Lavoro, un crollo senza fine


Molto male anche le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato

L’emergenza epidemiologica ha finito per accelerare una tendenza già in atto, quella della riduzione dei posti di lavoro nel nostro Paese. Già sul finire del 2019, infatti, l’occupazione aveva perso smalto, pur mantenendosi comunque in territorio positivo. Il crollo senza freni è partito con marzo, per poi proseguire nei mesi successivi con le statistiche dell’Inps che si fermano a giugno, quando, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, i posti di lavoro in meno erano 818mila. Tutto lascia presagire che la tendenza sia proseguita pure nei mesi successivi, soprattutto sul versante del lavoro a tempo determinato. A tal proposito, nello stesso periodo si è registrato inoltre il tracollo delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, tutti elementi che gettano una luce sinistra sulle misure adottate dal governo, da ultimo anche nel decreto Agosto, nel quale si punta molto proprio sulla decontribuzione.

 


Bonus, Corte dei Conti: «Legarli alle condizioni economiche»


Stop a «erogazioni di indennità diffuse e basate su criteri non discriminanti»

 L’esperienza fin qui maturata nella gestione dei diversi strumenti «dovrebbe indurre una riconsiderazione delle politiche passive per il lavoro, in un quadro che tenga conto delle molteplici esigenze emerse: tra esse, una maggiore semplificazione e una più chiara separazione della funzione assicurativa generale da quella connessa alla gestione dei processi di crisi strutturale e delle correlate esigenze di ricollocazione dei lavoratori», è quanto si legge nella memoria della Corte dei Conti depositata al Senato sul decreto Agosto. Se, prosegue la Corte, la scelta iniziale di procedere ad erogazioni di indennità diffuse e basate su criteri non eccessivamente discriminanti, è stata “positiva”, «si pone ora la necessità di collegare le stesse alle condizioni economiche complessive dei percipienti».


Ammortizzatori, il governo non scopre tutte le carte


Sembrano confermate le diciotto settimane, ma restano i nodi su bonus e risorse

Il primo giro di tavolo si è concluso senza una precisa scansione temporale, cosa che lascia aperte tutte le ipotesi, compresa quella che il tanto famoso decreto Agosto non arrivi all’inizio del mese, quanto piuttosto intorno alla metà, verosimilmente qualche giorno prima del 17, così da evitare dubbi interpretativi circa la possibilità per le aziende di procedere a licenziamenti. La ministra del lavoro, Nunzia Catalfo, ha sostanzialmente ribadito ai sindacati e alle associazioni datoriali quanto già abbondantemente emerso sui giornali. Conferma quindi per le ulteriori diciotto settimane di cassa integrazione, di Fis e di cassa in deroga, mentre il bonus dovrebbe essere limitato soltanto ad alcune categorie, in particolare lavoratori stagionali (non tutti, però, in quanto la ministra ha osservato come la crisi del turismo stia mordendo nelle città d’arte e non nelle località balneari) e dello spettacolo, mentre non si è accennato ai cococo. In prospettiva, si è anche parlato di riforma degli ammortizzatori sociali, un tema complesso nel quale si scontrano spesso sensibilità molto diverse. Per la ministra, l’ammortizzatore del futuro, magari già a gennaio, dovrebbe essere universale, accompagnato da efficaci politiche attive, semplice nelle procedure e distinto in base alla frequenza di utilizzo, aspetto quest’ultimo strettamente connesso alle aliquote contributive in capo a imprese e dipendenti.


Manovra d’estate, i cococo sono i grandi dimenticati


Possibile raddoppio della cassa integrazione e nuovo stop ai licenziamenti

La manovra d’estate starebbe prendendo corpo. Almeno stando alle notizie che trapelano da Palazzo Chigi e dai ministeri coinvolti. Certo, i precedenti non depongono bene, considerando il ritardo con il quale sono arrivati i vari provvedimenti urgenti che hanno caratterizzato questi mesi di stato di emergenza. Su tutti si potrebbe parlare del caso delle linee guida del comitato tecnico scientifico per le residenze sanitarie e assistenziali previste soltanto con un emendamento alla legge di conversione del decreto Rilancio, entrata in vigore soltanto il 17 luglio scorso. Guardando soltanto al lavoro e senza andare a toccare gli altri aspetti, la ministra Nunzia Catalfo ha iniziato a incontrare le organizzazioni sindacali e datoriali per illustrare i propri intendimenti. Si è parlato di raddoppio delle settimane di cassa integrazione, di estensione del blocco ai licenziamenti e di sospensione delle causali sui contratti a tempo determinato, ma anche dell’introduzione di meccanismi connessi all’utilizzo degli stessi ammortizzatori sociali. Tutti aspetti strettamente collegati al lavoro subordinato. Al momento, nulla sembra emergere, invece, per tutte le altre categorie di lavoratori, ad iniziare dai collaboratori coordinati e continuativi, ai quali spetterebbe quindi soltanto l’eventuale copertura, peraltro molto parziale ed una tantum, della dis-coll. Con la grande incognita dettata dai tempi.


Per l’Ilo, la disoccupazione è destinata a triplicare


Colpiti anche i giovani che pure avrebbero le necessarie competenze digitali

Nessuno, al momento, potrà dire con certezza come andrà a finire sul versante dell’occupazione, anche perché molto dipende se arriverà prima il vaccino o, piuttosto, la seconda temuta ondata; guardando alla Germania, con l’incredibile caso del mattatoio in Nordreno-Vestfalia, con, al momento, oltre 1.300 contagiati da Covid-19 su poco più di 6mila dipendenti, non c’è da essere troppo ottimisti, almeno nel breve periodo. In queste ore, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha addirittura stimato in 305 milioni i posti di lavoro a rischio; considerando che l’Ilo parla di posti di lavoro a tempo pieno, i lavoratori effettivamente coinvolti potrebbero quindi essere più di 400 milioni. Già prima dell’emergenza epidemiologica, i disoccupati erano circa 188 milioni. Nella statistica, l’Organizzazione internazionale del lavoro tiene conto di tutte le posizioni lavorative, tanto è vero che i più colpiti potrebbero essere i lavoratori irregolari; particolarmente a rischio anche le donne e i giovani, proprio coloro che, viceversa, dovrebbero avere le competenze digitali di cui si parla tanto in queste settimane. Se si guarda ai valori percentuali, la disoccupazione dovrebbe schizzare da circa il 6% al 15%, con un contemporaneo calo del tasso di occupazione (a livello mondiale, il 2019 si era già chiuso ben al di sotto del 58%) ed una crescita esponenziale anche della inattività.


Ammortizzatori, il decreto non risolve


Non cambia il numero massimo di settimane, ma la loro modalità di fruizione.

Come anticipato ai sindacati, il consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto legge in materia di ammortizzatori con causale Covid-19. Nella sostanza, l’intervento principale prevede la possibilità per il datore di lavoro che ha già fruito di tutte le settimane di cassa integrazione – le nove iniziali del Cura Italia più le cinque aggiuntive del decreto Rilancio – di poter fruire anche delle restanti quattro settimane, senza dover aspettare il 1° settembre. Si supera così un problema di copertura evidenziato anche dalle parti sociali, pure se il saldo finale al momento non cambia: le settimane di cassa rimangono al massimo diciotto. Paradossalmente, la nuova previsione apre ad uno scenario ancora più inquietante, quello del licenziamento del personale già dal 17 agosto. Il decreto prevede anche la possibilità per i datori di lavoro di ripresentare domanda nel caso in cui la precedente domanda è stata rifiutata per errore degli stessi.