Pensioni, aumenta il pressing


Salvini rilancia l’idea di quota 41, mentre Conte è scontento di Tridico

Il cantiere delle pensioni potrebbe riaprirsi presto; quello che occorre capire è quale ruolo avrà, se avrà, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, visto che le cronache lo segnalano come oggetto di profonda insoddisfazione da parte del presidente del consiglio, Giuseppe Conte. Il numero uno dell’Istituto previdenziale, infatti, sarebbe stato bacchettato, almeno così racconta qualche giornale, dal premier per i ritardi nell’espletamento delle attività connesse al Cura Italia e al decreto Rilancio. Qualcosa deve essere successo, se il ministro per i rapporti con il Parlamento, Francesco D’Incà, si è affrettato a parlare di normale interlocuzione. Intanto, dopo la richiesta dei sindacati, anche la minoranza sta pressando il governo per riaprire il tavolo sulla riforma post-quota 100. Matteo Salvini, il leader della Lega, ha rilanciato quota 41, riferiti agli anni di contribuzione, in aggiunta ad altri meccanismi di flessibilità basati sull’età anagrafica.


Pensioni, bassi importi e forte impatto di assegni sociali


Ancora nessun aiuto dal governo per i pensionati italiani, i più esposti

In attesa di capire se da Palazzo Chigi arriverà un minimo di sostegno ai nostri pensionati, coloro che, peraltro, stanno pagando maggiormente in termini di umani e sociali, sia sul versante delle vittime che di quello del distanziamento fisico e personale, l’emergenza Covid-19, dall’Inps fanno sapere quali sono i numeri del primo trimestre sull’universo pensioni. Nei primi tre mesi dell’anno, le pensioni liquidate sono state poco più di 157mila, quasi 18mila delle quali sotto forma di assegno sociale. L’importo medio è di poco superiore a 1.100 euro, più alto per il lavoro dipendente (1.445 euro). Circa la metà delle pensioni è andata ai lavoratori dipendenti. Molto indietro i lavoratori agricoli, con un assegno medio di 737 euro, e, soprattutto, i parasubordinati. I quasi 8mila pensionati fra i cococo percepiranno un assegno mensile di appena 255 euro; considerando che la gestione separata è, per così dire, una invenzione relativamente recente, è facile immaginare che l’assegno sia aggiuntivo e non esclusivo, perché altrimenti si porrebbe una reale questione di sopravvivenza. L’importo medio per i lavoratori autonomi è di poco superiore a 900 euro, con artigiani e commercianti che salgono intorno a 1.050 euro. I pensionamenti anticipati sono stati in totale, fra tutte le categorie, 55mila, di cui circa 35mila nel lavoro dipendente. Oltre 40mila, infine, le pensioni ai superstiti, mentre le invalidità ammontano a 7.500.


Pensioni alla Posta, cambia il calendario di pagamento


Le prossime tre mensilità saranno pagate con una tempistica diversa dal normale

L’Inps si adegua alle indicazioni provenienti dalla presidenza del consiglio dei ministri e detta il nuovo calendario per il pagamento delle pensioni, così da scaglionare le presenze agli uffici postali. Un provvedimento che interessa moltissimi cittadini, la parte più fragile della popolazione, quella che oggi sta pagando il prezzo più grave all’emergenza Covid-19, con la stragrande maggioranza dei decessi concentrata proprio fra gli anziani. Lo scaglionamento del pagamento delle pensioni, in anticipo rispetto al normale calendario, ha un impatto consistente, se consideriamo che addirittura almeno due terzi degli assegni pensionistici sono al di sotto della soglia che prevede l’accredito obbligatorio su conto corrente. Chiaramente, molti pensionati possono aver optato per l’accredito, però sono ancora in tanti coloro che si presentano allo sportello. Il nuovo calendario per i pagamenti vale, al momento, per le mensilità di aprile, maggio e giugno, con scadenze rispettivamente fra il 26 e il 31 marzo con una coda al 1° aprile, fra il 27 e il 30 aprile e fra il 26 e il 30 maggio. Oggi, è toccato ai pensionati i cui cognomi iniziano per A o per B, domani alla C e alla D, mentre sabato mattina si arriva fino alla lettera K. Si riprende il 30 (lettere L-O); il 31 marzo sarà la volta delle lettere da P a R, mentre il 1° aprile si chiuderà infine con il blocco che va dalla S alla Z.


Pensioni, l’insostenibilità della versione del ministro Gualtieri


Il titolare del dicastero di via XX Settembre insiste sugli aspetti finanziari

Sarà per il ruolo, sarà per una sorta di deformazione professionale, maturata magari negli anni in cui è stato a stretto contatto con la Commissione europea, fatto sta che il ministro dell’economia, il piddino Roberto Gualtieri, continua a guardare al tema della previdenza soltanto sotto un profilo strettamente finanziario. Intervenendo in un programma televisivo, il titolare del dicastero di via XX Settembre ha detto chiaramente come la pensa: dopo quota 100 «sono necessari degli interventi, dei miglioramenti del nostro sistema pensionistico garantendo l’equilibrio della finanza pubblica che a sua volta condiziona anche la sostenibilità del sistema». Difficile, però, pensare a dei miglioramenti per i pensionati e i pensionandi in un contesto nel quale la prima preoccupazione è l’equilibrio finanziario. Tutte le sigle sindacali, dalla Cgil alla Ugl, pur con delle sfaccettature diverse hanno comunque evidenziato che la questione previdenziale si deve affrontare anche e soprattutto sul versante della sostenibilità sociale, così da garantire una vita dignitosa ai pensionati e il necessario ricambio generazionale, il quale si è praticamente bloccato con la riforma Fornero e su cui, viceversa, ha inciso positivamente quota 100. Gualtieri ha infine attaccato il leader della Lega, Matteo Salvini, proprio per quota 100, dimenticando che, almeno formalmente, il ministro del lavoro era Luigi Di Maio.


Pensioni, confronto al giro di boa con tante incognite


Nessuna anticipazione sulle risorse che il governo intende mettere in campo

Il momento nel quale si inizieranno a tirare le somme si avvicina sempre di più, anche se, verosimilmente, le indicazioni saranno ancora molto parziali, soprattutto sul capitolo delle pensioni di garanzia per i giovani. I tavoli tecnici sulla previdenza hanno superato il giro di boa. Con l’appuntamento odierno dedicato alla flessibilità in uscita, si è infatti arrivati alla terza tappa di un percorso che dovrebbe esaurirsi entro la fine del mese, quando sarà nota la data dell’ultimo vertice che sarà dedicato alla non autosufficienza. Al momento, il confronto è servito soprattutto per raccogliere i desiderata delle organizzazioni sindacali, con il governo attento a non sbilanciarsi più di troppo né sulle misure che vorrà prendere né, soprattutto, sul versante delle risorse. Qualche fonte giornalistica è arrivata ad ipotizzare uno stanziamento in linea con quota 100, ma è evidente che con una tale somma difficilmente si potrà fare tutto. La piena rivalutazione degli assegni pensionistici, ad esempio, pesa circa 2,9 miliardi di euro ogni punto percentuale di inflazione, mentre una misura simile a quella di riduzione della pressione fiscale prevista per i lavoratori dipendenti avrebbe un costo di 5,6 miliardi per la fascia di reddito compresa fra 8.200 e 40mila euro; sotto questa fascia, si posizionano poco meno di 11 milioni di pensioni per le quali servirebbero 13 miliardi di euro.


Pensioni, governo in ascolto


Il primo effetto delle convocazioni ad orario sfalsato è la concorrenza fra le sigle sindacali, con buona pace degli appelli al senso di responsabilità. È accaduto anche alla prima riunione del tavolo tecnico sulle pensioni, con Cgil, Cisl e Uil convocate alle 14 e Ugl, Cisal, Confsal, Usb ed altre sigle del pubblico impiego e della dirigenza alle 17,30. Se la Cisl si è fermata ad una richiesta di almeno 780 euro al mese per le future pensioni dei giovani, la Usb si è spinta a mille euro. Insomma, una corsa al rialzo che probabilmente non serve perché la questione è ben più profonda, in quanto investe il presente (già oggi, infatti, l’importo medio erogato con il solo sistema contributivo è ben più basso di quello con il sistema misto, 669 euro contro 1.345 euro) e gli anni a venire, come fatto notare dalla Ugl. Il tavolo tecnico, a conti fatti, è servito per raccogliere i desiderata dalle organizzazioni sindacali, comprese quelle dei medici, paradossalmente più preoccupate di estendere l’età pensionabile dei dottori impiegati negli ospedali piuttosto che guardare ai precari della sanità. Dal governo, infatti, non è arrivata indicazione alcuna su come intende muoversi su questa e sulle altre tematiche che saranno affrontate nelle prossime settimane. L’unica novità ha riguardato la comunicazione dell’avvenuta composizione delle due commissioni di studio su lavori gravosi e divisione fra previdenza ed assistenza.