Stop al burocratese nella PA


Spesso il burocratese rappresenta un ostacolo (addirittura insormontabile, a volte) tra cittadini e istituzioni. Frasi lunghissime, costruite utilizzando termini arcaici, rendono la comprensione dei documenti burocratici praticamente una missione impossibile. L’accordo sottoscritto domenica tra il ministro della Pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, e il presidente dell’Accademia della Crusca di Firenze, Claudio Marazzini, punta a superare questo ostacolo, favorendo l’utilizzo di un italiano comprensibile nelle comunicazioni tra i cittadini e le istituzioni. «Aiutare i cittadini a capire gli atti», è l’obiettivo dichiarato da Dadone. Come intende riuscirci? Attraverso la creazione di un gruppo di lavoro, composto da esperti in materia, pronto a fornire consulenze agli impiegati nella Pubblica amministrazione. L’accordo prevede anche la possibilità di organizzare, in collaborazione con altri enti, corsi di aggiornamento, elaborare suggerimenti in tema di semplificazione, chiarezza e omogeneità dei testi delle pubbliche amministrazioni. Saranno organizzati anche dei seminari on-line. Annunciando l’intesa, il ministro della Pubblica amministrazione ha sottolineato che «l’importante è riavvicinare i cittadini al linguaggio complicato dei documenti dei cosiddetti burocrati». L’intesa, che ha una durata biennale, potrà essere rinnovata.


PA, faro su contratto ed efficienza


La disponibilità è stata di certo apprezzata, ma rischia di essere soltanto un palliativo nel caso in cui le risorse indicate nella legge di bilancio fossero assolutamente insufficienti per assicurare un rinnovo del contratto collettivo di lavoro del pubblico impiego in linea con le aspettative dei circa 3,6 milioni di dipendenti. Inevitabilmente, l’incontro di ieri con la neo ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, è scivolato sulla grande questione della valorizzazione economica e normativa dei dipendenti pubblici. Le organizzazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl più diverse altre sigle minori, erano state convocate per parlare di semplificazione della macchina pubblica, un tema sicuramente vasto, più volte dibattuto nel corso degli anni. Al di là dei singoli provvedimenti che possono essere presi per ridurre il peso della burocrazia e per rendere più efficiente l’intero sistema, è di tutta evidenza che se non si mette il dipendente pubblico in condizioni di ben operare, tutto il castello rischia di venire giù in maniera fragorosa. Ed allora, accanto alla questione salariale, si aprono altri campi di gioco, dalla formazione alla strumentazione messa a disposizione degli operatori, passando per la digitalizzazione e il ruolo degli organismi intermedi, in particolare il sindacato attraverso il patronato e i centri di assistenza fiscale, quale trait d’union fra amministrazione e cittadino.


Statali: a breve incontro al Ministero


Formalmente si dovrebbe parlare di semplificazione, però, va da sé che il tema, quando si parla di pubblica amministrazione, è strettamente connesso alla valorizzazione del personale dipendente, sotto ogni profilo, dagli aspetti economici alla formazione, passando per la consistenza numerica. Il 15 ottobre è la giornata in cui la neo ministra Fabiana Dadone incontrerà le confederazioni sindacali, dalla Cgil alla Ugl, per fare il punto su quali siano le priorità da mettere in campo.


I bandi del Servizio civile


Conto alla rovescia per i bandi – la pubblicazione è attesa per i primi giorni di settembre – del Servizio civile universale, una interessante opportunità per i giovani, fra i 18 e i 28 anni, per conoscere il mondo della solidarietà attiva e del lavoro. Quattro i canali aperti, il primo dei quali prevede la ricerca di 20.103 operatori da distribuire su 1.429 progetti da realizzarsi in Italia. 605, invece, gli operatori destinati a coprire altrettanti posti in 92 progetti esteri. Altri 165 progetti, presentati nell’ambito delle misure aggiuntive, prevedono un periodo di permanenza all’estero fino a tre mesi per 2.188 operatori. Infine, sono 2.040, per un totale di 16.285 volontari, i progetti che vedono coinvolte le regioni e le province autonome negli ambiti territoriali di competenze. In attesa dei bandi – che saranno pubblicati sul sito www.serviziocivile.gov.it – è necessario che la persona interessata si doti del cosiddetto Spid con un livello di sicurezza 2, vale a dire il codice identificativo digitale che permette di accedere a tutti i servizi online della pubblica amministrazione. Questo perché la domanda potrà essere presentata esclusivamente in forma telematica.


Via alle nuove assunzioni nella PA


Potrebbe anche essere l’ultimo atto a portare la firma della ministra Giulia Bongiorno, ma, di certo, si tratta di una notizia attesa e molto apprezzata. Dando seguito ai provvedimenti precedentemente approvati, in particolare la legge di bilancio e il cosiddetto decreto concretezza, è arrivato il via libera al decreto ministeriale destinato a rafforzare la dotazione organica delle amministrazioni centrali, con assunzioni, mobilità, scorrimento delle graduatorie e nuovi concorsi. Il decreto, dopo anni di forti limitazioni, permette una copertura al 100% delle uscite, comprese quelle per Quota 100, a partire dal prossimo 15 novembre; un segnale importante, come significativi sono i numeri relativi alle assunzioni aggiuntive. Si tratta di poco più di 5mila unità, circa 3.700 delle quali già calendarizzate e le restanti con concorsi che partiranno nelle prossime settimane. Più di 1.800 assunzioni riguarderanno il ministero dell’interno, circa 630 l’Agenzia delle dogane, oltre 500 il ministero dell’istruzione, università e ricerca. In quasi 350, invece, entreranno in servizio presso l’Agenzia delle entrate, altri 112 presso il ministero degli esteri e 107 a Palazzo chigi. Importante l’impatto sull’Inail, con 308 immissioni. Insomma, una importante boccata d’ossigeno per una pubblica amministrazione ridotta ai minimi termini dopo le politiche di austerity adottate dal 2011 al 2018.


Lavoratori al servizio dei cittadini


Oltre 3,5 milioni di dipendenti. Per la precisione 3.561.432: a tanto ammonta il personale che, per almeno un giorno (i contratti a tempo determinato sono oltre 420mila, circa l’11,9%), ha lavorato per la pubblica amministrazione nel nostro Paese. Il dato, appena comunicato dall’Inps, è riferito al 2017, quando si è registrata una crescita dello 0,5% rispetto all’anno precedente, frutto esclusivamente delle assunzioni nella scuola e nella sanità. Un aspetto molto interessante, in quanto avvenuto in un momento di diffuso blocco del turn over. Verosimilmente, il 2018 e poi il 2019 segneranno un incremento del numero dei dipendenti pubblici, mentre è difficile capire fino a che punto potranno crescere le retribuzioni medie, nel 2017 fissate a 31.981 euro, nonostante la sottoscrizione dei contratti collettivi a cavallo fra il 2017 e il 2018. Guardando ai comparti, quello più numeroso rimane la scuola, con il 36,3% degli addetti, davanti alla sanità (19,1%), alle amministrazioni locali, regioni comprese (16,5%) e alla sicurezza e difesa (14,5%). Nel tempo, le poche immissioni in servizio hanno contribuito all’innalzarsi dell’età media: il 96% del totale ha più di 30 anni. Le donne, infine, sono quasi il 60%.