Macron: «Consiglio Onu non produce più soluzioni utili»


Lo dichiara in un’intervista a Le Grand Continent

«Mi trovo costretto ad osservare che oggi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non produce più soluzioni utili. Siamo tutti responsabili quando alcuni diventano ostaggio delle crisi del multilateralismo, come l’Oms, ad esempio». Così il presidente francese, Emmanuel Macron, in una lunga intervista a Le Grand Continent, sito di geopolitica europea che lancia oggi la versione in italiano.


Ue, lunedì incontro Merkel-Macron in Germania


Lo ha reso noto l’Eliseo

Il presidente francese Emmanuel Macron sarà lunedì in Germania, dove incontrerà la cancelliera Angela Merkel. Lo ha reso noto l’Eliseo. Si tratta del primo incontro tra i due leader dall’inizio della pandemia, alla vigilia della presidenza di turno Ue della Germania. Macron verrà ricevuto nel Castello di Meseberg, residenza ufficiale del governo tedesco, a circa 70 km da Berlino.


A quando il mea culpa dei macronisti all’italiana?


di Mario Bozzi Sentieri

Mentre Emmanuel Macron è stato costretto a chiedere scusa, in Tv, ai francesi, rimangiandosi (a parole) parte delle sue scelte economiche, che fine hanno fatto i macronisti all’italiana, che, poco più di un anno fa, ne tessevano le lodi, immaginando le sorti (e progressive…) del fenomeno a livello europeo? Basta sfogliare i giornali del maggio 2017 per raccogliere, fior da fiore, una cascata di celebrazioni a dir poco pompieristiche. “Questa del 7 maggio 2017 resterà una notte storica – concludeva il suo pezzo Aldo Cazzullo, sul “Corriere della sera” – perché ha dimostrato che l’Europa, in fondo esiste, crede in se stessa, passa la fiaccola alle nuove generazioni; e ha ancora una chance per evitare l’autodistruzione”. Mario Calabresi, direttore de “la Repubblica”, con un occhio all’Italia, dava la linea: “Fare politica ad occhi chiusi significa pensare che gli europei e gli italiani siano tutti contro l’Europa, siano tutti terrorizzati dai migranti, siano tutti per politiche ‘legge e ordine’ e vogliano il porto d’armi per sparare liberamente la notte. L’elezione di Macron ci mostra invece che bisogna avere il coraggio di proporre con convinzione una visione diversa, che è inutile per la sinistra italiana rincorrere i populisti (togliere la bandiera europea per metterne sei italiane), perché quella parte del campo è già sufficientemente affollata e soprattutto perché i cittadini diffidano delle imitazioni. Meglio essere se stessi”.  Rassicurante l’analisi di Mario Ajello (“Il Messaggero”) che la buttava  in filosofia: “Il Ciclone Emmanuel è quello che per ora ha rimesso a posto gli schemi. I francesi, che sembravano essere diventati passionali, si scoprono invece razionali, secondo la loro tradizione che viene dall’illuminismo”. Anche Silvio Berlusconi c’era cascato, giudicando il neo Presidente francese un “brillante tecnocrate”, innovatore dello stile e del linguaggio della sinistra, mentre il Pd, sempre in ritardo sui tempi, ancora qualche mese fa, con encomiabile autolesionismo, ha continuato a guardare al fondatore di En Marche come ad un possibile leader di un’ “alleanza vasta”, in grado di andare da Tsipras allo stesso Macron. Tutto questo malgrado i risultati, i sondaggi in caduta libera e le prime avvisaglie di una protesta, che poi è dilagata. Che cosa fosse in realtà e già in partenza questo giovane virgulto della sinistra europea (subito salutato come il “nuovo Renzi”) era ben evidente nel suo percorso professionale  e culturale: dall’Ecole Nationale d’Administration al suo passaggio alla Banca Rothschild (in grado di accreditarlo presso una destra liberale e globalista); dalla sua aura intellettuale, per essere stato il segretario del filosofo Paul Ricoeur, teorico di un umanismo e di un personalismo progressista, al ruolo di draconiano ministro dell’economia nel secondo Governo Valls;  dal suo antinovecentismo (con il distacco dai ceti intermedi) al suo caratteriale (e un po’ cinico) disincanto. Un mix perfetto per questa idea, tutta francese, di repubblicanesimo monarchico, che quando non ha solide base popolari ed un vero consenso elettorale (l’elezione di Macron – non dimentichiamolo – è stata segnata dal record di astensioni e di schede bianche) è però un invito alla rivolta di piazza. Tutto questo l’inossidabile intellighenzia italiana non l’ha neppure paventato, trovandosi – dopo la retorica della celebrazione – a contemplare le macerie del suo ennesimo sogno infranto, mentre l’illusione illuminista, tecnocratica, eurocentrica, globalista e progressista lasciava il campo alla cruda realtà di un lumpenproletariat, un “proletariato cencioso”, escluso dagli orizzonti della sinistra macronista, in Francia ed anche in Italia, ma con cui è inderogabile fare i conti.


Querelle Fincantieri-Stx, l’Italia non molla


di Claudia Tarantino

Il braccio di ferro tra Italia e Francia sul caso dei cantieri Stx di Saint Nazaire, nazionalizzati temporaneamente dal governo di Parigi dopo che Fincantieri ne aveva acquistato il 54,7% dal fallimento del proprietario coreano, è destinato a continuare per almeno altri due mesi, fino al 27 settembre, quando Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron si incontreranno al vertice di Lione e, probabilmente, si ritaglieranno uno spazio per affrontare la spinosa questione della governance dei cantieri.

L’incontro di ieri, infatti, tra il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ed i ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, si è chiuso con un nulla di fatto, perché ciascuno è rimasto fermo sulle sue posizioni. Da una parte l’Italia vuole che Fincantieri abbia la maggioranza del pacchetto azionario di Stx, come stabilito negli accordi precedenti, mentre la Francia non vuole andare sotto il 50% “per tutelare i posti di lavoro e la sovranità della compagnia”, ma si dice disposta a riconoscere al gruppo italiano la guida dei cantieri.

E’ una vicenda spinosa ma, al tempo stesso, strategica per le sue implicazioni politiche, militari e di business. Non dimentichiamo, infatti, che da un lato Fincantieri ha dalla sua parte commesse e know how, ma i francesi, dal canto loro, hanno grandi bacini che permettono di costruire navi di stazza ben maggiore rispetto a quelle italiane.

Il ministro Le Maire ha ‘tentato’ il governo italiano con la prospettiva di creare insieme ‘un Airbus navale’ campione mondiale del settore, civile e militare. La partita sul tema vale tantissimo: almeno 40 miliardi che potrebbero arrivare dalle gare in giro per il mondo. Ma, forse proprio per lo stesso motivo, l’Italia non si è lasciata ‘abbindolare’ e così la soluzione resta ancora distante, con Padoan che ha ribadito ancora una volta come non sia possibile “accettare una ripartizione 50 e 50: su questo rimarremo fermi”, mentre Calenda ha messo il paletto decisivo puntualizzando che “per creare un grande gruppo occorre fiducia reciproca e la premessa è raggiungere una conclusione che rispecchi nella sostanza gli accordi già presi su Stx”.

Tuttavia, anche se al momento le divergenze sono enormi, conviene comunque ad entrambi trovare una soluzione, perché il fallimento dell’alleanza italo-francese, tra le altre cose, avvantaggerebbe l’altro grande polo cantieristico europeo, quello tedesco Meyer Werft.