Alitalia, disperata ricerca di risorse


Il ritardo accumulato mette a rischio gli stipendi; allarme dei sindacati

Nel corso della riunione che il commissario Giuseppe Leograndi ha avuto con le sigle di categoria del trasporto aereo di Cgil, Cisl, Uil e Ugl è venuta fuori l’effettiva necessità: Alitalia ha bisogno di almeno 18-19 milioni di euro per assicurare il pagamento degli stipendi, una somma che non sarebbe neanche impossibile, se soltanto la compagnia non avesse larga parte della flotta a terra per effetto delle misure restrittive sia in ambito nazionale che internazionale. A fronte di questa situazione, l’idea sarebbe quella di provare ad accelerare sul fronte dei bandi, così da favorire il passaggio di consegne fra Alitalia e Ita del settore aviation. Al netto delle attività del commissario, sindacati e minoranza parlamentare chiamano direttamente in campo il governo, accusato in buona sostanza di aver accumulato ritardi su ritardi, cosa che sta amplificando in maniera esponenziale l’effetto devastante della pandemia da Covid-19.


Alitalia, l’Antitrust Ue chiede garanzie su nascita Ita


Leogrande convoca i sindacati: a rischio gli stipendi

Bruxelles, secondo alcune fonti, vuole vederci chiaro sull’operazione che dovrebbe portare alla nascita della newco Ita sulle ceneri della vecchia Alitalia. In particolare, secondo quanto emerso, l’Antitrust europeo avrebbe richiesto al governo italiano le garanzie sulla discontinuità con la vecchia compagnia aerea. Discontinuità, fa sapere la Commissione, citata dall’ANSA, che per essere tale deve rispettare determinati criteri. Intanto nella serata di ieri il Commissario straordinario dell’ex compagnia di bandiera, Giuseppe Leogrande, ha convocato i sindacati, spiegando che Alitalia rischia di non avere i soldi per pagare gli stipendi dei prossimi mesi. Già a dicembre la difficile tenuta finanziaria ha comportato ritardi nei pagamenti


Piano industriale Alitalia-Ita: il Paese resta a terra


De Micheli e Lazzerini non convincono: troppi esuberi e pochi aeromobili

Un piano inaccettabile perché non offre prospettive concrete ad Alitalia-Ita. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno ribadito alla ministra dei trasporti e delle infrastrutture, la democratica Paola De Micheli, e all’amministratore delegato, Fabio Lazzerini, tutta la loro contrarietà al piano industriale per la nuova Compagnia di bandiera. Del resto, i numeri anticipati dalla stampa e confermati dai vertici aziendali e dal governo non ammettono particolari voli pindarici. Appena 52 gli aeromobili in campo, su 61 rotte totali, cosa che porta, di fatto, al dimezzamento del numero dei dipendenti, destinato a scendere dagli attuali 10.200 ad una cifra compresa fra 5.200 e 5.500. Un piano industriale che non solo taglia rotte e personale, ma che presenta una prospettiva temporale molto ampia, tanto che la possibile ripresa si individua, salvo complicazioni, addirittura nel 2025, quando la Compagnia potrebbe riprendere a crescere. In un mercato molto competitivo come quello del trasporto aereo, i sindacati chiedono al governo di dare maggiori certezze, perché, altrimenti, si rischia di vanificare lo sforzo finanziario messo in campo che dovrebbe arrivare a tre miliardi di euro, una cifra sicuramente importante, ma pari ad un terzo di quella destinata alla tedesca Lufthansa. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi incontri e l’invio del dossier al Parlamento e alla Commissione Ue.


La nuova Alitalia si muove


Incontro fra l’amministratore delegato e i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl

Alitalia prova a ripartire e lo fa coinvolgendo le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. A pochi giorni dalla prima riunione del consiglio di amministrazione della nuova Alitalia, l’amministratore delegato Fabio Lazzerini ha infatti incontrato le sigle sindacali per un’ampia panoramica delle prospettive del trasporto aereo, sia sua scala nazionale che internazionale. In un comunicato congiunto, le quattro federazioni di categoria del trasporto aereo hanno ribadito la necessità di arrivare ad un piano di sviluppo «che preveda il mantenimento dell’attuale perimetro delle attività e dei relativi livelli occupazionali». In altri termini, secondo Cgil, Cisl, Uil e Ugl servono investimenti sulla flotta, nella manutenzione, nella attività di handling, nel cargo. Serve anche una forte alleanza internazionale che permetta alla nuova Alitalia di essere competitiva sui mercati. Dopo questo primo approccio, la tappa successiva è il piano industriale.


Alitalia, la newco si chiama ITA. Sede nel Comune di Roma


È l’acronimo di Italia Trasporto Aereo. Capitale sociale d 20 milioni

Alitalia non ci sarà più e la newco prenderà il nome di ITA, acronimo di Italia Trasporto Aereo. È quanto emerge, secondo diversi media, dal decreto del governo firmato la sera del 9 ottobre dai ministri dell’Economia, dei Trasporti, del Lavoro e da quello dello Sviluppo Economico. La sede sarà nel Comune di Roma (ad oggi ancora non è stato reso noto un indirizzo preciso, ma  la sede della “vecchia” Alitalia è nel comune di Fiumicino) e il capitale sociale di partenza sarà pari a 20 milioni di euro. Il prossimo passaggio del decreto interministeriale è la registrazione presso la Corte dei Conti, dopo la quale si potrà procedere con l’atto costitutivo della newco, con il piano industriale e con la valutazione da parte della Commissione europea. Il cda sarà composto da nove poltrone.


Alitalia, crescono gli esuberi


Si prospetta un taglio di almeno il 40% della attuale forza lavoro in organico

La nuova Alitalia nasce per pochi. Mentre dal consiglio dei ministri arriva il via libera alla newco che dovrebbe andare a recuperare la parte più produttiva del business della vecchia Compagnia di bandiera, i numeri che emergono appaiono preoccupanti. Se è di queste ore la notizia della nuova cassa integrazione straordinaria per poco meno di 6.900 addetti, si continua a parlare con insistenza di almeno 5mila esuberi che potrebbe finire nella cosiddetta bad company per essere poi accompagnati fuori, magari attraverso un percorso di ammortizzatori sociali. Una soluzione duramente contestata dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che hanno ribadito, più e più volte, la loro contrarietà a licenziamenti. Nella nuova Alitalia, se passasse il piano del governo, potrebbero trovare spazio, quindi, poco più di 6mila dipendenti, al massimo 6.300, numeri che non permettono di immaginare un futuro competitivo per la Compagnia.