Jabil licenzia a Marcianise


Altro durissimo colpo all’economia campana. Mentre il caso Whirlpool Napoli è momentaneamente congelato dopo il passaggio a Palazzo Chigi, una seconda vertenza si sta chiudendo decisamente male per i lavoratori coinvolti e, più in generale, per tutto il territorio. Il tavolo di confronto aperto in regione Campania ha infatti dato esito negativo, con il risultato che Jabil, una azienda attiva nel settore dell’elettronica, procederà a licenziare 350 dei suoi 700 dipendenti dello stabilimento di Marcianise nel Casertano, una riduzione secca del 50% non giustificabile secondo il sindacato . La procedura era stata avviata lo scorso 24 giugno. Ora l’azienda ha 120 giorni per recapitare le lettere di licenziamento, cosa che i sindacati di categoria sperano ancora di evitare. Il confronto a questo punto dovrebbe proseguire in sede ministeriale, nello specifico al ministero dello sviluppo economico, anche velocemente visto che marzo è più vicino di quanto sembri.


Whirlpool, fra polemiche e rilanci


Il giorno dopo il grave smacco subito dal governo, rappresentato in prima persona dal presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, rimangono le polemiche, mentre il numero di Whirlpool in Italia si dice convinto di riuscire a convincere i sindacati che quella prospettata dall’azienda è l’unica soluzione praticabile per salvare circa 430 posti di lavoro. Se l’europarlamentare Carlo Calenda punta il dito contro il silenzio di Cgil e Cisl, il già sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, se la prende soprattutto con l’inconcludenza dell’esecutivo. Intanto, davanti alle proteste dei lavoratori, il ceo della sezione italiana della multinazionale del bianco, Luigi La Morgia, parla di riconversione dello stabilimento come la sola strada percorribile. Di certo, la vicenda è stata sicuramente gestita male nelle scorse settimane con l’applicazione della logica perdente dei tavoli separati e selettivi nei palazzi del governo a Roma.


La Bekaert riparte con i licenziamenti


La Bekaert, quasi in sordina, riparte con i licenziamenti collettivi. Uscita dai riflettori, la multinazionale belga si appresta ad avviare una nuova procedura di licenziamento per 200 dipendenti del sito toscano di Figline Valdarno. Una operazione, peraltro, che non appare giustificata dai numeri – l’azienda ha infatti un fatturato importante -, ma soltanto dalla volontà della proprietà di massimizzare i profitti, con buona pace del territorio che si ritroverebbe fortemente impoverito in caso di definitiva chiusura del sito, dopo la delocalizzazione all’estero, in Romania, della produzione. La cassa integrazione ha finora permesso di tamponare la situazione, ma il tempo ormai sta scadendo (gli ammortizzatori sociali terminano infatti il prossimo 31 dicembre), senza che si siano registrati passi avanti sul versante della reindustrializzazione dello stabilimento. Sulla base di queste premesse, l’incontro al ministero del 24 ottobre rischia di andare a vuoto.


Whirlpool, rabbia e sgomento a Napoli


Anche a mente fredda, il colpo di teatro, che l’amministratore delegato di Whirlpool, Luigi La Morgia, ha messo in atto nel corso dell’incontro al ministero dello sviluppo economico, con l’annuncio della cessione dello stabilimento napoletano alla Passive refrigeration solutions, dell’italiano Giovanni Battista Ferrario, con base, però, a Lugano, in Svizzera, non è andato giù ai sindacati. Ad essere contestato è il metodo – l’annuncio è arrivato praticamente a cose fatte – ma anche il merito, visto che, di punto in bianco, le organizzazioni sindacali si sono ritrovati davanti ad un management in uscita, poco interessato a fornire rassicurazioni ai circa 450 dipendenti che non vorrebbero fare la fine dei loro colleghi di Riva di Chieri e Carinaro. Molto dura la reazione dei sindacati di categoria con Cgil, Cisl e Uil che annunciano un presidio ed Ugl che rincara: «Non vogliamo essere complici di un’altra reindustrializzazione fallita in partenza».


Ast di Terni, rinviato il confronto


Il rinvio del tavolo di confronto già convocato non convince i sindacati. Quando tutto sembrava pronto, la direzione della Ast di Terni ha chiesto ancora 48 ore di tempo, motivando il tutto con la notizia giunta da Bruxelles di voler includere anche l’Indonesia fra i Paesi soggetti ai dazi. Forte rammarico è stato espresso dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confsal che hanno stigmatizzato «l’atteggiamento superficiale nella gestione delle relazioni industriali e sindacali».


Sky Tg24: dopo Roma, nuove chiusure


Nuovo duro colpo all’editoria e all’informazione, in questo caso televisiva. Alle tante crisi che investono i quotidiani, si consuma in questi giorni una nuova tappa del processo di dimissione messo in atto da Sky Tg24. Dopo il trasferimento forzoso da Roma a Milano, che ha coinvolto decine di giornalisti ed altro personale, è la volta della chiusura delle sedi di Torino, Padova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Palermo. Il licenziamento del personale arriva dopo 16 anni di attività in esclusiva.