Deutsche Bank taglia, allerta in Italia


Era nell’aria da parecchio tempo; ora però iniziano ad emergere i primi dettagli di quella che potrebbe essere una delle più pesanti manovre di ristrutturazione all’interno del sistema creditizio. Deutsche Bank, presente anche in Italia, si avvia a ridurre il personale per fronteggiare la pesantissima perdita netta di esercizio che, nel secondo trimestre di quest’anno, ha raggiunto la cifra monstre di 2,8 miliardi di euro, a conti fatti molto più della stragrande maggioranza degli Stati presenti su questo pianeta. Le ricadute di questa operazione saranno soprattutto sul personale dipendente, con un taglio di 18mila posizioni, pari ad un quinto del personale impiegato. Nessuno sforzo ulteriore, invece, per i soci, ai quali non sarà chiesto, almeno al momento, di contribuire alla ricapitalizzazione dell’Istituto. Una vertenza globale, quella della Deutsche Bank, che potrebbe avere delle ricadute pesanti pure nel nostro Paese. Di certo, finora, è già emersa la chiusura degli uffici di Hong Kong, ma si parla di pochi dipendenti in confronto all’obiettivo finale dichiarato dal management. Del resto, alcuni precedenti storici che hanno visto coinvolte aziende tedesche inducono a pensare che il sindacato locale, forte della presenza di propri rappresentanti negli organismi dirigenti, difficilmente accetterà tagli in Patria, cercando piuttosto di scaricare i maggiori costi sociali all’estero.


Abi, muro sul contratto collettivo


Il messaggio affidato alle agenzie di stampa che arriva dall’Abi, l’Associazione dei banchieri italiani, non è assolutamente rassicurante, anzi. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, scaduto a dicembre scorso e in proroga fino al maggio scorso, non sarà facile, perché, sostengono i banchieri, la situazione economica si sta nuovamente deteriorando, con la conseguenza che prevedibilmente ci si ritroverà con una nuova ondata di crediti difficilmente esigibili. Con queste premesse, inevitabilmente, il nuovo incontro fra la delegazione Abi e i sindacati di categoria è finito con una fumata nera. Il sindacato, che nella piattaforma rivendicativa, ha chiesto per il 278mila lavoratori del settore un aumento di 200 euro medi al mese, pari a circa il 6,5%, di cui il 4,1% sull’inflazione aspettata ed un 2,5% su produttività ed impegno, contesta però questa visione pessimistica dell’associazione datoriale. Intanto, fanno notare fonti sindacali, l’intero settore nel 2018 ha macinato utili per 9,3 miliardi di euro. Del resto, la crisi ha comportato un sacrificio enorme per il personale dipendente. Ancora nel 2015, i dipendenti erano infatti più di 310mila, con una riduzione della forza lavoro superiore al 10%. Agendo su questa e su altre voci, le banche hanno risparmiato alla voce lavoro tutte insieme qualcosa come 2,2 miliardi di euro in tre anni. I prossimi incontri sono in calendario il 18 e il 30 luglio.


La solidarietà ad ore nelle Bcc


La solidarietà entra in banca. È stato sottoscritto da Federcasse e dalle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sincra Ugl Credito e Uilca un accordo con il quale viene istituita la Banca del tempo solidale nelle Banche di credito cooperativo, nelle Casse rurali e nelle Casse Raiffeisen. Per effetto di questa intesa, il dipendente, che ha esaurito la personale dotazione di ferie e di permessi e che si ritrova ad affrontare gravi e documentate situazioni personali o familiari, ha la possibilità di attingere alla Banca del tempo solidale per ulteriori permessi retribuiti. Tale possibilità è riconosciuta anche ai dipendenti che svolgono attività di rilievo sociale. La Banca del tempo solidale è alimentata da una dotazione, volontaria e a titolo gratuito, da parte dei dipendenti dello stesso istituito di credito che decidono di donare giornate o ore del loro plafond personale di ferie e permessi.


Banche, Savona: «Il sistema italiano è solido»


La necessità di intervenire per fronteggiare la situazione di liquidità di Banca Carige «è il risultato dell’incompletezza dell’architettura istituzionale dell’Unione bancaria, che discende anche dalle lacune dell’Unione monetaria», lo ha detto il ministro per gli Affari europei Paolo Savona parlando del dl Carige di fronte alle commissioni finanze riunite di Camera e Senato. Ad oggi, assicura il ministro, il sistema bancario italiano è solido, ma in caso di recessione «questa solidità si attenua».

 

 


Banche, Tria: «Non c’è una crisi sistemica»


«Il governo rispetterà l’obiettivo di deficit al 2,04% del Pil nel 2019 senza che il rallentamento economico renda necessario ricorrere ad una manovra correttiva», lo ha assicurato il ministro dell’Economia Giovanni Tria in un’intervista rilasciata alla Reuters a margine del World Economic Forum. Parlando poi delle banche, Tria ha spiegato che «le situazioni di Carige, Monte dei Paschi di Siena e Popolare di Bari sono molto diverse tra loro ma nessuna di queste implica una crisi sistemica. Noi stiamo intervenendo e monitorando per non avere impatto territoriale anche sull’economia e da questo punto di vista c’è l’interesse pubblico». Intanto, sulla questione Carige, il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, parlando alle commissioni riunite del Parlamento ha fatto sapere che secondo via Nazionale «una operazione di aggregazione rappresenta la soluzione più adeguata ed efficace per preservare i valori e sfruttare le potenzialità inespresse, salvaguardando sia depositanti sia le famiglie e le imprese finanziate dalla banca». Sulla vicenda delle banche è intervenuto, sempre da Davos, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Possiamo dire che la Bce, essendo una banca centrale, non ha un potere valutario adeguato. È chiaro che nel sistema attuale la Vigilanza bancaria è insoddisfacente». Il premier si è soffermato anche sulla vicenda Fincantieri-Stx, spiegando che «è paradossale che proprio mentre si crea un campione europeo della cantieristica per competere più efficacemente sui mercati mondiali, da parte della Francia si coinvolga la Commissione Ue in modo così ambiguo».


SPECIALE BANCHE – Un primo ristoro


Il fondo in legge di bilancio

La legge di bilancio per il 2019, appena approvata, invia un segnale chiaro nell’eterno dilemma fra il salvare gli istituti di credito e il tutelare i risparmiatori. L’articolo 1, ai commi 493 e seguenti, istituisce un Fondo indennizzo risparmiatori per il ristoro dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, nei casi delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa fra il 16 novembre 2015 e il 1° gennaio 2018. La dotazione iniziale è consistente, nell’ordine di 525 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Per effetto di alcune modifiche apportate nel corso dell’iter parlamentare, possono accedere al fondo, oltre ai risparmiatori persone fisiche, anche le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le microimprese. Il ristoro non è pieno, ma è sottoposto a dei limiti massimi di indennizzo (30% fino a 100mila euro). È ammessa la presentazione di domanda di risarcimento del danno anche a coloro che hanno aderito ad iniziative transattive assunte dalle banche. Hanno priorità le domande presentate dai risparmiatori che hanno un valore dell’Isee non superiore a 35mila nell’anno 2018. È atteso un decreto ministeriale entro il 31 gennaio 2019 ed è prevista una relazione alle Camere entro il 30 settembre 2019. La legge di bilancio, però, interviene anche sugli strumenti finanziari, ammettendo, in fase di prima attuazione dell’Internationale financial reporting standard 9 (Ifrs 9), una deducibilità del 10% e del 90% in quote costanti della componente reddituale.