Covid: terapie intensive occupate sopra la soglia del 30%


A livello nazionale, le terapie intensive occupate da pazienti positivi al Covid sono tornate sopra la soglia d’allerta del 30%, raggiungendo il 31% (+1% in più rispetto a 7 giorni fa). A renderlo noto un monitoraggio dell’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, che ha diffuso i dati aggiornati al 12 gennaio. Sono dieci le regioni, una in più rispetto al 6 gennaio, che hanno superato questa “soglia critica”. In aumento anche il numero dei posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, che arriva al 37% (+1%), ma rimane sotto la soglia d’allerta del 40%.


Coronavirus: nella seconda ondata, i casi sono stati otto volte di più rispetto alla prima


Questo è quanto emerge dal Focus dall’Instant Report Covid-19, curato dall’Università Cattolica

Dice il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Sta arrivando, anche da noi, un’impennata di contagi dopo Gran Bretagna, Irlanda e Germania: non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici». Parlando al Tg3, il premier annuncia così l’arrivo della terza ondata di contagi, considerata imminente da buona parte degli esperti, alcuni dei quali chiedono l’inasprimento delle misure restrittive per limitare la diffusione del virus. Nel frattempo, però, c’è chi ha cercato di quantificare l’impatto della prima e della seconda ondata, mettendone in risalto le differenze. Dal Focus dell’Instant Report Covid-19, un’iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica, emergono significative differenze. Prendendo in considerazione uno stesso numero di giorni – 109 –, la seconda ondata di contagi ha coinvolto un numero di italiani 8 volte superiore rispetto alla prima. Nella prima ondata, che va dal 24 febbraio all’11 giugno, 236.134 persone hanno contratto il virus. Nella seconda ondata, dal 14 settembre al 31 dicembre, il numero di contagiati è stato pari a 1.822.841. Un dato impressionante, forse, però, influenzato anche dal numero di tamponi effettuati. Pur mostrando alcune differenze nelle modalità di gestione dei pazienti positivi, la percentuale di quanti sono stati ricoverati in terapia intensiva è pressoché simile: il 10,6% nella prima e il 9,3% nella seconda ondata. Qualche curiosità, a margine: nel corso della prima ondata, il picco giornaliero è stato registrato il 21 marzo, con 6.557 positivi, a 27 giorni dall’inizio; nella seconda ondata il picco giornaliero è stato di 40.902 casi e si è raggiunto il 13 novembre, al 61/mo giorno.

Durante la prima ondata, il numero più alto di deceduti è stato raggiunto nel corso della quinta settimana mentre nella seconda in occasione della dodicesima settimana: a perdere la vita sono state rispettivamente 5.303 e 5.147 persone. Tuttavia, la prima ondata è stata più letale della prima: la letalità media apparente (settimanale) della prima ondata è stata del 14,9%, quella della seconda ondata dell’1,9% (7 volte inferiore). Per quanto riguarda il tasso di positività – ovvero il rapporto tra nuovi casi e tamponi effettuati –, nella prima ondata ha raggiunto il massimo il 15/mo giorno, quando è stato pari al 46%, mentre nella seconda ondata il massimo valore si è raggiunto dopo 61 giorni ed è stato pari al 17,9%.


Covid, individuato il “paziente 1” italiano


Sarebbe una donna milanese, positiva al virus già nel novembre 2019

Identificato il paziente 1 italiano: sarebbe una donna milanese, 25enne, che si è sottoposta ad una biopsia della pelle per una dermatosi atipica, il 10 novembre 2019. La scoperta è stata pubblicata sul British Journal of dermatology dai ricercatori guidati da Raffaele Gianotti, dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con lo Ieo e il Centro diagnostico italiano. Il paziente 1 italiano è stato identificato a un anno esatto di distanza dal giorno in cui la Cina ha reso noto al mondo la prima sequenza del SarsCoV2, il virus che ha scatenato una pandemia mondiale, causando la morte di circa due milioni persone e contagiandone oltre 90 milioni, secondo l’ultimo bollettino della Johns Hopkins University, che monitora l’andamento globale dell’emergenza sanitaria. Da allora sono state identificate oltre 300mila sequenze, 1.300 delle quali solo in Italia. Nel nostro Paese, le due varianti del virus SarsCoV-2 al momento più diffuse in Italia sono 20A.EU1 e 20A.EU2, comparse in estate in Spagna e arrivate nel nostro Paese all’inizio dell’autunno. Nel frattempo, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha comunicato che l’equipe, chiamato a indagare sull’origine del Covid-19, arriverà il 14 gennaio in Cina, dopo che il governo cinese ha negato l’ingresso nel Paese la scorsa settimana. Nell’annunciate la notizia, la Commissione nazionale sanitaria cinese ha spiegato che i ricercatori internazionali – complessivamente saranno dieci – condurranno «ricerche congiunte in cooperazione sulle origini del Covid-19 insieme agli scienziati cinesi», senza però chiarire quali luoghi potranno essere ispezionati dalla squadra formata dall’Oms


Il 2020 è stato l’anno più caldo di sempre


L’anno da poco concluso – insieme al 2016 – è stato il più caldo mai registrato a livello mondiale. Secondo quanto annunciato dal Copernicus Climate Change Service. Secondo l’analisi dell’osservatorio europeo, il mese di dicembre 2020 è stato il sesto il più caldo di sempre, con temperature al di sopra della media in gran parte del Canada, Groenlandia, Scandinavia, così come nei mari di Barents, Kara e Chukchi, rimasti in gran parte privi di ghiaccio.


Nucleare, individuati 67 luoghi idonei per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi


La Sogin, con il nulla osta del MISE e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha pubblicato la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), il progetto preliminare e tutti i documenti correlati alla realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e del Parco Tecnologico, che permetterà di sistemare in via definitiva i rifiuti radioattivi italiani di bassa e media attività.  Nella carta figurano 67 luoghi potenzialmente idonei. Al via, dunque, la fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei 4 mesi successivi, il seminario nazionale.


L’Italia del futuro: una sfida oltre la crisi


Il Manifesto Programmatico e Ideale dell’Istituto “Stato e Partecipazione”

La crisi della nostra Nazione non è solo sanitaria, nonostante l’enorme dramma rappresentato dalla pandemia. Il drammatico crollo del Pil, il fallimento di molte aziende (facile preda di criminalità organizzata o investitori cinesi) e l’emorragia senza precedenti di posti di lavoro sembrano aprire ferite insanabili nel corpo della penisola. E non ci si ferma qui: la demografia ci condanna ogni anno di più a una rapida scomparsa, favorita dalla “fuga dei cervelli”, dallo spopolamento dei borghi e da decenni di martellante “pensiero unico” antinazionale. Sul piano agricolo e industriale continuiamo a perdere pezzi, senza mettere in campo strategie di lungo periodo credibili e mature, con una classe dirigente che offre esempi di impreparazione che superano ogni limite. La disarticolazione del tessuto sociale e dell’industria pubblica iniziata negli anni ’90 ha privato l’Italia di una serie di basi economiche senza le quali oggi diventa quasi impossibile resistere nella temperie della globalizzazione, dell’alta finanza e delle grandi multinazionali, alcune delle quali stanno beneficiando enormemente delle chiusure per fare profitti e mutare radicalmente la vita e le abitudini delle persone. Il rischio che la “tecnica” cambiasse l’essenza stessa dei singoli era già ben chiaro a tanti pensatori del primo ‘900, e oggi le più fosche profezie sembrano avvicinarsi sempre più realtà. Bisogna trovare gli anticorpi comunitari per reagire a tutto questo, in nome di una gloriosa storia e del futuro delle prossime generazioni di italiani. L’Istituto “Stato e Partecipazione” ha provato a dire la sua in questo senso pubblicando uno studio volto a programmare e immaginare “L’Italia del Futuro” in nome di termini quali l’amor di patria, la partecipazione, l’identità, la responsabilità e il ruolo dello Stato. Il libro, con la prefazione “Le ali del folle volo” firmata da Giulio Tremonti, raccoglie 18 contributi che offrono analisi e proposte di livello su tutti i temi centrali del nostro tempo, dall’economia alla geopolitica passando per la cultura. La prima parte, con gli articoli di Francesco Carlesi, Stelio Fergola, Daniele Trabucco e Mario Bozzi Sentieri, partendo da una serie di riflessioni storiche, ambisce a fornire alcune linee guida politiche verso cambiamenti istituzionali profondi che permettano all’Italia di ritrovare il suo ruolo internazionale e il suo “modello sociale” alternativo a quello anglosassone, oltre i paletti del neoliberismo. Si prosegue poi con degli studi importanti sul settore primario, troppo a lungo trascurato dal dibattito e analizzato nei saggi di Sandro Righini, Gian Piero Joime e Augusto Grandi. Sul piano industriale e sindacale trovano spazio le proposte di un “Iri 2.0” (Filippo Burla), di un piano infrastrutturale per la logistica nazionale (Raimondo Fabbri), di un’ampia riforma del sindacato (Ettore Rivabella) fino a una vera e propria rivoluzione del mondo del lavoro (Francesco Guarente). Si passa poi al tema scottante delle periferie, letto attraverso l’esperienza e le proposte di Emanuele Merlino, fino a quello della (sempre più omologata) stampa (Flaminia Camilletti), passando per la previdenza sociale (Gabriele De Paolis) e l’immigrazione (Daniele Scalea), su cui si giocherà una fetta importante del nostro futuro. Gli ultimi articoli sono invece dedicati alla moneta e al mondo bancario, attraverso le lenti di due “auritiani” come Francesco Filini e Massimiliano Scorrano. Chiude il volume una postfazione di Fabio M. Mascioli, ricca di suggestioni, richiami storici e “futuristi”. Quest’opera dell’Istituto “Stato e Partecipazione” punta con decisione a scatenare dibattiti, rianimare il panorama politico-culturale della Nazione e lanciare proposte che favoriscano la rinascita dell’Italia, la quale potrà avvenire solo attraverso un lungo percorso fatto di cultura, formazione e sacrificio.

Autori Vari, “L’Italia del futuro”, Eclettica, pagg. 304, Euro 18,00