L’Europa si blinda


«Siamo in guerra». Il presidente francese Emmanuel Macron lo ha ripetuto più volte durante il suo discorso alla nazione di ieri sera. Il tono rende bene l’idea di come l’Europa sia adesso più consapevole del pericolo causato dalla diffusione del nuovo coronavirus, seppure in ritardo rispetto all’Italia. Persino il primo ministro britannico, Boris Johnson, ha compiuto un passo indietro rispetto alla linea adottata alcuni giorni fa e ora invita i cittadini ad evitare i contatti non essenziali e a lavorare, quando possibile, da casa. Ma la misura restrittiva più importante è sicuramente quella dell’UE, che dalle 12 di oggi chiude le sue frontiere esterne per 30 giorni (la proposta era stata formalizzata sempre nella giornata di ieri dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen e non riguarda i cittadini UE, il personale di ricerca e sanitario impegnato nel limitare la diffusione del coronavirus e i trasportatori di merci). In Francia l’annuncio di Macron sugli spostamenti fortemente ridotti nel paese per almeno 15 giorni ha provocato nella mattinata di oggi una fuga da Parigi, principalmente persone intenzionate a lasciare la capitale francese per raggiungere la regione d’origine.  Intanto in Spagna i contagi accertati da coronavirus sono aumentati ancora, arrivando a quota 11 mila, con un incremento di duemila casi in un giorno. In Germania se ne contano poco più di seimila, ma si teme possano in verità essere di più.


PA: l’Ue condanna l’Italia


La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia per i ritardi dei pagamento della Pubblica amministrazioni. Secondo l’istituzione, infatti, il nostro Paese non ha garantito i pagamenti delle prestazioni dei privati entro un limite di tempo non superiore ai 30 o ai 60 giorni venendo quindi meno agli obblighi comunitari, come stabilito dalla direttiva per la lotta ai ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali tra pubblica amministrazione e imprese private risalente al 2011. Come si legge anche sul Ministero delle Finanze, «tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le proprie fatture entro 30 giorni dalla data del loro ricevimento, ad eccezione degli enti del servizio sanitario nazionale, per i quali il termine massimo di pagamento è fissato in 60 giorni». «Il rispetto di queste scadenze – si legge ancora – è un fattore di cruciale importanza per il buon funzionamento dell’economia nazionale». Stando agli ultimi dati del MEF, aggiornati al 21 dicembre del 2018 e contenuti nel cruscotto di monitoraggio, sono stati effettuati i pagamenti relativi a 19 milioni di fatture, per un importo di 115,9 miliardi di euro, che corrisponde all’83% del importo totale (le fatture pervenute erano 27,5 milioni per un totale di 155,9 miliardi di euro. I tempi medi di pagamento risultano essere pari a 55 giorni, mentre i tempi medi ponderati di ritardo si sono attestati su valori pari a sette giorni. Secondo l’Ance (tanto per citare un esempio) solo nel settore delle costruzioni i ritardi superano ancora i quattro mesi e mezzo, per un totale di sei miliardi di arretrati a danno delle imprese.


Chi li ha visti?


Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, in una lunga intervista al quotidiano La Repubblica, chiede che venga rafforzato il ruolo globale dell’Ue. Ma è già tardi. Nello scacchiere mediorientale e in Libia, tanti decisivi e preoccupanti avvenimenti si sono già verificati, senza che l’Ue abbia dimostrato, in tempo, di avere un ruolo. Una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Unione è in calendario per venerdì prossimo a Bruxelles sulla crisi in Iran e Iraq, ma nel frattempo, la tensione tra Iran e Usa non diminuisce. La sepoltura del generale Qassem Soleimani, a Kerman, è stata rinviata per ragioni di sicurezza, alla luce dei disordini che si sono verificati durante la cerimonia, con decine di persone morte e altrettante ferite. Se da una parte la crescita del prezzo del petrolio si è arrestata dopo l’impennata dei giorni scorsi (fin quasi a 70 dollari, ma non è escluso ancora che possa raggiungere gli 80) per i timori di un’escalation di violenze in Medioriente, dall’altra secondo il New York Times la Guida suprema Ali Khamenei avrebbe detto, durante un consiglio di sicurezza, che qualsiasi rappresaglia per l’uccisione del generale iraniano Qassam Soleimani deve essere un attacco diretto e proporzionato contro interessi americani, eseguito apertamente dalle forze iraniane. Senza dimenticare che il Parlamento iraniano ha designato tutte le forze armate degli Stati Uniti «terroristi».
Altro scenario preoccupante è la Libia, tant’è che oggi si è tenuto un minivertice a Bruxelles, tra Italia, Francia, Germania e Regno Unito presieduto dall’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell. Ma in realtà l’Ue si sta muovendo solo dopo che la Turchia ha deciso di intervenire militarmente al fianco del governo di Tripoli e contro Haftar. Cosa possono fare Italia ed Europa per favorire una soluzione pacifica della crisi? «Continuiamo tutti a ritenere che non esista alcuna soluzione militare e ne discuteremo oggi in sede Europea», ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Ma è difficile continuare a mantenere un atteggiamento (apparentemente) neutrale, quando due Paesi come Russia e Turchia si sono già schierati, con l’Italia di fatto surclassata dalla Turchia. «Noi (l’Ue, ndr), dobbiamo avere la possibilità di avere una nostra politica», ha detto David Sassoli. «Questo non è facile perché abbiamo perso molto tempo nei litigi fra gli stati europei». E se lo dice il presidente del Parlamento Ue, figuriamoci se possiamo contraddirlo noi.


Manovra: via libera dall’Ue, ma «a rischio Patto di Stabilità»


Dombrovskis: «Servono misure, ma non subito»

La Commissione europea ha dato il via libera alla manovra italiana, ma allo stesso tempo avverte che – come per Belgio, Spagna, Francia, Portogallo, Finlandia, Slovacchia e Slovenia – il documento programmatico di bilancio del nostro Paese «comporta un rischio di non conformità con il Patto di Stabilità e di crescita nel 2020». Secondo la Commissione Ue la manovra «potrebbe comportare una deviazione significativa dai percorsi di aggiustamento verso il rispettivo obiettivo di bilancio a medio termine e anche l’inosservanza del parametro di riduzione del debito». Nel corso di una conferenza stampa il vicepresidente della Commissione Ue Vladis Dombrovskis ha poi invitato «tutti gli Stati a rischio di non rispetto del Patto a prendere le misure necessarie all’interno del processo nazionale di bilancio per assicurare che il bilancio 2020 rispetti le regole», specificando però di non chiedere misure immediate. «Le misure – ha detto – sono necessarie per tutti i paesi a rischio non conformità, ma per quanto riguarda i tempi rivaluteremo la situazione in corso d’anno, il momento successivo di valutazione dei bilanci è la primavera ventura». A rincarare la dose è stato il commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici, il quale ha ricordato che «l’Italia è il Paese che ha beneficiato di tutte le flessibilità del patto, abbiamo avuto un atteggiamento serio e rigoroso ma anche comprensivo. Bisognerà continuare a essere attenti al livello di debito pubblico italiano, l’effetto valanga non è sicuramente benefico per l’Italia né per l’integrità dell’eurozona, bisognerà affrontare i veri problemi dell’economia italiana che sono problemi strutturali».


Più tutelati in Cina


Sono 26 i prodotti italiani protetti dall’accordo Cina Ue

Notizia importante per l’agroalimentare e per il made in Italy, sebbene i rappresentanti degli operatori del settore non siano tutti dello stesso avviso. 26 prodotti italiani saranno protetti nell’accordo tra Unione Europea e Cina sulle Indicazioni Geografiche siglato a Pechino: Asiago, Aceto balsamico di Modena, Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Bresaola della Valtellina, Brunello di Montalcino, Chianti, Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Gorgonzola, Grana Padano, Grappa, Montepulciano d’Abruzzo, Mozzarella di bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto San Daniele, Soave, Taleggio, Toscano/Toscana, Vino nobile di Montepulciano. L’intesa è la prima di questo tipo tra l’Ue e la Cina e mira a proteggere da contraffazioni e frodi 100 indicazioni geografiche europee e 100 indicazioni geografiche cinesi nei rispettivi mercati. La Cina è la seconda destinazione per le esportazioni agro-alimentari dell’Ue per un valore di 12,8 miliardi di euro ed è anche la seconda destinazione per i prodotti europei protetti dalle indicazioni geografiche protette. L’Italia è il primo paese nell’Ue per numero di indicazioni geografiche protette riconosciute. Si consideri che in termini di valore, il mercato delle indicazioni geografiche dell’Ue è di circa 54,3 miliardi di euro e complessivamente rappresenta il 15 per cento di tutte le esportazioni Ue di prodotti alimentari e bevande. Le indicazioni geografiche, uno dei grandi successi dell’agricoltura europea, vantano oltre 3.300 denominazioni Ue registrate. 1.250 sono invece le denominazioni di paesi terzi protette nell’Ue, principalmente grazie ad accordi bilaterali.