Meloni: «Aiutare le imprese: cassa integrazione a tutti»


Proposta contenuta in un emendamento di FdI al Cura Italia

Cassa integrazione a tutti. E subito. Questa la richiesta della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Le imprese vanno aiutate e va garantita subito la Cassa integrazione a tutti», ha detto, intervenendo nel corso di una diretta Facebook, illustrando, poi, i dettagli della proposta, contenuta in un emendamento al Cura Italia, presentato da Fratelli d’Italia. Cosa prevede? Consente «alle aziende non iscritte (ancora) ai fondi bilaterali, di accedere direttamente alla cassa in deroga, senza costi e senza perdite di tempo», ha spiegato Meloni, chiedendo al governo di ascoltare la proposta di Fratelli d’Italia. «Chi non è iscritto agli ‘enti bilaterali’ perché ha optato in alternativa, come previsto dalla legge, per il versamento di 25 euro ai propri dipendenti, secondo il Governo non può fare richiesta di cassa integrazione. Dovrebbe iscriversi agli enti bilaterali e pagare almeno 3 anni di arretrati, cioè poco meno di 1.000 per ogni dipendente. Unica alternativa sarebbe quella di provare a rivolgersi direttamente in Regione chiedendo l’accesso alla Cassa in Deroga, con ulteriore perdita di tempo» e «con il rischio che al dunque le risorse disponibili siano anche esaurite. Un’assurdità!», ha concluso Meloni.


Salvini: «È una truffa: siamo contrari al Mes»


Giorgia Meloni chiede invece maggiore chiarezza al governo nella gestione dell’emergenza sanitaria

No al Mes, maggiore responsabilità e più chiarezza da parte del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, no ad un esecutivo affidato all’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Queste sono alcune delle richieste, in ordine sparso, dei leader del centrodestra. Sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità, le forze di opposizione sono state piuttosto chiare – l’Italia non deve attivarlo, questa è la posizione comune a Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – e oggi il leader leghista, Matteo Salvini, ha ribadito che si tratta di «una truffa». «Fa rima con fregatura, rapina e furto», ha detto, intervenendo in collegamento a Telelombardia. Riferendosi a quanti, invece, non hanno escluso la possibilità di utilizzare il Mes, Salvini ha replicato che «possono mettere tutti gli aggettivi che vogliono: light, leggero, simpatico, carino», ma «è una truffa e chiunque parli in Europa o peggio al governo in Italia di Mes fa il male dei nostri figli». Al governo, poi, il centrodestra ha (sempre) chiesto maggiore chiarezza nella gestione dell’emergenza. «Come tutti gli italiani spero anche io che si riapra prima possibile, ma non faccio propaganda su questo, ci vuole responsabilità e chiedo al governo altrettanta responsabilità», ha detto la leader di FdI, Giorgia Meloni, intervenendo a L’Aria che tira, su La7, commentando l’annuncio del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, poi rettificato di un prolungamento della quarantena. Ad esempio, ha proseguito Meloni, «sul jogging o sull’uscita dei bambini ci sono state tante voci diverse che hanno detto cose diverse, così noi diciamo che ci sono troppe voci che parlano, e non si capisce. Per questo sin dall’inizio avevamo chiesto un commissario unico, così i messaggi non sarebbero stati altalenanti». Un eventuale governo guidato da Draghi? L’opzione non piace al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi: «Non credo che questo sia il momento di cambiare, ora è il momento di stringersi attorno a chi deve prendere le decisioni», ha replicato a Radio 101.


Conte chiede all’opposizione di collaborare


Coronavirus, Conte: «L’opposizione contribuisca costruttivamente»

Pronta a collaborare, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, chiude, però, a un governo di unità nazionale
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha una richiesta per le forze di opposizione: «Chiedo di contribuire costruttivamente», in questa fase di emergenza, «allo sforzo messo in campo dal governo, con responsabilità e amor di patria, mettendo da parte contrapposizioni pregiudiziali o polemiche strumentali», ha detto, nel corso di un’intervista a Famiglia Cristiana. Il premier sarà accontentato: i leader dei partiti di opposizione – quello della Lega, Matteo Salvini, e quello di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, su tutti – hanno espresso, a più riprese, la volontà di collaborare con l’esecutivo, assicurando di esser pronti a presentare proposte, idee, iniziative e anche qualche richiesta: parlando a La Stampa, Salvini ha invitato il governo a spendere lo spendibile: «Occorrono garanzie di investimenti illimitati», ha detto, spiegando che «quando ci sono mille morti al giorno, niente viene prima. È un problema enorme, reale e urgente. E ha due dimensioni. Una sanitaria e una economica». L’opposizione è disposta a collaborare, ma ad una condizione: niente governo di unità nazionale, come ha ribadito Meloni, al Corriere della Sera. «È possibile collaborare se si istituisce un luogo permanente di confronto», e questo «può essere solo il Parlamento». Il prossimo passo, quindi, prevede la creazione di «una unità di crisi parlamentare, un organismo — che può essere perfino la conferenza dei capigruppo, magari allargata — dove si possa fare il punto, nella quotidianità», ha spiegato. Superata l’emergenza sanitaria, quali saranno gli scenari politici? «L’ordinario è altro», ha osservato Meloni, aggiungendo che «la ricostruzione e il rilancio del Paese non sarà questione di mesi, ma di qualche anno». Dunque, ha proseguito la leader di FdI, «superata questa prima fase terribile, non si potrà continuare con la melassa, perché si tornerà alla politica, alle diverse visioni che andranno confrontate e illustrate ai cittadini che poi dovranno scegliere e dare a chi governerà un mandato lungo, stabile, certo, di cinque anni».


Il centrodestra a Conte: «Serve più coraggio: chiudere tutto»


Lega e Fratelli d’Italia chiedono al governo la chiusura di tutte le attività, ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie e delle industrie

Le misure introdotte dal governo per contenere la diffusione del nuovo coronavirus? Non sono sufficienti. Ad esserne convinti sono i leader di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, che chiedono misure ancora più restrittive. Ovvero? «Chiudere tutto, così non basta», spiega Matteo Salvini, intervenendo nel corso di una diretta Facebook e aggiungendo: Porteremo le nostre proposte di modifica all’ultimo decreto del governo. Serve più coraggio. Che tradotto significa: far chiudere tutti gli esercizi commerciali, ad eccezione di alimentari, farmacie e parafarmacie. «Ho letto il decreto tutta la notte, non basta: leggo che possono rimanere aperti ferramenta, lavanderie, profumerie e tabaccherie. C’è la metro a Milano affollata. Le cose o si fanno o non si fanno», ha aggiunto a Radio24 l’ex ministro dell’Interno. La linea di Salvini è chiara: fermare il paese per due settimane, per il bene della salute pubblica, e poi ripartire insieme. «Altrimenti è la solita cosa». A chi lo potrebbe accusare di strumentalizzare la crisi sanitaria, replica: Da dieci giorni non stiamo facendo l’opposizione, stiamo facendo proposte. Un paio di settimane fa, la posizione del leader leghista era un’altra – tenere tutto aperto (musei, teatri, cinema…) –, cosa lo ha convinto a cambiare idea? «Quando i medici mi portano 30% aumento numero dei contagi e mi dicono se non limitiamo i contagi è una catastrofe, allora fermiamo tutto e sono stati gli stessi imprenditori a chiederlo. Tanti stanno chiudendo spontaneamente». A pensarla così è anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Resta (quasi) tutto aperto. Di fatto si tratta solo di una modesta estensione del decreto approvato due giorni fa forse non c’era bisogno di andare in televisione ad annunciare novità epocali: in questo modo si rischia di creare solo ulteriore caos e sconcerto tra gli italiani. Sono ore difficili, ribadiamo la nostra volontà di collaborare ma chiediamo al Governo più serietà e meno smania mediatica». Dopo le critiche, le proposte: «Sospendere subito la scadenza del 16 marzo di Iva, contributi e tributi vari. Niente tributi, scadenze, cartelle, adempimenti finché non è finita l’emergenza coronavirus. Lo abbiamo già chiesto al governo, lo ripeteremo con determinazione oggi al tavolo tecnico con il ministro Gualtieri».


Salvini e Meloni chiudono ad un eventuale «governissimo»


La leader di Fratelli d’Italia ha chiesto di andare al voto

Disponibilissimi a collaborare per tirare fuori il Paese da una situazione – leggasi: nuovo coronavirus – difficile, non altrettanto disposti a «governissimi» o «inciuci». Questa la posizione della Lega, espressa da Matteo Salvini, in una diretta Facebook. «Da dieci giorni avanziamo proposte economiche e in cambio otteniamo insulti. Io continuo testardamente a portare proposte ma questo non significa fare inciuci o governissimi», ha ribadito. «Mi spiace, dove c’è il Pd non c’è la Lega, non c’è Salvini». Chiude ad un governissimo anche la leader di FdI, Giorgia Meloni, che chiede di chiudere l’esperienza del Conte bis. Per fare cosa? Andare al voto. Quando? A maggio. «Non è vero che se si apre la crisi di governo, non si può andare a votare. Parliamoci chiaro, adesso per carità c’è l’emergenza coronavirus, sospendiamo un attimo. Ma a bocce ferme, potremmo tranquillamente andare a votare a maggio», ha osservato, intervenendo, durante la registrazione di “Povera patria”, su Rai 2. A chi le chiede se le elezioni possono svolgersi nonostante il referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari – salvo eventuali rinvii a causa del coronavirus, il voto è in programma per il 29 marzo –, risponde: «Voglio chiarire che questa cosa: che non si può votare perché c’è il referendum e bisogna ridisegnare i collegi è una scusa. Si può fare in pochi giorni la legge di modifica dei collegi e il giorno dopo il referendum hai tutte le regole che ti servono per andare a votare».