Coldiretti: salgono i prezzi generi alimentari


Scendono, però, i compensi agli agricoltori

In controtendenza alla deflazione generale salgono i prezzi al consumo nel carrello della spesa, dai salumi (+2,6%) alla pasta (+1,7%), dai formaggi (+1,1%) alla frutta (+10,2%) ma anche carne (+2%) e pesce surgelato (+3,5%). E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi all’inflazione a settembre diffusi oggi, in cui segnala tentativi di speculazione al ribasso nei compensi riconosciuti agli agricoltori: «Una situazione paradossale poiché mentre i prezzi al consumo per cibi e bevande aumentano quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori spesso diminuiscono».


Disagio sociale in crescita a dicembre


Su i prezzi di beni ad alta frequenza d’acquisto

Disagio sociale in crescita a dicembre 2019: il Misery Index della Confcommercio è salito di 0,4 punti rispetto al mese precedente, attestandosi a 17,9. Un peggioramento, spiega l’associazione di categoria legato esclusivamente all’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto, passati dal +0,4% al +1%. Fermo, su base mensile il tasso di disoccupazione esteso, mentre è aumentato dello 0,1% su base annua. «Ciò – si legge nel report –  si inserisce in un contesto di indebolimento dei principali indicatori congiunturali, situazione che non sembra destinata a migliorare nel breve periodo, con possibili effetti negativi sul mercato del lavoro che nella seconda parte del 2019 ha già mostrato una minore dinamicità rispetto alla prima parte dello scorso anno».


Istat, calano i prezzi al consumo


A settembre, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato una flessione mensile di mezzo punto e un aumento tendenziale dello 0,4%. Di conseguenza l’inflazione acquisita per il 2019 si allontana dall’obiettivo della BCE (un valore prossimo ma inferiore al 2%), fermandosi al +0,7% per l’indice generale e +0,6% per la componente di fondo.


Abitazioni, prezzi in crescita


Stando alle ultime stime dell’Istat nel secondo trimestre i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie (che sia per fini abitativi o di investimento) sono aumentati dell’1,3% rispetto al trimestre precedente, diminuendo però di due decimi rispetto allo stesso periodo del 2018. L’aumento congiunturale rilevato dall’Istituto nazionale di statistica è legato in positivo ai prezzi delle abitazioni esistenti, per i quali si rileva un aumento dell’1,5% (la variazione maggiore dal secondo trimestre 2011), mentre quelli delle abitazioni di nuova costruzione hanno registrato un calo dello 0,1%. Per quanto riguarda invece il confronto annuo, l’andamento del secondo trimestre considerato è stato influenzato negativamente dalle abitazioni già esistenti, per le quali i prezzi hanno registrato un -0,4% (in miglioramento rispetto al -1,3% del primo trimestre), mentre le case di nuova costruzione hanno riportato un aumento delle quotazioni dello 0,1% (contro il +1,5% tendenziale del trimestre precedente). Secondo l’Istat la variazione acquisita per il 2019 è pari a +0,1%: la prima variazione positiva dopo un lungo periodo di flessioni. Questo risultato in particolare smentisce in parte l’allarme lanciato solo ieri da Standard & Poor’s, secondo cui l’Italia sarà l’unico dei dieci paesi europei monitorati a registrare ancora flessioni dei prezzi sia nel 2019 che nel 2020. In particolare l’agenzia di rating prevede un -0,9% quest’anno e un -0,4% il prossimo. Per quanto riguarda invece l’indice europeo dei prezzi, secondo le previsioni del S&P Global Ratings si verificherà una nuova discesa alla fine dell’anno in corso e un’inversione dei prezzi alla fine del 2020.