Lavoratori appesi alla burocrazia


Pochi hanno ricevuto l’indennità prevista come ammortizzatore sociale

L’ultimo a lamentarsi è stato l’assessore al lavoro della regione Lazio, Claudio Di Berardino, il quale, dopo aver rivendicato quanto fatto dagli uffici regionali, ha parlato di «imbuto Inps», visto che appena il 10% delle pratiche per la cassa in deroga sarebbe stato lavorato. Prima era intervenuto anche il segretario generale della Ugl, Paolo Capone, che aveva denunciato l’eccessiva burocratizzazione che rende impossibile a centinaia di migliaia di lavoratori di accedere alla indennità di cassa integrazione. Le risorse, come continua ad assicurare la ministra Nunzia Catalfo, ci saranno pure, però il dato oggettivo è che non si riesce a superare questo collo di bottiglia con il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che accusa le regioni e queste che, viceversa, scaricano sull’istituto. Di certo, non è decollato il prestito bancario che avrebbe permesso ai lavoratori di avere una anticipazione e ciò è successo per la mancanza di una garanzia pubblica.


Ammortizzatori sociali, il nuovo decreto tarda ad arrivare


Possibili altre nove settimane con causale Covid-19, ma restano dei limiti

Le cronache di questi giorni ci raccontano le difficoltà che la maggioranza di governo sta incontrando per mettere insieme il nuovo decreto legge che dovrebbe andare a sostituire e a rafforzare il Cura Italia. Quello che, con uno slancio di ottimismo, avrebbe dovuto essere il decreto Aprile, nella migliore delle ipotesi potrebbe vedere la luce soltanto nei prossimi giorni, con l’approvazione in Consiglio dei ministri fra mercoledì e giovedì e la successiva pubblicazione in gazzetta ufficiale nei giorni a seguire. Stando alle anticipazioni raccolte fra i vari ministeri, il nuovo provvedimento dovrebbe ricalcare a grandi linee il Cura Italia, il decreto legge 18/2020, con tutti i suoi pregi, ma anche con i tanti limiti emersi in queste settimane. Nella sostanza, l’intenzione del governo è quella di estendere la fruizione degli ammortizzatori sociali con causale Covid-19 nelle tre versioni (cassa ordinaria, assegno ordinario del fondo di integrazione salariale e cassa in deroga) per altre nove settimane, in aggiunta alle nove già previste dal Cura Italia. Il nuovo decreto dovrebbe intervenire anche sulla procedura per provare ad accelerare l’erogazione della cassa in deroga, pure se, al momento, sembra mancare ancora la garanzia dello Stato sulle anticipazioni bancarie, previste dalla convenzione Abi-Parti sociali. Novità possibili anche sul versante dei vari bonus, che potrebbero essere agganciati al reddito o al fatturato.


Inps-regioni-banche, il cortocircuito sulla cassa in deroga


Ognuno polemizza con l’altro per i rispettivi ritardi; pagano i lavoratori

Anche aprile è praticamente finito ed ancora non c’è traccia, nella maggioranza dei casi, del pagamento degli ammortizzatori sociali né del più volte annunciato decreto legge che dovrebbe bissare e rafforzare le misure di sostegno al reddito previste dal Cura Italia. Se per il nuovo decreto legge tutto è rimandato al consiglio dei ministri che si terrà alla vigilia della Festa dei lavoratori – anche se non saremmo sorpresi nel vedere un provvedimento approvato con la solita formula del salvo intese che approda in gazzetta ufficiale non prima del 4 maggio -, intorno alla gestione degli ammortizzatori sociali continuano a divampare le polemiche che somigliano sempre più, purtroppo, alla pratica mai abbandonata dello scaricabarile. Un passo indietro: come si ricorderà il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, aveva assicurato che l’Istituto era in condizione di pagare tutti entro aprile. Nel frattempo, Abi e Parti sociali hanno sottoscritto una convenzione per l’anticipo della cassa integrazione nei casi in cui l’azienda non è in condizione di anticipare a sua volta quanto spettante al dipendente. È il caso, quest’ultimo, principalmente della cassa integrazione in deroga che passa dalle regioni. Ciò che si sta registrando è un corto circuito fra Inps, regioni ed Abi con il risultato che nessun lavoratore – o molto pochi – delle piccole imprese sta prendendo la cassa integrazione o ha avuto accesso alla anticipazione bancaria.


Ammortizzatori, la procedura parte fra enormi difficoltà


Irraggiungibili per ore i siti di Inps e ministero; dopodomani nuovo assalto per i bonus

La prova del nove, purtroppo per i milioni di italiani che aspettano un sostegno vero in questi giorni di dura emergenza sanitaria, economica e sociale, è miseramente fallita. Oggi, infatti, sarebbe dovuta partire la grande operazione cassa integrazione, con la presentazione delle domande per accedere alla cassa ordinaria, all’assegno ordinario e alla cassa in deroga, della durata di nove settimane su tutto il territorio nazionale – la durata è maggiore nella zona rossa. Per parecchie ore, sia il sito dell’Inps che quello del ministero del lavoro sono stati difficili da raggiungere, a causa evidentemente della difficoltà dei server di gestire gli accessi. Un problema in più che rischia di esacerbare ulteriormente gli animi. Se tanto, dà tanto, dopodomani andrà anche peggio, in quanto l’Inps inizierà ad accogliere le domande sui congedi, i bonus, le indennità e i permessi. La preoccupazione maggiore è che se oggi la corsa è stata a presentare la domanda per la cassa, che è una procedura comunque collettiva e, in molti casi, già conosciuta dalle aziende, da dopodomani saranno i singoli cittadini a confrontarsi con i moduli dell’Inps. Categorie che spesso si sono rapportate con l’Istituto soltanto per versare i dovuti contributi e non per accedere ad una qualsiasi forma di ammortizzatore sociale. Insomma, si annunciano giornate molto difficili e di forte tensione per milioni di lavoratori dipendenti e autonomi.


Gli ammortizzatori sociali si allargano a tutti i settori


Boom delle domande di accesso, anche nel trasporto pubblico e aereo

Il ricorso agli ammortizzatori sociali si sta estendendo a macchia d’olio, dopo gli ultimi provvedimenti del governo che hanno allargato quanto prima previsto per la sola zona rossa e poi per la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Veneto a tutto il territorio nazionale. Le strade individuate sono, come noto, sempre tre, vale a dire la cassa integrazione ordinaria, l’accesso all’assegno ordinario erogato dal fondo di integrazione salariale presso l’Inps e la cassa integrazione in deroga. Rispetto a quanto previsto nel decreto legge 9/2020, nel decreto legge 18/2020 vi è però una riduzione del numero di settimane erogabili. Nel primo provvedimento urgente, infatti, il periodo autorizzabile era di tre mesi, mentre nel successivo decreto si è scesi a nove settimane. Fra le aziende che si stanno attivando sul versante degli ammortizzatori sociali, vi sono anche quelle del trasporto pubblico locale, ad iniziare da Atac, l’azienda tramviaria romana. In questo caso, ad intervenire sono i fondi di solidarietà bilaterali, attivi in una decina di settori, compreso il trasporto aereo, le ferrovie, il credito e le poste. Al momento, il governo ha previsto uno stanziamento ad hoc per l’erogazione dell’assegno ordinario da parte dei fondi (80 milioni di euro), ad eccezione di quello del trasporto aereo (200 milioni) che viene alimentato in maniera diversa rispetto ai primi. La partita comunque è appena all’inizio, purtroppo.


Ammortizzatore famiglia per i giovani


L’instabilità lavorativa è probabilmente una delle cause principali che portano al prolungarsi della permanenza dei giovani all’interno della famiglie d’origine, anche se, sicuramente, non è l’unica, in quanto possono incidere altri fattori, ad iniziare dagli studi che, rispetto al passato, possono avere una durata maggiore, senza dimenticare il tema dei temi, vale a dire la difficoltà di accedere ad una abitazione, quanto meno dignitosa, a costi non esorbitanti. Il fenomeno dei giovani dai 18 ai 34 anni che ancora permangono nella famiglia d’origine è stato analizzato in uno studio promosso da Censis e Confcooperative. Secondo la ricerca, sei giovani su dieci della fascia di età considerata abitano ancora con i propri genitori. La percentuale sale al 68% per la componente maschile e scende al 56,9% per quella femminile. La differenza è molto marcata rispetto alla media europea (48,1%) ed addirittura abissale nei confronti di Germania, Francia e Regno Unito, dove si registrano medie intorno al 10%. Gli ultimi dati sulla disoccupazione giovanile evidenziano una riduzione: il dato nazionale è oggi di poco superiore al 30%, il più basso dal 2011, quando si erano toccate punte superiori al 50% in molte aree del Paese.