Economia in affanno, la “ripresina” è un fuoco di paglia


Gli ultimi dati sembrano essere incoraggianti, ma per il momento è soprattutto “effetto rimbalzo”. Servono misure più incisive

Di «estesi segnali di ripresa», osservabili già da maggio, ha parlato l’Istat nell’ultima nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. E, ancora oggi, sempre l’Istat ci informa di un notevole rimbalzo a luglio della produzione industriale (+7,4% rispetto a giugno). Sono dati incoraggianti, certamente, che tuttavia una lettura superficiale ostacolerebbe una reale visione d’insieme. Un rimbalzo – «meccanico» – era comunque atteso, con la ripresa dell’attività economica a seguito del lockdown. Analizziamo la produzione industriale: in termini tendenziali l’indice complessivo scende dell’8%. La domanda interna è inoltre ferma, con le vendite al dettaglio che l’Istat ha stimato a luglio in diminuzione su giugno del 2,2% in valore e del 3,1% in volume. In più Fitch ha abbassato le previsioni di crescita del Pil italiano nel 2020 a -10%, dalla precedente stima di -9,5% (anche se ha alzato la previsione per il 2021 al 5,4%), mentre per Oxford Economics la contrazione del Pil sarà del 9,7%, nonostante un probabile rialzo dell’attività a oltre il 10% nel terzo trimestre, una spinta che tuttavia, secondo gli esperti, perderà presto slancio e non riuscirà a compensare la contrazione del periodo appena precedente. Per quanto i numeri dell’Italia non differiscano troppo da quelli di altri paesi europei, c’è una differenza sostanziale che colloca il nostro in una posizione di svantaggio. Il crollo del Prodotto interno lordo arriva dopo una lunga fase stagnante, che di fatto ci ha impedito – ancora nel 2019 – di recuperare appieno le perdite derivanti dalla crisi economica del 2008. Non è tutto. L’Italia è un paese esportatore e a proposito di export, il 2020 registrerà le peggiori performance da diversi anni a questa parte. Secondo il rapporto annuale di Sace, presentato oggi, le esportazioni italiane, infatti, sono attese in netta diminuzione per quest’anno con un -11,3%. Si tratta del ritmo di crescita più basso dal 2009, appunto, anno in cui le nostre vendite oltreconfine avevano registrato un -20,9% e che riporterà le esportazioni italiane intorno ai 422 miliardi di euro, un livello di poco superiore a quello registrato nel 2016. Una vera e propria risalita avverrà soltanto nel prossimo biennio. Mentre la Svimez avverte sul rischio di un ampliamento dei divari Nord-Sud per effetto della pandemia e del lockdown, anche per il mercato del lavoro – che pure ha dato recentemente segnali di timida vitalità – c’è apprensione: se si considerano la sottocupazione e il ricorso alle misure di Cig, il tasso di disoccupazione esteso potrebbe essere vicino al 20%. In altre parole, al netto di qualsiasi previsione ottimistica da parte degli esponenti di governo, è piuttosto evidente che il “ritorno alla normalità” è molto lontano. E osservando la fragilità dell’esecutivo, può quest’ultimo riuscire a varare provvedimenti in grado di condurre l’Italia ai livelli pre-lockdown? I dubbi sono quantomeno giustificati.


Bonus, Corte dei Conti: «Legarli alle condizioni economiche»


Stop a «erogazioni di indennità diffuse e basate su criteri non discriminanti»

 L’esperienza fin qui maturata nella gestione dei diversi strumenti «dovrebbe indurre una riconsiderazione delle politiche passive per il lavoro, in un quadro che tenga conto delle molteplici esigenze emerse: tra esse, una maggiore semplificazione e una più chiara separazione della funzione assicurativa generale da quella connessa alla gestione dei processi di crisi strutturale e delle correlate esigenze di ricollocazione dei lavoratori», è quanto si legge nella memoria della Corte dei Conti depositata al Senato sul decreto Agosto. Se, prosegue la Corte, la scelta iniziale di procedere ad erogazioni di indennità diffuse e basate su criteri non eccessivamente discriminanti, è stata “positiva”, «si pone ora la necessità di collegare le stesse alle condizioni economiche complessive dei percipienti».


Coronavirus, il conto salato del lockdown per bar e ristoranti


Secondo le stime formulate da Fiepet Confesercenti, i pubblici esercizi come bar, ristoranti e altre attività della somministrazione a causa del lockdown hanno perso in media circa 55 mila euro di fatturato per un totale di 11,5 miliardi di euro di ricavi “svaniti”, quasi il 30% del totale annuo. «La salute pubblica è la priorità, e i pubblici esercizi hanno mostrato i massimi livelli di collaborazione. Il lungo periodo di fermo, però, è stato disastroso: moltissime imprese rischiano di chiudere per sempre, decimando uno dei settori d’eccellenza italiani», ha commentato il presidente nazionale di Fiepet, Giancarlo Banchieri. Il settore dei pubblici esercizi – bar, ristoranti, pizzerie, catene di ristorazione, catering, discoteche, pasticcerie, stabilimenti balneari – con 30 miliardi di euro di perdite è in uno stato di crisi profonda con il serio rischio di veder chiudere definitivamente 50.000 imprese e di perdere 300 mila posti di lavoro, avverte invece la Fipe Confcommercio, secondo cui le misure di «sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire». Per la Federazione italiana pubblici esercizi, infatti,  gli interventi messi in campo finora dal Governo Conte sono insufficienti. La liquidità, per esempio, non è ancora arrivata e la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25 mila euro è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze delle imprese.


Istat, Costruzioni: crolla la produzione a febbraio


A febbraio l’indice relativo alla produzione nelle costruzioni, calcolato dall’Istituto nazionale di statistica, ha registrato un crollo di 3,4 punti percentuali dopo l’aumento marcato che ha interessato il mese precedente. Rimane in territorio positivo l’indice trimestrale, per il quale l’Istat indica un +3,2% rispetto al periodo precedente. Per quanto riguarda invece il confronto annuo, l’istituto segnala una diminuzione di tre decimi per l’indice corretto per effetti dei calendario e un aumento dello 0,7% per l’indice grezzo.


L’appello della Coldiretti: evitare assalti ai supermercati


E rassicura: le scorte alimentari ci sono

In un appello pubblicato ieri mattina la Coldiretti si è schierata contro la corsa agli acquisti legata ai timori per il coronavirus. In una nota si legge infatti che «i rifornimenti alimentari sono garantiti in tutte le aree del Paese nei mercati e nei supermercati dove occorre evitare inutili accaparramenti che favoriscono solo le speculazioni». Le merci, assicura Coldiretti, possono entrare ed uscire dai territori interessati dalla delimitazione. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa. Anche la produzione alimentare può procedere regolarmente.


Sfida coronavirus: l’Italia ci arriva indebolita


Prospettive economiche al ribasso per l’emergenza sanitaria, il Paese ha chiuso il 2019 con diversi segni “meno”

Alla sfida legata all’emergenza coronavirus l’Italia si presenta economicamente molto indebolita. È quanto emerge, in sostanza, dall’ultima nota mensile dell’Istat, in cui l’istituto di via Cesare Balbo spiega che l’economia italiana si affaccia ad una fase di forte instabilità internazionale – con prospettive caratterizzate al ribasso per l’emergenza sanitaria in corso – con livelli di attività che, nell’ultimo trimestre del 2019, hanno mostrato diffusi segni di flessione. Basti pensare che nell’ultimo trimestre il Prodotto interno lordo italiano è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Per quanto riguarda invece i primi dati macroeconomici del nuovo anno, l’Istat ricorda che i dati di gennaio relativi al mercato del lavoro «confermano i segnali di contrazione dei livelli di occupazione rilevati a dicembre, con una diminuzione degli occupati e un aumento dei disoccupati e degli inattivi». Debolezza è stata rilevata anche per i consumi: sempre oggi l’Istituto nazionale di statistica ha diffuso i dati relativi alle vendite al dettaglio di gennaio. Secondo le rilevazioni l’indice è rimasto pressoché stabile rispetto a dicembre, riportando una variazione nulla in termini di valore ed appena un +0,1% in volumi. Crescita quasi nulla anche a livello trimestrale: nel periodo novembre 2019-gennaio 2020 le vendite sono aumentate di un decimo di punto in valore e di tre decimi in volume. Diverso il discorso a livello tendenziale. Rispetto ad un anno l’Istata indica un +1,4% e un +1,3% in volume.