Arriva il boom delle partite Iva


Un vero e proprio boom, figlio, probabilmente, più di richieste aziendali e di una vera e rinnovata vocazione imprenditoriale. Nell’ultimo quadrimestre del 2019, secondo i dati appena forniti dal ministero dell’economia, si è registrata una crescita esponenziale molto marcata (+5,1% rispetto allo stesso periodo del 2018) nelle aperture di nuove partita Iva. In valori assoluti, parliamo di poco più di 109mila unità, due terzi delle quali da parte di persone fisiche, tipologia dove peraltro si registra l’incremento più significativo (7,3%) a fronte di un crollo di registrazioni fra le società di persone (-10%). Uno sguardo al settore produttivo è utile per cercare di dare un senso al fenomeno. Al primo posto negli avviamenti di partita Iva troviamo il commercio, con il 22,2% del totale. La cosa non sorprende perché è un settore nel quale lo strumento è da tempo utilizzato, spesso anche in regime di monocommittenza. Un’ulteriore spinta potrebbe essere arrivata indirettamente dalla stretta sui contratti a tempo determinato prodottasi con il decreto Dignità: le aziende, piuttosto che stabilizzare, hanno preferito spingere i loro ex dipendenti verso una differente e meno tutelata tipologia di lavoro.


Salario minimo orario


Scontro nel governo sulle soglie

Il salario minimo legale orario rischia di diventare un nuovo teatro di scontro all’interno della maggioranza di governo. L’iniziativa legislativa, come qualcuno ricorderà, nasce all’interno del Movimento 5 Stelle, con un disegno di legge presentato dalla attuale ministra, Nunzia Catalfo, che fissa l’asticella a nove euro lordi. Subito dopo, si muove anche il Partito democratico con un paio di proposte, la prima delle quali alza la soglia a nove euro netti, sostanzialmente in linea con quanto stabilito per il lavoro occasionali. Le audizioni che sono seguite e il tavolo ministeriale successivamente aperto sono servite alle parti sociali per esprimere la loro preoccupazione di fondo in merito al futuro della contrattazione collettiva. Ora, mentre la ministra anticipa la riapertura del tavolo, il Partito democratico si dice contrario alla quantificazione di una soglia numerica, smentendo la precedente posizione.


Statali, fra tensioni e memorandum


I conti non tornano sul versante delle risorse per il contratto di lavoro

C’è chi, come la Ugl, aveva sollevato la questione già in audizione durante la discussione in autunno sulla legge di bilancio; c’è chi, invece, come Cgil, Cisl e Uil, aveva sperato che, in corso d’opera, le promesse si sarebbero tradotte in fatti concreti. La dura realtà, però, è che quanto stanziato continua a non essere sufficiente ad assicurare tutti gli obiettivi indicati, dal rinnovo dei contratti collettivi all’estensione dei permessi di paternità, dal pagamento della malattia alle carriere nel comparto difesa-sicurezza. La ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, sta provando a mantenersi in equilibrio, ma, come per la collega al lavoro, Nunzia Catalfo, è costretta a fare i conti con la visione puramente ragionieristica del responsabile del dicastero dell’economia, Roberto Gualtieri. È in questo clima che si avvicina l’appuntamento del 19 febbraio sul memorandum d’intesa sul pubblico impiego, dove si incontreranno ministra e sindacati.


Pensioni, l’insostenibilità della versione del ministro Gualtieri


Il titolare del dicastero di via XX Settembre insiste sugli aspetti finanziari

Sarà per il ruolo, sarà per una sorta di deformazione professionale, maturata magari negli anni in cui è stato a stretto contatto con la Commissione europea, fatto sta che il ministro dell’economia, il piddino Roberto Gualtieri, continua a guardare al tema della previdenza soltanto sotto un profilo strettamente finanziario. Intervenendo in un programma televisivo, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha detto chiaramente come la pensa: dopo quota 100 «sono necessari degli interventi, dei miglioramenti del nostro sistema pensionistico garantendo l’equilibrio della finanza pubblica che a sua volta condiziona anche la sostenibilità del sistema». Difficile, però, pensare a dei miglioramenti per i pensionati e i pensionandi in un contesto nel quale la prima preoccupazione è l’equilibrio finanziario. Tutte le sigle sindacali, dalla Cgil alla Ugl, pur con delle sfaccettature diverse hanno comunque evidenziato che la questione previdenziale si deve affrontare anche e soprattutto sul versante della sostenibilità sociale, così da garantire una vita dignitosa ai pensionati e il necessario ricambio generazionale, il quale si è praticamente bloccato con la riforma Fornero e su cui, viceversa, ha inciso positivamente quota 100. Gualtieri ha infine attaccato il leader della Lega, Matteo Salvini, proprio per quota 100, dimenticando che, almeno formalmente, il ministro del lavoro era Luigi Di Maio.


Ilva, la ministra Catalfo prova a rassicurare i lavoratori


La ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha provato a rassicurare lavoratori e sindacati: l’emendamento al decreto Milleproroghe per l’integrazione al reddito dei dipendenti Ilva è già stato depositato ed ha ricevuto il via libera da parte della Ragioneria dello Stato. Si tratta di una integrazione al 10%, utile ad assicurare un minimo di reddito a circa 1.600 dipendenti che, altrimenti, si trovano con uno stipendio di zero euro; il provvedimento interessa tutto il perimetro da Taranto alla Liguria. Catalfo ha anche invitato «a non ingenerare preoccupazioni che non fanno bene ad un territorio già segnato da contrapposizioni e polemiche». Senso di responsabilità, quindi, anche alla luce delle oggettive difficoltà di una vertenza che rischia di precipitare da un giorno all’altro. Il recente passaggio in tribunale è servito per recuperare un po’ di tempo, ma non a scongiurare l’uscita di scena di ArcelorMittal che sarebbe deleteria in assenza di concrete alternative. Le indiscrezioni raccontano di un possibile avvicinamento fra le parti da mettere nero su bianco entro il 28 febbraio, in vista della nuova udienza del 6 marzo. Il presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, si è detto ottimista, ma oggettivamente servono atti concreti per ridare speranza alle migliaia di dipendenti di Ilva, alle prese con una crisi che antica ormai di quindici anni.


Articolo 18, paletti dall’Europa


Una «opinione tecnica autorevole». Così la Corte costituzionale definisce le indicazioni che arrivano dal Comitato europeo dei diritti sociali, organismo del Consiglio europeo. L’ultima, in questo senso, è arrivata nel pomeriggio di ieri ed è relativa ad una richiesta formulata dalla Cgil in merito alla questione del nuovo articolo 18, applicato alle persone assunte successivamente alla data del 7 marzo del 2015. Il Jobs act non prevede infatti la reintegra – salvo casi particolari – ma un risarcimento danni, commisurato alla anzianità aziendale. Tale meccanismo, come peraltro già stabilito in passato dalla Corte costituzionale, che ha portato al successivo intervento con il decreto Dignità, è però insufficiente, secondo il Comitato europeo dei diritti sociali ad assicurare un pieno ristoro per il lavoratore licenziato illegittimamente. Da capire cosa succederà ora, visto che non è un obbligo per il governo a rivedere la normativa vigente.