Sanità privata, fumata nera


Brusco stop alle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della sanità privata per il triennio 2016-2018. Una vertenza molto complessa che vede impegnate le federazioni di categoria delle confederazioni sindacali ormai da diversi mesi, con una alternanza di aperture e chiusure che sta gettando nello sconforto le migliaia di lavoratori dipendenti del settore, che attendono un vero rinnovo addirittura da circa 13 anni. Quando tutto sembrava volgere al meglio, l’ultimo scontro si è registrato sulla richiesta da parte datoriale di inserire nel contratto collettivo una clausola compromissoria, per effetto della quale l’azienda, in caso di intese regionali non soddisfacenti, avrebbe potuto non erogare tutto l’aumento contrattuale previsto dal contratto collettivo. In pratica, una sorta di contro-assicurazione per l’azienda nei casi in cui la regione dovesse incorrere in ritardi nei pagamenti o tagli alle risorse.


Somministrazione, ecco il Ccnl


Negli anni, è diventata una delle forme contrattuali che ha conosciuto una crescita esponenziale importante, anche se, chiaramente, si tratta di uno strumento meno utilizzato rispetto al contratto a tempo indeterminato o a quello a termine, visto che ha coinvolto circa 800mila lavoratori nel 2018. Parliamo del contratto di somministrazione, che è andato a sostituire il lavoro interinale, introdotto a suo tempo con il cosiddetto pacchetto Treu. In questi giorni, è stato firmato il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che recepisce il principio della parità di trattamento, in particolare nei casi di infortunio e di maternità, fra lavoratori in somministrazione e lavoratori stabili. Fra le voci in aumento, quella relativa all’indennità di disponibilità. Prevista anche una disciplina transitoria volta a chiarire gli effetti del Decreto Dignità sul settore del lavoro in somministrazione.


Siae, finalmente si parla di Ccnl


Un accordo sottoscritto dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal e Cisal per superare lo stallo che si era creato nelle relazioni industriali in Siae. È infatti arrivata l’intesa che supera la nota di servizio del 27 settembre, quando in maniera unilaterale l’ente aveva comunicato l’applicazione delle sole leggi. Ora si può tornare a parlare di rinnovo del contratto collettivo.


Casellanti, la vertenza è più aspra


Si è concluso alle 2 di lunedì 26 agosto lo sciopero di due giorni del personale dipendente della autostrade italiane, compresi i turnisti. Le organizzazioni sindacali di categoria unitariamente, dalla Cgil alla Ugl, passando per la Cisl, la Uil e la Cisal, hanno deciso di incrociare le braccia per protestare contro la rottura della trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro. Si tratta della seconda astensione dal lavoro in poche settimane, dopo quella del 4 e del 5 agosto


Ccnl Ugl-Cise per il personale non dirigente Consorzi e Enti industrializzazione


Finalmente anche negli enti locali si parla di partecipazione

Siglato ieri a Roma, nella sede Confederale della UGL, il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro da applicarsi al personale non dirigente dei Consorzi e degli Enti di industrializzazione aderenti alla Confederazione Italiana per lo Sviluppo Economico (CISE). La firma è venuta al termine di un lungo e proficuo lavoro, svolto insieme ai rappresentanti sindacali nazionali.

Per la Cise, la sigla al contratto è stata apposta dalla Presidente del Consorzio Asi Caserta, dr.ssa Raffaela Pignetti, che ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto: “Il confronto e la concertazione che abbiamo portato avanti in questi mesi ci ha permesso di pervenire alla definizione di una piattaforma contrattuale che punta alla innovazione  e alla realizzazione di un sistema sempre più avanzato di tutela e di salvaguardia del lavoro e dei diritti dei lavoratori”.

Per il sindacato hanno firmato il segretario nazionale della Federazione  Ugl  Autonomie Locali, Michela Toussan, e il Segretario Confederale dell’Ugl, Ezio Favetta. “Il CCNL è una ottima sintesi tra la normativa del lavoro pubblico e privato. Non solo – sottolinea Toussan –  finalmente anche negli Enti Locali si parla di partecipazione dei lavoratori alle scelte e ai profitti delle aziende, sancito nell’articolo 46 della Costituzione. Un contratto innovativo volto allo sviluppo delle professionalità, che tiene conto del valore aggiunto che ogni dipendente può portare all’interno dell’ambiente lavorativo. Si istituisce un sistema di premialità legato a progetti volti all’implementazione tecnologica e organizzativa del lavoro, presentati da lavoratori o da gruppi di essi. Si inseriscono istituti volti a favorire la flessibilità e la conciliazione vita-lavoro, quali il lavoro agile e la banca ore. La componente retributiva risulta più che adeguata e si introduce anche il welfare aziendale”. Alla Confederazione Italiana per lo Sviluppo Economico aderiscono, oltre a consorzi ed enti di industrializzazione, anche l’istituto nazionale di ricerca economica, politica e sociale, Eurispes, e l’Universitas Mercatorum, l’università telematica delle camere di commercio italiane. I Consorzi Asi aderenti sono quelli di Caserta, del Sud Pontino  e quello di Napoli, il cui Presidente, Giuseppe Romano,  riveste anche la carica di Presidente della CISE.


Abi, muro sul contratto collettivo


Il messaggio affidato alle agenzie di stampa che arriva dall’Abi, l’Associazione dei banchieri italiani, non è assolutamente rassicurante, anzi. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto a dicembre scorso e in proroga fino al maggio scorso, non sarà facile, perché, sostengono i banchieri, la situazione economica si sta nuovamente deteriorando, con la conseguenza che prevedibilmente ci si ritroverà con una nuova ondata di crediti difficilmente esigibili. Con queste premesse, inevitabilmente, il nuovo incontro fra la delegazione Abi e i sindacati di categoria è finito con una fumata nera. Il sindacato, che nella piattaforma rivendicativa, ha chiesto per il 278mila lavoratori del settore un aumento di 200 euro medi al mese, pari a circa il 6,5%, di cui il 4,1% sull’inflazione aspettata ed un 2,5% su produttività ed impegno, contesta però questa visione pessimistica dell’associazione datoriale. Intanto, fanno notare fonti sindacali, l’intero settore nel 2018 ha macinato utili per 9,3 miliardi di euro. Del resto, la crisi ha comportato un sacrificio enorme per il personale dipendente. Ancora nel 2015, i dipendenti erano infatti più di 310mila, con una riduzione della forza lavoro superiore al 10%. Agendo su questa e su altre voci, le banche hanno risparmiato alla voce lavoro tutte insieme qualcosa come 2,2 miliardi di euro in tre anni. I prossimi incontri sono in calendario il 18 e il 30 luglio.