Banche, sospetto riciclaggio di denaro in grandi istituti


Alcune delle banche più grandi al mondo avrebbero permesso di riciclare denaro sporco. È quanto emerso da una nuova inchiesta dell’International Consortium of Investigative Journalist, secondo cui oltre 2.100 segnalazioni sospette effettuate tra il 1999 ed il 2017 hanno permesso di identificare circa di duemila miliardi di dollari di transazioni legate presumibilmente a riciclaggio di denaro. Nel fascicolo comparirebbero Deutche Bank, Jp Morgan, SBC Holdings Plc, Standard Chartered e Bank of New York Mellon.

 


Ingorgo banche


Se a frenare la “Cura” e la ripresa ci si mettono anche gli istituti di credito

Hai voglia a dire che l’Italia deve ripartire. Sulla tempistica sbagliata ovvero lenta e sull’incongruenza e inconsistenza dei decreti del Governo abbiamo più volte scritto, ma c’è un altro nodo, che sarebbe meglio chiamare tappo, ad impedire all’Italia di iniziare a ripartire o, in fin troppi casi, a sopravvivere. Ben pochi tra i lavoratori “beneficiari” della cig in deroga e tra i professionisti e le imprese sono riusciti ad ottenere dalle banche ciò che il Governo ha stanziato per tamponare gli effetti del lock down. Le banche non si sono dimostrate pronte a erogare gli anticipi Cig per conto dell’Inps per ragioni procedurali (e, aggiungiamo, perché l’esecutivo non ha previsto alcuna garanzia a tutela delle anticipazioni), tali da far slittare a maggio, se non addirittura a giugno in alcuni casi, l’erogazione della cassa integrazione, secondo le previsioni dei Consulenti del Lavoro. Nonostante l’accordo Abi-parti sociali fosse mirato proprio ad accorciare i tempi, mancano negli Istituti di Credito strumenti organizzativi e di gestione del personale. Un altro problema è che le banche non hanno a disposizione, come ha invece l’Inps, gli archivi digitali dei lavoratori e delle aziende. Ma l’Abi, attraverso una circolare, avrebbe dato indicazioni ai propri associati per facilitare il processo di erogazione dell’anticipo della cassa integrazione. Evidentemente c’è da fare di più, tant’è che non se la passano meglio professionisti e imprese: alcuni istituti di credito hanno dichiarato apertamente problemi nell’accogliere le domande per i finanziamenti previsti dal decreto liquidità, circostanza che è stata oggetto di un’odierna audizione parlamentare presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Al di là delle supposizioni vaghe e kafkiane sulle ragioni di tali problemi – «una patologia individuale di qualche direttore» o «strategia» – c’è da chiedersi perché non sia sufficiente a sbrogliare la matassa la garanzia dello Stato. Forse la risposta è nelle orgogliose parole del direttore generale dell’Abi, Gianni Sabatini, ovvero nella «pregnante e rigorosa normativa di fonte primaria, secondaria e di vigilanza, al cui rispetto sono tenuti gli intermediari in sede di concessione e per tutta la durata dei finanziamenti». È vero che in pochi giorni le domande per il finanziamento da 25 mila euro sono passate da 5000 a 30 mila ma anche che, come denunciato dalla presidente dalla stessa Commissione parlamentare d’inchiesta, Carla Ruocco, a chiedere il finanziamento da 25mila euro pensato per le microimprese siano state imprese con «fatturato piuttosto alto». Insomma, l’ingorgo è servito e andrà a finire che il motivo per il quale l’Italia non riesce a crescere potrebbe essere lo stesso per il quale rischia di non riuscire a ripartire.


Inps-regioni-banche, il cortocircuito sulla cassa in deroga


Ognuno polemizza con l’altro per i rispettivi ritardi; pagano i lavoratori

Anche aprile è praticamente finito ed ancora non c’è traccia, nella maggioranza dei casi, del pagamento degli ammortizzatori sociali né del più volte annunciato decreto legge che dovrebbe bissare e rafforzare le misure di sostegno al reddito previste dal Cura Italia. Se per il nuovo decreto legge tutto è rimandato al consiglio dei ministri che si terrà alla vigilia della Festa dei lavoratori – anche se non saremmo sorpresi nel vedere un provvedimento approvato con la solita formula del salvo intese che approda in gazzetta ufficiale non prima del 4 maggio -, intorno alla gestione degli ammortizzatori sociali continuano a divampare le polemiche che somigliano sempre più, purtroppo, alla pratica mai abbandonata dello scaricabarile. Un passo indietro: come si ricorderà il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, aveva assicurato che l’Istituto era in condizione di pagare tutti entro aprile. Nel frattempo, Abi e Parti sociali hanno sottoscritto una convenzione per l’anticipo della cassa integrazione nei casi in cui l’azienda non è in condizione di anticipare a sua volta quanto spettante al dipendente. È il caso, quest’ultimo, principalmente della cassa integrazione in deroga che passa dalle regioni. Ciò che si sta registrando è un corto circuito fra Inps, regioni ed Abi con il risultato che nessun lavoratore – o molto pochi – delle piccole imprese sta prendendo la cassa integrazione o ha avuto accesso alla anticipazione bancaria.


«Per prestiti pmi non andate in filiale»


La raccomandazione è del presidente dell’Abi

Un avvertimento: «Non andate nelle filiali». A dirlo è stato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, sottolineando che «le richieste di informazioni e le domande» sui prestiti alle piccole e medie imprese garantiti dallo Stato «si fanno per telefono e via email». A Circo Massimo in onda su Radio Capital, Patuelli ha ricordato che «non c’è una graduatoria di chi arriva». Da oggi le imprese possono inoltrare le domande. Quanto tempo, però, dovranno attendere per ottenere la liquidità? «Dal momento in cui la pratica è stata completata, anche in 24 ore», ha assicurato Patuelli. «Ci sarà un bonifico sul conto corrente».


Figli e figliastri


Contrordine: l’Ue dice sì alle banche (tedesche) salvate con denaro pubblico

Chi la fa l’aspetti? Nelle istituzioni europee no, ma forse nelle urne sì. A fronte dei continui richiami e degli esami ai quali l’Italia, scolaretto indisciplinato, deve da sempre sottostare, ci sono i primi della classe, Germania e Francia, che continuano imperterriti a fare quel che loro pare. In Germania la NordLB, banca con oltre due secoli di storia, un tempo settimo istituto tedesco con oltre 150 miliardi di attivi, ma sull’orlo del disastro con 20 miliardi di sofferenze sarà quasi sicuramente salvata. La notizia, riportata e commentata da Il Sole24Ore del 12 novembre e di oggi sta nel fatto che il salvataggio, che la porterà a scendere a 95 miliardi gli attivi e a 2800-3000 dipendenti entro il 2020 (a inizio 2019 erano 5850), avverrà grazie a un’iniezione di capitale complessiva di 3,6 miliardi, dei quali 2,8 cash a carico degli azionisti pubblici ovvero i Land tedeschi, Bassa Sassonia al 59,13%, Sassonia-Anhalt 5,57% e un gruppo di casse di risparmio locali. A voi non sembra aiuto di stato? Alla Commissione Ue probabilmente no (il via libera sta per arrivare) perché l’intervento, nonostante sia a carico di azionisti pubblici, ricalca le stesse condizioni di un intervento privato. È una buona notizia? Per la Germania sicuramente, per l’Europa meno, per l’Italia ancora peggio. In questi ultimi anni l’Ue ha impedito il salvataggio di banche decotte con i soldi dei contribuenti. Impossibile dimenticare le centinaia di migliaia di risparmiatori italiani traditi, in quanto ignari dei rischi a cui andavano incontro, dalle banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e della 4 famigerate banche (Etruria, Marche, Carichieti e Cassa Ferrara), e così come gli ostacoli disseminati dalla Ue, nella persona di da Margrethe Vestager, sulla strada del salvataggio della Popolare di Bari su cui ha acceso un faro per capire se le agevolazioni introdotte nei mesi scorsi dal decreto Crescita rappresentino o meno un sussidio pubblico. Va ricordata anche la bocciatura di Bruxelles del salvataggio della banca italiana Tercas da parte del Fondo interbancario, perché operava con i capitali privati delle banche ma su “input” di Bankitalia, operando in regime pubblicistico secondo la Ue. Nel caso della NordLB si tratta di un intervento totalmente a carico di azionisti pubblici ma alle stesse condizioni di un intervento privato. Insomma, la Germania ha trovato il suo escamotage per salvare le banche e anche per non restituire il surplus di bilancio, la Francia può sforare tranquillamente il tetto del deficit e andare in giro a schiaffeggiare partner europei indisciplinati e a decretare la morte cerebrale della Nato. Noi, che vogliamo fare?


Il punto sulla situazione economica


Le ultime rilevazioni di Bankitalia hanno registrato una flessione delle sofferenze lorde a luglio, scese a 88,2 miliardi di euro dai 127 miliardi del luglio scorso e dai 90 miliardi di euro di giugno. In aumento, invece le sofferenze nette, a 32 miliardi di euro. Rivista invece al ribasso la crescita del 2019: +0,2%Moody’s ha rivisto al ribasso la crescita del Pil italiano del 2019, limandola al +0,2% dal +0,4% avanzato in precedenza. Per il 2020 previsto un +0,5%. Venerdì l’agenzia aveva indicato un rating soprano a Baa3 legato alla difficoltà di riduzione nei prossimi anni del debito pubblico.