Governo, Meloni: «È una menzogna che non si possa votare»

Secondo la leader dei Fratelli d’Italia, le elezioni sono una strada percorribile

«Nemmeno è caduto il governo Conte 2 e già si ipotizza un Conte–ter». Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commentando su Twitter gli sviluppi della crisi di governo, aperta ieri sera da Matteo Renzi, annunciando le dimissioni delle due ministre, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, e del sottosegretario, Ivan Scalfarotto. «Le inventeranno tutte per evitare, ancora una volta, di presentarsi al cospetto degli italiani in libere elezioni. È una menzogna che non si possa votare», ha aggiunto Meloni, accompagnando il post con #ElezioniSubito. Difficile darle torto: nel 2021, gli elettori di diversi Paesi europei – quest’anno si vota, ad esempio, in Francia, Portogallo, Germania, nel Regno Unito e Repubblica Ceca – sono chiamati alle urne, a dimostrazione che la pandemia può non rappresentare un impedimento. Agli italiani toccherà la stessa sorte? Vedremo. Per il momento, Meloni ha chiesto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, «di venire in Aula a verificare se ha una maggioranza». Se così non fosse, «si vada al voto», ha concluso, ricordando anche che «la democrazia non si rinvia all’infinito».

Conte: «Accelerare la verifica, non possiamo galleggiare»

Ma da Renzi arriva un nuovo ultimatum. Intanto Giorgia Meloni propone una mozione di sfiducia al premier

«Accelerare» sulla verifica di maggioranza, così da affrontare «nei primi giorni di gennaio» la questione del Recovery plan, da consegnare poi alle «forze sociali e al Parlamento» per definirlo in via definitiva «a febbraio». Prova a dettare i tempi il premier, Giuseppe Conte, durante la consueta conferenza stampa di fine anno, su quello che è stato il tema che più di tutti, negli ultimi giorni, ha fatto scricchiolare la maggioranza. «Dobbiamo avere una prospettiva di legislatura nel quadro dell’occasione storica dei 209 miliardi del Recovery plan. Ma non possiamo permetterci di galleggiare», ha quindi aggiunto. Parole che si vanno a scontrare, ancora una volta, con le dichiarazioni del leader di Italia viva, Matteo Renzi. «A chi ci viene a dire “siete irresponsabili perché mettete in discussione la stabilità” – ha osservato Renzi nella dichiarazione di voto sulla manovra in Senato, che intanto ha confermato la fiducia al governo con 156 sì, 124 contrari e nessun astenuto (e subito dopo ha approvato, al voto di fiducia posto sull’articolo 1 del ddl di Bilancio 2021 da 40 miliardi, il provvedimento nel suo complesso con 153 voti favorevoli, 118 no e un astenuto) –, rispondo che io ho lavorato perché si proseguisse l’esperienza di legislatura perché pensiamo sia un valore la stabilità, ma c’è una differenza epocale tra la stabilità e l’immobilismo. Come in una bicicletta l’equilibrio si tiene se ci si muove o l’immobilismo fa terminare la vita della legislatura. Ecco perché abbiamo chiesto chiarezza». Dal canto suo, Conte ha risposto indirettamente che «il premier non sfida nessuno, ha la responsabilità di una sintesi politica e di un programma di governo. Per rafforzare la fiducia e la credibilità del governo e della classe politica bisogna agire con trasparenza e confrontarsi in modo franco. Il passaggio parlamentare è fondamentale. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, franchi, dove tutti i cittadini potranno partecipare e i protagonisti si assumeranno le rispettive responsabilità». Tutto questo mentre dal centrodestra arriva la proposta di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: «Propongo a chi realmente voglia, come noi, mandare a casa definitivamente il governo Conte, e comunque a tutto il centrodestra, di presentare una mozione di sfiducia al presidente del Consiglio e all’intero governo. Così vedremo, ancora una volta, chi vuole mantenere in vita l’attuale esecutivo, o al massimo puntare a un rimpastino, con tutti i gravissimi danni che sta arrecando agli italiani e chi invece vuole mandarlo veramente a casa».

 

Governo, Meloni: «Renzi apre crisi quando ci sono nomine da fare»

 «Qualcosa mi fa pensare che troveranno una soluzione»

«Trovo sempre molto curiosa la tempistica che vede sempre sovrapporsi le crisi governo aperte da Renzi con le nomine che vanno fare da parte del governo». Lo ha detto la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a margine di una conferenza stampa alla Camera. «Qualcosa mi fa pensare che alla fine troveranno una soluzione», ha concluso. Quella causata dal leader di Italia viva, Matteo Renzi, è una crisi a tutti gli effetti, anche se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, impegnato a risolverla, non intende ammetterlo. Ieri sera, intervenendo come ospite a “Accordi e disaccordi” su Canale Nove, ne ha parlato come se fosse imminente e non già in atto: «Una crisi credo che non farebbe bene non solo al Paese, ma a tutto l’elettorato di M5s, Pd, e Iv che crede in un percorso comune. Quando si costruisce bisogna avere molta pazienza», ha detto.

Centrodestra, Meloni: «Siamo insieme per scelta»

«Fino ad ora non ci sono state divisioni, ma sfumature diverse»

«Noi del centrodestra, a differenza di M5S-Pd, siamo sempre stati insieme e lo siamo per scelta». Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ribadendo l’unità dello schieramento composto dal suo partito, dalla Lega e da Forza Italia, al netto di alcune recenti vicende. Specialmente quelle legate alle ultime due formazioni politiche appena citate: un colloquio telefonico tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi ha contribuito comunque a stemperare alcune tensioni nate nei giorni scorsi. «Anche in questa fase difficile abbiamo sempre fatto le scelte insieme, nonostante ci fosse un tentativo continuo di dividerci, che è il gioco della tattica della maggioranza…Fino ad ora non ci sono state divisioni, ma sfumature diverse e viva Dio, perché la diversità fa bene», ha sottolineato Meloni. Che, intervenendo in occasione della trasmissione “Fuori dal coro”, ha commentato anche la proposta fatta da Salvini di creare una Federazione tra i partiti di centrodestra: «Francamente non ho capito esattamente di cosa stiamo parlando». «Sono in Europa come in Italia favorevole alla confederazione. Cioè, il mio modello d’Europa è una confederazione di Stati liberali e sovrani che cooperano sulle grandi materie. Diciamo che vedrei lo stesso scenario per il centrodestra. Ovvero, una confederazione di partiti che, però, sulle grandi materie sono capaci di essere compatti. E questa è una sfida che deve essere di tutti», ha concluso Meloni.

Governo, Salvini e Meloni all’attacco dell’ultimo dpcm

I due dell’opposizione contestano le misure del provvedimento, accusando l’esecutivo di essere in confusione

«Un governo che si muove in questo modo è indegno. Hanno toccato il punto più basso degli ultimi nove mesi». Così il leader della Lega, Matteo Salvini, ha criticato (duramente) l’ultimo dpcm che divide il Paese in zone a seconda del rischio contagio. Lo ha fatto nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Bocciato, quindi, l’ultimo provvedimento del governo, varato senza consultare nessuno. Neanche le Regioni. «Una dimostrazione di incapacità e di arroganza», secondo Salvini, ma si tratta anche una decisione che cozza con gli appelli alla collaborazione lanciati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Non si può accettare un presidente del Consiglio che va a parlare in tv alle 20 decidendo della vita e della morte delle persone e delle aziende senza rendere conto a nessuno», ha osservato Salvini, replicando a chi gli chiedeva se non fosse esagerato definire “indegno” il governo. Al netto del modus operandi dell’esecutivo, contestato dall’opposizione, ma anche dalle Regioni, Salvini ha criticato anche i criteri usati per dividere il Paese in zone: «Lo» hanno fatto «con dati vecchi di dieci giorni». Decisamente troppi, specie considerando la rapida evoluzione della pandemia in Italia, in breve tempo diventato un Paese ad elevato rischio contagio, al pari dei nostri vicini europei, dove i governi stanno adottando provvedimenti drastici e, soprattutto, ha osservato Salvini, «non cambiano idea ogni tre giorni». «Qui si naviga a vista», con un governo «in totale confusione», ha concluso l’ex ministro dell’Interno. Di idee poco chiare, ha parlato anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, accusando l’esecutivo di non aver potenziato «il principale cluster, il luogo in cui si può diffondere il coronavirus, cioè i mezzi pubblici». «Penso che» il presidente del Consiglio «abbia un problema serio di lucidità», ha attaccato Meloni, intervenendo ieri sera a “Fuori dal coro”. «Il problema è che il governo ha fatto cose che non fermeranno, temo, il virus e procede a tentoni perché non è stato in grado di fare quello che poteva effettivamente limitare il contagio», ha concluso la leader di FdI.

Coronavirus, Meloni: «Ci batteremo contro i provvedimenti del governo»

La leader di FdI ha spiegato che i partiti di opposizione non vogliono essere «conniventi con queste idiozie»

«Oggi più di ieri noi del centrodestra intendiamo batterci con forza contro questi provvedimenti» del governo contro la diffusione del coronavirus. Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervenendo durante il dibattito sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul prossimo Consiglio europeo, alla Camera dei deputati. «Lo faremo perché non passi alla storia che siamo stati conniventi con queste idiozie», ha aggiunto Meloni, contestando, in particolare, uno dei provvedimenti previsti dall’ultimo dpcm, firmato ieri dal premier, che prevede l’obbligo di chiusura dei locali alle 24. «Con la chiusura alle 24 non si capisce se stiamo combattendo il Covid o la cirrosi epatica», ha sottolineato la leader di FdI. Pur non condividendo le ultime misure, i partiti di opposizione hanno sempre manifestato la volontà di collaborare con l’esecutivo. «Vogliamo lavorare assieme al governo», ha detto ieri il leader della Lega, Matteo Salvini. Un’apertura al dialogo ribadita anche oggi dal deputato leghista, Matteo Bianchi: «Malgrado manchino i progetti, ribadiamo la nostra disponibilità al confronto», ha detto, rivolgendosi al premier Conte che, cosa curiosa, oggi ha preferito attenersi soltanto all’ordine del giorno – il Consiglio europeo –, a differenza di quanto fatto ieri in Senato, dove ha parlato anche delle misure anti-coronavirus.