«Nell’Ue, Italia prima per il sovraffollamento carcerario»

A renderlo noto è il rapporto “Space” del Consiglio d’Europa

Quelle italiane sono le carceri più sovraffollate dell’Unione europea. A renderlo noto è il rapporto “Space” del Consiglio d’Europa, che monitora annualmente la situazione nelle carceri dei Paesi membri: il Consiglio d’Europa (da non confondere con il Consiglio europeo) è un’organizzazione di difesa dei diritti umani, democrazia e Stato di diritto, che include 47 Stati, tra cui 27 membri dell’Unione europea. Secondo i dati del rapporto, aggiornato alla fine del gennaio del 2020, in Italia, c’erano 120 detenuti per ogni 100 posti. Pur detenendo il primato, il nostro Paese non è l’unico membro dell’Unione ad avere un problema con il sovraffollamento carcerario. Il Consiglio d’Europa denuncia che, a livello Ue, nello stesso periodo, in Belgio c’erano 117 detenuti per ogni 100 posti, in Francia e Cipro 116, in Ungheria e Romania 113, in Grecia e Slovenia 109. In assoluto, tra gli stati membri del Consiglio d’Europa, questo record negativo spetta alla Turchia, con 127 carcerati per ogni 100 posti e dove secondo i dati ci sono in media 11 detenuti per ogni cella (in Italia, questa media è del 1,9). Secondo Marcelo Aebi, professore responsabile del rapporto “Space”, l’Italia potrebbe risolvere il problema del sovraffollamento carcerario riducendo le pene e costruendo più prigioni, anche perché «le amnistie, come quella del 2006, non risolvono il problema».

«Nel 2020, torna a diminuire l’aspettativa di vita nell’Ue»

Lo ha reso noto l’Eurostat, sottolineando che in Italia è stato registrato uno dei cali più marcati

Nel 2020, nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, è tornata a diminuire l’aspettativa di vita, dopo anni di costante crescita. A certificarlo è l’Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, sottolineando che quello registrato in Italia – nel nostro Paese l’aspettativa di vita è diminuita di 1,2 anni, passando da 83,6 del 2019 a 82,4 anni – è stato uno dei cali più marcati registrati nell’Ue. La diminuzione maggiore è stata rilevata in Spagna, dove il calo è stato di 1,6 anni rispetto all’anno precedente: nel Paese iberico, un bambino nato nel 2020 potrebbe aspettarsi di vivere 82,4 anni, meno quindi rispetto agli 84 anni del 2019. Ciò significa, puntualizza l’Eurostat, che l’aspettativa di vita è tornata al livello registrato nel 2010. A seguire, nella graduatoria che classifica i Paesi in base ai cali più marcati, Bulgaria (-1,5), Lituania, Polonia e Romania, con -1,4 anni. In Germania e Francia, l’Eurostat ha registrato rispettivamente un calo di 0,2 e 0,7 anni. Invariati, invece, i dati di Cipro e Lettonia mentre aumenta, seppure di poco (+0,1), l’aspettativa di vita in Danimarca e Finlandia.

Scuola, lezioni in presenza per 5,6 milioni di studenti

Tra i banchi, il 65,5% degli studenti iscritti nelle scuole statali e paritarie

Il Paese riparte dalla scuola: circa 5,6 milioni di studenti, pari al 65,5% del totale degli iscritti nelle scuole statali e paritarie (8,5 milioni), torneranno domani in aula per seguire le lezioni in presenza. In 2,9 milioni faranno lezione in DAD, con la consueta alternanza del 50% per gli studenti delle superiori nelle regioni in cui è consentito. A riferirlo è Tuttoscuola, sottolineando che, tra loro, sono 2,7 milioni gli alunni più piccoli della scuola dell’infanzia e del primo ciclo, ammessi a scuola dal DL 44, anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa. Per le stesse ragioni nelle regioni in zona rossa potranno accedere ai servizi per la prima infanzia (asili nido, 0-3 anni) anche 212 mila bambini. Nello specifico, saranno 5.568.708 gli alunni di scuole statali e paritarie che potranno seguire le lezioni in presenza su un totale di 8 milioni e 506mila. Secondo i dati, che includono anche i bambini e gli alunni da settimane esclusi dalle attività educative in presenza a scuola, torneranno in classe 832mila bambini di scuola dell’infanzia (3-6 anni), 1,5 milioni di alunni di scuola primaria e 342mila del primo anno di scuola secondaria di I grado. A livello territoriale, le Regioni maggiormente interessate dalla riapertura sono, in ordine, la Lombardia, il Lazio e il Veneto, rispettivamente con 785.910 alunni (e 615.903 in DAD), 687.592 (e 133.737 in DAD) e 573.694 (e 106.402 in DAD). A seguire la Campania con 484.731 studenti (e 460.262 in DAD) e l’Emilia Romagna con 335.580 alunni (e 284.843 in DAD). Nelle Isole, invece, quasi tutti gli alunni torneranno a scuola: in Sicilia saranno 614.891, in Sardegna 170.004, pari ad oltre l’80% degli studenti iscritti.

Dodici anni fa il terremoto dell’Aquila, oggi diverse celebrazioni in ricordo delle vittime

Si celebra oggi il dodicesimo anniversario del terremoto dell’Aquila. Le misure restrittive imposte a causa della pandemia non hanno impedito le celebrazioni in memoria delle vittime. In piazza Duomo, nel cuore del centro storico della città abruzzese, un vigile del fuoco ha acceso un braciere, di fronte alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio alla presenza del sindaco aquilano, Pierluigi Biondi. Le campane hanno suonato 309 rintocchi, tanti quante le vittime del terremoto che colpì il capoluogo abruzzese alle 3:32:39 del 6 aprile del 2009.

SPECIALE FONDITALIA – Sfida formativa

L’uomo moderno appare come sospeso fra passato e futuro del lavoro

Sul tema della formazione, Egidio Sangue ha ricordato le difficoltà di alcune famiglie e di alcuni lavoratori nell’adattarsi al lavoro da remoto, in particolare quelli privi della strumentazione necessaria per essere in condizione di “connettersi”, sia per mancanza di infrastrutture che per mancanza di competenze di base. “Non potendo organizzare la formazione in presenza – spiega il dott. Sangue – si fa fatica a far utilizzare la strumentazione di base alle imprese che vogliono fruire della formazione, a partire dalla dimestichezza di utilizzo di programmi di videochiamata, perché il paese è molto differenziato in termini di capacità di utilizzare certe tecnologie”. Alcune aree del paese, infatti, sono state purtroppo molto svantaggiate nell’utilizzo di queste nuove tecnologie. Altro tema trattato, quella della “fine del lavoro”, su cui ha ripreso la parola il professor De Masi, ricordando la conferenza di John Maynard Keynes a Madrid del 1930, dal titolo “Prospettive economiche per i nostri nipoti”. La profezia di Keynes, secondo il professor De Masi, è oggi una realtà per quanto riguarda il problema di “lavorite” che affligge milioni di persone, soprattutto in Italia. Questo problema accomuna moltissimi lavoratori: uomini più che donne, che lavorano troppo senza rendersi conto di togliere in questo modo il lavoro ai propri figli. Non c’è un reale carico di lavoro superiore per alcune professioni, ma un problema psicologico generalizzato di persone abituate all’overtime in azienda, a scapito di figli e nipoti che non trovano lavoro anche in età adulta.