Rilancio, i sindacati confederali chiedono di fare presto


Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno opinioni diverse, ma la richiesta di base è la stessa

Il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, ha chiesto modifiche di buon senso ed un grande atto di coraggio per il futuro, mentre la vice segretaria della Cgil, Gianna Fracassi, ha, fra le altre cose, contestato la disposizione sul saldo e acconto sull’Irap, in quanto non selettiva, il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, ha insistito sul fattore tempo e il segretario generale aggiunto della Uil, Pierpaolo Bombadieri, ha aperto all’utilizzo delle risorse del Mes. Questo, in estrema sintesi, quanto successo ieri nella lunga audizione che la commissione bilancio della Camera dei deputati ha voluto tenere con le quattro sigle confederali. Una audizione molto partecipata su un provvedimento, il cosiddetto decreto Rilancio, che viaggia sostanzialmente sugli stessi binari del Cura Italia, con una serie di interventi a pioggia a sostegno di determinate categorie di cittadini che stanno però arrivando con incredibile ritardo, rispetto alle promesse e alle generali aspettative del Paese. Diversi i temi approfonditi, dal lavoro agile, che oggi è pesato soprattutto sulle spalle dei lavoratori, alla tempistica nella fruizione degli ammortizzatori sociali, dal Mezzogiorno, quasi completamente assente, alla scuola, dagli incentivi fiscali a determinati settori, con il famoso caso del monopattino, al possibile scudo penale per i datori di lavoro nel caso di lavoratore positivo al Covid-19.


Preoccupati per il lavoro che manca


Audizione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl presso la competente Commissione del Senato

Prosegue l’attività del Parlamento in modalità da remoto e non senza qualche problema tecnico. Nel pomeriggio di oggi, fra le altre cose, la Commissione lavoro del Senato ha ascoltato i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sulle prospettive economiche e sociali della ripartenza, con riferimento al lavoro e alla salute e sicurezza per i dipendenti e per clienti e utenti. Con toni diversi, tutte le sigle sindacali hanno espresso la loro preoccupazione per il ritardo che si sta accumulando intorno al nuovo decreto legge, cosa che rischia di generare confusione e tensione nella cosiddetta fase 2, con milioni di lavoratori, soprattutto delle piccole e medie aziende, messi in difficoltà dalle stringenti regole sul distanziamento e con interi settori produttivi ed economici ancora chiusi e per i quali si prospetta un ridotto impiego di personale stagionale o a tempo determinato. A marzo, purtroppo, è già cresciuta e di molto la platea degli inattivi.


Il Def 2020 approda in Parlamento


Audizione unitaria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl sul Documento di economia e finanza

Si potrebbe parlare di porto delle nebbie, tanto è vago e indefinito il Documento di economia e finanza appena presentato dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’economia, Roberto Gualtieri. Certo, a giustificazione del tutto, vi è la drammatica situazione causata dall’emergenza epidemiologica, però indubbiamente il testo è molto vago e carente in diverse sue parti, cosa che è stata fatta notare, pur con toni diversi, nel corso della audizione di oggi dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Le uniche certezze sono rappresentate dal crollo del prodotto interno lordo e dall’aumento della disoccupazione, anche se già nel 2021 dovrebbe esserci un rimbalzo positivo per le dinamiche complessive. Manca, però, il programma nazionale di riforma che dovrebbe, appunto, accompagnare e rafforzare la ripresa. Prima della pandemia, come si ricorderà, erano stati avviati dei tavoli di confronto su diverse tematiche.


Fiducia nei sindacati in crescita tra gli italiani


In calo, invece, la fiducia verso le istituzioni. Lo sostiene l’ultimo Rapporto Italia dell’Eurispes

Cresce la fiducia degli italiani nei sindacati. O meglio: torna a crescere. Lo sostiene l’Eurispes nella 32esima edizione del Rapporto Italia, sottolineando che il 46,4% degli italiani dichiara di avere fiducia nelle organizzazioni sindacali. Si tratta di un dato in aumento rispetto al 37,9% registrato nel 2019. Diminuisce complessivamente, invece, la fiducia nelle istituzioni: nel 2020 gli italiani fiduciosi verso le istituzioni sono il 14,6%, in calo del 6,2% rispetto allo scorso anno. Il gradimento verso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, resta stabile – il capo dello Stato raccoglie il consenso del 54,9% degli italiani, in linea il 2019 (55,1%) – mentre diminuisce quello verso il governo e il Parlamento: il 26,3% ripone fiducia nell’esecutivo – quelli che dichiaravano di averne verso il governo Lega-M5s erano il 36,7% – e il 25,4% lo fa verso il Parlamento. Erano il 30,8% nel 2019. Fiducia in crescita verso la Magistratura, adesso al 49,3% (+2,8% su base annua). Se i giudici non riescono a superare la soglia del 50%, lo stesso non vale per le forze dell’ordine: Guardia di Finanza (70,4%, +2,1%), Polizia di Stato (69%, -2,5%) e Carabinieri (65,5%, -5% su base annua). Sebbene in calo di 3 punti percentuali rispetto al 2019, la fiducia verso i Vigili del Fuoco resta altissima (84,3%). Vanno oltre il 50% e seguono un trend positivo di consensi le associazioni dei consumatori (dal 53% del 2019 al 58,4%); le associazioni di volontariato (dal 64,2% al 70%); la Chiesa cattolica (dal 49,3% al 53,4%) e il sistema sanitario (dal 62,3% al 65,4%; +3,1%).


Arcelor Mittal: i sindacati si spaccano


Mentre oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme a diversi ministri, si confrontava con i vertici di Arcelor Mittal (l’amministratore delegato e presidente, Lakshmi Mittal, e il direttore finanziario, Aditya Mittal) nel tentativo alquanto incerto, durato oltre tre ore, di scongiurare il peggio per l’ex Ilva e per l’Italia intera, i sindacati si sono divisi sullo sciopero. La Cisl-Fim ha annunciato alla stampa uno sciopero immediato, mentre Fiom (primo sindacato a Cornigliano già in subbuglio), Uilm (primo sindacato a Taranto), Ugl e Ubs hanno preferito sospendere ogni decisione. ArcelorMittal ha inviato una comunicazione formale alle organizzazioni sindacali dell’ex Ilva in merito alla «retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti», 10.777 unità, ai sensi dell’articolo 47 della legge 428 del 1990, a seguito dell’annuncio di recesso. «Sono fiducioso: la linea del governo è che gli accordi contrattuali vanno rispettati», ha detto stamattina il premier Conte. Ma è altrettanto vero che per Arcelor Mittal la protezione legale, come è scritto nell’annuncio di recesso, costituiva «un presupposto essenziale», sebbene non sia l’unica causa né giustifichi del tutto le inadempienze del piano.

Ma non c’è solo Taranto. A Genova si prospetta una manifestazione cittadina, qui i sindacati viaggiano unitari. «Genova non è disponibile in nessun modo» a pagare per i pasticci fatti dal Governo. La comunicazione di Arcelor Mittal, che di fatto segna l’avvio della procedura per il disimpegno, riguarda tutta Italia: oltre a Taranto e Genova, anche Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno, Legnano, Marghera.


Sicurezza, l’incontro per conoscersi


Appuntamento alle prossime settimane. È con questo auspicio che i ministri Catalfo e Speranza hanno congedato i segretari generali e i rappresentanti di una ventina di associazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl, e datoriali, da Confindustria al mondo cooperativo, nel corso dell’incontro al ministero del lavoro sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Alle anticipazioni dei giorni scorsi, si è aggiunto un ulteriore tassello. L’intenzione del governo è quello di procedere ad una revisione mirata del testo unico in materia. Il decreto legislativo 81/2008, nonostante siano passati più di dieci anni dalla sua entrata in vigore, è ancora inattuato in diverse sue parti, anche in settori particolarmente a rischio, come la pesca e il trasporto pubblico. Soprattutto da parte datoriale si è insistito molto sulla semplificazione e sul passaggio dalla forma alla sostanza, mentre le organizzazioni sindacali hanno ribadito la centralità della formazione.