Pensioni, Tridico lancia la sua proposta

Sindacati decisamente poco convinti: forte penalizzazione per i pensionati

Nel dibattito intorno alle ipotesi percorribili per il dopo quota 100 si inserisce la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, una proposta che, per la verità, non sembra trovare un grande seguito nei sindacati. Cgil, Cisl, Uil e Ugl continuano, infatti, a sostenere l’esigenza che si apra finalmente un vero confronto sul tema, valutando così tutte le carte in tavola, compresi naturalmente i circa sette miliardi di euro nel complesso risparmiati in questi tre anni. Tornando alla proposta di Tridico, il meccanismo immaginato dal numero uno dell’Istituto previdenziale appare oggettivamente un poco contorto. Al lavoratore sarebbe permesso di andare in pensione già a 62 o 63 anni, a patto però di accettare che l’ammontare dell’assegno pensionistico sia calcolato con il solo sistema contributivo almeno fino al raggiungimento dell’età pensionabile previsto dalla legge Fornero. Soltanto successivamente, l’assegno pensionistico verrebbe ricalcolato tenendo conto della componente retributiva. Quindi, in poche parole, per quattro o cinque anni, il pensionato avrebbe un assegno inferiore, destinato poi a crescere qualche anno dopo. Una soluzione decisamente articolata che non convince i sindacati per varie ragioni, non ultima il fatto che, ad esempio, si verrebbe a creare una discrepanza con quanto accade con opzione donna che prevede il calcolo interamente con il sistema contributivo.

Pensioni, il pressing dei sindacati

La fine di quota 100 apre una questione di gestione sociale degli esuberi

Cgil, Cisl, Uil e Ugl insistono: è necessario far partire il confronto sulla riforma delle pensioni perché, altrimenti, la fine della sperimentazione di quota 100 non sarebbe gestibile sotto il profilo sociale. Come noto, il 1° gennaio del 2022 tornerà ad applicarsi la Fornero con il relativo e pesante impatto sul lavoro dipendente, ma anche su quello autonomo. Rispetto a quota 100, infatti, la Fornero si tradurrebbe in una maggiore permanenza a lavoro fino a cinque anni, cosa che ha riflessi pesanti per la singola persona, ma anche per tutto il sistema produttivo e per la stessa pubblica amministrazione, alle prese con gli effetti devastanti della pandemia da Covid-19. Effetti che sono sia diretti – l’età è anche fattore di fragilità – che indiretti – le conoscenze digitali sono necessarie per poter operare in modalità lavoro agile. Nel confronto, dovrebbe rientrare anche il lavoro svolto dalle due commissioni su lavori gravosi e bilancio Inps.

Pensioni, il tema torna di attualità

In vista della fine di quota 100, Durigon chiede un anno di tregua previdenziale

Si riaccende la partita intorno alle pensioni, proprio mentre il sottosegretario al ministero dell’economia, Claudio Durigon, già artefice di quota 100, in una intervista a il Giornale chiede «un anno di tregua per disegnare il welfare del futuro una volta capito cosa succederà all’economia dopo il Covid». Sempre Durigon, evidenzia, altresì, che non nel Piano nazionale di ripresa e resilienza che si deve definire il futuro del sistema previdenziale. Torna quindi di attualità la necessità di far partire un tavolo di confronto nelle prossime settimane. Di certo, qualcosa andrà fatto per limitare l’impatto dello scalone del 1° gennaio 2022, quando, terminata la sperimentazione triennale di quota 100, si tornerà alla legge Fornero. A conti fatti, si tratterebbe di un impatto compreso fra i quattro e i cinque anni in più al lavoro con tutto quello che ne consegue anche sotto il profilo del ricambio generazionale. In attesa di capire quale sarà la posizione di partenza del ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, rimane il tavolo preparatorio, poi interrottosi con la pandemia da Covid-19, avviato dalla precedente ministra Nunzia Catalfo. In quelle occasioni, le parti sociali hanno avanzato delle proposte iniziali, senza però scendere a fondo sui vari aspetti. Nel frattempo, dovrebbero anche concludersi i lavori delle due commissioni di studio su bilancio Inps e lavori gravosi.

Pensioni, sempre più urgente l’apertura del confronto

Tridico critica quota 100, strumento che, viceversa, è ancora molto utile

Dopo le richieste di Cgil, Cisl, Uil e Ugl di aprire il confronto sulla riforma delle pensioni, anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, torna sull’argomento, dicendo la sua. Il tema, chiaramente, è quello di cosa succederà a partire dal 1° gennaio prossimo, quando andrà in scadenza la sperimentazione triennale di quota 100, uno strumento che ha permesso a centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici di lasciare in anticipo il posto di lavoro. Senza quota 100, tornerà ad applicarsi la Fornero, che, tradotto in concreto, significa restare a lavoro anche quattro o cinque anni in più a seconda dei casi. Cgil, Cisl e Uil, a suo tempo, proposero la possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni con 20 anni di contributi, un meccanismo decisamente costoso; l’Ugl, viceversa, in maniera più responsabile, propose quota 100 libera, vale a dire senza il doppio paletto su età, almeno 62 anni, e contributi, almeno 38 anni. Tutto questo, però, succedeva prima del Covid-19. La pandemia ha evidenziato due aspetti: l’emergere di categorie fragili per età, condizioni fisiche e occupazione e l’incremento dell’uso dello smart working, che ha spinto molti a rinviare la domanda di pensionamento con quota 100. La partita quindi è destinata ad aprirsi presto, alla luce dei cambiamenti in corso nel sistema produttivo, cosa evidenziata anche dal ricorso al contratto di espansione.

Pensioni, partita doppia

Post quota 100 e non solo: rimane aperta la questione potere d’acquisto

Nonostante le richieste del sindacato – indicazioni in questo senso sono arrivate dalla Ugl nel corso della videoconferenza sugli ammortizzatori sociali e dalla Uil -, la partita relativa alle pensioni ancora stenta a decollare. Una partita che, per molti versi, si annuncia doppia. Da una parte, infatti, sarà necessario dare una risposta al dopo quota 100, la cui sperimentazione scade il 31 dicembre. In assenza di un intervento, verrebbe a crearsi uno scalone che, nei casi limiti, potrebbe sfiorare addirittura i cinque anni. Dall’altra, vi è tutta la questione del potere d’acquisto dei futuri e dei presenti pensionati. In una audizione parlamentare, Assofondopensioni è tornata a chiedere un intervento a sostegno della previdenza complementare, mentre è da tempo che le organizzazioni sindacali sollecitano la revisione della disciplina relativa alla rivalutazione degli assegni pensionistici, oggi ancorata all’andamento dell’inflazione.

Ammortizzatori e pensioni sul tavolo di Orlando

Il ministro, dopo aver ascoltato le parti sociali, sta lavorando ai dossier urgenti

In attesa del provvedimento urgente di ristoro per le aziende e i loro dipendenti alle prese con il Covid-19, il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Andrea Orlando, continua a lavorare sul primo dei due dossier, altrettanto pressanti, vale a dire la riforma degli ammortizzatori sociali e il dopo Quota 100. Come anticipato alle parti sociali nel corso delle videoconferenze della scorsa settimana, il ministro ha confermato l’obiettivo di arrivare a fine mese con delle linee guida per la riforma degli ammortizzatori sociali. Si tratta di un tema particolarmente delicato, con una serie di aspetti che si incastrano fra loro, per cui è fondamentale la massima attenzione. Gli ammortizzatori sociali, da ultimo, sono stati rinnovati con il Jobs act, che è intervenuto nel solco della legge 92/2012, meglio conosciuta come riforma Fornero del lavoro. L’esperienza di quasi sei anni, però, conferma la necessità di arrivare a dei correttivi per meglio tarare le due fasi degli ammortizzatori sociali, quella del sostegno al reddito e l’altra delle politiche attive. Intanto, sempre la Fornero torna in scena, ma sul versante delle pensioni. Con la fine della sperimentazione di Quota 100, prevista a dicembre, si apre la fase della riflessione che dovrà portare, secondo il segretario generale della Ugl, Paolo Capone, alla introduzione di meccanismi di flessibilità verso il pensionamento.