Black out nel trasporto aereo


Il 14 si fermano vettori e servizi a terra per chiedere un tavolo di confronto

Mentre in Parlamento prosegue l’iter di conversione del decreto legge urgente volto a garantire la continuità aziendale di Alitalia, l’intero settore del trasporto aereo sarà interessato da una serie di scioperi che porteranno alla paralisi del servizio nelle ore pomeridiane del 14 gennaio. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, più Unica ed Assivolo, hanno infatti la loro protesta fra le 13 e le 17 del 14 gennaio. In un comunicato unitario, Cgil, Cisl, Uil ed Ugl ricordano come il settore sia «attraversato da tempo da pesantissime crisi e inefficienze di sistema, per mancanza di necessarie iniziative da parte di questo e del precedente governo». Fra le richieste, peraltro più volte reiterate, l’avvio di un tavolo di confronto ministeriale per mettere fine alla concorrenza sleale tra le imprese dei servizi di terra e tra i vettori, utile anche a favorire il rilancio di Alitalia e Air Italy, vettori per i quali si chiede un confronto istituzionale.


Dl Alitalia, ieri e oggi audizioni alla Camera


Leogrande: «Brucia 300 milioni all’anno»

Sono iniziate martedì le audizioni alla Camera di fronte alla Commissione Trasporti sul dossier Alitalia. A prendere la parola ovviamente anche il neo commissario unico dell’ex compagnia di bandiera, Giuseppe Leogrande, che ha ricordato come Alitalia abbia «bruciato circa 300 milioni di euro all’anno, nel periodo di amministrazione straordinaria», sottolineando che ora il suo ruolo è quello di «ridurre le perdite per rendere più appetibile l’investimento in Alitalia anche dell’amministrazione pubblica». Appetibilità perduta visti i più recenti avvenimenti: da una parte la diversità di vedute di Lufhtansa – che anche ieri ha ribadito l’intenzione di partecipare solamente in un’azienda già ristrutturata («dal nostro punto di vista per un rilancio di Alitalia è più vantaggiosa una forte partnership che un investimento una tantum», ha spiegato il responsabile del dossier per il vettore tedesco) -, dall’altra la sfilata di Atlantia dal dossier – il cui approccio secondo l’ad di FS Battisti era «legato alla risoluzione di altre vicende» – e il passo indietro di Ferrovie dello Stato al non verificarsi di determinate condizioni. «Il 31 ottobre – ha spiegato Gianfranco Battisti – abbiamo presentato una proposta di offerta d’acquisto per i rami di Alitalia condizionata ad alcune condizioni che noi ritenevamo imprescindibili, tra cui l’individuazione di più investitori visto che non eravamo intenzionati a prendere la maggioranza nella compagnia». Soffermandosi in particolare su Lufhtansa ha detto che «non ha mai risposto formalmente a nessuna iniziativa che avevamo richiesto», mentre riferendosi al commissario unico Leogrande ha spiegato di non averlo mai incontrato e che FS non sa «tipo di operazione vuole portare avanti, quindi non conosciamo niente della nuova procedura». Dal canto suo


Dubbio partecipazione statale per Alitalia


Gran parte dei sindacati è a favore

Questa mattina si è svolta un’altra tranche di audizioni di fronte alla Commissione Trasporti sull’esame del dl Alitalia, recante “Misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da Alitalia in amministrazione straordinaria”, alla quale hanno partecipato Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac, Anpav, Assovolo, Cub Trasporti e Usb lavoro privato. Gran parte delle sigle si sono espresse a favore del mantenimento di una partecipazione statale in Alitalia, mentre prevale la contrarietà a lasciare l’ex compagnia di bandiera in mano a società estere. Intanto al MISE si continua a studiare la situazione: nel corso dell’audizione di martedì, il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha spiegato che «ad oggi non c’è l’esigenza dell’ingresso del MEF in Alitalia», ma questo non significa «che sia stata stralciata la previsione che il ministero dell’Economia entri comunque nella newco che si potrà eventualmente costituire». «Il governo, ed io personalmente, – ha aggiunto il titolare del MISE – riteniamo che ci siano le possibilità di rilanciare la compagnia bandiera con la consapevolezza che il costo del personale non è un costo che determina la perdita». «L’intervento di nazionalizzazione va quantomeno studiato. Devo capire dove sta il problema dei costi», ha invece detto il neo Commissario unico del vettore, Giuseppe Leogrande, ricordando che «Alitalia è dentro una procedura già iniziata: ora dobbiamo cominciare a ragionare sull’uscita dalla procedura


Alitalia-Ilva, governo senza bussola


Si continua parlare di Piani B, ma da Palazzo Chigi nessuna novità positiva

In attesa del voto di fiducia sul maxiemendamento sulla legge di bilancio, per quello che passerà alla storia delle cronache parlamentari come uno degli iter più controversi (normalmente, arrivati al 16 dicembre, il testo dovrebbe già essere stato approvato da un ramo del parlamento e discusso quanto meno in commissione nell’altro, cosa che quest’anno non avverrà), il governo si ritrova ad affrontare i nodi Alitalia e Ilva con, oggettivamente, poche idee nuove. Da Palazzo Chigi, si continua infatti a parlare di Piani B, con il coinvolgimento vero, presunto o soltanto auspicato di soggetti pubblici, ad iniziare da Cassa depositi e prestiti. Intanto, cresce inevitabilmente la preoccupazione per i posti di lavoro, cosa più volte evidenziata dai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, oltre che dalle federazioni di categoria. Ad oggi, nella migliore delle ipotesi, si prospetta un doppio taglio nell’ordine del 50% degli occupati diretti.


Alitalia, Patuanelli: «Interventi per renderla più attrattiva»


Parlando del dossier Alitalia, il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha spiegato che il governo è al lavoro sul fronte dei costi dell’ex compagnia di bandiera con il fine di «renderla più attrattiva sul mercato e creare un’azienda che abbia una prospettiva». Il ministro ha poi precisato che «non è detto che debba esserci lo Stato presente, dico solo che è impensabile farla fallire adesso». «Il settore aereo ha poi sottolineato – è in crescita costante e Alitalia è l’unica compagnia che ha avuto un bisogno costante di ricapitalizzazioni perché era sempre in perdita».


Alitalia, da Cdm ok a prestito da 400 milioni


Il Consiglio dei Ministri nella riunione di ieri sera ha dato il via libera ad un decreto legge ad hoc che dispone un nuovo prestito ponte ad Alitalia di 400 milioni di euro (in realtà il finanziamento era già previsto dal decreto-legge 26 ottobre 2019, quindi si tratta di una conferma). Il dl «introduce misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da Alitalia – Società Aerea Italiana S.p.a. e Alitalia Cityliner S.p.a., entrambe in amministrazione straordinaria». Nel dettaglio, si legge in una nota di Palazzo Chigi, il prestito è destinato a finanziare le indifferibili esigenze gestionali di Alitalia e l’esecuzione, da parte dell’organo commissariale, del piano delle iniziative e degli interventi funzionali all’efficientamento della struttura nonché alla tempestiva definizione del trasferimento dei complessi aziendali, affinché sia assicurata la discontinuità, anche economica, della gestione da parte del soggetto cessionario. Già lunedì mattina il ministro degli Esteri, ed ex ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, aveva anticipato che su Alitalia c’era la consapevolezza che servisse una norma che permettesse alla struttura commissariale di utilizzare il prestito ponte. Sul dossier è poi intervenuto questa mattina l’attuale titolare del MISE, Stefano Patuanelli, che a Radio 24 ha sottolineato che se non c’è stata una risposta di mercato «è per colpa di Atlantia, che ha partecipato fittiziamente a una procedura senza poi voler investire realmente nella compagnia. Questo ha fatto perdere molto tempo e ad oggi non c’è soluzione di mercato».