Per l’Ilo, la disoccupazione è destinata a triplicare


Colpiti anche i giovani che pure avrebbero le necessarie competenze digitali

Nessuno, al momento, potrà dire con certezza come andrà a finire sul versante dell’occupazione, anche perché molto dipende se arriverà prima il vaccino o, piuttosto, la seconda temuta ondata; guardando alla Germania, con l’incredibile caso del mattatoio in Nordreno-Vestfalia, con, al momento, oltre 1.300 contagiati da Covid-19 su poco più di 6mila dipendenti, non c’è da essere troppo ottimisti, almeno nel breve periodo. In queste ore, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha addirittura stimato in 305 milioni i posti di lavoro a rischio; considerando che l’Ilo parla di posti di lavoro a tempo pieno, i lavoratori effettivamente coinvolti potrebbero quindi essere più di 400 milioni. Già prima dell’emergenza epidemiologica, i disoccupati erano circa 188 milioni. Nella statistica, l’Organizzazione internazionale del lavoro tiene conto di tutte le posizioni lavorative, tanto è vero che i più colpiti potrebbero essere i lavoratori irregolari; particolarmente a rischio anche le donne e i giovani, proprio coloro che, viceversa, dovrebbero avere le competenze digitali di cui si parla tanto in queste settimane. Se si guarda ai valori percentuali, la disoccupazione dovrebbe schizzare da circa il 6% al 15%, con un contemporaneo calo del tasso di occupazione (a livello mondiale, il 2019 si era già chiuso ben al di sotto del 58%) ed una crescita esponenziale anche della inattività.


Ammortizzatori, il decreto non risolve


Non cambia il numero massimo di settimane, ma la loro modalità di fruizione.

Come anticipato ai sindacati, il consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge in materia di ammortizzatori con causale Covid-19. Nella sostanza, l’intervento principale prevede la possibilità per il datore di lavoro che ha già fruito di tutte le settimane di cassa integrazione – le nove iniziali del Cura Italia più le cinque aggiuntive del decreto Rilancio – di poter fruire anche delle restanti quattro settimane, senza dover aspettare il 1° settembre. Si supera così un problema di copertura evidenziato anche dalle parti sociali, pure se il saldo finale al momento non cambia: le settimane di cassa rimangono al massimo diciotto. Paradossalmente, la nuova previsione apre ad uno scenario ancora più inquietante, quello del licenziamento del personale già dal 17 agosto. Il decreto prevede anche la possibilità per i datori di lavoro di ripresentare domanda nel caso in cui la precedente domanda è stata rifiutata per errore degli stessi.


Anche Whirlpool si appresta a lasciare la Campania


La domanda è se entro il 31 ottobre si riuscirà a far cambiare idea a Whirlpool, su Napoli. Anche l’ultimo incontro fra i rappresentanti delle federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e la multinazionale del bianco si è concluso nel peggiore dei modi, con la conferma della volontà di chiudere lo stabilimento. A giugno, è previsto un nuovo incontro al Mise, dove si farà anche il punto di cosa sta facendo l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, che ha il compito di trovare un possibili acquirente.


Tim, si complica il rientro in sede


L’obiettivo iniziale era quello di una fase 2 a scaglioni a partire dal 25 maggio

Quanto sta succedendo in Tim, potrebbe verificarsi anche in molte altre aziende nelle prossime settimane. I sindacati di categoria hanno raccolto gli umori dei dipendenti che dovrebbero rientrare in sede, dopo il periodo passato in smart working. Un po’ per il timore di dover affrontare disagi importanti in termini logistici (su Roma, ad esempio, i dipendenti sono 4.300), un po’ per le difficoltà connesse alla chiusura delle scuole, una parte significativa dei dipendenti avrebbe manifestato l’interesse a proseguire l’esperienza di lavoro agile. Tim aveva parlato di rientro a rotazione per il 25% del personale a partire dal 25 maggio, ma ora potrebbe anche rivedere le proprie strategie. In queste settimane, il lockdown ha comportato che 36mila dipendenti su 45mila lavorassero da casa. 8mila sarebbero dovuti rientrare il 25 maggio con l’obiettivo di arrivare al 50% dal 4 giugno. Tim conferma un punto: il rientro sarà a rotazione, con alternanza casa-lavoro.


Diverse aziende anticipano l’utilizzo dell’app anti Covid-19


Diverse aziende del settore privato, fra le quali Electrolux e Ferrari, hanno già adottato dei sistemi per monitorare gli spostamenti dei propri dipendenti all’interno degli stabilimenti e per valutare il rischio di contagio da Covid-19. Tali iniziative aprono diversi aspetti di dibattito sul versante del rispetto della privacy e con riferimento ai controlli a distanza, di cui si occupa l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, modificato dal Jobs act nel 2015 che dà al datore di lavoro ampi poteri.


Rendiconto, il bonus di 600 euro è andato soprattutto agli autonomi


Mentre manca poco alla scadenza dei termini per la presentazione della domanda da parte dei lavoratori dello sport – sicuramente fra i più penalizzati per risorse e per criteri di accesso -, sono 3,4 milioni i beneficiari del bonus di 600 euro. Di questi, quasi il 70% è andato ai lavoratori autonomi. Marginale invece l’impatto sul lavoro dipendente: lo 0,7% è andato ai lavoratori dello spettacolo e il 15,4% ai lavoratori a tempo determinato dell’agricoltura. Il costo è stato di poco superiore ai 2 miliardi di euro