Governo, rimane alta la tensione nella maggioranza


Stasera, a Porta a Porta, l’ex premier potrebbe annunciare qualche novità

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non deve badare troppo all’intervento al Senato del leader di Italia viva, Matteo Renzi. “Lei al Consiglio europeo ci rappresenta appieno, come rappresenta appieno la comunità nazionale”, ha detto, intervenendo dopo le comunicazioni del premier sul Consiglio Ue straordinario di domani, che esaminerà il bilancio 2021-2027. Parole che annunciano una distensione nella maggioranza? Improbabile, considerati gli ultimi sviluppi della crisi – difficile chiamarla diversamente, visti i toni utilizzati dalle parti in gioco – di governo: ieri la deputata Michela Rostan e il senatore Tommaso Cerno hanno abbandonato rispettivamente Liberi e Uguali e il Partito democratico, trovando una nuova sistemazione in Italia viva, che quindi rafforza il suo peso. C’è chi sostiene che il passaggio di Rostan non rappresenta un problema, poiché la maggioranza è risicata al Senato. Verissimo. I problemi, però, restano e si traducono in un immobilismo, insostenibile per il Paese. A sottolinearlo è stato anche il leader della Lega, Matteo Salvini: “Mi aspetto che mettano fine ad un governo senza senso”, ha detto, invitando Renzi a smetterla con le minacce per passare ai fatti. Lo farà? Vedremo. Questa sera, intanto, l’ex premier interverrà a Porta a Porta e non è escluso che possa annunciare le prossime mosse del suo partito, anche se qualcosa ha già anticipato nelle ultime ore. Renzi ha spiegato che Italia viva sosterrà il governo, solo se continuerà a farne parte. In caso contrario, passerà all’opposizione. Conte è avvisato.


Governo, Renzi: «Se cade, non ci saranno le elezioni»


Il leader di Italia viva rende ancora più instabile la situazione

Instabile. Pochi altri aggettivi possono descrivere meglio l’attuale situazione dell’esecutivo. Tuttavia il premier Giuseppe Conte non è impegnato a dargliene una. Magari annullando il peso di Italia viva, trovando il sostegno di altri parlamentari. Proprio come ipotizzato oggi da Goffredo Bettini, uno dei dirigenti del Pd più ascoltati dal segretario del partito, Nicola Zingaretti. «Il presidente non è alla ricerca di altre maggioranze diverse da quella che attualmente sostengono il governo», si legge in una nota di Palazzo Chigi, diffusa per smentire le indiscrezioni riportate da alcuni quotidiani. Poche righe, ma il governo continua a vivere una fase delicata. Che potrebbe peggiorare – o migliorare, anche se, al momento, la cosa appare molto difficile –  la settimana prossima, quando il Pd e Italia viva terranno le loro assemblee e i leader delle due forze potranno dettare la linea da seguire. Cosa diranno? Vedremo. Nel frattempo, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha ribadito che «se cade il governo Conte Bis, ci sarà un nuovo governo. Non le elezioni». «Se avranno i senatori che stanno cercando e i numeri per il Conte Ter, noi saremo felicemente all’opposizione», ha aggiunto, sostenendo che tra i senatori, pronti a sostenere il nuovo esecutivo, non ce n’è nessuno di Italia viva.


Governo, sulla prescrizione è scontro aperto


Il leader di Italia viva Matteo Renzi attacca Conte: «Se vuole cacciarci faccia pure»

Il governo è avvisato. Oltre che a rischio. «Non molleremo di un centimetro» sulla riforma della prescrizione, ha scritto su Facebook il leader di Italia viva Matteo Renzi. Quella in atto è una crisi – difficile chiamarla diversamente –, sebbene ancora extraparlamentare. A dividere le forze di maggioranza è la riforma sulla prescrizione: ieri il Consiglio dei ministri – assenti i ministri di Italia viva, in segno di protesta – ha approvato il ddl sulla riforma del processo penale. All’interno, c’è anche il lodo Conte bis, che prevede la sospensione della prescrizione in caso di condanna in primo grado e la sua riattivazione in caso di proscioglimento dell’imputato o l’annullamento della sentenza di condanna in Appello. «È stata approvato il ddl che riforma il processo penale. E’ segno che quando si lavora con serietà, responsabilità e impegno i risultati seppur faticosi, arrivano», ha commentato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in conferenza stampa. Al suo fianco, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. A Palazzo Montecitorio e a Palazzo Madama, però, le cose potrebbero cambiare: «Cercheremo di cambiarla in Parlamento prima che venga bocciata dalla Corte Costituzionale come già avvenuto in settimana alla legge Bonafede», ha promesso Renzi. Che poi ha attaccato il Partito democratico: «Ha scelto di seguire i grillini, noi abbiamo scelto di seguire le persone competenti: avvocati, magistrati, esperti della materia». La promessa dell’ex presidente del Consiglio potrebbe fare il paio con una mozione di sfiducia al guardasigilli: «Se ci sarà, il sottoscritto per assicurare credibilità alla politica ne trarrà tutte le conseguenze», ha detto il premier Conte, replicando a chi gli ha chiesto se, in un caso simile, salirà al Colle. Dell’altronde, per arrivare a presentare una mozione di sfiducia individuale occorrono 32 firme a Palazzo Madama: Iv ha diciassette senatori e dovrebbe quindi co-firmare la mozione con una forza di opposizione. Accadrà? Vedremo. Nel frattempo, Conte non ha chiuso le porte ai parlamentari di Italia viva: «Nei loro confronti c’è la massima disponibilità a confrontarci».


Governo, duro scontro sulla prescrizione


Bonafede replica a Renzi che ha chiesto un passo indietro: «Vado avanti»

Difficile chiamarlo confronto. Quello in corso tra le forze di maggioranza sulla prescrizione è più simile ad uno scontro. Tanto per le posizioni (inconciliabili) quanto per i toni utilizzati dai protagonisti. Particolarmente minaccioso il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, contrario da sempre alla riforma voluta dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. «A Bonafede dico: fermati finché sei in tempo, perché noi votiamo contro la follia che avete fatto», ha detto ieri nel corso dell’Assemblea di Iv, consapevole del peso che il suo piccolo partito ha sulla tenuta dell’esecutivo: «Fermatevi finché siete in tempo: patti chiari, amicizia lunga. E non avete i numeri senza di noi al Senato e forse alla Camera». Almeno a parole, Renzi appare intenzionato ad andare fino in fondo. Costi quel che costi: «Se qualcuno pensa che per lo status quo del governo rinunciamo a secoli di civiltà giuridica, si sbaglia». Una dichiarazione di intenti che non sembra aver avuto l’effetto sperato: indurre il guardasigilli ad un ripensamento. «Vado avanti», ha annunciato Bonafede su Facebook, replicando a Renzi. Lo ha fatto implicitamente, perché nel post il leader di Italia viva non viene mai citato dal ministro. Anche se il riferimento è evidente. «Non accetto ricatti e minacce da nessuno», ha aggiunto. Per poi concludere: «Non credo che dobbiamo pensarla tutti allo stesso modo, ci mancherebbe. Qualcuno dovrebbe semplicemente rendersi conto di non essere più al governo con Alfano e Verdini (che, come noto, hanno una concezione della giustizia lontana anni luce dalla mia)». Una maggioranza composta da forze politiche eterogenee può essere in disaccordo su alcuni tempi. L’importante è trovare un punto di incontro. Cosa che sembra impossibile, al momento. C’è chi si è detto comunque fiducioso: «Confido sul fatto che le soluzioni si possano trovare», ha ammesso il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, provando a disinnescare il caso, smorzando i toni. «L’ho sempre detto: basta con i picconi, basta con le divisioni, basta con le lacerazioni». Quindi il Pd voterà insieme al centrodestra sulla prescrizione? «Noi non lo facciamo, chiedetelo a chi lo fa», ha replicato il leader del Pd.


Tutto in una notte


Alla vigilia delle regionali, Consiglio dei Ministri “sospetto”: dall’approvazione del taglio del cuneo fiscale a cospicui stanziamenti per il sisma e per il maltempo in Emilia

Come fosse l’ultima notte di un Governo in scadenza di mandato, ieri il Conte bis riunito in un lunghissimo e notturno Consiglio dei Ministri ha approvato di tutto e di più, durante e dopo il duello nelle piazze di Bibbiano tra Lega e Sardine e soprattutto a poco meno di tre giorni dalle elezioni regionali che si celebreranno questa domenica, 26 gennaio, in Emilia Romagna e in Calabria. “Guarda caso”, Giuseppe Conte ha rinunciato a recarsi al World Economic Forum di Davos, dove avrebbe potuto confrontarsi con gli Usa su diverse questioni di non poca importanza, come i dazi e la web tax, ma ha preferito restare a casa. Prima di tutto per approvare il decreto legge che introduce «misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente» ovvero il famigerato taglio del cuneo fiscale con l’ampliamento della platea dei percettori dell’attuale «bonus Irpef» (tutti gli approfondimenti del caso alla pagina Lavoro). Ha deliberato anche un ulteriore stanziamento di circa 345 milioni di euro per il proseguimento dell’attuazione degli interventi finalizzati all’assistenza alla popolazione che ancora non può rientrare nelle proprie abitazioni, a seguito degli eventi sismici che a partire dal 24 agosto 2016 hanno interessato il territorio delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Altri 25,4 milioni di euro per la realizzazione degli interventi nei territori della regione Emilia-Romagna interessati «dagli eccezionali eventi meteorologici» di maggio 2019. Più 3 milioni di euro circa per la realizzazione degli interventi nei territori delle province di Bologna, di Modena e di Reggio Emilia «interessati dagli eccezionali eventi meteorologici» del 22 giugno 2019. Da abbinare al piano per la mobilità dei più giovani, con trasporti pubblici gratuiti «per tutti i 600 mila studenti, dai 5 ai 19 anni, dell’Emilia-Romagna», presentato il 22 gennaio dal presidente uscente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Altre norme sono state approvate, ne citiamo solo alcune per ragioni di spazio: nuove nomine, mercato del gas naturale, rideterminazione dei vitalizi, Protezione civile, lotta contro le frodi finanziarie nell’unione europea, legge di delegazione europea 2019 nonché relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2020. Giuseppe Conte nel pomeriggio di ieri si è occupato anche dell’ex Ilva: «Massima priorità al “Cantiere Taranto”, il cui dossier procede spedito». «Non sarà semplice, ma ce la stiamo mettendo tutta». Per restare attaccati alla poltrona.


Governo, Delrio: «La squadra non gioca insieme»


«Ognuno va un po’ per conto suo»

Graziano Delrio non ne fa un mistero: il governo non sta lavorando come tale. «C’è un problema nel modo in cui stiamo governando, in cui stiamo insieme. In questi primi mesi di governo è sembrato che la squadra non giocasse tutta insieme, che ognuno andasse un po’ per conto suo», ha detto, intervenendo nel corso della trasmissione Agorà su RaiTre. Anche in virtù del suo ruolo – Delrio è tra gli esponenti più importanti del Partito democratico, di cui è il capogruppo alla Camera –, dobbiamo credere all’ex ministro. «Che vuol dire che il governo deve presentarsi ai cittadini con obiettivi chiari, con uno sforzo comune senza dovere che ognuno esca dal campo dicendo questo è mio, questo è tuo. Perché così non funziona. Si vince insieme o si perde insieme. Questa è la sfida del governo», ha concluso.