Fca, pronti a ripartire il 6


Molto dipende da come evolve la situazione nei prossimi decisivi giorni

In attesa di sapere cosa succederà dopo, quando prima o poi l’emergenza inevitabilmente sarà alle spalle, le industrie dell’automotive definiscono le proprie strategie. In una videoconferenza con le federazioni di categoria di Cisl, Cgil, Uil, Ugl e Confsal più il sindacato dei quadri, Fca ha anticipato la volontà di provare a far ripartire lo stabilimento di Melfi il 6 aprile, tre giorni dopo la scadenza dell’attuale blocco imposto con il decreto di inizio marzo. Fca vorrebbe avere un via libera del sindacato a riavviare la sola produzione della Jeep Compass nel rispetto delle condizioni di salute e sicurezza per il personale. Stessa ipotesi anche per lo stabilimento Sevel. Intanto, in Germania, anche la Volkswagen sta facendo i conti con il Covid-19. Sono 80mila i dipendenti in cassa integrazione, distribuiti fra gli impianti in Europa e quelli in America. Tremano pure i 18mila manager del gruppo che potrebbero non percepire alcun premio di risultato.


FCA converte un impianto a produzione mascherine


In una lettera inviata ai dipendenti, l’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Mike Manley, ha annunciato che il gruppo convertirà un impianto asiatico nella produzione di mascherine facciali. «L’obiettivo – ha spiegato Manley – è di iniziare la produzione nelle prossime settimane e arrivare a produrre oltre un milione di mascherine al mese che saranno donate ai primi soccorritori e agli operatori sanitari». «Poter reindirizzare le nostre risorse a sostegno di chi ne ha più bisogno – ha aggiunto – mi rende orgoglioso di far parte di questa azienda».


Fca conferma il piano industriale per l’Italia


Cinque miliardi di investimenti in tre anni su tutti gli stabilimenti nostrani

La conferma del piano industriale è sicuramente la notizia migliore. In attesa dei vari passaggi che porteranno alla fusione fra l’italo-americana Fca e la francese Psa, con l’annessa importantissima novità dell’ingresso di due rappresentanti dei lavoratori in seno al consiglio di amministrazione (una novità soprattutto per il nostro Paese, visto che in altri latitudini, dalla Germania agli Stati Uniti, passando per il Giappone, è la norma), dall’incontro fra i vertici di Fiat-Chrysler e i sindacati firmati degli accordi collettivi – Cisl, Uil, Ugl, Fismic e Quadri – arriva la rassicurazione tanto attesa: nessuna rivisitazione di quanto già programmato per il triennio 2019-2021 per l’Italia, con la prospettiva futura di rafforzare la produzione, considerata la potenza di fuoco che potrà mettere in campo il nuovo gruppo che si appresta a diventare uno dei maggiori nel mondo. Ad oggi, infatti, i dipendenti sono circa 400mila, con due poli molto radicati nel Nord America e in Europa, ma anche con prospettive di crescita molto importanti in tutta l’Asia e in Cina, in particolare. Tornando al piano industriale, Fca ha confermato gli investimenti da 5 miliardi di euro per l’ammodernamento degli stabilimenti italiani, nessuno dei quali è destinato a chiudere né, tanto meno, ad essere ridimensionato, con l’obiettivo, fra l’altro, di recuperare il ritardo accumulato sull’elettrico e l’ibrido.


Fca, pre-intesa con il sindacato Usa


Incremento economico e investimenti produttivi, le stesse richieste in Italia

In un mondo sempre più interconnesso, anche quello che succede dall’altra parte dell’oceano può avere ricadute da questa parte del mondo. È di queste ore la notizia che Fiat Chrysler Automobiles ha in dirittura d’arrivo la definizione dell’accordo con il sindacato americano sul bonus retributivo inserito nel rinnovo del contratto collettivo dei propri dipendenti. Premesso che comunque il sistema negli Stati uniti è diverso rispetto all’Italia, rimane un dato molto interessante. Fca ha accolto la richiesta di 9mila dollari di bonus formulata dal sindacato di settore, Uaw, seguendo così l’esempio di Ford, che aveva già sottoscritto una pre-intesa. General motors si invece spinta fino ad 11mila dollari. La cosa ancora più significativa è che Fca si appresta a mettere sul piatto 4,5 miliardi di dollari di investimenti con la creazione di quasi 8mila nuovi posti di lavoro in uno stabilimento nell’Illinois, lo stesso impegno che i sindacati chiedono per l’Italia.


FCA-PSA, Conte: «Fusione non comprometta stabilimenti»


Il premier: «Sull’operazione governo non può rimanere indifferente»

Parlando da Melfi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto di aver ricevuto ragguagli da parte di John Elkann sull’operazione per la fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e il gruppo francese PSA. Una fusione alla pari, con l’istituzione di una holding olandese. È un progetto industriale importante, ha detto il premier, rispetto al quale «il governo non può restare indifferente». «Quello su cui mi sono raccomandato – ha poi sottolineato il premier Conte – è che la prospettiva progettuale non deve compromettere gli stabilimenti e l’occupazione in Italia». Poi ha precisato: «Questo riguarda anche l’indotto, perché non riguarda solo assicurare la prospettiva di stabilità produttiva e occupazionale di FCA , ma anche dell’indotto».

 


Cnh Industrial: Fca convince poco


Il piano di Cnh Industrial continua a non piacere ai sindacati di categoria e non convince neanche il ministero dello sviluppo economico, dove si è tenuto un tavolo di confronto. È soprattutto l’ipotesi di chiudere lo stabilimento di Pregnana Milanese a non incontrare i favori dei lavoratori, come pure l’ipotesi di trasformazione di San Mauro Torinese, che messe insieme potrebbe portare a 370 esuberi, anche se va avanti la discussione con Fim, Uilm, Ugl Metalmeccanici, Fismic e Associazione quadri.