Ammortizzatori: Gualtieri rassicura, Durigon attacca duro


Il ministro scarica sulle regioni, ma l’intoppo è, viceversa, più spesso all’Inps

Partono le audizioni parlamentari sul decreto Rilancio e il ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, prova a rassicurare gli italiani, in particolare i milioni di cittadini che ancora attendono le varie indennità previste dal Cura Italia. In attesa di sapere cosa diranno le parti sociali – l’audizione di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl è prevista per domani pomeriggio – il responsabile del dicastero di via XX Settembre ha parlato di semplificazione nella procedura, con riferimento principalmente alla cassa in deroga, per la quale non è più richiesto un doppio passaggio prima alla regione di riferimento e poi all’Inps. I numeri, però, non tornano. Secondo il già sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, sono oltre due milioni i lavoratori che non hanno ancora percepito la cassa integrazione prevista dal Cura Italia. La cosa preoccupante, e che smonta, di fatto, tutto il ragionamento del ministro Gualtieri, è che di questi due milioni di lavoratori, la maggioranza è in attesa di un segnale proprio da parte dell’Inps. L’Istituto ha erogato direttamente l’indennità di cassa integrazione ad un milione di lavoratori, lasciandone in attesa un altro milione e 100mila, a fronte di 900mila lavoratori che aspettano la cassa in deroga dalle regioni. Insomma, nonostante l’impegno dei dipendenti, l’Inps non riesce a stare al passo, a causa dell’eccessivo sovraccarico burocratico e di incombenze.


Crisi peggio che nel 2009 ed è ancora buio pesto


Boom della cassa e, soprattutto, delle richieste di Naspi nel mese di aprile

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha provato ad anticipare quella che sarà l’attività dell’Istituto nelle prossime settimane, confermando, indirettamente, quanto pesa la parte assistenziale rispetto a quello che dovrebbe essere, per utilizzare un termine inglese, il core business dell’ente, vale a dire l’erogazione delle pensioni. Ebbene, Tridico ha parlato di 18 milioni di persone assistite per un ammontare di risorse pari a 26 miliardi di euro. Così, mentre la cassa integrazione è ancora drammaticamente indietro, il bonus di 600 euro potrebbe essere erogato a stretto giro di posta, una ipotesi che peraltro esclude i beneficiari dalla possibilità di accedere ai contributi a fondo perduto. Intanto, sempre l’Inps ha comunicato anche i dati relativi alle ore di cassa integrazione autorizzate nel mese di aprile, oltre 835 milioni. In trenta giorni si è superato il record negativo del 2009, cosa che, purtroppo, non può e non deve sorprendere, vista la diversa natura originaria delle due crisi. Oltre al boom delle domande di disoccupazione (+37,2%, soprattutto per effetto del mancato rinnovo o della stipula di nuovi contratti a tempo determinato), ciò che deve preoccupare è che il 2009 e il 2020 ora sembrano convergere su due punti: la drammatica carenza di liquidità da parte delle imprese e la capacità produttiva fortemente ridotta, due condizioni che lasciano presagire che il peggio deve, purtroppo, ancora arrivare.


Ammortizzatori sociali, confermate le anticipazioni


Preoccupa la modalità di fruizione, con appena cinque settimane fino ad agosto

Nessuna novità di rilievo, ma qualche piccolo aggiustamento, rispetto alle anticipazioni contenute nelle bozze circolate in questi giorni che hanno preceduto la pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto legge Rilancio. Sul versante degli ammortizzatori sociali, alle nove settimane iniziali previste dal Cura Italia, se ne aggiungono altre cinque per periodi intercorrenti fra il 23 febbraio e il 31 agosto 2020; successivamente, dal 1° settembre al 31 ottobre, le aziende possono accedere ad altre quattro settimane. La disposizione vale per la cassa integrazione ordinaria, per quella in deroga e per l’erogazione dell’assegno da parte dei fondi di solidarietà bilaterali. È prevista una eccezione a questa norma ed è rappresentata dai datori di lavoro che operano nei settori del turismo, delle fiere e congressi, dello spettacolo dal vivo, dei parchi divertimento e delle sale cinematografiche, con quest’ultime due in precedenza non menzionate. Come noto, diverse sigle sindacali, fra cui l’Ugl, hanno espresso preoccupazione per il frazionamento delle nove settimana di cassa: il rischio è di trovarsi completamente scoperti già a luglio. Conferma anche per le deroghe al riconoscimento del trattamento di cassa integrazione salariale agli operai agricoli, la cosiddetta Cisoa, con causale Covid-19: sono previsti fino a 90 giorni fra il 23 febbraio e il 31 ottobre, con termine del periodo entro il 31 dicembre 2020.


Ammortizzatori sociali, l’estate non è coperta


Le nove settimane in più annunciate sono distribuite in due tranche

Sempre in attesa del testo ufficiale, il quale, dopo la necessaria limatura e rinumerazione degli articoli, deve passare il vaglio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di essere pubblicato in gazzetta ufficiale, incrociando la lettura delle bozze circolate prima del Consiglio dei ministri decisivo con la conferenza stampa del premier, Giuseppe Conte, e di alcuni ministri, sempre del 13 scorso, qualcosa non torna. L’esecutivo ha annunciato altre nove settimane di ammortizzatore sociale, oltre a quelle già fruite come cassa integrazione, ordinaria e in deroga, o come assegno di integrazione del fondo di integrazione salariale o dei fondi bilaterali di solidarietà. Leggendo, però, la bozza si scopre un particolare decisivo: le nove settimane non sono continuative, ma divise: cinque entro il 31 agosto e quattro fra il 1° settembre e il 31 ottobre. Ciò vuole dire che, come ha fatto notare il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, in una dichiarazione a Tgcom24 del gruppo Mediaset e al Tg2, almeno due mesi su tre da giugno ad agosto saranno scoperti. Il divieto di licenziamento termina al 17 agosto, per cui si prospetta una ripresa autunnale con il rischio concreto di un altissimo numero di disoccupati. Una diversa gestione degli ammortizzatori sociali, magari su base oraria o sul singolo lavoratore dipendente, potrebbe sicuramente aiutare a superare questo rischio.


Lavoratori appesi alla burocrazia


Pochi hanno ricevuto l’indennità prevista come ammortizzatore sociale

L’ultimo a lamentarsi è stato l’assessore al lavoro della regione Lazio, Claudio Di Berardino, il quale, dopo aver rivendicato quanto fatto dagli uffici regionali, ha parlato di «imbuto Inps», visto che appena il 10% delle pratiche per la cassa in deroga sarebbe stato lavorato. Prima era intervenuto anche il segretario generale della Ugl, Paolo Capone, che aveva denunciato l’eccessiva burocratizzazione che rende impossibile a centinaia di migliaia di lavoratori di accedere alla indennità di cassa integrazione. Le risorse, come continua ad assicurare la ministra Nunzia Catalfo, ci saranno pure, però il dato oggettivo è che non si riesce a superare questo collo di bottiglia con il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che accusa le regioni e queste che, viceversa, scaricano sull’istituto. Di certo, non è decollato il prestito bancario che avrebbe permesso ai lavoratori di avere una anticipazione e ciò è successo per la mancanza di una garanzia pubblica.


Ammortizzatori sociali, il nuovo decreto tarda ad arrivare


Possibili altre nove settimane con causale Covid-19, ma restano dei limiti

Le cronache di questi giorni ci raccontano le difficoltà che la maggioranza di governo sta incontrando per mettere insieme il nuovo decreto legge che dovrebbe andare a sostituire e a rafforzare il Cura Italia. Quello che, con uno slancio di ottimismo, avrebbe dovuto essere il decreto Aprile, nella migliore delle ipotesi potrebbe vedere la luce soltanto nei prossimi giorni, con l’approvazione in Consiglio dei ministri fra mercoledì e giovedì e la successiva pubblicazione in gazzetta ufficiale nei giorni a seguire. Stando alle anticipazioni raccolte fra i vari ministeri, il nuovo provvedimento dovrebbe ricalcare a grandi linee il Cura Italia, il decreto legge 18/2020, con tutti i suoi pregi, ma anche con i tanti limiti emersi in queste settimane. Nella sostanza, l’intenzione del governo è quella di estendere la fruizione degli ammortizzatori sociali con causale Covid-19 nelle tre versioni (cassa ordinaria, assegno ordinario del fondo di integrazione salariale e cassa in deroga) per altre nove settimane, in aggiunta alle nove già previste dal Cura Italia. Il nuovo decreto dovrebbe intervenire anche sulla procedura per provare ad accelerare l’erogazione della cassa in deroga, pure se, al momento, sembra mancare ancora la garanzia dello Stato sulle anticipazioni bancarie, previste dalla convenzione Abi-Parti sociali. Novità possibili anche sul versante dei vari bonus, che potrebbero essere agganciati al reddito o al fatturato.