Dl Rilancio, Meloni: «Il governo vuole sprecare risorse in cose inutili»


La leader di Fratelli d’Italia “sfida” il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri

Se il governo vuole dialogare, bene. Ma se intende fare altro, non avrà in Fratelli d’Italia un interlocutore. Questo, in sostanza, il messaggio lanciato all’esecutivo dalla leader di FdI, Giorgia Meloni, su Facebook. «Ieri in Commissione Bilancio Fratelli d’Italia ha chiesto al Ministro Gualtieri di togliere tutti gli sprechi e le marchette dal Decreto Rilancio, perché non è il momento di sprecare risorse pubbliche in cose inutili. Ci ha risposto che facciamo propaganda», ha raccontato. «Perché secondo lui sono cose utili anche (tra le tante): 11 milioni per i viaggi all’Expo di Dubai, 2,4 milioni di consulenze a Patuanelli, assunzioni pubbliche senza prove scritte, 140 milioni di bonus monopattini, sanatoria clandestini, milioni per la creazione di nuove fondazioni a gestione privata ma con le poltrone spartite dalla politica, ecc ecc». «Fratelli d’Italia è disponibile al dialogo, se c’è da parlare di cose serie per famiglie e imprese, ma non saremo complici della vergognosa mangiatoia apparecchiata dal Governo con il decreto Rilancio», ha concluso Meloni.

 


Meloni: «Vogliono mettere a tacere il centrodestra»


«Deriva liberticida, ma la rabbia nel Paese è reale»

La manifestazione del 2 giugno del centrodestra non è passata inosservata e ha scatenato anche qualche polemica da parte delle altre forze politiche. «Abbiamo visto assembramenti il 25 aprile, all’inaugurazione del Ponte di Genova, per Silvia Romano, anche ed è comprensibile a Codogno per la visita del capo dello Stato», ma «gli unici su cui indaga la Digos siamo noi e i negozianti che si erano permessi di manifestare contro il governo», ha osservato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, al Corriere della Sera. Come si spiega questi attacchi, Meloni? «C’è un clima liberticida, una deriva preoccupante. Si vuole mettere a tacere il centrodestra. Ed è controproducente, perché la rabbia nel Paese è reale, può esplodere da un momento all’altro, e se a incanalarla in modo democratico c’è l’opposizione è un bene, non un pericolo».


Open Arms, Meloni: «Accordo Renzi-Salvini? Non credo»


Il centrodestra rimane unito e annuncia la nuova data per la manifestazione nazionale

Ieri la Giunta per le Immunità del Senato ha negato l’autorizzazione a procedere contro l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, coinvolto nel caso Open Arms, con l’intervento decisivo di Italia viva: il partito di Matteo Renzi si è astenuto dal voto. Una decisione che ha sorpreso diversi osservatori – in casi analoghi che vedono coinvolto Salvini (Gregoretti) Italia viva ha fatto una scelta diversa, dando il suo assenso all’autorizzazione a procedere –, alcuni dei quali hanno ipotizzato un accordo tra Salvini e Renzi. «Non credo che ci sia un accordo e spero non ci sia», ha commentato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, questa mattina a Radio 24. Sono troppo diversi tra loro, questo, in sostanza, il ragionamento di Meloni. Difficile da smentire, peraltro. «Non vedo su cosa si possa fare un accordo, non lo vedo ragionevole e penso che Salvini sia consapevole che il suo campo è quello del centrodestra», ha aggiunto. Centrodestra che ha annunciato la settimana scorsa una manifestazione nazionale. Scopo dell’iniziativa: «Dare voce agli italiani dimenticati» dal governo durante l’emergenza sanitaria. Inizialmente prevista per il 2 giugno, per motivi legati logistici – le misure restrittive introdotte per limitare il contagio da coronavirus impediscono lo spostamento da una regione all’altra almeno fino al 3 giugno –, è stata posticipata al 4 luglio. Dove? «Voglio dare appuntamento a tutti al Circo Massimo», ha annunciato Salvini, durante il consiglio federale leghista. «Per allora – ha aggiunto, riferendosi al governo – dovranno arrivare le risposte su cassa integrazione, su ritorno a scuola. Se non ci saranno risposte sufficienti porteremo in quella piazza le idee degli italiani dimenticati». Inciso finale: Lega e Fratelli d’Italia hanno cambiato i loro programmi soltanto parzialmente, confermando comunque l’appuntamento del 2 giugno che sarà a carattere locale. «Il 2 giugno faremo manifestazioni su tutto il territorio nazionale, con grandi bandiere tricolori, in almeno 100 piazze», ha spiegato ieri Meloni, intervenendo a Un giorno da pecora su RadioUno.


Meloni: «Certi personaggi andrebbero cacciati»


Così la leader di FdI sulle chat dei magistrati contro Salvini

«In uno Stato normale, questi personaggi sarebbero già stati cacciati dalla magistratura». Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, commenta le chat, riportate da La Verità, tra il pm Luca Palamara e alcuni colleghi, in cui l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, veniva insultato: pur riconoscendo che il leader della Lega aveva ragione sulla questione migranti – «Non vedo dove Salvini stia sbagliando» –, Palamara scriveva ai suoi interlocutori: «Ora» Salvini «va attaccato». «Il premier Conte, nei suoi infiniti monologhi e discorsi, ha parlato anche di riforma della giustizia. Su questo siamo d’accordo. La prima riforma della giustizia da fare è liberare la magistratura dal cancro delle correnti; dal mercanteggiamento di poltrone e incarichi; dai giochi di potere della politica. Mettiamoci subito al lavoro», ha concluso Meloni.


Coronavirus, da Salvini e Meloni critiche al governo


Il leader della Lega: «Ha agito nell’ombra della notte»

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sostiene di essere consapevole dell’attuale emergenza: «Non mi sfugge la gravità di questa crisi, testimoniata anche da gesti forti come la consegna delle chiavi da parte dei piccoli imprenditori», ha detto nel corso dell’informativa in Aula alla Camera sulla cosiddetta “Fase 2”, aggiungendo che si tratta di «una prova dalla quale ci rialzeremo in fretta se ognuno farà la propria parte».
Eppure il governo ha fatto tante, troppe cose in modo inadeguato, hanno denunciato i partiti d’opposizione. Questo è un «governo senza vergogna», ha accusato il leader della Lega, Matteo Salvini. «Agisce nell’ombra della notte e sottrae risorse a tanti comuni italiani che dalla sera alla mattina non si ritrovano più nell’elenco di quelli inclusi nella zona rossa», con conseguenze che potrebbero essere disastrose. A spiegare il perché è sempre Salvini: «In sostanza dopo aver pagato le conseguenze delle regole più restrittive non potranno più accedere alle misure ad hoc per un parziale ristoro», proprio perché il loro nome è stato depennato dalla lista dei comuni che si trovano in una zona rossa. Altre cose potevano essere fatte meglio, a partire dal decreto legge rilancio, contenente le misure per risollevare l’economia italiana. Intervenendo alla Camera, dopo l’informativa del premier, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha denunciato sia il ritardo con cui il governo ha licenziato il testo – «Lei presidente è andato in Tv e ha presentato il suo decreto, ma il decreto non c’era ed è uscito dopo una settimana. Che immagine dà di sé lo Stato di fronte a imprenditori, a investitori internazionali» – che la sua complessità: «Se si vuole rilanciare la prima cosa è semplificare l’Italia», ha detto, commentando la lunghezza del decreto: circa 500 pagine. Inciso finale: l’Aula del Senato ha dato il via libera al decreto legge Covid, il testo che fornisce la cornice giuridica ai Dpcm emanati nel corso dell’emergenza Coronavirus. Il testo è stato definitivamente approvato con la fiducia a Palazzo Madama. I voti a favore sono stati 155, 123 quelli contrari.


Meloni: «Senza le Regioni, il Paese sarebbe rimasto fermo»


Secondo la leader di Fratelli d’Italia, il governo «è nel caos»

Dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Il Paese si sta rimettendo in moto, in maniera prudente e ordinata, seguendo le indicazioni del governo». A distanza di due mesi dalla loro introduzione, le misure restrittive per il contenimento del coronavirus sono state allentate moltissimo: è possibile muoversi con maggiore libertà, sempre rispettando le misure di sicurezza. Questo è un fatto. Senza l’intervento delle Regioni, però, il Paese non si sarebbe rimesso «in moto». A sostenerlo è stata la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in un’intervista concessa a La Repubblica: «Le Regioni non solo hanno raccolto le richieste del mondo produttivo, ma hanno supplito all’assenza di linee guida o protocolli di sicurezza nazionali economicamente compatibili, facendo valere le loro linee guida condivise» mentre se avessimo atteso il governo «ci saremmo trovati con negozi chiusi e senza risarcimenti o con regole inapplicabili e suicide». Le Regioni hanno compensato l’inazione del governo, coinvolto anche in beghe interne: dopo una tregua momentanea, Italia viva sta rivendicando un maggiore peso nelle decisioni, rischiando di compromettere la stabilità dell’esecutivo. Da Giorgia Meloni, infine, anche un invito, subito accolto dal leader della Lega Matteo Salvini, ad acquistare prodotti italiani per sostenere «artigiani, commercianti, partite iva e imprese».