Le stime della Commissione europea


Tagliata la crescita dell’Italia del 2020

La Commissione europea ha tagliato le stime di crescita del PIL italiano per il 2020 dal +0,4% al +0,3%, una previsione che collocherebbe il nostro Paese fanalino di coda nell’Unione europea. Per l’Eurozona si prevede invece una crescita dell’1,2% sia quest’ano che il prossimo. «Le prospettive dell’economia europea – ha spiegato Paolo Gentiloni, commissario agli Affari monetari – sono di una congiuntura stabile, anche se debole. Abbiamo assistito a segnali incoraggianti sul fronte commerciale ed evitato anche un’uscita senza acc+ordo della Gran Bretagna dall’Unione europea».


Commissione von der Leyen: dov’è il cambiamento?


L’esecutivo UE nasce, di fatto, già “vecchio”. Sullo sfondo il protagonismo di Macron e una Germania oggi più debole

La nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen è entrata in carica a inizio dicembre, in ritardo rispetto ai tempi inizialmente programmati. C’è voluto più del previsto perché le candidature di alcuni possibili commissari indicati dai governi nazionali e sostenuti da von der Leyen erano state respinte dal Parlamento europeo. È un esecutivo UE, insomma, nato non senza difficoltà – derivanti soprattutto dalla composizione del Parlamento dopo le europee di maggio, in cui le forze europeiste hanno perso seggi, mentre ne hanno guadagnati quelle euroscettiche –, ma che, soprattutto, appare in verità già vecchio. L’Occidente non può fare a meno dell’Europa e delle sue radici, ma l’Europa sembra ancora non capire cosa vorrà essere da grande. L’Europa dei popoli – come l’elettorato, più volte di recente, ha già suggerito – o quella dei burocrati, che hanno già portato a casa diversi fallimenti? La sfida è tutta qui, in fondo. La svolta ambientalista impressa dalla Commissione von der Leyen – il Green New Deal, su cui è stata trovata una prima intesa tra i paesi europei, fatta eccezione per la Polonia che avrà a disposizione più tempo per fare le sue valutazioni – rappresenta sicuramente un tema fondamentale, ma è poca cosa se non adeguatamente supportata da temi più urgenti e stringenti come il lavoro, il calo demografico e il sostegno alla famiglia. E ancora, allargando l’orizzonte, la concorrenza cinese e i tumulti del vicino Medio Oriente o le intemperanze turche. L’Europa saprà prendere posizioni nette rispetto alle grandi questioni internazionali? C’è da aspettarsi, in questo senso, un nuovo approccio dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, oggi Josep Borrell (che prende il posto di Federica Mogherini), dinanzi alle sfide extraeuropee? Sono domande lecite soprattutto in virtù di cambiamenti in essere nelle relazioni con gli Stati Uniti, ma anche nei rapporti all’interno dell’Alleanza atlantica (che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha definito in modo tutt’altro che elegante «in morte cerebrale»). È in questo quadro opaco che si insinua il protagonismo di Macron, sempre più intenzionato a colmare il “vuoto tedesco”, dovuto principalmente al progressivo passagio di consegne di Angela Merkel e al rallentamento economico che ha caratterizzato negli ultimi tempi la Germania. In più, sullo sfondo, il nodo Brexit, che dopo la vittoria schiacciante di Boris Johnson alle recenti elezioni britanniche sarà un processo irreversibile. Il 2020, per quest’ultima ragione, sarà un anno di transizione per l’Unione europea: Londra e Bruxelles dovranno trovare intese commerciali e non solo per rendere operativa una Brexit che sia il più ordinata possibile, ma non sarà facile. Il modo in cui i britannici lasceranno l’UE avrà inevitabili ripercussioni sul futuro dell’Europa. Negative? Non è detto.


Ue, via libera alla Commissione di von der Leyen


All’Europarlamento, i sì sono stati 461. Salvini: «L’Europa o cambia o muore»

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. I voti a favore sono stati 461, quelli contrari 157. Ottantanove gli astenuti. Questo significa – piccola curiosità – che la nuova Commissione ha ottenuto più consensi rispetto a quella di Jean-Claude Juncker che nel 2014 ne aveva conquistati 423. Una maggioranza «travolgente», l’ha definita von der Leyen, commentando l’ok del Parlamento. «Il fatto che oggi siamo in grado di avere un’ampia maggioranza stabile lo considero un voto a favore di un’agenda di cambiamento», ha aggiunto in conferenza stampa. Di cambiamento ha parlato anche il leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo dopo il voto dell’Europarlamento: «L’Europa o cambia o muore, o ritorna cristiana o non è. La Lega è pronta a ricostruire, non a seppellire l’ideale europeo sotto metri di direttive sbagliate e di Mes». Chiarissimo. Cosa intende per cambiamento von der Leyen, invece? «Nei prossimi cinque anni, la nostra unione porterà avanti una trasformazione di società e economia, è la cosa giusta da fare e non sarà semplice». Secondo la presidente della Commissione Ue, l’economia dovrà puntare ad uno «sviluppo sostenibile», centrando gli obiettivi posti dall’Onu. Altro tema importante: i migranti. «L’Europa sarà sempre un riparo per coloro che hanno bisogno di protezione internazionale, ma dobbiamo far sì che coloro che non hanno il diritto di rimanere ritornino in patria», ha spiegato. Sulla Brexit – «Rispetteremo la decisione dei britannici» – e sulla lotta al cambiamento climatico, «una questione esistenziale per l’Europa».


La paura fa Affari economici


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sarebbe un grave errore lasciarsi suggestionare dalla designazione, indubbiamente prestigiosa, toccata “in sorte” a Paolo Gentiloni, ex presidente del Consiglio italiano: Commissario agli Affari economici dell’Ue, successore di Pierre Moscovici. Quest’ultimo ha dichiarato: «Saluto la Commissione europea designata da Ursula von der Leyen. Il mio successore nominato, Paolo Gentiloni, è un amico e un’ottima scelta. Porterà i valori e le idee della famiglia socialdemocratica». Socialdemocratica ovvero un ritorno al passato e a questo punto già si potrebbe pensare di aver detto tutto e compreso ogni relativa implicazione sulle, infondate, speranze che tale designazione possa portare non solo prestigio, ma soprattutto respiro economico e sociale a un Paese, l’Italia, ancora sfinito e indebolito da quasi un ventennio di crisi economica. Il cui superamento è stato interrotto dal cambio di rotta politico del M5s, all’indomani delle elezioni europee, e con l’obbligato passaggio della crisi di Governo deciso questa estate dal leader della Lega, Matteo Salvini.
Immancabile e di rito il diluvio di messaggi entusiastici dedicati a Paolo Gentiloni, segnalando la sua nomina quale «segnale importante», «splendida notizia», da parte di Zingaretti, Orlando, Fassino, Gualtieri, Pittella, Furlan, Cairo, Patuelli, Boldrini, E. Letta, Mogherini. Chiaro anche il messaggio di Ursula von der Leyen che invita Gentiloni all’«applicazione del patto di stabilità, utilizzando appieno la flessibilità permessa all’interno delle regole». Qualcosa in più, ma staremo a vedere realmente quanto, di quello che la Commissione europea sarebbe stata disposta a concedere all’Italia, qualora al posto di Paolo Gentiloni ci fosse stato Giancarlo Giorgetti o Gian Marco Centinaio. Non dimentichiamolo.
Così come non dobbiamo mai dimenticare che la nomina si deve alla paura. Alla paura che il vento del sovranismo sempre più forte in Europa potesse ulteriormente ampliarsi con una Lega protagonista nel Governo italiano e in Europa. Alla paura non dell’uscita dall’euro dell’Italia ma della precisa richiesta da parte dell’Italia di una revisione integrale di regole e accordi, compreso quello di Dublino, che adesso, dalla Francia al presidente del Parlamento Ue, Sassoli, sono disposti a ritoccare. Vedremo a vantaggio di chi. Gentiloni cancellerà il (brutto) ricordo di Moscovici? Difficile dopo aver dichiarato «cercherò di onorare l’Italia, lavorando nell’interesse di tutti i cittadini europei» e ancora di più pensando che sarà Valdis Dombrovskis il responsabile dell’Europa sociale, il vice presidente dell’Economia nella Commissione. Dunque l’Italia non conta da oggi ma contava ieri, quando a Palazzo Chigi governava un’insolita e inedita coalizione, talmente nuova e talmente rivoluzionaria da spaventare la Ue e non solo.
La paura fa Affari economici.


La manovra di Conte


Pur di non dover ammettere di aver sbagliato conti e previsioni, continuano a dire che l’Italia è isolata, irrilevante e che in questa partita non è riuscita a ottenere nomine di spicco, ma oggi sono arrivate due importanti conferme. La prima che la Commissione Ue ha deciso di non raccomandare l’apertura della procedura contro l’Italia. «Grazie all’insieme delle misure adottate dal governo, l’Italia rispetterebbe complessivamente le regole del Patto nel 2019 sullo sforzo strutturale», ha detto il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, notoriamente molto severo, durante una conferenza stampa. «Avevamo posto tre condizioni: dovevamo compensare lo scarto per il 2018, quello del 2019 da 0,3 e ottenere garanzie sul bilancio 2020. Il Governo ha approvato un pacchetto che risponde alle nostre tre condizioni» e quindi «la procedura per debito non è più giustificata». Dunque ha funzionato la strategia del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del Governo nel suo insieme ovvero continuare a rassicurare gli italiani, insieme al ministro dell’Economia Giovanni Tria, già da molti giorni prima della celebrazione del Consiglio europeo che la procedura di infrazione contro la manovra gialloblu non sarebbe stata avviata; dare al G20 di Osaka il proprio assenso alla cancelliera Angela Merkel, avallato dal presidente francese Emmanuel Macron, a un “pacchetto” di nomine con la presidenza della Commissione Ue assegnata a Frans Timmermans, per poi ritrattarlo durante il Consiglio europeo ponendo una questione di metodo, schierandosi con i Paesi di Visegrad e rompendo così le uova nel paniere a Merkel e Macron ma non fino al punto di impedire loro di “incoronare” due personalità di spicco a loro gradite, come  la tedesca Ursula Von der Leyen a capo della Commissione Ue e la francese Christine Lagarde, attuale capo del Fmi, a capo della Bce. L’altra conferma è stata l’elezione con 345 voti, alla seconda votazione, avvenuta oggi dell’eurodeputato Pd, David Sassoli, alla presidenza del Parlamento Ue. Senza dimenticare il terzo risultato: la nomina di un italiano alla carica di Commissario economico (alla Concorrenza) indicato dalla Lega e, a quanto pare, “combattuta” tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e il ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio. Per il vice premier Matteo Salvini: «Conte ha fatto quel che doveva fare».