Pensioni, partita doppia

Post quota 100 e non solo: rimane aperta la questione potere d’acquisto

Nonostante le richieste del sindacato – indicazioni in questo senso sono arrivate dalla Ugl nel corso della videoconferenza sugli ammortizzatori sociali e dalla Uil -, la partita relativa alle pensioni ancora stenta a decollare. Una partita che, per molti versi, si annuncia doppia. Da una parte, infatti, sarà necessario dare una risposta al dopo quota 100, la cui sperimentazione scade il 31 dicembre. In assenza di un intervento, verrebbe a crearsi uno scalone che, nei casi limiti, potrebbe sfiorare addirittura i cinque anni. Dall’altra, vi è tutta la questione del potere d’acquisto dei futuri e dei presenti pensionati. In una audizione parlamentare, Assofondopensioni è tornata a chiedere un intervento a sostegno della previdenza complementare, mentre è da tempo che le organizzazioni sindacali sollecitano la revisione della disciplina relativa alla rivalutazione degli assegni pensionistici, oggi ancorata all’andamento dell’inflazione.

Quota 100, numeri da chiarire

Effetto lavoro agile sulle minori uscite e calcoli prudenziali da parte dell’Inps

Il dato sorprende soltanto i meno attenti: a tutt’oggi sono circa 267mila le domande di accesso alla pensione attraverso Quota 100 a fronte di una stima iniziale di un milione di unità, meno di un terzo quindi. Un risultato all’apparenza deludente, ma che, viceversa, è assolutamente incoraggiante, in quanto evidenzia la necessità di introdurre degli strumenti di flessibilità in uscita. Peraltro, il milione di unità stimato a suo tempo dall’Inps già di suo prudenziale, è stato successivamente stravolto dalla pandemia da Covid-19 che ha introdotto l’importante novità del lavoro agile. La stragrande maggioranza dei potenziali interessati ad uscire preferisce, almeno in questo momento, rimanere in servizio, potendo lavorare da casa. Anche molti enti locali, ad esempio, viste le difficoltà nel fare i concorsi, non stanno spingendo per convincere i dipendenti che hanno maturato i requisiti di legge a lasciare in anticipo rispetto all’età.

La spina pensioni per Draghi

In scadenza Quota 100, Ape sociale e Opzione donna, resta solo la Fornero

Se mai Mario Draghi dovesse riuscire nel suo tentativo di dare vita ad un nuovo governo, il suo ministro del lavoro si troverebbe ad affrontare diversi dossier molto scottanti, ad iniziare dalla necessità di mettere mano alla riforma delle pensioni. Quota 100, Ape sociale e Opzione donna vanno infatti a scadenza a dicembre; senza interventi correttivi, si andrebbe ad applicare la riforma Fornero con tutti i suoi limiti ben noti da tempo e che hanno favorito l’insorgere di due fenomeni, quello degli esodati e l’altro della esplosione della disoccupazione giovanile a causa del tappo in uscita. Molto caldo anche il fronte reddito di cittadinanza: se il ministro fosse Enrico Giovannini, qualcosa potrebbe cambiare, visto che in passato, pur sostenendo la necessità di avere un reddito di ultima istanza, non ha mancato di criticare lo strumento introdotto per volontà del Movimento 5 Stelle, peraltro su una proposta di legge di Nunzia Catalfo.

Pensioni, l’obiettivo è giugno

La ministra Nunzia Catalfo traccia il suo percorso per il dopo quota 100

La ministra del lavoro e delle politiche sociali, Nunzia Catalfo, fissa la data: entro il 30 giugno avremo il piano per il post quota 100. In una intervista a Repubblica, la già presidente della commissione lavoro del Senato traccia infatti il percorso che dovrebbe portare alla definizione delle regole previdenziali che andranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2022. La ministra, però, non aggiunge particolari sul come si andrà in pensione nel prossimo anno, rimandando il tutto ai tavoli di confronto con le parti sociali e alla attività delle due commissioni sui lavori gravosi e sulla separazione fra previdenza e assistenza nel bilancio dell’Inps. Carte coperte, quindi, considerando poi che la partita dovrà giocarsi anche sul tavolo del ministro dell’economia, Roberto Gualtieri, il quale non si è ancora esposto direttamente. Fra le ipotesi in campo, quella di recuperare la proposta di legge Damiano con penalizzazioni per le uscite anticipate.

Pensioni, opportunità da Quota 100

Meno domande nel 2020; ci sono le risorse per la proroga anche nel 2022

Tempesta perfetta sulle pensioni. Il combinato disposto di una serie di eventi esterni e interni al sistema sta infatti mettendo a dura prova milioni di pensionati. A poche ore dalla definitiva approvazione della legge di bilancio, anche l’ultima speranza di veder approvata una norma per rafforzare il potere d’acquisto degli assegni pensionistici è venuta meno. Tutto rimane come l’anno scorso, con l’aggravante che, nel frattempo, l’emergenza Covid-19 ha falcidiato il prodotto interno lordo, cosa che ha effetti sul montante contributivo, e soprattutto ha costretto molti figli a chiedere aiuto ai genitori anziani, cosa che ha provocato una forte contrazione del reddito disponibile. Intanto, dall’Inps arriva una notizia che deve essere correttamente interpretata: lo smart working ha inciso in maniera sensibile sul numero di domande per Quota 100. Questo vuol dire che ci sono le risorse per andare ben oltre la scadenza del 31 dicembre del 2021.

CONTE 2 VS CONTE 1

Quota 100, reddito di cittadinanza e decreti sicurezza: addio cambiamento, il governo fa inversione a U. Con i nuovi equilibri di maggioranza, adesso decide il Pd e nel governo l’intenzione è quella di modificare tutti i principali provvedimenti presi dal primo esecutivo Conte

Quota 100 non verrà rinnovata, saranno riviste le norme che disciplinano il reddito di cittadinanza e i decreti sicurezza saranno modificati, per approdare, nelle intenzioni delle sinistre, allo “Ius Culturae”. Insomma, una totale inversione di rotta rispetto al disegno politico, sociale ed economico impostato dall’esecutivo precedente, il cosiddetto “governo del cambiamento”. Capita, quando c’è un’alternanza politica. Ma nel caso in questione, resta curioso il fatto che il Premier alla guida di entrambi gli esecutivi è rimasto lo stesso: l’avvocato del popolo Giuseppe Conte, ora in veste di Conte bis, acerrimo oppositore rispetto alle misure prese da se stesso poco più di un anno fa. Così come, del resto, è rimasto – almeno formalmente – lo stesso anche il partito di maggioranza all’interno dell’esecutivo, ovvero il M5s. “Quota 100 è un progetto triennale di riforma che veniva a supplire a un disagio sociale. Non è all’ordine del giorno il rinnovo”. Con queste parole sembrerebbe archiviato, quindi, uno dei provvedimenti simbolo dei gialloverdi, voluto soprattutto dalla Lega, che permetteva di superare la Fornero, mandando in pensione i lavoratori con 62 anni d’età e 38 di contributi, per garantire un maggiore turn-over generazionale. La misura scadrà il 31 dicembre 2021 e, salvo novità, non dovrebbe essere prorogata. Stretta anche sul reddito di cittadinanza, vera e propria bandiera per i Cinquestelle “prima maniera”. Il sussidio – che pure non è mai decollato, specie nella parte relativa alle politiche attive a causa delle difficoltà nella riorganizzazione dei centri per l’impiego, e che spesso è stato concesso a persone non aventi diritto, generando non pochi scandali – sarà riformulato: l’idea è quella di creare un’apposita app per connettere percettori di RdC e imprese che offrono lavoro, escludendo dalla misura assistenziale chi rifiuta le proposte. Sul lato dei decreti sicurezza, il progetto è quello di eliminare le maxi multe alle Ong, ridurre i tempi per richiedere la protezione umanitaria, prevedere la possibilità di convertire il permesso di soggiorno in permesso di lavoro e modificare le regole per l’ottenimento della cittadinanza, accorciandone l’iter.