Inps: «Siamo pronti a gestire il Cura Italia»


Sul versante ammortizzatori sociali, la procedura «è consolidata e semplificata»

L’Inps ha provato a rassicurare i milioni di italiani che puntano sul decreto legge Cura Italia per avere un primo, parzialissimo ristoro per gli enormi disagi che sta creando l’emergenza coronavirus nel nostro Paese. Con un comunicato stampa, l’Istituto presieduto da Pasquale Tridico ha fatto sapere di essere pronto ad affrontare la mole di impegni che il provvedimento urgente gli ha affidato. A conti fatti, l’impegno in termini finanziario è di dieci miliardi di euro per una platea potenziale che l’Inps quantifica in undici milioni di unità, un numero che, peraltro, potrebbe anche aumentare, se il Parlamento vorrà, come si spera, prendere in considerazione alcune categorie di lavoratori, si pensi ad esempio al lavoro a domicilio o agli agenti di commercio che al momento sembrano esclusi dai benefici previsti. Con riferimento agli ammortizzatori sociali, l’Inps parla espressamente di procedura consolidata ed ulteriormente semplificata. Tradotto vuol dire che la modulistica dovrebbe restare la stessa, mentre sul versante della semplificazione si guarda principalmente alla relazione con il sindacato da svolgersi in via telematica entro tre giorni dalla data della comunicazione preventiva. Si ricorda che sono tre le vie perseguibili, sempre con la medesima durata di nove settimane: l’accesso alla cassa integrazione ordinaria, all’assegno ordinario o alla cassa in deroga, a seconda del tipo di datore di lavoro.


Cassa ordinaria già in crescita nel mese di febbraio


In riduzione la Cgis e, soprattutto, la Deroga, che ora è destinare a salire
In attesa di capire cosa succederà fra marzo ed aprile in ragione delle drammatiche conseguenze sul mondo del lavoro e produttivo dell’emergenza Covid-19, l’Inps fa sapere quale è la tendenza in corso sul versante degli ammortizzatori sociali. A febbraio, l’Istituto previdenziale, che, come noto, gestisce anche molte voci tipicamente assistenziali, cosa che da sempre genera delle incomprensioni intorno alla lettura del bilancio, ha autorizzato un numero di ore di cassa integrazione ordinaria maggiore rispetto al mese di gennaio e allo stesso mese del 2018 e del 2019. A febbraio, la cassa ordinaria – che poi sarà lo strumento più utilizzato per far fronte all’emergenza Covid-19 – ha segnato 10 milioni e 670mila ore autorizzate, un milione e 200mila in più rispetto a gennaio. Soprattutto due milioni in più del 2019 ed un milione in più del 2018, a dimostrazione di come già si stavano facendo sentire gli effetti della crisi pandemica partita dalla Cina. In calo, invece, la cassa straordinaria, con le ore autorizzate all’incirca allo stesso livello della cassa ordinaria. Nel caso della Cigs, la riduzione è molto più marcata su base annua. Crollo invece per la cassa in deroga, a causa soprattutto delle modifiche normative, con il passaggio di molte aziende al Fondo di integrazione salariale presso l’Inps o ai fondi bilaterali di solidarietà che hanno iniziato ad operare da qualche tempo.


Per l’Inps, si riduce la crescita dei posti di lavoro


Il saldo rimane positivo, ma preoccupa la tendenza sui dodici mesi

Numeri positivi, ma anche contesti territoriali ed aziendali di forte criticità. Il consueto rapporto dell’Inps sul mercato del lavoro evidenzia un saldo positivo nel rapporto fra assunzioni e cessazioni nei primi undici mesi dell’anno. Guardando, però, ai dodici mesi il saldo, pur restando positivo (+176mila unità), segna un calo rispetto al periodo immediatamente precedente (+368mila); una decelerazione che, se dovesse essere confermata, sarebbe evidentemente molto preoccupante, perché, se è vero che il tasso di occupazione è ai massimi, è pur vero tale indicatore rimane ancora molto al di sotto degli standard europei e ai tutti gli obiettivi indicati negli anni a margine dell’impiego dei fondi comunitari e le altre forme di incentivo. Preoccupa molto anche l’andamento della cassa integrazione. Nonostante una contrazione su base mensile, guardando ai dodici mesi si registra un sensibile incremento (+16,7%) dovuto principalmente alla cassa ordinaria (solo a dicembre, +37,8%), quella utilizzata nei momenti di difficoltà temporanea, cosa che però non deve illudere troppo: il passo verso la cassa straordinaria è spesso molto breve. A proposito di cassa straordinaria, un terzo delle ore autorizzate, vale a dire 2,5 milioni su 7,5 milioni, è per contratti di solidarietà, come richiesto dalla normativa vigente modificata con il Jobs act, cosa che sottende un sacrificio importante da parte dei lavoratori dipendenti.


Call center, allarme occupazione


La questione è stata sollevata dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl in ogni sede, compresi il tavolo ministeriale, avviato nei giorni scorsi per affrontare le pesanti criticità che investono il settore dei call center, al quale si aggiunge l’appello al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ma, ad oggi, non sono ancora arrivate le rassicurazioni richieste a tutela dei lavoratori dipendenti. Rimane, infatti, fonte di grave preoccupazione quanto sta succedendo con il passaggio di consegne fra Transcom e Comdata nella gestione del contact center dell’Istituto previdenziale. La questione rimane quella dell’inserimento di una clausola sociale a garanzia dell’occupazione e dei diritti acquisiti, un aspetto sul quale incide pesantemente il Jobs act, con il decreto legislativo 23 del 2015 che, introducendo il contratto a tutele crescenti, fa salva soltanto l’anzianità di servizio. Intanto, si è aperto un nuovo fronte di tensione che investe direttamente altre due grandi aziende, Poste italiane ed Acea. La prima ha appena effettuato un bando ad inviti per la selezione del gestore del call center in sostituzione della Olisistem, esclusa dalla selezione, viste le preoccupanti condizioni economiche e finanziarie della stessa, mentre il passaggio potrebbe essere meno indolore per Acea. Olisistem occupa al momento 2.400 dipendenti in diversi sedi, fra Torino, Milano, Roma, L’Aquila, Napoli e Bari.


Mai così pochi pensionati


Nel 2018 il numero dei pensionati è il più basso degli ultimi 22 anni: 16.004.503. Questo l’esito del VII “Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano 2018”, realizzato dal Centro studi “Itinerari Previdenziali”, guidato da Alberto Brambilla, che analizza i dati economici e demografici dal 1997 al 2018. Le cause: la cancellazione di pensioni erogate in giovane età e le riforme degli ultimi 27 anni.


Reddito: la domanda va integrata


Al momento il feedback, vale a dire le risposte pervenute, è vicino al 28%. Nei giorni scorsi, l’Inps ha inviato circa 520mila sms ad altrettanti percettori del reddito di cittadinanza, per ricordare l’obbligo scattato il 1° ottobre di integrare le informazioni sul reddito, già fornite al momento della presentazione della domanda. Le risposte già pervenute sono oltre 114mila, ma c’è tempo fino al 21 ottobre per avere comunque accreditata la rata di ottobre. L’obbligo vale per chi ha presentato domanda a marzo.