Recovery Plan, Gentiloni: «L’Italia deve presentare dettagli su obiettivi e progetti»


«Il lavoro con le autorità italiane continua e penso che sia necessario rafforzare le proposte presentate: pensiamo che occorra dare un chiaro messaggio sulle riforme connesse alle raccomandazioni Ue del 2019 e che bisogna avere dettagli sul calendario, sui progetti, sugli obiettivi posti. Per il governo è un grande sforzo, ma queste sono le condizioni dell’operazione anticrisi concordata», così il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, riferendosi al Recovery Plan nel corso di un evento organizzato dall’agenzia Reuters.


RECOVERY LORO


Crisi: passa in Cdm il Recovery Plan, l’ombrello del Conte bis. Il Piano sarà inviato alla Camera dei deputati e al Senato per acquisirne le valutazioni. Nel frattempo fervono le trattative per evitare lo show down

Dopo il penultimo (?) strappo di ieri notte, con le ministre di Italia Viva Bellanova e Bonetti che si sono astenute dal votare il Recovery Plan, il Governo Conte bis ne attende un altro stasera. Ne sapremo di più alla fine della conferenza stampa convocata oggi pomeriggio alle 17.30 dal segretario IV Matteo Renzi. Nel frattempo il Recovery Plan più che un baluardo per l’Italia intera è sicuramente l’ombrello sotto al quale si sta riparando ciò che resta della maggioranza, affatto intenzionata a lasciare Palazzo Chigi. Mentre molti danno per certa la dipartita di Italia Viva dal Governo, fatto che aprirebbe la crisi, in queste ore ferve la mediazione per evitare lo show down. Tra i “diplomatici” al lavoro non sorprende trovare il segretario PD Nicola Zingaretti («riaprire il confronto all’interno della maggioranza») e nemmeno il ministro degli Esteri. Lo è semmai trovarvi Beppe Grillo che su Fb propone un «patto ai partiti». «Lavoriamo per la ricerca di un obiettivo condiviso – scrive – che altro non può essere che la ricerca del bene comune per il Paese». In caso di show down, sempre più insistenti le voci di possibili «responsabili» pronti a prendere il posto di Iv al Senato, alcuni dei quali potrebbero essere forse «un po’ più di cinque» guidati a distanza dal redivivo Clemente Mastella, magari “nascosti” tra 4 senatori dati dalle indiscrezioni in uscita dal gruppo di Renzi, tra gli 8 da Forza Italia, tra qualche renziano divergente dalle posizioni del gruppo. I calcoli infatti non tornerebbero se per risolvere la crisi in Parlamento, come sarebbe tentato di fare Conte, bastasse arrivare a 158 voti. Unendo infatti i 92 del M5S, i 35 del Pd, i 5 di Leu, i 6 delle Autonomie e i 9 del Misto si arriverebbe a 147. Quello che ha fatto saltare definitivamente la “connessione” tra Italia Viva e la maggioranza ancora al Governo è stata la richiesta di utilizzare le risorse del Mes che con il Recovery Plan nulla hanno a che fare ma utili a far saltare l’equilibrio tra Conte, Pd e  M5s.  L’azione di rilancio del Paese delineata dal Piano licenziato ieri dal CdM è guidata da «obiettivi di policy e interventi connessi ai tre assi strategici condivisi a livello  europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale». Le risorse allocate nelle sei missioni del PNRR (o Recovery Plan) sono pari a circa 210 miliardi di euro. Di questi, 144,2 miliardi finanziano «nuovi progetti» mentre i restanti 65,7 miliardi sono destinati a «progetti in essere». Il Piano, che sarà inviato alla Camera dei deputati e al Senato per acquisirne le valutazioni, dovrà dare attuazione al programma Next Generation EU, varato dall’Ue per integrare il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 alla luce delle conseguenze economiche e sociali della pandemia da COVID-19. Ma il Paese resta al momento inchiodato da questa crisi nella maggioranza perdurante da settimane.


CIAO CIAO


Renzi presenta il suo Recovery Plan

e minaccia le dimissioni delle ministre Iv

“Ciao” è il nome del suo “contropiano” per impiegare le risorse del Recovery Fund, un piatto che rischia di essere indigesto sia a Conte sia al M5s

Matteo Renzi ha presentato il suo “contropiano” per il Recovery Fund che ha denominato “Ciao” ovvero Cultura, Infrastrutture, Ambiente, Opportunità. Nel corso di una conferenza stampa, ieri, ha annunciato che domani Italia viva, il suo partito, si presenterà all’incontro con il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e il ministro per gli Affari europei, Enzo Amendola, con 61 proposte, minacciando che «se non c’è l’accordo è evidente che faranno senza di noi» ovvero che le ministre Iv sono pronte a dimettersi aprendo una crisi di Governo. Renzi ha bollato senza mezzi termini il Recovery plan proposto da Giuseppe Conte come un «collage raffazzonato senz’anima». Le ironie sui social, grazie a quel “Ciao”, si stanno rincorrendo, come è normale che sia, per l’assonanza con il famoso “stai sereno”. Davvero oggi Giuseppe Conte si trova nella stessa situazione dall’allora presidente del Consiglio Enrico Letta? In effetti “Ciao” non è un piano facile da recepire sia per Conte sia il M5s: si parla di rinuncia del premier alla delega ai Servizi, di ius culturae per gli universitari stranieri, di Mes. Ma i conti senza l’oste non si possono fare: cosa ne pensa il Capo dello Stato? Tra coloro interpretano il pensiero del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si continua a ritenere sempre difficile l’ipotesi di un governo Conte-ter. Più probabili invece alcuni cambi nella squadra di governo attraverso un rimpasto e la richiesta di una nuova fiducia in Parlamento. Le voci in Senato si rincorrono: si parla di un ingresso di Renzi o di Ettore Rosato nel governo, con cambi al Viminale e alle Infrastrutture. Si tratta di ipotesi, per ora, che sono state già smentite. Ma il Pd sostiene che l’unica alternativa a questo governo sono le elezioni, in vista delle quali sempre più probabile appare un’alleanza Pd-M5s. Forse stiamo guardando troppo avanti. Nel frattempo, in queste ore, anche gli altri partiti della maggioranza, Pd, Leu, Autonomie, stanno preparando il terreno del confronto con il Governo prima di un incontro plenario sul Recovery plan, solo dopo Conte convocherà il Consiglio dei ministri.
Renzi, tuttavia, insiste: «Ci stiamo giocando l’osso del collo, come ho detto in conferenza stampa ieri in Senato qui: non è tempo di meline», così nella sua Enews. «Non mi appassiona sapere come finirà la telenovela tra Conte e Renzi. Non credo molto né all’uno né all’altro», ha commentato più pragmaticamente il leader della Lega, Matteo Salvini, parlando con i giornalisti a Roma.


Recovery Plan, Conte incontra le delegazioni di maggioranza


Ma restano le tensioni nella maggioranza, mentre Renzi ribadisce la sua linea: «Stiamo discutendo del futuro, non di piccole polemiche di parte»

A parole, il premier Giuseppe Conte, va avanti per la sua strada. «Dobbiamo riprendere con la massima lena la discussione sul Recovery Plan. Si può discutere di tutto, ma dobbiamo discutere nel merito, ne va della credibilità del paese nell’UE. Non ci possiamo permettere distrazioni», ha rimarcato infatti oggi intervenendo in videoconferenza all’inaugurazione del Data Center di Modena. E per scongiurare qualsiasi ulteriore tensione oggi sono stati avviati i tavoli di confronto con le delegazioni dei partiti di maggioranza (andranno avanti fino alle 19, oggi con M5s e Pd, domani mattina con Italia Viva e Leu). Ma la crisi i renziani l’hanno evocata eccome. Le parole di ieri di Ettore Rosato sembravano quasi non lasciare spazio alle trattative e oggi la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, è tornata a chiedere in un’intervista al Corriere della Sera una svolta al presidente del Consiglio. Sul nodo c’è il Recovery Plan, ma anche la manovra è un dossier che scotta. Sul tema è tornato a farsi sentire anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi: «Stiamo discutendo di come affrontare l’emergenza coronavirus: non si può continuare a dire andrà tutto bene e non si possono colpevolizzare i cittadini, l’Italia è purtroppo il paese con il più alto numero di morti. Di fronte a questo record negativo noi diciamo che bisogna mettere più soldi sulla sanità. Ecco di cosa stiamo discutendo: di come gestire il futuro non di piccole polemiche di parte». Quindi è tornato a ribadire: «I soldi che ci dà l’Europa mettiamoli sulla sanità: si chiama Mes, sono 36 miliardi di euro per i nostri ospedali, dottori, studenti. E io penso che questa cifra sia da prendere subito. Lega e 5 Stelle dicono di no perché sono populisti anti-europei come al tempo del Conte I. Quindi noi diciamo sì al Mes e prendiamo i nove miliardi originariamente dedicati dal Recovery Fund alla sanità e mettiamoli su cultura e turismo, argomento di cui nessuno parla». Non sarà facile mediare su alcuni punti e anche dal Pd – come riferisce un retroscena del Corriere della Sera – c’è chi avverte, Dario Franceschini su tutti, che in caso di rottura l’unica via di uscita sarebbe quella rappresentata dalle elezioni anticipate. Intanto al premier arriva la sponda del M5s tramite il capodelegazione Alfonso Bonafede. «Convocare le delegazioni della maggioranza sul Recovery Plan – ha scritto su Facebook – è un’iniziativa ottima. Questo pomeriggio, la prima a essere ascoltata sarà la delegazione del M5S. Come sempre, ci confronteremo in maniera costruttiva, nella consapevolezza che il Recovery Plan rappresenta un’occasione da non sprecare».


Recovery plan, Gualtieri: «Sarà pronto presto»


«È un piano molto ambizioso»

La versione abbreviata del Recovery plan italiano sarà pronta presto. È quanto assicurato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nel corso del suo intervento al Rome Investment Forum 2020. «La versione lunga – ha invece spiegato – sarà presentata in tempo all’inizio dell’anno prossimo alla commissione europea, secondo le scadenze previste». Gualtieri ha parlato di un piano «molto ambizioso», con una sessantina di progetti.


Recovery Plan, Lagarde: «Punto di svolta per l’Europa»


Il Recovery plan è un punto di svolta per l’Europa. Ha cambiato completamente le cose. A dirlo è stata la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, nel corso di un’intervista rilasciata a Le Monde. L’ex numero uno del FMI ha poi ribadito che le opzioni nella cassetta degli attrezzi della BCE «non sono esaurite. Se servirà fare di più, lo faremo». «Terremo sotto stretto controllo gli indicatori per tutto l’autunno – ha poi aggiunto Lagarde –. Dopo il rimbalzo che abbiamo visto durante l’estate, la ripresa è stata irregolare, incerta e incompleta e ora rischia di perdere slancio».