Giù la testa


Cadono tabù e baluardi del liberismo: ora è la volta degli aiuti di Stato. Rapido “ripensamento” nella notte della presidente Bce. Lufthansa, pur solida, dichiara che il Coronavirus sta «cambiando il trasporto aereo per sempre»

Uno alla volta stanno crollando tabù e baluardi. «Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie. Non ci sono limiti al nostro impegno nei confronti dell’euro», così ha scritto in un tweet la presidente della Bce, Christine Lagarde, commentando il piano d’emergenza anti-coronavirus da 750 miliardi varato nella notte tra ieri e oggi, a pochi giorni cioè dalla sua dichiarata non volontà di intervenire, indirettamente, per abbassare gli spread. Lagarde ha usato parole diverse dallo storico «whatever it takes» del suo predecessore Mario Draghi, ma nella sostanza ci è andata molto vicino. Si poteva fare di più, ma intanto Borse europee e spread hanno reagito bene alla cura: la seduta di oggi è stata fin dall’inizio in territorio positivo, sebbene resti il nervosismo per la forte volatilità degli scambi delle ultime settimane. A Piazza Affari il Ftse Mib è salito del 3,04% a 15.587 punti, lo spread Btp-Bund è sprofondato a 194 punti. C’è anche di più. Il quotidiano “Franfkurter Allgemeine Zeitung” ha dato oggi la notizia che fino al 19 aprile prossimo Lufthansa, la solidissima compagnia aerea tedesca, effettuerà soltanto il 5 per cento dei collegamenti previsti. Si pensi che, dei 763 aerei del gruppo, circa 700 rimarranno a terra. Per l’amministratore delegato Carsten Spohr la diffusione del coronavirus ha messo «l’economia mondiale e il gruppo in uno stato di emergenza senza precedenti» e, ciò che è peggio, con conseguenze attualmente sconosciute. Al punto che secondo Spohr «quanto più dura la crisi, tanto più è probabile che il futuro del trasporto aereo non possa essere garantito senza aiuti di Stato». Aiuti di stato: lo spauracchio italiano in occasione dei tanti salvataggi aziendali resi necessari dal declino industriale in corso da un decennio e altrettanto difficoltosi proprio dalla eventualità di finire sotto la lente malevola della Ue. Oggi una nazionalizzazione di Alitalia può essere realtà e senza alcun ostacolo da parte della Ue. «Era il momento di nazionalizzare Alitalia ora più che mai – ha detto oggi il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, in un’intervista su Radio Capital – Lo dico perché abbiamo parlato del tema delle nazionalizzazioni e degli aiuti di Stato alle compagnie aeree ieri al Consiglio europeo dei trasporti. Il punto è questo: il primo discrimine è, noi vogliamo tenere Alitalia? Il Governo ha deciso di sì e anche i governi del passato avevano deciso di si». Liberismo e liberisti: giù la testa!


La Borsa e la vita


Coronavirus: lo schiaffo della Bce e gli aiuti provenienti dalla Cina

Si dice spesso: fatti, non parole. Ma in economia, come in politica, valgono entrambi. Anzi, nel crollo di ieri delle Borse europee, con Milano sprofondata del 17%, hanno contato più le parole che le azioni (rimaste, solo al momento, quasi invariate) del nuovo presidente della Bce, Christine Lagarde: non solo ha deciso di non tagliare i tassi, azione che i mercati per primi attendevano alla luce del pericolo recessione innescato dall’emergenza Coronavirus, ma ha dichiarato soprattutto che la Banca Centrale Europea «non sta qui per ridurre gli spread», vero strettamente in termini di ciò a cui è mirato il Quantitative Easing. Di più, «avevo detto che speravo di non dover mai fare un “whatever it takes”», «non intendo passare alla storia per un “whatever it takes due”». Affermandolo a mercati aperti e così innescando lo tsunami che ha generato solo per l’Italia una perdita di ben 68 miliardi di euro, ma che è arrivato fino agli Usa, dove Wall Street ha vissuto la peggiore seduta dal 1987. Come debutto in concomitanza di crisi non c’è male. Lontana dalla realtà o semplicemente dai paesi in difficoltà? Soprattutto desiderosa di rimarcare una prima, iniziale, timida, differenza a parole, perché nei fatti la strategia del QE resta, dal suo già compiantissimo predecessore, Mario Draghi. Quel «whatever it takes», da lui pronunciato il fatidico 26 luglio 2012, significava che il presidente era pronto a salvare l’euro a qualsiasi costo pur di spegnere le speculazioni sui mercati e ci è riuscito. Dunque, Lagarde non vede speculazioni in atto, non ritiene di dover difendere ulteriormente l’euro? No, perché convinta si tratti di choc «temporaneo». Beata lei e poveri noi. Lagarde ha scatenato la reazione stizzita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «L’Italia sta attraversando una condizione difficile – ha detto il capo dello Stato – e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attende quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possono ostacolarne l’azione». E così, sempre a parole, dalla Bce è arrivato qualche ripensamento. Nel frattempo, sempre ieri, atterravano a Roma gli aiuti provenienti dalla Croce Rossa cinese. Sicuramente non disinteressati, ma tant’è. Mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, ha requisito tutte le mascherine francesi e la Germania ha deciso di bloccare l’export delle sue, – e da noi scarseggiano anche negli ospedali – la Cina ci ha mandato 9 bancali con ventilatori, materiali respiratori, elettrocardiografi, decine di migliaia di mascherine e altri dispositivi sanitari più una squadra di 9 esperti cinesi (rianimatori, pediatri, infermieri e figure che hanno già gestito l’emergenza). Se di questo l’Ue non si preoccupa, vuol dire che siamo al totale fallimento della politica (sempre europea) e che Christine Lagarde si trova in perfetta linea con il “nuovo corso”.