Riforma ammortizzatori, arriva un’altra commissione di esperti


Il governo affida a cinque professori universitari la definizione del piano

Alla fine dovrebbe essere una commissione di cinque esperti, tutti docenti universitari, a tracciare la riforma degli ammortizzatori sociali, anticipata più volte dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, e dalla ministra del lavoro, Nunzia Catalfo. Da capire, naturalmente, se il testo prodotto sarà una bozza e, in quanto tale, suscettibile di essere rivista in sinergia con le parti sociali, o se, piuttosto, si tratterà di un pacchetto a scatola chiusa, da prendere o lasciare, cosa che, sicuramente, potrebbe portare a qualche frizione con i sindacati e le associazioni datoriali. Il sistema degli ammortizzatori sociali, come noto, è stato più volte riformato. L’ultimo intervento organico è stato quello messo in campo da Matteo Renzi e Giuliano Poletti con il Jobs act, con il quale si è allargata sensibilmente la platea dei contribuenti. È infatti da qualche anno che hanno preso a versare al fondo di integrazione salariale presso l’Inps o ai fondi di solidarietà bilaterali le imprese con almeno cinque dipendenti. Ora si parla con insistenza di estendere il meccanismo anche alle piccole imprese, al momento coperte dalla cassa in deroga, e, soprattutto, di rafforzare gli aspetti di politica attiva, una cosa più facile a dirsi che a farsi, in quanto la cassa integrazione è un ammortizzatore in costanza di rapporto di lavoro, per cui la parte formativa potrebbe non essere di facile programmazione.


In 700mila senza Cassa


Il presidente Inps, Pasquale Tridico, sempre più nell’occhio del ciclone

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, continua ad essere sotto attacco dei sindacati e della minoranza parlamentare. Del resto, la complessità delle operazioni poste in capo all’Istituto, a causa della irrisolta questione della gestione contemporanea della previdenza e della assistenza, lasciavano presagire quello che è poi successo in questi mesi. E così, Tridico è finito sotto osservazione anche all’interno della stessa compagine di governo. Intanto, secondo il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, il 18% delle domande presentate per la cassa integrazione, 48mila su un totale di 269mila, non sarebbe ancora andato in lavorazione, con almeno 700mila lavoratori dipendenti che non avrebbero percepito ancora nulla da marzo. Insomma, un vero e proprio disastro che ha anche provocato un forte attrito fra il presidente dell’Inps e il consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto, dove sono presenti i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e dei datoriali.


Bonus, l’Inps chiarisce e si smentisce


Novità per chi è in lavoro agile o fruisce degli ammortizzatori sociali

Per la serie non è sufficiente che la norma sia approvata dal Parlamento per avere effetti sui cittadini, l’Inps prova a chiarire ancora una volta quali siano i requisiti di accesso al bonus baby-sitting e per i centri estivi, previsti dal Cura Italia e dal successivo decreto Rilancio. Qualche novità in positivo si registra, soprattutto una, perché rende giustizia a tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato in modalità agile. L’Inps riconosce il diritto a fruire dei bonus anche se si è in smart working. Si ricorda come nelle scorse settimane dallo stesso governo era arrivato uno stop ai congedi parentali per i dipendenti pubblici in lavoro agile. Altre due novità riguardano, invece, i genitori in cassa integrazione o che fruiscono dell’assegno di solidarietà: se tutte e due sono sospesi, i bonus non sono fruibili nei giorni di sospensione; se solo uno dei due è sospeso con riduzione dell’orario di lavoro, l’altro è ammesso ai bonus.


E Tridico ha fatto Bingo


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Ci sono persone che nascono con delle doti particolari e il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, è indubbiamente una di queste. Non è da tutti riuscire a inanellare un fallimento dietro l’altro, senza mostrare alcun segno di pentimento e ravvedimento, e scontentare tutte le categorie. In una sola giornata, ieri, è riuscito attraverso un’intervista al quotidiano Repubblica a fare dichiarazioni che, oltre a essere sconfessate dai fatti, hanno scatenato risentimenti e dubbi da una parte e una lunga ondata di proteste da un’altra. Dubbi perché sono davvero in pochi, ed il sottoscritto è tra questi, disposti a credere che entro venerdì 12 giugno l’Inps riuscirà a pagare, questa la promessa di Tridico, tutte le 419 mila domande di cassa integrazione giacenti. La promessa, peraltro, è stata espressa già diverse volte da marzo per poi essere smentita dai fatti, nonostante si trattasse della parola del presidente del più grande Ente pubblico italiano. Così siamo arrivati a metà giugno. Risentimento, esasperazione, perché lavoratori, alcuni sindacati e imprese a questo punto iniziano a perdere la pazienza. Senza dimenticare che la settimana scorsa l’Inps ha ricevuto la visita di una delegazione della Lega guidata da Matteo Salvini proprio per chiedere conto dei ritardi fin qui accumulati. Ma la serenità di Tridico resta granitica, altrimenti ieri non avrebbe affermato che «stiamo sovvenzionando con la Cig anche aziende che potrebbero ripartire, magari al 50 per cento, e grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo. Per pigrizia, per opportunismo, magari sperando che passi la piena e il mercato riparta come prima. In alcuni settori ci possono anche essere imprenditori che non affrontano le difficoltà della riapertura “tanto c’è lo Stato” che paga l’80 per cento della busta paga». Non intendo essere di certo io l’avvocato difensore delle imprese, ma il presidente di un Istituto che ha accumulato ritardi di mesi nell’erogazione della cassa integrazione, pensata per arginare gli effetti devastanti del lock down, non avrebbe dovuto esprimersi così. La reazione delle imprese è stata immediata e dura a partire dal neo eletto presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, quindi delle grandi imprese, che già fin dalle sue prime dichiarazioni ha inviato massaggi duri, forti e chiari al Governo. Bonomi ha definito le parole di Tridico «scioccanti per il mondo produttivo». Dopo di che la valanga di proteste da parte della rappresentanza del mondo imprenditoriale, grande e piccolo, da Sud a Nord. Davvero, bisogna avere delle doti particolari e forse è proprio per questo che Tridico, dopo gli innumerevoli danni fatti al Paese e alla credibilità del Governo, non sembra avvertire mai la necessità di dimettersi.


Ammortizzatori: Gualtieri rassicura, Durigon attacca duro


Il ministro scarica sulle regioni, ma l’intoppo è, viceversa, più spesso all’Inps

Partono le audizioni parlamentari sul decreto Rilancio e il ministro dell’economia e delle finanze, Roberto Gualtieri, prova a rassicurare gli italiani, in particolare i milioni di cittadini che ancora attendono le varie indennità previste dal Cura Italia. In attesa di sapere cosa diranno le parti sociali – l’audizione di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl è prevista per domani pomeriggio – il responsabile del dicastero di via XX Settembre ha parlato di semplificazione nella procedura, con riferimento principalmente alla cassa in deroga, per la quale non è più richiesto un doppio passaggio prima alla regione di riferimento e poi all’Inps. I numeri, però, non tornano. Secondo il già sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, sono oltre due milioni i lavoratori che non hanno ancora percepito la cassa integrazione prevista dal Cura Italia. La cosa preoccupante, e che smonta, di fatto, tutto il ragionamento del ministro Gualtieri, è che di questi due milioni di lavoratori, la maggioranza è in attesa di un segnale proprio da parte dell’Inps. L’Istituto ha erogato direttamente l’indennità di cassa integrazione ad un milione di lavoratori, lasciandone in attesa un altro milione e 100mila, a fronte di 900mila lavoratori che aspettano la cassa in deroga dalle regioni. Insomma, nonostante l’impegno dei dipendenti, l’Inps non riesce a stare al passo, a causa dell’eccessivo sovraccarico burocratico e di incombenze.


Crisi peggio che nel 2009 ed è ancora buio pesto


Boom della cassa e, soprattutto, delle richieste di Naspi nel mese di aprile

Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha provato ad anticipare quella che sarà l’attività dell’Istituto nelle prossime settimane, confermando, indirettamente, quanto pesa la parte assistenziale rispetto a quello che dovrebbe essere, per utilizzare un termine inglese, il core business dell’ente, vale a dire l’erogazione delle pensioni. Ebbene, Tridico ha parlato di 18 milioni di persone assistite per un ammontare di risorse pari a 26 miliardi di euro. Così, mentre la cassa integrazione è ancora drammaticamente indietro, il bonus di 600 euro potrebbe essere erogato a stretto giro di posta, una ipotesi che peraltro esclude i beneficiari dalla possibilità di accedere ai contributi a fondo perduto. Intanto, sempre l’Inps ha comunicato anche i dati relativi alle ore di cassa integrazione autorizzate nel mese di aprile, oltre 835 milioni. In trenta giorni si è superato il record negativo del 2009, cosa che, purtroppo, non può e non deve sorprendere, vista la diversa natura originaria delle due crisi. Oltre al boom delle domande di disoccupazione (+37,2%, soprattutto per effetto del mancato rinnovo o della stipula di nuovi contratti a tempo determinato), ciò che deve preoccupare è che il 2009 e il 2020 ora sembrano convergere su due punti: la drammatica carenza di liquidità da parte delle imprese e la capacità produttiva fortemente ridotta, due condizioni che lasciano presagire che il peggio deve, purtroppo, ancora arrivare.