A scoppio ritardato


Prestito da 6 mld alla Fca garantito dallo Stato? Il Governo doveva pensarci prima. Si scatena nella maggioranza una polemica solo dopo l’annuncio del Gruppo di volerne usufruire

Occorre fare almeno due passi indietro, prima di dichiarare se è giusto o meno che il Gruppo Fca ottenga e come debba utilizzare un prestito di circa 6,3 miliardi di euro, nello specifico da banca Intesa San Paolo, con parte delle garanzie, necessarie per averlo, dato dallo Stato italiano. La prima è che Fiat può farlo, anche se rischia di bruciare tutto il plafond di risorse disponibili, sulla base di quanto stabilito dal Decreto Liquidità, concepito dal Governo (e dalle sue task force?) per risollevare l’economia dalle conseguenze del lockdown. La seconda è che il prestito verrà usato per sostenere le attività produttive di FCA Italy, fatto da specificare visto che lo stesso Gruppo ha sede legale nei Paesi Bassi e sede fiscale nel Regno Unito e una seconda controllata in Usa. Tra le attività da sostenere gli stipendi e i costi fissi, ma il punto non è neanche questo. Il punto è che lo Stato ha stanziato un miliardo di euro confidando di alimentare risorse per 200 miliardi. Ma se Fca chiede un prestito da 6,3 miliardi e poi non lo riuscisse a saldare, salterebbe tutto il banco. Da considerare anche che a marzo 2020, la diminuzione delle nuove immatricolazioni è stata pari del 51,8% rispetto a marzo 2019 (dati ACEA) per i Paesi dell’Unione europea allargata all’EFTA e al Regno Unito, e che, in particolare, per il Gruppo FCA sono diminuite del 74%. FCA Italy gestisce 16 stabilimenti e 55.000 dipendenti. Se questo settore non riparte è un problema serio, non solo per l’Italia ma per qualsiasi Paese europeo. Tant’è vero che «entro quindici giorni annuncerò un piano di sostegno al settore auto che sosterrà l’acquisizione di veicoli meno inquinanti. Permetterà di rilanciare i consumi e la trasformazione verso un modello più sostenibile», ha dichiarato il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. In Italia, invece di pensare a sostenere settori, più che distribuire soldi a pioggia alle imprese, è accaduto che, a fronte di una possibilità offerta proprio dal Governo con il Decreto Liquidità di ottenere un prestito garantito dallo Stato, soprattutto il Pd, che fa parte della maggioranza, ha giudicato la richiesta di Fca incompatibile perché il Gruppo ha sede in Olanda, come se non fosse circostanza già ampiamente risaputa, e adesso pretendono garanzie. La domanda è: chi scrive i decreti e con chi si confronta? Soprattutto vi è la consapevolezza di quale sia il tessuto industriale sul quale determinate misure vanno ad incidere? Una cosa è certa: se il Governo e lo Stato fossero una macchina, avrebbero ancora un motore a scoppio.