3,7 milioni di immigrati extra Ue


Alto tasso di occupazione; disoccupazione femminile quasi nulla fra le filippine

In attesa di capire quale sarà la risposta degli interessati alla procedura di emersione dal lavoro sommerso, fortemente voluta dalla ministra delle politiche agricole, Teresa Bellanova, arriva il rapporto del ministero del lavoro, della direzione generale dell’immigrazione e dell’Anpal, che fotografa la situazione immigrazione nel nostro Paese, aggiornata al 1° gennaio del 2019. I soli stranieri non comunitari – quelli censiti nel rapporto – sono 3.717.406, in leggerissima crescita su base annua (meno di 2.500 unità), con una fortissima presenza di minori (il 21,6%). Il 62,3% è titolare di permesso di lungo soggiorno. Gli immigrati non comunitari rappresentano il 7,4% dell’occupazione totale nel nostro Paese, con un tasso di occupazione di poco superiore al 60%, due punti percentuali in più rispetto ai soli italiani. Molto alta la disoccupazione femminile, al 17,1%, ma appena al 3% fra le filippine e al 4,7% fra le cinesi. Circa 380mila le imprese individuali.


Cala Quota 100, ma c’è un perché


Molti rinviano l’uscita per avere più contributi; il peso dei patronati chiusi

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha collegato quanto sta succedendo con il ricorso allo smart working, una modalità di lavoro sicuramente apprezzata da chi è avanti con gli anni o da chi ha carichi familiari. Nei tre mesi di massima emergenza Covid-19, quindi marzo, aprile e maggio, l’Inps ha registrato un crollo delle domande di pensionamento anticipato sia per Opzione donna, appena 400, che per Quota 100, con 4.800 domande rispetto alle 6mila di media. È evidente che, viste le condizioni generali, in molti si stiano chiedendo se conviene restare, approfittando magari del momento per avere più contributi, o uscire, possibilmente con un incentivo dall’azienda. La risposta del perché di questo calo nelle domande, però, potrebbe anche essere molto più semplice, senza andare a scomodare interpretazioni più o meno possibili. In un periodo di chiusura in casa, anche i patronati hanno lavorato a scartamento ridotto e su altre urgenze, come i bonus.


L’Inail prova a bloccare la querelle sul contagio da Covid-19


Pesa la violazione di legge, un concetto che si applica al datore e al dipendente

L’Inail torna a chiarire ancora una volta quella che è diventata una delle principali questione di dibattito, soprattutto nei luoghi di lavoro e fra i consulenti che assistono gli imprenditori, vale a dire fin dove si estende la responsabilità del datore di lavoro nel caso in cui il dipendente contragga il Covid-19, o, per utilizzare la terminologia dell’Istituto, la Sars-Cov-2. La querelle che si trascina ormai da qualche settimana deriva dal contenuto di un articolo del Cura Italia nel quale il contagio e la conseguente fase di quarantena-sorveglianza sono equiparati ad infortunio sul lavoro. Il legislatore, in quel contesto, ha, verosimilmente, fornito la soluzione più immediatamente attuabile, preferendo non equiparare il contagio alla malattia. Del resto, tutti gli anni, centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti si ammalano di influenza, molti anche di polmonite, ma la gestione di questi accadimenti è molto più semplice. Viceversa, l’equiparazione all’infortunio sul lavoro ha inevitabilmente aperto un campo vastissimo, perché se c’è un infortunio può esserci anche una responsabilità penale o civile, con tutto quello che ne consegue per il datore di lavoro e per lo stesso lavoratore. L’Inail ha quindi ribadito che la responsabilità scatta laddove vi è violazione di legge, un concetto letto finora dal versante del datore di lavoro, ma che si applica pure al dipendente che non indossa i dpi.


Automotive, spunta un polo di eccellenza


Nel dl Rlancio, si parla di creazione di un centro nazionale a Torino, a casa Fca

Una vera e propria sorpresa. Il decreto legge Rilancio, appena pubblicato in gazzetta ufficiale, contiene diverse modifiche rispetto a quanto annunciato dal Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, al termine della riunione di Palazzo Chigi di qualche giorno fa e rispetto pure alle diverse bozze circolate subito dopo. In particolare, l’articolo 49 prevede la realizzazione di un centro nazionale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico nel settore automotive nell’area di crisi industriale complessa di Torino, una iniziativa importante per un settore trainante delle economie avanzate, cosa evidenziata più volte dal sindacato, e che, nel nostro Paese, dà lavoro ad oltre 300mila lavoratori, fra diretti ed indiretti. Osservando bene, la decisione di inserire questo articolo arriva subito dopo la notizia che Fca intende approfittare della opportunità della garanzia dello Stato per accedere ad un prestito di 6,3 miliardi di euro.


Ammortizzatori sociali, confermate le anticipazioni


Preoccupa la modalità di fruizione, con appena cinque settimane fino ad agosto

Nessuna novità di rilievo, ma qualche piccolo aggiustamento, rispetto alle anticipazioni contenute nelle bozze circolate in questi giorni che hanno preceduto la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto legge Rilancio. Sul versante degli ammortizzatori sociali, alle nove settimane iniziali previste dal Cura Italia, se ne aggiungono altre cinque per periodi intercorrenti fra il 23 febbraio e il 31 agosto 2020; successivamente, dal 1° settembre al 31 ottobre, le aziende possono accedere ad altre quattro settimane. La disposizione vale per la cassa integrazione ordinaria, per quella in deroga e per l’erogazione dell’assegno da parte dei fondi di solidarietà bilaterali. È prevista una eccezione a questa norma ed è rappresentata dai datori di lavoro che operano nei settori del turismo, delle fiere e congressi, dello spettacolo dal vivo, dei parchi divertimento e delle sale cinematografiche, con quest’ultime due in precedenza non menzionate. Come noto, diverse sigle sindacali, fra cui l’Ugl, hanno espresso preoccupazione per il frazionamento delle nove settimana di cassa: il rischio è di trovarsi completamente scoperti già a luglio. Conferma anche per le deroghe al riconoscimento del trattamento di cassa integrazione salariale agli operai agricoli, la cosiddetta Cisoa, con causale Covid-19: sono previsti fino a 90 giorni fra il 23 febbraio e il 31 ottobre, con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020.


Ovunque crolla l’occupazione femminile


Dagli Usa all’Europa, il Covid-19 miete milioni di posti di lavoro delle donne

Ogni crisi economica ha la sua vittima predestinata. Ed anche questa del Covid-19 non sfugge a questa regola. Così, se la crisi dei subprime del 2007-2008 aveva portato ad una pesantissima contrazione dell’occupazione maschile negli Usa, tanto che, per la prima volta, le donne a lavoro erano più degli uomini, oggi si sta assistendo ad un processo inverso, con la crescita esponenziale della disoccupazione femminile. La stessa cosa sta succedendo anche nel nostro Paese, con l’aggravante data dal fatto che il tasso di occupazione delle donne è già inferiore di circa 20 punti percentuali in condizioni normali. I settori maggiormente colpiti, in Italia, come in altre parti del mondo, sono proprio quello dove l’incidenza dell’occupazione femminile è più alta: alberghi, ristoranti, turismo in generale, commercio al dettaglio, servizi alla persona, cura e benessere. Se aggiungiamo l’effetto negativo della chiusura delle scuole, il quadro è drammaticamente completo.