Rider, Assodelivery conferma la validità del Ccnl firmato


Deliveroo: «L’Ugl è il sindacato comparativamente più rappresentativo del settore»

La chiave di lettura di larga parte della vicenda rider di cui si è molto dibattuto è in una dichiarazione rilasciata dal general manager di Deliveroo Italia, Sarzana, a La Repubblica. A precisa domanda dell’intervistatore, il numero uno di una delle più importanti multinazionali del settore ha risposto: «L’Ugl è l’unica organizzazione sindacale che si è seduta con noi al tavolo per una trattativa che partisse dal riconoscimento del lavoro autonomo. E poi vorrei sottolineare che, in termini di iscritti, è il sindacato comparativamente più rappresentativo fra i rider». Dichiarazioni nette che confermano lo scenario che è andato emergendo in questi giorni. Dopo l’alzata di scudi successiva alla firma del contratto collettivo fra Ugl Rider e Assodelivery, l’associazione datoriale che riunisce larghissima parte degli operatori del settore, il ministero del lavoro e le altre organizzazioni sindacali hanno dovuto prendere atto che quanto sottoscritto è assolutamente in linea con le indicazioni di legge. Una posizione sottolineata, peraltro, anche dall’ex ministro del lavoro, Luigi Di Maio, nel suo intervento durante gli stati generali del Movimento 5 Stelle. Proprio in queste ore, è ripartita la discussione al ministero. Dopo il primo incontro, il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, aveva parlato di moderato ottimismo nell’interesse soprattutto dei tanti che oggi operano nel settore.


Rider, sempre più forte l’interesse sul nuovo Ccnl


Gli studiosi della materia contrattuale apprezzano il contenuto del testo

Il contratto collettivo di lavoro per i ciclofattorini continua a suscitare un grandissimo interesse, soprattutto fra i giuslavoristi che, ad ogni giorno che passa, ne difendono genesi e contenuti, non mancando di osservare, peraltro, la stranezza dell’intervento di un ufficio del ministero del lavoro che si è pronunciato in maniera irrituale a poche ore dalla firma del 15 settembre. Come raccontato, Ugl e Assodelivery, l’associazione di categoria che rappresenta il 90% dei gestori del servizio di consegna a domicilio dei pasti, hanno sottoscritto un contratto innovativo perché, per la prima volta in Europa, garantisce diritti reali, anche sotto il profilo economico, ai rider, inquadrati come lavoratori autonomi. Anche senza citare le altre voci, comprese quelle importantissime sul versante dei dispositivi di protezione individuale e sulla sicurezza del mezzo, è sufficiente evidenziare come il minimo orario sia superiore a quanto previsto da un accordo pilota, ripreso dal Ccnl della logistica, sottoscritto nei mesi scorsi in Toscana, e sia in linea con lo stesso disegno di legge Catalfo per l’introduzione del salario minimo orario legale. Così, mentre alcune dichiarazioni hanno finito per alimentare una spirale di violenza che ha già colpito diversi sedi dell’Ugl, si segnalano le tante manifestazioni di interesse da Pietro Ichino a Maurizio Sacconi, passando per Adapt e diversi altri commentatori.


RIVOLUZIONE RIDER


Firmato il contratto collettivo nazionale per il food delivery, tra UGL Rider e AssoDelivery, è il primo caso in Italia e in Europa

Un compenso minimo orario pari a 10 euro l’ora, indennità aggiuntive per lavoro notturno, festività e maltempo, tutele, incentivi e premi, formazione specifica obbligatoria, coperture assicurative, sia in caso di infortuni, tramite l’Inail, che per danni a terzi, fornitura di dotazioni di sicurezza a carico delle piattaforme committenti da sostituire periodicamente, divieto di discriminazioni, pari opportunità, contrasto al caporalato e al lavoro nero, tutela della privacy, riconoscimento dei diritti sindacali. Una vera e propria rivoluzione per il mondo del lavoro italiano ed europeo, perché ad avere questi diritti, per contratto e per la prima volta, saranno dei lavoratori formalmente considerati come autonomi, ma che di fatto sono collegati ad un committente, ossia le piattaforme internet, quelle aziende, spesso multinazionali, che gestiscono ordini, consegne e compensi. Si parla dei Rider, una nuova categoria professionale nata nell’ambito delle nuove tecnologie e dell’industria del delivery, ovvero della consegna a domicilio delle merci, finora lasciata scoperta rispetto a determinate tutele proprio a causa della natura ibrida della propria prestazione lavorativa. Il nuovo CCNL – il primo basato sulle indicazioni del “Decreto Rider” – è stato appena firmato da AssoDelivery, organizzazione maggiormente rappresentativa nel settore, che riunisce le principali piattaforme per la consegna a domicilio di pietanze e alimenti – come Just Eat, Glovo, Deliveroo, Social Food e Uber Eats – e UGL Rider, la branca del sindacato Ugl che rappresenta gli stessi Rider. Si è aperta così una breccia, che con tutta probabilità non rimarrà un caso isolato, ma farà scuola sia nel resto del delivery italiano, sia nell’interno mondo del commercio e della consegna tramite piattaforma che opera in Europa, rappresentando un punto d’avvio per la nascita di nuove relazioni industriali nel mondo dei Rider. «Un cambiamento epocale, perché per la prima volta un’organizzazione datoriale riconosce i diritti sindacali ai lavoratori autonomi», questo il commento di Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, che aggiunge: «Da oggi guardiamo a molte altre categorie che non sono ancora raggiunte dalla contrattazione». Matteo Sarzana, presidente di AssoDelivery, ha parlato di un “momento storico”. Almeno 30mila i lavoratori interessati dal nuovo CCNL.


I rider continuano ad essere in balia degli eventi


La normativa continua a presentare delle falle anche su salute e sicurezza

La cosa più sorprendente è che qualcuno sia stato costretto a doversi rivolgere ad un giudice, in un periodo nel quale peraltro vi è la sospensione di tutti i procedimenti non urgenti, per vedersi riconoscere un diritto che dovrebbe essere scritto, se non nella legge, quanto meno nel buon senso. Ma, evidentemente, le falle nella normativa vi sono e il protocollo su igiene e sicurezza sottoscritto per parte sindacale dalle sole Cgil, Cisl e Uil non è sufficiente ad evitare comportamenti scorretti da parte di aziende poco collaborative. Ancora una volta, torna al centro delle attenzioni il lavoro svolto da alcune migliaia di ciclo-fattorini. Anche in periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19, la consegna a domicilio non si è ridotta, anzi. Ed allora, a fronte di un vuoto normativo, un rider ha presentato un ricorso urgente al tribunale di Firenze per dirimere la questione di fondo se spetta al lavoratore dotarsi dei dispositivi di protezione individuale o se, piuttosto, la dotazione deve essere a cura del committente, la società che gestisce la piattaforma digitale. Ritorna la questione non risolta dal governo sulla natura del rapporto di lavoro. Secondo il giudice, nel caso specifico, è il committente a dover fornire al ciclo-fattorino le mascherine protettive, i guanti, il gel igienizzante e tutto quanto occorrente per la pulizia dello zaino termico, anche se il lavoratore è formalmente inquadrato come autonomo.


Rider, tutto in mano ai giudici


La Cassazione interviene di nuovo sulla materia; la centralità del Ccnl

La Corte di Cassazione torna ancora una volta ad occuparsi di rider, i ciclo-fattorini addetti alla consegna dei pasti a domicilio, a conferma della parzialità dell’intervento posto in essere con il decreto legge 101/2019. Una sentenza che detta un principio di base: ai lavoratori del settore vanno applicato le norme del lavoro subordinato, laddove l’organizzazione del lavoro è in capo al committente. Nel concreto, la prospettiva che si pone è quella che sia il giudice a dirimere eventuali controversie sulla natura del rapporto di lavoro. Un punto, quest’ultimo, che ha richiamato l’attenzione del sindacato. Se la Cgil ha insistito sull’adeguamento del contratto della logistica, la Ugl ha sostenuto l’ipotesi di un contratto collettivo specifico, come peraltro affermato dall’allora ministro Luigi Di Maio al tavolo di confronto con le parti sociali e gli stessi rappresentanti delle piattaforme digitali, soluzione sicuramente più efficace della prima.


Decreto lavoro, soluzioni tampone


Dopo una lunga attesa, è finalmente partito l’iter parlamentare che dovrebbe portare alla conversione in legge del decreto legge in materia di lavoro. Una attesa che era diventata preoccupazione, non tanto perché il provvedimento contenga interventi risolutivi, quanto piuttosto perché permetterà di dare risposte, peraltro parziali, ad alcune questioni molto scottanti, ad iniziare dagli ammortizzatori sociali in deroga per la Sicilia e la Sardegna, ma non i tanti casi aperti, da nord a sud. Come evidenziato, però, dalle delegazioni di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal ed Usb, sono diversi gli aspetti sui quali governo e parlamento dovranno concentrarsi da subito e poi nell’immediato futuro al fine di trovare delle soluzioni più strutturali e convincenti. Fra gli aspetti da rivedere, sicuramente tutta la disciplina delle attività lavorative commissionate attraverso le piattaforme digitali, un mondo che, evidentemente, non si ferma ai soli rider.