Lavoro e manovra, siamo soltanto ai titoli


Si parla di rifinanziamento del bonus Renzi, ma tutto è ancora in alto mare

Al momento stiamo ai titoli; per il testo vero e proprio, anzi per i testi, visto che i provvedimenti saranno più di uno, vi è da aspettare ancora qualche giorno, forse anche un paio di settimane. Il consiglio dei ministri ha infatti approvato un pacchetto di massima con la formula dal «salvo intese» che permette aggiustamenti in corso d’opera rispetto alle disposizioni che hanno avuto il via libera a Palazzo Chigi. Rispetto al tema lavoro, però, la situazione si presenta molto fumosa. In legge di bilancio, dovrebbe andare il rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale attraverso il rafforzamento/estensione del cosiddetto bonus Renzi. A luglio, come si ricorderà, è entrato in vigore il provvedimento approvato con la legge di bilancio per l’anno in corso che ha esteso il bonus fino a 40mila euro, con vantaggi soprattutto per i redditi compresi da 26.400 euro a 35mila euro, continuando però a lasciare fuori i cosiddetti incapienti, vale a dire chi guadagna talmente poco da non arrivare al minimo fiscale. Un nuovo decreto legge dovrebbe invece prorogare alcune delle misure che caratterizzano gli interventi emergenziali dal Cura Italia in poi, ad iniziare dagli ammortizzatori sociali con causale Covid-19. Sembra invece in alto mare tutta la questione relativa al blocco dei licenziamenti, rispetto al quale si fa sempre più forte il pressing di Confindustria e delle altre associazioni datoriali.


Catalfo-Gualtieri, lo scontro è ormai a tutto campo


Ammortizzatori, stop ai licenziamenti e pensioni: tanti i nodi ancora aperti

La non notizia è quella di un possibile o presunto, secondo i punti di vista, scontro fra la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, e il suo collega all’economia, Roberto Gualtieri. Una non notizia perché già in passato non sono mancati momenti di attrito pesante che hanno visto soccombere, spesso, l’esponente pentastellata, la quale si sta rendendo conto di quanto sia difficile mantenere gli impegni presi con i sindacati. Su tutti, si ricorda la mancata previsione della garanzia dello Stato sulle anticipazioni della cassa integrazione in deroga da parte del sistema bancario. Come fatto osservare soprattutto dalla Ugl, la convenzione di marzo, senza un intervento pubblico, difficilmente poteva decollare e, infatti, così è stato. Oggi questo scontro fra la Catalfo e Gualtieri si ripropone su più fronti, dagli ammortizzatori sociali alle pensioni, con l’impressione che i due rappresentanti del governo stiano viaggiando su binari destinati a non incontrarsi mai. L’ultima uscita dell’esponente Pd sui licenziamenti ha aggiunto benzina sul fuoco, dopo che già in materia di pensioni era emersa chiaramente la distanza esistente. Non è un caso, del resto, che gli ultimi incontri fra sindacati e ministero del lavoro abbiano segnato un poco il passo, con poche novità vere e molti rimandi al prossimo disegno di legge di bilancio atteso a breve a Bruxelles e in Parlamento o direttamente al 2021 e ancora dopo.


Ammortizzatori, in tanti aspettano


Ancora molti i mancati pagamenti da parte dell’Inps. I rischi per i prossimi mesi

Sono almeno 150mila i lavoratori ancora in attesa di vedersi corrisposta una o più rate di cassa integrazione, una situazione ormai insostenibile come ha evidenziato lo stesso segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone. A fine settembre, circa 20mila lavoratori erano in attesa di percepire l’assegno di marzo; poco di più quelli in attesa di aprile, mentre il contatore sale a 80mila e a 100mila rispettivamente per le mensilità di maggio e di giugno. Una situazione che potrebbe non migliorare assolutamente nelle prossime settimane, soprattutto se, come appare evidente, l’attività dell’Inps è destinata a rallentare per effetto del rinnovato ed esteso ricorso allo smart working. Nel complesso, le ore di ammortizzatore sociale con causale Covid-19 autorizzate sono più di 2,8 miliardi; attenzione, però, perché poi l’effettivo utilizzo si è attestato intorno al 42%. Ciò significa che, in realtà, sono state spese meno risorse del preventivato.


Whirlpool, poche ore per salvare Napoli


Sciopero in tutti gli stabilimenti del Gruppo in concomitanza con il Mise

Le settimane sono passate inesorabili, senza che dal ministero dello sviluppo economico arrivasse una qualsiasi ipotesi percorribile per salvare il salvabile, vale a dire almeno 400 posti di lavoro diretti più altrettanti nell’indotto. E così il 31 ottobre lo stabilimento Whirlpool di Napoli chiuderà i battenti, come anticipato già lo scorso anno dalla multinazionale. Una decisione maturata prima della crisi scaturita dall’emergenza epidemiologica da Covid-19 e che, appunto, non si giustifica alla luce dell’attuale andamento dell’economia. I sindacati di categoria, in concomitanza con il vertice convocato a Roma al ministero, hanno indetto, per il 22 ottobre, una giornata di sciopero in tutti i siti, ma i precedenti, da ultimo quello di Riva di Chieri in Piemonte, non fanno sperare in soluzioni positive per i lavoratori e per il territorio di riferimento. Investitori seri e disponibili a rilanciare il sito, al momento, non si vedono all’orizzonte.


Pensioni, il cantiere si muove molto piano


Catalfo vede tutti i sindacati confederali, mentre tratta con Conte e Gualtieri

Dal nuovo giro di tavolo ministeriale, sono arrivate delle conferme sulle misure in materia di pensioni che dobbiamo aspettarci con la legge di bilancio. Con i sindacati confederali, dalla Cgil alla Ugl, il ministero del lavoro ha fatto il punto della situazione sulle varie possibilità in campo, partendo dal presupposto che la trattativa è doppia, da una parte i tecnici della ministra Nunzia Catalfo con le parti sociali e, dall’altra, la stessa Catalfo con il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e con il titolare del tesoro, Roberto Gualtieri. La certezza è la proroga di Opzione donna, senza particolari modifiche rispetto alla disciplina vigente. Proroga anche per l’Ape sociale, ma, in questo caso, sono possibili delle novità che potrebbero portare all’allargamento della platea dei beneficiari. Si parla con una certa insistenza di lavoratori fragili, ma occorrerà aspettare la legge di bilancio per capire con quali paletti su età, contributi, tipo di lavoro e condizioni psicofisiche. Interventi quasi certi anche sul versante del part time ciclico verticale, una modalità destinata ad incidere pesantemente sul monte contributivo, e sul fondo esattoriali, un fondo preesistente che nel tempo ha mostrato segni di usura. Possibile anche un intervento pubblico a sostegno dell’isopensione, con parte dei costi supportati dalla Naspi, ed una estensione dei contratti di espansione pure alle imprese con meno di mille dipendenti.


Inps, lo Spid complica l’accesso ai bonus sul reddito


Distanziamento e smart working rendono complessa l’intera operazione

In attesa di conoscere i dettagli della prossima manovra di bilancio, rispetto alla quale si continua a parlare di assegno unico per i figli, un provvedimento la cui efficacia dipende in larghissima parte dalle risorse che si vorranno dedicare, l’odissea dei mancati pagamenti della cassa integrazione e dei bonus vari, previsti dal Cura Italia in poi, si arricchisce di nuovi capitoli. Con l’approvazione del decreto Agosto, siamo arrivati ad un volume di fuoco mai visto prima nel nostro Paese: si parla, infatti, di cento miliardi di euro, molti dei quali, però, sono rimasti purtroppo sulla carta per la mancata presentazione delle circolari attuative, circa duecento, mentre in altri casi, come, ad esempio, quello relativo al bonus mobilità inspiegabilmente posticipati di quasi nove mesi. Come se non bastasse, da qualche giorno, per accedere ai servizi della pubblica amministrazione, Inps in particolare, è necessario essere in possesso del cosiddetto Spid, vale a dire l’identità digitale. Dalla sera alla mattina, per centinaia di migliaia di cittadini non è stato più possibile verificare il proprio estratto conto previdenziale o accedere alle varie forme di sostegno al reddito. Per poter ottenere lo Spid, occorre seguire una procedura che le nuove regole sul distanziamento e lo smart working rischiano di rendere farraginosa, soprattutto se il cittadino non è in possesso della carta di identità elettronica.