteriori settimane

Neanche il tempo di ragionare sulle dodici settimane di ammortizzatori sociali introdotte con la legge di bilancio, che la discussione si sposta sulla loro eventuale proroga con il prossimo decreto Ristori, giunto alla sua quinta edizione. Dopo quasi un anno, siamo di fatto quasi al punto di partenza, nonostante i limiti che il sistema ha messo in luce più e più volte. La scelta dell’esecutivo, fin da subito, è stata quella di finanziare le singole settimane di cassa integrazione con causale Covid-19, un meccanismo che sicuramente ha garantito a milioni di lavoratori un sostegno al reddito, ma ha anche favorito un certo numero di aziende che hanno approfittato dello strumento per abbattere i costi del lavoro, pur non essendo interessate direttamente dagli effetti della pandemia sull’economia. Dal miliardo di costi stimati iniziali per settimana, si è scesi a circa 500 milioni, proprio per effetto del cosiddetto tiraggio delle ore autorizzate. Ora si parla di uno stanziamento ulteriore di 5 miliardi, cosa che lascia ipotizzare una ulteriore proroga nell’ordine delle 12 settimane da utilizzare entro il 30 giugno. Resta in piedi l’incognita, più volte segnalata dalla Ugl e dalle altre sigle sindacali, delle politiche attive che, oggettivamente, stentano a partire. Sempre in legge di bilancio, è prevista la garanzia per l’occupabilità, uno strumento simile all’assegno di ricollocazione.


Irpef, ognuno dice la sua


Poche le risorse stanziate in legge di bilancio; i nodi centrali da sciogliere

I sindacati confederali, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, saranno ascoltati soltanto a febbraio inoltrato; nel frattempo, però, si comincia a parlare di riforma dell’Irpef, con gli interventi dei rappresentanti della Banca d’Italia e dell’Agenzia delle entrate. Il Parlamento ha infatti avviato una indagine conoscitiva per capire dai diretti interessati quali sono i limiti della attuale tassazione sul reddito delle persone fisiche. I punti di partenza sono due: l’impatto del sommerso e l’alto peso della attuale Irpef sui redditi da lavoro dipendente e da pensione. È noto che, spesso, si assiste al paradosso di tanti lavoratori dipendenti che finiscono per dichiarare redditi maggiori dei loro datori di lavoro. È, però, altrettanto evidente che, in assenza di una chiara proposta di legge da parte del governo, la discussione rischia di risolversi in un nulla di fatto. Del resto, le poche risorse in legge di bilancio non autorizzano voli pindarici.


Crescono gli inattivi, ormai è allarme sociale


In aumento gli occupati, ma la vera questione è l’assenza di politiche attive

Crescono gli occupati nel nostro Paese, ma, soprattutto, aumentano gli inattivi, cosa che finisce per allargare a dismisura l’area degli sfiduciati cronici che non intravedono prospettive utili nei prossimi mesi. Il vero elemento che emerge con chiarezza dai dati Istat è proprio questo. Nel mese di novembre, infatti, a fronte della crescita degli occupati nell’ordine di 63mila unità, si registra un aumento degli inattivi per 73mila unità, 10mila in più. Il forte calo della disoccupazione (-168mila unità) è quindi in larga parte dovuto proprio a questo scivolamento progressivo e pericoloso verso l’inattività, un aspetto che rischia di aumentare in maniera esponenziale nei prossimi mesi nel momento in cui verranno meno gli ammortizzatori sociali e gli altri strumenti di sostegno al reddito. Del resto, Cgil, Cisl, Uil e, soprattutto, Ugl, primo sindacato a porre la questione, insistono da tempo sulla assoluta carenza di politiche attive del lavoro. La riqualificazione professionale è infatti molto in ritardo, con il risultato che larga parte della forza lavoro oggi si ritrova con competenze non più spendibili nel mondo del lavoro. Anche la scelta del governo di destinare l’assegno di ricollocazione ai soli fruitori del reddito di cittadinanza sicuramente non aiuta, soprattutto nel momento in cui gli stessi comuni stanno incontrando notevoli difficoltà a attuare i progetti di pubblica utilità.


Scuola, disfida del vaccino


Il personale scolastico rischia di essere vaccinato fuori tempo utile

Ripartenza in presenza per pochi studenti delle superiori, mentre monta la polemica sui tempi di vaccinazione del personale scolastico. Nonostante i desiderata dalla ministra Lucia Azzolina, soltanto in tre regioni è ripartita la didattica in presenza nelle scuole superiori. Per tutte le altre regioni, se ne riparlerà, forse, a partire da lunedì prossimo, contagi permettendo. Intanto le sigle di categoria, dalla Cgil alla Ugl, continuano a chiedere le migliori condizioni di lavoro possibili, in termini di sicurezza soprattutto per i lavoratori più fragili. Una questione destinata, peraltro, a protrarsi nel tempo, visto che la vaccinazione del personale scolastico, nella migliore delle ipotesi, arriverà soltanto a primavera inoltrata, quando mancherà poco al termine dell’anno scolastico. Alcune regioni, nel frattempo, si sono organizzate per fare i tamponi rapidi a studenti e personale scolastico per prevenire situazioni troppo critiche.