Tria: «Stabilità finanziaria obiettivo imprescindibile»


«Le previsioni di crescita prevedono una performance per il secondo trimestre simile all’andamento dei primi tre mesi. Ci aspettiamo che nel prossimo semestre si dispiegheranno gli effetti delle principali misure adottate con la legge di bilancio, non solo sui consumi». A dirlo è stato il ministro dell’Economia Giovanni Tria nel corso del suo intervento all’assemblea Assonime. «Ho più volte ribadito – ha aggiunto – che le stime fornite dal Governo sono caratterizzate da un elevato grado di prudenza quanto mai opportuno in un quadro economico di incertezze». Il titolare del MEF ha poi spiegato che «la stabilità finanziaria è un obiettivo imprescindibile», assicurando che «il Governo è determinato a centrare gli obiettivi adottando la dove necessario le iniziative adeguate per il loro raggiungimento». Sul confronto con la Commissione europea il ministro Tria ha detto che l’esecutivo «continuerà a lavorare per rafforzare un dialogo costruttivo per chiarire la nostra posizione e fornire rassicurazioni circa i programmi che intendiamo seguire». Durante l’assemblea ha preso la parola anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il quale ha garantito che il governo è «massimamente determinato a evitare la procedura d’infrazione», concordando «con i partner europei un percorso credibile di riduzione del debito, nel segno della sostenibilità sociale e senza attuare manovre recessive, che sarebbero in contraddizione con l’agenda di rilancio della crescita adottata sin dallo scorso anno».


La tenuta del Governo tra sicurezza e Europee 2019


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

 

Avrà ragione il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a sostenere che quella tra i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, è «una dialettica che ricondurrei alla competizione elettorale in corso» e che all’orizzonte non c’è alcuna sfiducia nei suoi confronti e nemmeno aria di crisi di Governo. Tuttavia qualche tensione ci deve essere stata. Lo si evince non tanto da quello che tutti i quotidiani, ovviamente con sfumature e tendenze diverse, riportano rispetto al “travagliato” Consiglio dei Ministri di ieri, anzi di stamattina terminato all’1 di notte, ma dalle dichiarazioni dei singoli rappresentanti di entrambi i partiti, vice premier compresi. Conte fa indubbiamente il suo mestiere quando tenta di stemperare i toni e le discussioni, ma se persino un rappresentante del M5s, come l’ex giornalista Gianluigi Paragone, scusandosi con i suoi elettori, ha ammesso nel corso di una trasmissione televisiva che i toni sono diventati indubbiamente troppo accesi, qualcosa in merito andrà pur fatto. Lo meritano non soltanto gli elettori dei rispettivi partiti ma tutti i cittadini italiani, che devono percepire il cambiamento di passo impresso dal Governo del Cambiamento, per molti aspetti già innescato, soprattutto per quel che concerne un tema così importante e universalmente sentito come quello della sicurezza. Una questione che non smette di riempire le cronache dei giornali nazionali e locali, con fatti più o meno eclatanti, ma che in ogni caso influiscono e non poco sulla qualità della vita e del lavoro di tutti noi. Perciò ci auguriamo che il rinvio dell’approvazione del decreto sicurezza bis, necessario a detta dello stesso premier perché è un testo complesso da richiedere il vaglio del Quirinale, al fine di «raccoglierne tutte le eventuali valutazioni e approfondimenti», non venga utilizzato come arma di «dialettica elettorale», perché sarebbe profondamente sbagliato. Il decreto sicurezza bis, tra la varie cose, introduce multe per chi soccorre i migranti in mare, misura che pur toccando la questione internazionale dell’obbligo di soccorrere qualsiasi imbarcazione in difficoltà, non può e non deve non tener conto di quello che accade nel Mediterraneo, mettendolo anche in collegamento con, ad esempio, il “mercato” che a Roma è stato costruito intorno all’acquisizione italiana, tanto per dirne una, e che ieri è stato fermato grazie ad una serie di arresti. Ma per capirne l’importanza basterebbe pensare a tutti coloro che, sulla disperazione umana e sul desiderio umano di trovare miglior fortuna, lucrano fino al punto di mettere in pericolo vite umane. Che sono quelli che aiutano indirettamente gli scafisti a portare i clandestini a destinazione. È una questione umanitaria nei confronti di chi decide di attraversare il Mediterraneo, mettendo a rischio persino la propria vita e quella dei figli, ma allo stesso tempo è una, se non la, questione sociale che non a caso “esplode” sistematicamente nelle periferie, e non solo, delle nostre grandi città.


Pubblica amministrazione, la carta dell’efficienza


Il governo prova a giocarsi la carta del recupero e del rilancio della pubblica amministrazione. Parte questa settimana, con una audizione presso la Commissione Lavoro del Senato, delle sigle sindacali confederali dalla Cgil alla Ugl, l’iter per l’approvazione di un disegno di legge governativo contenente una serie di deleghe per il miglioramento della pubblica amministrazione, un tema centrale per la stessa tenuta del sistema Paese. È di tutta evidenza, infatti, che soltanto attraverso una valorizzazione della macchina pubblica e, soprattutto, del personale dipendente è possibile rimettere in carreggiata la nostra economia. Sono cinque le deleghe che il governo chiede al Parlamento di avere. In primo luogo, per rivedere le modalità di accesso al pubblico impiego, partendo proprio dal principio dell’ingresso attraverso concorso per la verifica delle competenze. La seconda delega è volta ad individuare i meccanismi per favorire il merito e la premialità, una materia sulla quale in passato si sono spese tante parole, ma pochi atti concreti. La terza delega è sul riordino della dirigenza, mentre la quarta è sulla gestione della mobilità del personale pubblico e l’individuazione degli incarichi ad esso conferibili. Infine, la quinta delega è volta alla ridefinizione dei confini della contrattazione collettiva e dei limiti della contrattazione individuale. In prima battuta, il disegno di legge non prevede risorse aggiuntive.


Responsabili e irresponsabili


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

L’Italia ora ha una proposta più che ragionevole

Non è stato facile ed ancora non è finita. Conciliare la voglia di cambiamento con il senso di responsabilità e soprattutto con la pesante eredità in termini di debito, lasciataci, è bene ricordarlo, da quelli “bravi” che seguivano alla lettera i dogmi dell’austerity. Ma i gialloblu alla fine ce la stanno facendo. Sta ancora procedendo la trattativa con la Ue ed anche in Patria la situazione è tutt’altro che semplice, ma si sta cercando di innescare un’inversione di rotta in termini di politiche economiche e sociali senza appesantire ulteriormente i conti pubblici ed evitando le rivolte in piazza di un ceto medio che, da noi, ha trovato nelle urne il modo di esprimere la sua protesta, mandando al governo i nostri “gilet gialli”. Certo, la visione di M5S e Lega è differente e trovare un compromesso soddisfacente fra le proposte non è semplice, ma la sfida è quella di mettere insieme i bisogni del Sud e del Nord, dei disoccupati e dei piccoli imprenditori in difficoltà, di tutela dell’ambiente e necessità di efficienza, di rigore nell’amministrare la cosa pubblica e di crescita economica per aziende e lavoratori, e così via, per arrivare ad una sintesi il più possibile condivisa ed utile a tutta la cittadinanza. Il tutto, poi, dovendo avere a che fare con un’opposizione particolarmente aggressiva. Non tanto quella parlamentare, che, oltre ad essere minoritaria, svolge, giustamente il proprio ruolo, quanto, soprattutto, quella mediatica e delle cosiddette istituzioni indipendenti, nazionali ed internazionali. Finora i nostri governanti sono stati dipinti come “irresponsabili” in modo obiettivamente infondato, come dimostrano le trattative di questi giorni. Gettando, sin da prima dell’insediamento dell’Esecutivo, discredito sul Paese con echi anche all’estero e sui tanto temuti “mercati” in un momento difficile, soltanto perché le proposte avanzate erano in discontinuità con le politiche precedenti. Invece la sostanza – al di là dei toni, a volte necessariamente forti per far comprendere anche ai più “sordi” le richieste di cambiamento invocate da una popolazione in difficoltà economica e sociale – è di ragionevolezza e di ricerca una soluzione, al fine di far coesistere politiche espansive e conti in ordine. Chi sono, a questo punto gli responsabili e chi invece gli irresponsabili?

È il turno di Bruxelles di dimostrare responsabilità

L’ultima gaffe di Juncker, che durante una conferenza stampa per il nervosismo getta a terra il testo del suo intervento, chiarisce lo stato di salute del presidente della Commissione e dell’attuale Ue: alle prese con la Brexit, con i gilet gialli che hanno palesato l’inconsistenza di Macron, con il declino di una Germania che mostra segni di cedimento economico oltre che politico. Insistere nel muro contro muro verso l’Italia, nonostante una manovra più che ragionevole, sarebbe segno non di forza, ma di irresponsabilità.


Una buona notizia


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Lo abbiamo più volte ribadito: nel complesso la manovra economica disegnata dal Governo ci sembra un buon punto di ripartenza per il Paese, nonostante alcuni provvedimenti siano più condivisibili rispetto ad altri. Ciò che approviamo è innanzitutto l’impianto concettuale che ne è alla base, ovvero che sia un progetto finalizzato alla crescita economica e volto a superare le politiche di austerità, che erano dirette soprattutto a ridurre le spese sociali. Condividiamo l’intenzione di ribaltare la prospettiva del Paese, dopo anni di azioni improntate esclusivamente sulle esigenze finanziarie in un’ottica ultraliberista, a scapito delle istanze e dei diritti delle fasce più deboli, dei lavoratori, dei pensionati, dei disoccupati, delle piccole imprese. Sappiamo che le politiche di austerity hanno determinato risultati negativi dal punto di vista occupazionale e del lavoro di qualità, dell’inclusione sociale, della lotta alla povertà, senza peraltro neanche riuscire a produrre ripresa economica né riduzione del debito e del deficit. E quindi il tentativo gialloblu, osteggiato da molti, ci appare più che apprezzabile. Ciò premesso, la manovra è senz’altro migliorabile e perfettibile. Per questo valutiamo positivamente il fatto che si sia concretamente manifestato l’impegno del Governo di rispondere alla richiesta dei sindacati e che quindi si sia deciso di incontrare le parti sociali per un confronto in merito alla legge di bilancio. È una buona, un’ottima notizia, per varie ragioni. In primis perché è importante che l’Esecutivo sia messo a conoscenza delle opinioni e delle osservazioni di chi quotidianamente si occupa di lavoro e di sociale, di chi può esprimersi con cognizione di causa sulle problematiche concernenti disoccupazione, centri per l’impiego, ammortizzatori sociali, pensioni, lavoro. Al fine di accogliere suggerimenti utili a limare e perfezionare la manovra stessa, onde evitare che vengano realizzate eventuali misure poco efficaci, mirate o ponderate che rischierebbero di non ottenere gli effetti sperati nell’attuazione quotidiana. In secondo luogo, oltre alle questioni di merito contenute nella manovra, è positivo il dato politico, ovvero la dimostrazione di una volontà inclusiva che sottintende alla convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi prevista per il prossimo 10 dicembre, evitando così quell’autoreferenzialità che era di prassi nella scorsa legislatura. Noi parteciperemo all’incontro con spirito collaborativo e siamo certi che lo stesso faranno anche le altre sigle, che, pur avendo ognuna le proprie opinioni, anche critiche, sui singoli punti della manovra, senz’altro non possono che condividere, come noi, il nuovo approccio politico orientato al sociale. Nell’auspicio che si inizi un confronto costruttivo, uno scambio utile e proficuo nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini.