Pensioni, le ipotesi in campo


Il ministero smentisce le indiscrezioni, però continua il tam tam

A precisa domanda delle organizzazioni sindacali, il ministero del lavoro ha più volte ribadito che di riforma previdenziale si parlerà nel corso del prossimo anno. Sarà anche così, ma non passa giorno che sulla stampa si danno per scontati due percorsi per uscire dal lavoro a decorrere dal 1° gennaio 2022. Al termine della sperimentazione di Quota 100, le opzioni potrebbero essere due: Quota 102 e Quota 41, anche se non è chiaro se una è alternativa all’altra. Quota 102 dovrebbe basarsi sull’incremento dell’età anagrafica minima a 64 anni (invece di 62) fermo restando il paletto di 38 anni di contributi. Quota 41, invece, è riferita ai soli anni di contributi. In un caso e nell’altro, si prospetta comunque un periodo di maggiore permanenza a lavoro per i dipendenti; nella migliore delle ipotesi, parliamo di due anni. L’eventuale uscita anticipata rispetto i 64 anni potrebbe avere una penalizzazione di diversi punti percentuali, due o tre per anno.


Pensioni, il cantiere si muove molto piano


Catalfo vede tutti i sindacati confederali, mentre tratta con Conte e Gualtieri

Dal nuovo giro di tavolo ministeriale, sono arrivate delle conferme sulle misure in materia di pensioni che dobbiamo aspettarci con la legge di bilancio. Con i sindacati confederali, dalla Cgil alla Ugl, il ministero del lavoro ha fatto il punto della situazione sulle varie possibilità in campo, partendo dal presupposto che la trattativa è doppia, da una parte i tecnici della ministra Nunzia Catalfo con le parti sociali e, dall’altra, la stessa Catalfo con il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e con il titolare del tesoro, Roberto Gualtieri. La certezza è la proroga di Opzione donna, senza particolari modifiche rispetto alla disciplina vigente. Proroga anche per l’Ape sociale, ma, in questo caso, sono possibili delle novità che potrebbero portare all’allargamento della platea dei beneficiari. Si parla con una certa insistenza di lavoratori fragili, ma occorrerà aspettare la legge di bilancio per capire con quali paletti su età, contributi, tipo di lavoro e condizioni psicofisiche. Interventi quasi certi anche sul versante del part time ciclico verticale, una modalità destinata ad incidere pesantemente sul monte contributivo, e sul fondo esattoriali, un fondo preesistente che nel tempo ha mostrato segni di usura. Possibile anche un intervento pubblico a sostegno dell’isopensione, con parte dei costi supportati dalla Naspi, ed una estensione dei contratti di espansione pure alle imprese con meno di mille dipendenti.


Pensioni, salta il tavolo


Annullato l’incontro con i sindacati; si torna a parlare di staffetta generazionale

Si allungano delle ombre sul tavolo delle pensioni. Gli incontri già convocati per la prossima settimana sono stati, infatti, disdetti, senza una motivazione ufficiale. Verosimilmente, il tutto potrebbe essere riconducibile al periodo di isolamento da Covid-19, cui si sta sottoponendo la ministra del lavoro, Nunzia Catalfo. Resta, però, anche l’impressione che sulle pensioni, come su altri temi, il governo sia fortemente diviso al suo interno, con le ricette che non coincidono. Intanto, il presidente del Cnel, Tiziano Treu, rilancia un argomento che dovrebbe trovare spazio all’interno delle novità introdotte già con la legge di bilancio, vale a dire la questione della staffetta generazionale, della quale si era, appunto, trattato anche nel corso dell’ultimo confronto con il ministero del lavoro. La staffetta generazionale dovrebbe, al momento, interessare soltanto il settore privato e non il pubblico, dove pure servirebbe.


Sul fronte delle pensioni


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Il governo sta preparando delle nuove misure in materia previdenziale e in questo ambito sta incontrando le organizzazioni sindacali, fra cui la nostra Confederazione. L’obiettivo dell’esecutivo sembrerebbe essere l’archiviazione di Quota 100, al momento della scadenza – che avverrà il 1° gennaio del 2022 – di questo provvedimento varato dall’allora governo “gialloverde”. Noi dell’Ugl, invece, consideriamo in maniera positiva il pacchetto costituito da Quota 100, Opzione donna e Ape sociale e ci auguriamo che la generale riforma del sistema previdenziale resti improntata su un superamento della legge Fornero, che a suo tempo rappresentò un colpo ferale non solo nei confronti dei diritti dei lavoratori, ma anche del sistema produttivo ed occupazionale italiano, impedendo il necessario turn over generazionale. Non solo. Al governo abbiamo anche chiesto e continuiamo a chiedere l’introduzione di “quota 41”, l’estensione del contratto di espansione alle medie imprese, le isopensioni e soprattutto la rivalutazione delle pensioni in essere. La materia previdenziale è importantissima per il nostro sistema economico sociale e le decisioni che saranno prese non dipenderanno solo da questioni di bilancio, come spesso si sottintende, ma innanzitutto da ragioni di carattere ideologico. L’Italia deve scegliere come impostare il proprio futuro e che tipo di contesto lavorativo e pensionistico intende realizzare, specie per le nuove generazioni. Alla base della visione di fondo da cui era scaturita qualche anno fa la riforma Fornero c’era un progetto per il Paese di natura ultra-liberista, fondato sulle politiche antisociali di Bruxelles: tutti ricordiamo il famigerato motto “ce lo chiede l’Europa”. Un progetto che prevedeva da un lato di mantenere sul posto di lavoro ad oltranza, con l’agganciamento alla prospettiva di vita, le persone più in là con gli anni, nonostante le evidenti difficoltà causate dal naturale e irreversibile processo di invecchiamento, e dall’altro lato impediva a moltissimi giovani di entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro, lasciandoli relegati nell’inoccupazione e nel precariato, con gravi danni per loro stessi e per le loro possibilità di realizzazione lavorativa, economica e personale, per le imprese, impossibilitate a rinnovare il proprio organico, per lo stesso sistema previdenziale, privato di nuove risorse contributive proprio a causa dell’immobilità e del blocco del turn over. A giustificare questa situazione i fautori della “fornerizzazione” del sistema pensionistico ponevano i vincoli di bilancio, tuttavia, a lungo andare questa visione, mettendo ai margini del mondo del lavoro i giovani e paralizzando le imprese, si sarebbe inevitabilmente rivelata insostenibile non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello economico. Quota 100 ha dimostrato con i fatti che un altro sistema è possibile e fattibile. Ci auguriamo, quindi, che non si torni indietro e che si riesca a trovare una soluzione soddisfacente verso una riforma che sia in grado di garantire i diritti spettanti ai pensionati, che consenta ai lavoratori anziani di andare in pensione ad un’età ragionevole, che, liberando posti, permetta ai giovani di accedere al mondo del lavoro. In sintesi che ci sia un progetto di crescita capace di scommettere sul futuro e non un arroccamento nel presente, che a lungo andare non porterebbe ad altro che decrescita e sempre più accentuate disparità sociali.


Pensioni, si parla di Ape sociale allargata ai fragili


Molto però dipende dalle risorse disponibili, il vero nodo da risolvere

La ripresa del tavolo di confronto sulle pensioni porta una novità, almeno sulla carta. Dopo il doppio incontro con tutti i sindacati, dalla Cgil alla Ugl, è sicuramente più chiaro il dossier sulla previdenza che gli esperti del ministero del lavoro che hanno sul tavolo. Vengono confermati i due binari, il primo dei quali più veloce, che dovrebbe trovare una definizione in sede di legge di bilancio, e l’altro decisamente più lento che ha una prospettiva alla fine del 2021, quando terminerà la sperimentazione di Quota 100. La prossima legge di bilancio dovrebbe portare una interessante novità, anche se, per avere il quadro più chiaro, è necessario attendere il testo e, soprattutto, il pronunciamento del ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, sulle risorse disponibili. Della conferma dell’Ape sociale si era già detto, ora si parla di allargamento della platea dei beneficiari ai disoccupati privi di Naspi e ai cosiddetti lavoratori fragili, dei quali si è molto discusso con l’avvio dell’anno scolastico. Per il resto, si prospetta la proroga di opzione donna, un possibile intervento sul part time verticale ciclico con la contribuzione figurativa, l’allargamento della platea cui si applica il contratto di espansione. Sembra quasi certo un nuovo semestre bianco di adesione alla previdenza complementare, mentre appare al momento lontana la procedura di salvaguardia per gli ultimi esodati rimasti.


Pensioni, resta lo scoglio delle risorse in campo


La ministra Catalfo apre a Quota 41, ma non appare sufficiente

Mercoledì riparte il confronto sulle pensioni. La ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha confermato il doppio appuntamento con le sigle confederali, dalla Cgil alla Ugl, passando per specifiche categorie del pubblico impiego e per i dirigenti, dopo l’approccio dei primi giorni di settembre. La partita rimane complessa, anche se, oggettivamente, i margini di intervento, anche sotto il profilo temporale, ci sono, visto che Quota 100 andrà in scadenza soltanto a dicembre del 2021. È altrettanto, evidente, però, che occorre attivarsi da subito, pure se rimane la grande incognita rappresentata dal convitato di pietra, rappresentato dal ministero dell’economia, Roberto Gualtieri, nume tutelare dei conti pubblici. La ministra Catalfo ha più volte rassicurato sulla volontà di dare flessibilità al sistema, il come però non è ancora chiaro. Su un punto tutti sono d’accordo, compresa la minoranza parlamentare: l’ipotesi di introdurre la cosiddetta Quota 41, laddove il numero va ad indicare l’anzianità contributiva, una proposta che peraltro era contenuta anche nel programma del centrodestra, con la Lega, in particolare, a sostenerla con forza. Quota 41, comunque, sarebbe soltanto un tassello, fondamentale, ma non decisivo, considerando che negli anni, soprattutto a partire dal pacchetto Treu del 1996 e del 1997, le carriere professionali sono diventate sempre più precarie e frammentarie.