Sace: «Da FCA impegno a investire 5 miliardi in Italia»


In corso l’iter di accettazione per la garanzia

L’amministratore delegato di Sace, Pierfrancesco Latini, parlando alla commissione Industria del Senato dei finanziamenti alle imprese, è entrato nel dettaglio della pratica legata ad FCA, spiegando che «l’operazione per la garanzia è ancora in corso, è in corso l’iter di approvazione. Possiamo dire che dall’esame dell’operazione emerge una piena conformità della struttura dell’operazione ai termini del decreto». L’ad ha poi aggiunto che FCA ha concordato con MEF e MISE l’impegno ha investire cinque miliardi di euro sul territorio italiano.


A scoppio ritardato


Prestito da 6 mld alla Fca garantito dallo Stato? Il Governo doveva pensarci prima. Si scatena nella maggioranza una polemica solo dopo l’annuncio del Gruppo di volerne usufruire

Occorre fare almeno due passi indietro, prima di dichiarare se è giusto o meno che il Gruppo Fca ottenga e come debba utilizzare un prestito di circa 6,3 miliardi di euro, nello specifico da banca Intesa San Paolo, con parte delle garanzie, necessarie per averlo, dato dallo Stato italiano. La prima è che Fiat può farlo, anche se rischia di bruciare tutto il plafond di risorse disponibili, sulla base di quanto stabilito dal Decreto Liquidità, concepito dal Governo (e dalle sue task force?) per risollevare l’economia dalle conseguenze del lockdown. La seconda è che il prestito verrà usato per sostenere le attività produttive di FCA Italy, fatto da specificare visto che lo stesso Gruppo ha sede legale nei Paesi Bassi e sede fiscale nel Regno Unito e una seconda controllata in Usa. Tra le attività da sostenere gli stipendi e i costi fissi, ma il punto non è neanche questo. Il punto è che lo Stato ha stanziato un miliardo di euro confidando di alimentare risorse per 200 miliardi. Ma se Fca chiede un prestito da 6,3 miliardi e poi non lo riuscisse a saldare, salterebbe tutto il banco. Da considerare anche che a marzo 2020, la diminuzione delle nuove immatricolazioni è stata pari del 51,8% rispetto a marzo 2019 (dati ACEA) per i Paesi dell’Unione europea allargata all’EFTA e al Regno Unito, e che, in particolare, per il Gruppo FCA sono diminuite del 74%. FCA Italy gestisce 16 stabilimenti e 55.000 dipendenti. Se questo settore non riparte è un problema serio, non solo per l’Italia ma per qualsiasi Paese europeo. Tant’è vero che «entro quindici giorni annuncerò un piano di sostegno al settore auto che sosterrà l’acquisizione di veicoli meno inquinanti. Permetterà di rilanciare i consumi e la trasformazione verso un modello più sostenibile», ha dichiarato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. In Italia, invece di pensare a sostenere settori, più che distribuire soldi a pioggia alle imprese, è accaduto che, a fronte di una possibilità offerta proprio dal Governo con il Decreto Liquidità di ottenere un prestito garantito dallo Stato, soprattutto il Pd, che fa parte della maggioranza, ha giudicato la richiesta di Fca incompatibile perché il Gruppo ha sede in Olanda, come se non fosse circostanza già ampiamente risaputa, e adesso pretendono garanzie. La domanda è: chi scrive i decreti e con chi si confronta? Soprattutto vi è la consapevolezza di quale sia il tessuto industriale sul quale determinate misure vanno ad incidere? Una cosa è certa: se il Governo e lo Stato fossero una macchina, avrebbero ancora un motore a scoppio.

 


Fca, pronti a ripartire il 6


Molto dipende da come evolve la situazione nei prossimi decisivi giorni

In attesa di sapere cosa succederà dopo, quando prima o poi l’emergenza inevitabilmente sarà alle spalle, le industrie dell’automotive definiscono le proprie strategie. In una videoconferenza con le federazioni di categoria di Cisl, Cgil, Uil, Ugl e Confsal più il sindacato dei quadri, Fca ha anticipato la volontà di provare a far ripartire lo stabilimento di Melfi il 6 aprile, tre giorni dopo la scadenza dell’attuale blocco imposto con il decreto di inizio marzo. Fca vorrebbe avere un via libera del sindacato a riavviare la sola produzione della Jeep Compass nel rispetto delle condizioni di salute e sicurezza per il personale. Stessa ipotesi anche per lo stabilimento Sevel. Intanto, in Germania, anche la Volkswagen sta facendo i conti con il Covid-19. Sono 80mila i dipendenti in cassa integrazione, distribuiti fra gli impianti in Europa e quelli in America. Tremano pure i 18mila manager del gruppo che potrebbero non percepire alcun premio di risultato.


FCA converte un impianto a produzione mascherine


In una lettera inviata ai dipendenti, l’amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Mike Manley, ha annunciato che il gruppo convertirà un impianto asiatico nella produzione di mascherine facciali. «L’obiettivo – ha spiegato Manley – è di iniziare la produzione nelle prossime settimane e arrivare a produrre oltre un milione di mascherine al mese che saranno donate ai primi soccorritori e agli operatori sanitari». «Poter reindirizzare le nostre risorse a sostegno di chi ne ha più bisogno – ha aggiunto – mi rende orgoglioso di far parte di questa azienda».


Fca conferma il piano industriale per l’Italia


Cinque miliardi di investimenti in tre anni su tutti gli stabilimenti nostrani

La conferma del piano industriale è sicuramente la notizia migliore. In attesa dei vari passaggi che porteranno alla fusione fra l’italo-americana Fca e la francese Psa, con l’annessa importantissima novità dell’ingresso di due rappresentanti dei lavoratori in seno al consiglio di amministrazione (una novità soprattutto per il nostro Paese, visto che in altri latitudini, dalla Germania agli Stati Uniti, passando per il Giappone, è la norma), dall’incontro fra i vertici di Fiat-Chrysler e i sindacati firmati degli accordi collettivi – Cisl, Uil, Ugl, Fismic e Quadri – arriva la rassicurazione tanto attesa: nessuna rivisitazione di quanto già programmato per il triennio 2019-2021 per l’Italia, con la prospettiva futura di rafforzare la produzione, considerata la potenza di fuoco che potrà mettere in campo il nuovo gruppo che si appresta a diventare uno dei maggiori nel mondo. Ad oggi, infatti, i dipendenti sono circa 400mila, con due poli molto radicati nel Nord America e in Europa, ma anche con prospettive di crescita molto importanti in tutta l’Asia e in Cina, in particolare. Tornando al piano industriale, Fca ha confermato gli investimenti da 5 miliardi di euro per l’ammodernamento degli stabilimenti italiani, nessuno dei quali è destinato a chiudere né, tanto meno, ad essere ridimensionato, con l’obiettivo, fra l’altro, di recuperare il ritardo accumulato sull’elettrico e l’ibrido.