Dall’Ue via libera agli aiuti alle imprese italiane


La Commissione europea ha approvato nove miliardi di euro si aiuti per le imprese italiane colpite dagli effetti della pandemia di coronavirus. L’istituzione ha infatti fatto sapere che le misure italiane sono in linea con il quadro temporanei dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato. «Lo schema ‘ombrello’ consentirà aiuti alle imprese di tutte le dimensioni da parte delle Regioni, delle Province autonome, di altri enti territoriali e delle Camere di Commercio – ha fatto sapere Margrethe Vestager -. Insieme ad altre misure, sosterrà le imprese italiane affinché continuino le loro attività in questo periodo difficile e preservino l’occupazione».


Recovery Fund: torna l’asse franco-tedesco


Hai voglia a dire, come oggi il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, sulla stessa linea del premier Giuseppe Conte («un buon inizio»), che «i leader di Francia e Germania si posizionano sulla proposta che l’Italia ha lanciato». Punto primo, i leader di Germania e Francia si sono incontrati e accordati tra di loro. Punto secondo, l’Italia e tutto il fronte dei Paesi Sud Ue avevano in mente ben altra entità di risorse: almeno 1000 miliardi di euro. Facciamo un passo indietro: 500 miliardi per rilanciare l’economia dell’Europa è la proposta messa ieri nero su bianco da Germania e Francia per combattere la crisi economica da coronavirus. Miliardi da distribuire agli Stati più colpiti dalla crisi (all’Italia 100 miliardi) a fondo perduto attraverso l’emissione di bond comunitari, che dovranno essere rimborsati da tutti i 27 Stati membri a scadenza. Francia e Germania sono sempre state fino – apparentemente – su fronti opposti in merito, lanciando ieri la loro proposta comune alla Commissione Ue, anticipando così la presidente Ursula von der Leyen che dovrebbe presentare la sua proposta la prossima settimana, e ritrovando unità hanno fatto molto di più che aiutare l’Ue a costruire un consenso intorno al Recovery Fund: hanno riaffermato la loro leadership. Se, come sostengono le anime belle, i Paesi del Nord hanno perso un bella quota del loro peso specifico, la Germania, anche i Paesi del Sud Europa hanno perso altrettanto, la Francia, con la differenza che, rispetto ai “falchi”, le “colombe” sono decisamente più deboli. L’Italia, o meglio Giuseppe Conte, ha perso il suo carico da 90, la Francia, che conferiva spessore alla sua voce. Anche se il documento franco-tedesco intende essere un compromesso tra la posizione dei Paesi dell’Europa meridionale, con Francia e Italia (teoricamente) in testa, e quella dei nordici più rigorosi dal punto di vista fiscale, di cui la Germania è capofila, gli ostacoli sul cammino del Recovery Fund restano notevoli. Secondo Vienna, ma anche secondo i “nordici”, il sostegno dell’Ue deve concretizzarsi in «prestiti, non aiuti» e di conseguenza in debiti per chi li richiedesse, fatto che peggiorerebbe ulteriormente i bilanci di Stati, come il nostro, già caratterizzati da alti livelli di debito pubblico.


SCONTRO FRONTALE


Spiazzante sentenza della Corte costituzionale tedesca che oggi ha accolto, in parte, i ricorsi contro l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce avvenuti a partire dal 2015. I ricorsi provengono da alcuni accademici ed economisti tedeschi nella convinzione che il QE, negli acquisti dei titoli di Stato, abbia contrastato le competenze della stessa Bce e quindi essendo le azioni della Bce «non sono coperte dalle competenze europee» potrebbero «non avere validità in Germania». La convinzione dei ricorrenti, la stessa dei “falchi” Ue, è che il QE abbia incoraggiato gli Stati a non seguire un percorso virtuoso di consolidamento dei conti sapendo di poter contare sulla rete di sicurezza della Bce. Per molti invece il QE, che ha caratterizzato l’”era Draghi” alla Bce, ha salvato l’euro e indirettamente Paesi in grande difficoltà come l’Italia. Ma, allo stesso tempo, la Corte tedesca ha stabilito che il programma di acquisti dei titoli di Stato (Pspp) della Bce relativo al QE1 e QE2 non finanzia gli Stati e quindi rispetta il divieto del Trattato contro la monetizzazione dei debiti pubblici nazionali, altro tabù che agita i falchi. Si tratta di una sentenza che sembra voler salvare capra e cavoli con l’accoglimento solo parziale del ricorso. Ma il problema c’è, eccome: anche se secondo alcuni la sentenza mette al riparo il programma di acquisti pandemico da 750 miliardi di euro lanciato dalla Bce il 18 marzo per contrastare l’impatto del coronavirus sull’economia dell’eurozona, è evidente che mettere sotto una lente di ingrandimento quanto stato fatto dal 2015 non equivale a salvare il QE. In più, l’organo principale della giustizia della Germania nell’affermare che le misure prese da un organo europeo «non sono coperte dalle competenze europee» ha chiesto alla Bce di giustificare le proprie scelte, assegnandole l’onere di provare che non c’è stata violazione del principio di proporzionalità rispetto agli effetti di bilancio degli acquisti di debito pubblico. Conseguenze? Lo spread tra Btp e Bund è tornato a salire, la Bce ha disposto per oggi alle 18.00 una convocazione dichiarando che «si esprimerà a tempo debito», assist dalla Commissione Ue che ha dichiarato di rispettare l’indipendenza della Bce, promettendo comunque di «studiare la sentenza in dettaglio». Ma non finisce mica qui.


Bruxelles propone Recovery fund da 300 miliardi


Le misure dovrebbero “muovere” 2.000 miliardi di euro

Un fondo temporaneo – Recovery Fund – da 300 miliardi di euro, destinato alla ripartenza, da aggiungere al prossimo bilancio Ue pluriennale (2021-2027). Questa è una delle proposte della Commissione europea. Bruxelles intende reperire questi fondi sui mercati finanziari con l’emissione di obbligazioni europee. Una metà dei fondi sarà prestata, l’altra, invece, sarà destinata a programmi specifici, per i Paesi più colpiti dall’emergenza sanitaria. Il bilancio pluriennale coprirà gli interessi dei prestiti – spesa prevista: 500 milioni di euro –, il costo dell’altra metà dei fondi sarà sostenuto dai Paesi membri, ma verrà spalmato in più anni, dopo il 2027. Il pacchetto di misure dovrebbe mobilitare 2.000 miliardi di euro.


Dl Imprese, via libera della Commissione Ue


La Commissione europea questa notte ha dato il via libera al Dl Imprese, contenente misure di sostegno ad aziende e Pmi per far fronte alle conseguenze dell’emergenza Covid-19. La Commissione considera quindi le misure previste nel Decreto legge coerenti con la normativa europea sugli Aiuti di Stato. A darne notizia è stata l’Associazione Bancaria Italiana attraverso una circolare inviata agli istituti. «Le misure, dal valore complessivo di circa 200 miliardi, consentiranno di offrire la garanzia pubblica su nuovi prestiti o rifinanziamenti alle grandi aziende», ha detto il Commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager. «Insieme all’altro programma di sostegno rivolto ai lavoratori autonomi e alle piccole e medie imprese – ha aggiunto – queste misure il pacchetto permetterà alle società di coprire le loro necessità finanziarie più urgenti per affrontare la difficile situazione. Continueremo a lavorare a stretto contatto con gli Stati membri per assicurare che le misure di sostegno nazionali possano contenere gli effetti dei danni causati dal coronavirus». Il modulo per la richiesta di garanzia fino a 25mila euro – che il beneficiario dovrà compilare e inviare per mail (anche non certificata) alla banca o al confidi al quale si rivolgerà per richiedere il finanziamento -, fa sapere il Ministero dello Sviluppo Economico, è disponibile sul sito “www.fondidigaranzia.it“.

 

Il MISE: «Modulo disponibile su www.fondidigaranzia.it»


Coronavirus, Commissione Ue: «Massima flessibilità»


Visco: «Se necessario BCE agirà ancora»; Von der Leyen: «Pronti ad aiutare l’Italia con tutto quello di cui ha bisogno»

«L’epidemia influenzale è uno shock gigantesco. Sarà temporaneo e dobbiamo fare in modo che sia il più breve possibile. I Paesi membri devono essere incoraggiati a prendere tutte le misure necessarie». Così la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel corso di una conferenza stampa a Bruxelles, assicurando che l’istituzione è pronta ad aiutare l’Italia con tutto quello di cui ha bisogno. Durante l’intervento l’ex ministro tedesco ha parlato di «massima flessibilità nell’applicazione del Patto di Stabilità e per gli aiuti di Stato» destinati a fronteggiare l’emergenza. A prendere la parola è stato poi il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrowskis, il quale ha assicurato che l’istituzione ha tutti gli strumenti necessari per combattere le conseguenze che l’epidemia avrà sull’economia. «Li useremo pienamente e senza esitazione – ha spiegato -, in linea con l’evoluzione della situazione e sosterremmo i paesi che useranno la piena flessibilità concessa dal Patto». Intanto sia da Bankitalia che dalla BCE, Ignazio Visco e Philip Lane (capo economista dell’Eurotower) provano a rassicurare i mercati dopo la reazione negativa di ieri (le borse, dopo le parole di Christine Lagarde sono crollate). Per visco «se necessario la BCE agirà ancora, le decisioni di ieri non sono l’ultima parola». Parole simili da Lane, che ha assicurato che la Banca Centrale Europea è pronta «a fare di più e ad adottare tutti gli strumenti, se necessario, per assicurare che gli alti spread che vediamo oggi, a causa dell’accelerazione del coronavirus, non mettano in pericolo la trasmissione della nostra politica monetaria in tutti i Paesi dell’Eurozona».