Ammortizzatori, in tanti aspettano


Ancora molti i mancati pagamenti da parte dell’Inps. I rischi per i prossimi mesi

Sono almeno 150mila i lavoratori ancora in attesa di vedersi corrisposta una o più rate di cassa integrazione, una situazione ormai insostenibile come ha evidenziato lo stesso segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone. A fine settembre, circa 20mila lavoratori erano in attesa di percepire l’assegno di marzo; poco di più quelli in attesa di aprile, mentre il contatore sale a 80mila e a 100mila rispettivamente per le mensilità di maggio e di giugno. Una situazione che potrebbe non migliorare assolutamente nelle prossime settimane, soprattutto se, come appare evidente, l’attività dell’Inps è destinata a rallentare per effetto del rinnovato ed esteso ricorso allo smart working. Nel complesso, le ore di ammortizzatore sociale con causale Covid-19 autorizzate sono più di 2,8 miliardi; attenzione, però, perché poi l’effettivo utilizzo si è attestato intorno al 42%. Ciò significa che, in realtà, sono state spese meno risorse del preventivato.


Ammortizzatori sociali, i 500mila ancora in attesa


Inps e governo sotto accusa per i ritardi accumulati in questi mesi

Da una parte le polemiche sui compensi del presidente, del consiglio di amministrazione, ma anche dei direttori generali; dall’altra i numeri impietosi sulla mancata erogazione degli ammortizzatori sociali; il tutto, mentre si addensano nubi fosche sulla riforma previdenziale. Insomma, non è un bel momento per l’Inps che paga colpe proprie, come pure l’incapacità del governo di gestire l’emergenza Covid-19. Sono soprattutto i numeri sui mancati pagamenti della cassa integrazione a sconvolgere, considerando che siamo ormai ad ottobre e le procedure sono state avviate a marzo. Secondo le stime del presidente del Civ, Guglielmo Loy, sarebbero almeno mezzo milione i lavoratori che vantano un credito nei confronti dell’Inps, con un arretrato importante che sta lasciando tante famiglie senza un sostegno al reddito. Addirittura 30mila lavoratori non avrebbero percepito ancora alcun assegno da marzo, una situazione assolutamente inqualificabile che chiama direttamente in causa l’esecutivo, in particolare il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, che non ha dato seguito alle promesse della sua collega al lavoro e alle politiche sociali, Nunzia Catalfo, sulle garanzie dello Stato sulle anticipazioni bancarie della cassa integrazione. Come si ricorderà, i sindacati confederali, dalla Cgil alla Ugl, e le associazioni datoriali avevano sottoscritto un accordo con l’Abi per le anticipazioni bancarie che, però, non è mai decollato.


Ammortizzatori sociali, le ore autorizzate sono 2,8 miliardi


Calo ad agosto tutto da verificare; resta irrisolti tutti i nodi già emersi

I numeri continuano ad essere molto alti, anche se, oggettivamente, il mese di agosto ha segnato una riduzione consistente rispetto al mese precedente. È da capire, però, se tale riduzione è dovuta alla ripresa economica, che altrettanto oggettivamente non si vede, o se piuttosto sia la diretta conseguenza delle modifiche apportate dal decreto Agosto al meccanismo degli ammortizzatori sociali. Il decreto Agosto, infatti, è intervenuto su due aspetti: il primo azzerando il contatore al 13 luglio, il secondo introducendo un doppio scalino dopo le prime nove settimane delle diciotto. La valutazione andrà fatta in corso d’opera. Intanto, però, restano i numeri: l’Inps fa sapere che sono state autorizzate 2,8 miliardi di ore fra cassa integrazione, cassa integrazione in deroga e ricorso agli assegni di solidarietà. Tutti con causale Covid-19, a dimostrazione di come la crisi epidemiologica abbia colpito profondamente la nostra economia. Il fatto che, comunque, l’Inps comunichi il dato in forma oraria apre, però, un’altra questione che il governo e il ministero del lavoro non hanno mai approfondito in maniera dovuta. La Ugl ha chiesto più volte di favorire un utilizzo degli ammortizzatori sociali in forma oraria e non settimanale, cosa che avrebbe favorito il ricorso al part time incentivato, per un arco di tempo maggiore rispetto a quanto previsto dai tre decreti con modalità Covid-19.


Ammortizzatori, il piatto piange


Il 99% delle ore autorizzate è per il Covid-19; mancano almeno 8 miliardi

Il Parlamento, prima di dare il via libera al decreto Agosto con le coperture indicate dal governo, dovrebbe, verosimilmente, pensarci bene. Come accennato anche in altro articolo della pagina, un punto focale del decreto-legge 104/2020 è rappresentato dalle ulteriori diciotto settimane di ammortizzatore sociale con causale Covid-19. Quanto stanziato, però, anche alla luce dei dati pubblicati oggi dall’Inps (il 99% delle 2,7 miliardi di ore di ammortizzatori sociali autorizzati nei primi sette mesi dell’anno sono con causale Covid-19), non appare assolutamente sufficiente a coprire la domanda, anche tenendo conto del fatto che è previsto un contributo aggiuntivo del 9 o del 18%, rapportato alla perdita di fatturato, ma soltanto sulle seconde nove settimane. Al momento, lo stanziamento, per tutte le voci, è di poco superiore ad 8 miliardi di euro, mentre i dati indicano una necessità di almeno un miliardo a settimana, quindi non meno di 16-17 miliardi.


Ammortizzatori sociali, più settimane, ma meno risorse


Solo 8,2 miliardi di euro, quando ne servirebbero almeno il doppio

La ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, lo aveva anticipato ai sindacati negli incontri prima della pausa ferragostana: l’intenzione del governo era quella di raddoppiare le settimane di ammortizzatore sociale con causale Covid-19, senza però stravolgere il meccanismo e con la possibilità di una contribuzione addizionale in capo al datore di lavoro. Il tutto, in attesa della riapertura dei tavoli a settembre, nei quali affrontare la più complessa partita della riforma delle norme introdotte con il Jobs act. Il decreto Agosto, andato in gazzetta ufficiale la vigilia di ferragosto, ha confermato le anticipazioni, con la previsione di ulteriori diciotto settimane di cassa integrazione ordinaria e in deroga o di assegno del Fis o dei fondi di solidarietà bilaterali. Tali settimane possono essere utilizzate a partire dal 13 luglio e fino al 31 dicembre 2020, mentre il contributo addizionale, da conteggiare soltanto sulle seconde nove settimane, può arrivare fino al 18% della retribuzione globale, se l’azienda non ha avuto riduzione di fatturato nel primo semestre del 2020; il contributo è del 9%, se la riduzione del fatturato è stata inferiore del 20%, e non è dovuto, se la riduzione del fatturato è superiore al 20%. Potrebbe esserci un problema di copertura, tanto è vero che è prevista una clausola per effetto della quale risorse non impiegate in precedenza possono essere destinate a tale misura.


Ammortizzatori, i conti non tornano


Si parla di criteri selettivi e molto stringenti, per ridurre il costo complessivo

Sono già diversi giorni che il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, continua a ripetere che il decreto Agosto è pronto, spingendosi anche a dare alcune indicazioni di massima sulla risorse destinate alle varie voci. Ed è proprio su questo punto, quello della consistenza finanziaria, che i conti non tornano, nel momento in cui le parole del titolare di via XX Settembre si incrociano con quelli dei suoi colleghi, partendo proprio dalla cassa integrazione con la ministra Nunzia Catalfo che ha assicurato altre diciotto settimane di ammortizzatore sociale con causale Covid-19. Applicando le regole finora seguite, servirebbero circa 18 miliardi di euro come copertura, oltre il 70% dello scostamento di bilancio da 25 miliardi. Si parla quindi di regole più selettive e, soprattutto, della previsione di un contributo fino al 15% da parte delle aziende. A questo punto, però, si andrebbe verso una gestione molto vicina all’ordinaria per quanto riguarda la cassa integrazione.