Saldi, Confesercenti: finora -40% delle vendite

Sconti al via in Emilia Romagna, Veneto e Toscana

Secondo la Confesercenti, fino ad oggi i saldi hanno fatto registrare un calo del 40% delle vendite rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Un crollo che l’associazione di categoria spera possa affievolirsi con il recente allentamento delle misure restrittive in alcune aree del Paese. Intanto il presidente di Fismo Confesercenti, Fabio Tinti, chiede misure come «un prolungamento della stagione dei saldi, la rottamazione delle scorte di magazzino e ristori che tengano conto dei fatturati pre pandemia».

Saldi: vendite in calo del 30-40%

La stima di Confesercenti

Stanno andando male i saldi invernali di quest’anno: secondo la Confesercenti le vendite sono diminuite del 30-40% in questa prima fase di sconti. L’associazione di Categoria, a colloqui con AdnKronos, parla infatti di «situazione molto critica», con cali dal 50 al 70% nelle vie del centro storico a Roma e anche in provincia. A Milano, spiega il presidente di Confesercenti Milano, Andrà Painini, «I saldi sono partiti in maniera tiepida, poi una certa soddisfazione è stata espressa dai titolari dei negozi di articoli sportivi ma tutti dicono all’unisono: ‘la zona rossa ha rovinato tutto”, ci ha veramente demolito. Il calo è del 50- 60%».

Saldi, Confcommercio stima spesa di 254 euro medi a persona

Per la stagione dei saldi l’ufficio studi della Confcommercio prevede una spesa media a persona di 254 euro, con un calo di 70 euro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una diminuzione della spesa piuttosto ampia, che si presenta nonostante sia in crescita la quota di italiani che parteciperanno ai saldi: il 64% contro il 61,8% dello scorso anno. Solo il 7,1% dei commercianti si aspetta che il proprio negozio sia visitato maggiormente rispetto ai saldi del 2020.

Saldi senza shopping

Da domani saldi in tutta Italia, ma senza entusiasmo. La Federazione Moda Italia-Confcommercio conferma la previsione di un calo della spesa tra il 40 e il 50%

Da domani, 1° agosto, inizia la stagione dei saldi ma non sarà una festa. Infatti dalle prime e provvisorie rilevazioni di Federazione Moda Italia-Confcommercio, l’inizio delle vendite di fine stagione – iniziato in anticipo in Sicilia, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise e Piemonte, ricalca l’andamento riscontrato nel mese di luglio, nel quale i piccoli segnali di ripresa non compensano il complessivo andamento dei consumi che si trova purtroppo in linea con le previsioni di un calo della spesa tra il 40% ed il 50% rispetto agli stessi periodi di anni precedenti e “normali”, nei quali però il mercato interno già non dava grandi segni di vitalità. Quali sono le cause? L’eccessivo utilizzo dello smart working, della cassa integrazione, l’assenza del turismo internazionale e la limitata capacità di spesa degli italiani, più l’incremento già registrato del risparmio privato. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, tutti questi fattori messi insieme generano una previsione di spesa media di 135 euro da parte delle famiglie italiane, ogni persona spenderà nei saldi 58 euro. Insomma, sono finiti i tempi dello shopping compulsivo. Per il Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, Renato Borghi si tratta comunque di «saldi anomali» che per le persone a caccia di affari possono dare qualche soddisfazione, ma che per i commercianti serviranno a racimolare «un po’ di liquidità che sempre aiuta, ma che non basterà a compensare le perdite e le risicate marginalità della ripartenza». A cause della improvvida scelta di qualche territorio, secondo Borghi è stata anche persa l’opportunità dell’impatto mediatico che avrebbe potuto generare un «effetto pubblicitario sui consumatori». Ma c’è anche da dire che le misure di sicurezza necessarie a evitare il contagio da Covid 19 non sono di certo un incentivo agli acquisti.

Commercio, i saldi non aiutano

Poteva andare meglio: i saldi non hanno spinto le vendite, rimaste pressoché stabili rispetto a quelle registrate lo scorso anno. A rivelarlo è la Federazione Moda Italia, sottolineando che il possibile aumento dell’Iva – dal 1° gennaio 2020 l’imposta crescerà automaticamente se non verranno disinnescate le clausole di salvaguardia – spaventa i commercianti italiani, perché potrebbe avere effetti negativi sui consumi delle famiglie italiane. L’indagine, che ha coinvolto un panel di imprese commerciali associate, rivela che secondo il 55% degli operatori le vendite sono stabili o in leggero aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. All’avvio delle svendite estive, la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio, era di una spesa in media poco meno di 230 euro a famiglia, circa 100 euro pro capite, per un valore complessivo intorno ai 3,5 miliardi di euro. Intanto la vera preoccupazione dei commercianti è ora rappresentata dall’Iva. «Tra i capi maggiormente venduti nell’abbigliamento, bermuda, t-shirt, abitini e camicie. Nelle scelte delle calzature prevalgono sandali sneakers e scarpe sportive», si legge nella nota stampa. Per avere il bilancio definitivo sull’andamento dei saldi, sarà necessario aspettare settembre, anche se, ha osservato il presidente di Federazione Moda Italia, Renato Borghi, «un dato è già certo, purtroppo: la stagione primavera/estate, meteorologicamente disastrosa per non dire addirittura drammatica dal punto di vista delle vendite, non sarà recuperata».

Saldi, Confesercenti: spesa sotto le attese

Quasi la metà degli italiani, il 48%, ha approfittato dei saldi invernali per fare acquisti, soprattutto vestiti e calzature, ma ha speso in media solo 118 euro a persona, una cifra al di sotto delle attese dei commercianti. È quanto emerso dal monitor della Confesercenti nei primi 30 giorni di saldi. In particolare il budget risulta inferiore del 3,3% rispetto a quanto previsto inizialmente, una tendenza  probabilmente influenzata dal clima di incertezza economica che sta caratterizzando questo inizio dell’anno.