Fca, pre-intesa con il sindacato Usa


Incremento economico e investimenti produttivi, le stesse richieste in Italia

In un mondo sempre più interconnesso, anche quello che succede dall’altra parte dell’oceano può avere ricadute da questa parte del mondo. È di queste ore la notizia che Fiat Chrysler Automobiles ha in dirittura d’arrivo la definizione dell’accordo con il sindacato americano sul bonus retributivo inserito nel rinnovo del contratto collettivo dei propri dipendenti. Premesso che comunque il sistema negli Stati uniti è diverso rispetto all’Italia, rimane un dato molto interessante. Fca ha accolto la richiesta di 9mila dollari di bonus formulata dal sindacato di settore, Uaw, seguendo così l’esempio di Ford, che aveva già sottoscritto una pre-intesa. General motors si invece spinta fino ad 11mila dollari. La cosa ancora più significativa è che Fca si appresta a mettere sul piatto 4,5 miliardi di dollari di investimenti con la creazione di quasi 8mila nuovi posti di lavoro in uno stabilimento nell’Illinois, lo stesso impegno che i sindacati chiedono per l’Italia.


FCA-PSA, Conte: «Fusione non comprometta stabilimenti»


Il premier: «Sull’operazione governo non può rimanere indifferente»

Parlando da Melfi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto di aver ricevuto ragguagli da parte di John Elkann sull’operazione per la fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e il gruppo francese PSA. Una fusione alla pari, con l’istituzione di una holding olandese. È un progetto industriale importante, ha detto il premier, rispetto al quale «il governo non può restare indifferente». «Quello su cui mi sono raccomandato – ha poi sottolineato il premier Conte – è che la prospettiva progettuale non deve compromettere gli stabilimenti e l’occupazione in Italia». Poi ha precisato: «Questo riguarda anche l’indotto, perché non riguarda solo assicurare la prospettiva di stabilità produttiva e occupazionale di FCA , ma anche dell’indotto».

 


Cnh Industrial: Fca convince poco


Il piano di Cnh Industrial continua a non piacere ai sindacati di categoria e non convince neanche il ministero dello sviluppo economico, dove si è tenuto un tavolo di confronto. È soprattutto l’ipotesi di chiudere lo stabilimento di Pregnana Milanese a non incontrare i favori dei lavoratori, come pure l’ipotesi di trasformazione di San Mauro Torinese, che messe insieme potrebbe portare a 370 esuberi, anche se va avanti la discussione con Fim, Uilm, Ugl Metalmeccanici, Fismic e Associazione quadri.


Dramma sul lavoro – anche – in Fca


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Ci risiamo. Di nuovo dobbiamo esprimere le nostre condoglianze alla famiglia di un operaio morto sul lavoro. Stavolta è accaduto nello stabilimento di Fca di Piedimonte San Germano, in provincia di Frosinone, dove un quarantenne, Fabrizio Greco, sarebbe stato colpito mortalmente mentre stava spostando un macchinario durante il turno di notte, intorno alle tre. Questa ennesima morte bianca ha avuto un particolare risalto dato il fatto che è avvenuta in una grande fabbrica, appartenente alla multinazionale Fiat Chrysler, dove si presume che le tutte procedure di sicurezza siano seguite scrupolosamente. Erano diversi anni che casi simili non avvenivano in Fca e l’azienda, oltre al cordoglio, ha affermato di aver attivato tutte le iniziative a sostegno della famiglia e di stare attivamente collaborando con gli inquirenti. Sull’accaduto, infatti, stanno adesso indagando i Carabinieri di Cassino, congiuntamente alla Procura, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, mentre i sindacati dei metalmeccanici, Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic e la nostra Ugl Metalmeccanici, con le Rsa dello stabilimento hanno proclamato otto ore di sciopero su tutti e tre i turni. Si tratta, comunque, dell’ultimo tragico incidente sul lavoro in una serie che al momento sembra inarrestabile e che coinvolge grandi e piccole aziende, in molti settori che vanno dall’agricoltura all’edilizia fino alla grande industria, come in questo caso. Dopo mesi e anni trascorsi a denunciare la gravità della situazione in merito alla salute e sicurezza del lavoro in Italia, in ogni sede, dalle singole unità produttive fino agli incontri istituzionali, dopo la nostra mobilitazione continua, anche ma non solo realizzata tramite la nostra iniziativa itinerante “Lavorare per vivere”, vorremmo finalmente che si riuscisse a mettere in atto qualcosa di concreto, un intervento corposo ed efficace per dire basta, una volta per tutte, a questa serie infinita di tragedie annunciate. Ora attendiamo, fiduciosi come sempre, ma come sempre anche cauti ed attenti, che il Governo porti avanti il dialogo con le parti sociali e in particolare con i rappresentanti dei lavoratori, in modo inclusivo, costante e fattivo e che l’Esecutivo definisca al più presto, in termini economici e di attività da realizzare, l’annunciato piano straordinario per la sicurezza. Abbiamo bisogno di controlli più frequenti e diffusi, serve quindi tutto il personale necessario, che invece attualmente è carente, e un’Agenzia in grado di coordinare efficacemente le attività ispettive, anche attraverso banche dati in grado di offrire una panoramica completa dello stato dei controlli. E poi maggiore formazione e informazione per tutti, datori di lavoro, lavoratori e anche, come da tempo sosteniamo, già a partire dalle scuole. Non c’è più tempo da perdere.


Fca: incidente mortale a Cassino


Chi aveva immaginato che il peggio fosse ormai alle spalle, forte dei dati Inail sui primi otto mesi dell’anno, deve assolutamente ricredersi: il tema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro rimarrà, purtroppo, centrale ancora per tanto, troppo tempo. La cronaca, con la sua brutale crudeltà, ci riporta alla realtà dei fatti, raccontandoci dell’ennesima morte sul lavoro. Con tutto il rispetto per tutti gli altri caduti, la cosa che colpisce fortemente in quest’ultimo caso è che a morire è un giovane operaio di quarant’anni dipendente della Fca di Cassino. Non un incidente in un cantiere temporaneo né in una azienda di piccole dimensioni dove è difficile far quadrare i conti, ma in uno dei principali stabilimenti italiani, nei quali la voce sicurezza dovrebbe essere sempre ben presente. I sindacati, dalla Cgil alla Ugl, al cordoglio per quanto accaduto, uniscono la richiesta di una azione strutturale, per rafforzare la cultura della sicurezza, che passa dalla formazione e dalla consapevolezza dei rischi specifici, ma anche da una implementazione dei servizi ispettivi, oggi fortemente depotenziati a causa del ridotto numero degli ispettori attivi sul campo e per i limiti che continua a presentare l’azione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, sempre più simile ad una fusione a freddo. Il ministro Nunzia Catalfo ha assicurato una pronta convocazione del tavolo di confronto.


FCA: dal Lussemburgo aiuto di stato


FCA dovrà pagare 23,1 milioni di euro di tasse arretrate al Lussemburgo. È quanto ha stabilito Il Tribunale di primo grado della Corte di giustizia dell’Unione europea dando ragione alla Commissione Ue su una controversia iniziata nel 2015. La Commissione stabilì infatti che gli accordi fiscali raggiunti tra alcune multinazionali e i governi di alcuni Paesi europei con un regime fiscale più vantaggioso erano da considerarsi illegali. Nella fattispecie, in quell’occasione la Commissione europea puntò il dito contro Starbucks e Paesi Bassi e FCA (più precisamente una sua controllata, la Fiat-Chrysler Finance Europe) e Lussemburgo, spiegando come la fiscalità agevolata costituisse un aiuto di stato e che riteneva necessario che i due Paesi dovessero farsi pagare le tasse non pagate: in entrambi i casi 30 milioni di euro. Oggi, quindi, la Corte Ue ha stabilito che effettivamente la Commissione Ue aveva ragione sul fatto che l’accordo FCA-Lussemburgo (Advanced Pricing Agreement) del 2012 fosse illegittimo, imponendo di conseguenza al gruppo italo-americano di pagare 23,1 milioni di tasse arretrate. Al contrario, l’organo di giustizia europea ha respinto la richiesta della Commissione Ue riguardante Starbucks e Paesi Bassi. «La controllata lussemburghese di FCA, Fiat Chrysler Finance Europe, è delusa dalla sentenza del Tribunale e sta prendendo in considerazione i prossimi passi da compiere in merito», ha spiegato un portavoce del gruppo automobilistico, assicurando al contempo che «la questione non è rilevante per il gruppo». Immediata la reazione del titolo in borsa, che a metà seduta perdeva circa un punto e mezzo.