Banche, Savona: «Il sistema italiano è solido»


La necessità di intervenire per fronteggiare la situazione di liquidità di Banca Carige «è il risultato dell’incompletezza dell’architettura istituzionale dell’Unione bancaria, che discende anche dalle lacune dell’Unione monetaria», lo ha detto il ministro per gli Affari europei Paolo Savona parlando del dl Carige di fronte alle commissioni finanze riunite di Camera e Senato. Ad oggi, assicura il ministro, il sistema bancario italiano è solido, ma in caso di recessione «questa solidità si attenua».

 

 


Banche, Tria: «Non c’è una crisi sistemica»


«Il governo rispetterà l’obiettivo di deficit al 2,04% del Pil nel 2019 senza che il rallentamento economico renda necessario ricorrere ad una manovra correttiva», lo ha assicurato il ministro dell’Economia Giovanni Tria in un’intervista rilasciata alla Reuters a margine del World Economic Forum. Parlando poi delle banche, Tria ha spiegato che «le situazioni di Carige, Monte dei Paschi di Siena e Popolare di Bari sono molto diverse tra loro ma nessuna di queste implica una crisi sistemica. Noi stiamo intervenendo e monitorando per non avere impatto territoriale anche sull’economia e da questo punto di vista c’è l’interesse pubblico». Intanto, sulla questione Carige, il vice direttore generale di Bankitalia, Fabio Panetta, parlando alle commissioni riunite del Parlamento ha fatto sapere che secondo via Nazionale «una operazione di aggregazione rappresenta la soluzione più adeguata ed efficace per preservare i valori e sfruttare le potenzialità inespresse, salvaguardando sia depositanti sia le famiglie e le imprese finanziate dalla banca». Sulla vicenda delle banche è intervenuto, sempre da Davos, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Possiamo dire che la Bce, essendo una banca centrale, non ha un potere valutario adeguato. È chiaro che nel sistema attuale la Vigilanza bancaria è insoddisfacente». Il premier si è soffermato anche sulla vicenda Fincantieri-Stx, spiegando che «è paradossale che proprio mentre si crea un campione europeo della cantieristica per competere più efficacemente sui mercati mondiali, da parte della Francia si coinvolga la Commissione Ue in modo così ambiguo».


SPECIALE BANCHE – Un primo ristoro


Il fondo in legge di bilancio

La legge di bilancio per il 2019, appena approvata, invia un segnale chiaro nell’eterno dilemma fra il salvare gli istituti di credito e il tutelare i risparmiatori. L’articolo 1, ai commi 493 e seguenti, istituisce un Fondo indennizzo risparmiatori per il ristoro dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, nei casi delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa fra il 16 novembre 2015 e il 1° gennaio 2018. La dotazione iniziale è consistente, nell’ordine di 525 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021. Per effetto di alcune modifiche apportate nel corso dell’iter parlamentare, possono accedere al fondo, oltre ai risparmiatori persone fisiche, anche le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le microimprese. Il ristoro non è pieno, ma è sottoposto a dei limiti massimi di indennizzo (30% fino a 100mila euro). È ammessa la presentazione di domanda di risarcimento del danno anche a coloro che hanno aderito ad iniziative transattive assunte dalle banche. Hanno priorità le domande presentate dai risparmiatori che hanno un valore dell’Isee non superiore a 35mila nell’anno 2018. È atteso un decreto ministeriale entro il 31 gennaio 2019 ed è prevista una relazione alle Camere entro il 30 settembre 2019. La legge di bilancio, però, interviene anche sugli strumenti finanziari, ammettendo, in fase di prima attuazione dell’Internationale financial reporting standard 9 (Ifrs 9), una deducibilità del 10% e del 90% in quote costanti della componente reddituale.


SPECIALE BANCHE – La stretta sulle sofferenze


La prima conseguenza è stata un calo sostanzioso in Borsa, la seconda le forti polemiche sulla tempistica e le modalità adottate. La Banca centrale europea, sulla base dell’accordo sull’unione bancaria, ha chiesto agli istituti di credito di azzerare tutti i crediti in sofferenza (in sigla Npl) in tempi veloci. L’unica apertura è per quelle banche in maggiore difficoltà, le quali potranno programmare un intervento su più anni. In simultanea sono partite 119 lettere, indirizzare ad altrettanti istituti di credito europei. Secondo uno studio di Mediobanca, alla banche nostrane potrebbero servire fino a 15 miliardi di euro, cosa che avrebbe ricadute significative sui profitti di tutti gli Istituti. In qualche caso, come per Monte dei Paschi di Siena, Ubi Banca e Banca popolare di Milano il calo potrebbe essere addirittura del 60%, mentre meglio andrebbe a Unicredit ed Intesa Sanpaolo, che comunque potrebbero perdere fino a 15 punti percentuali. In valori assoluti, Intesa Sanpaolo dovrebbe accantonare 4,4 miliardi di euro in sette anni, Unicredit 2,7 miliardi, Mps 2,1 miliardi, BpM 2 miliardi. Nel complesso, i crediti in sofferenza ammonterebbero a poco meno di 22 miliardi di euro. La comunicazione della Banca centrale europea, che è peraltro partita da un italiano, Andrea Enria, da un paio di settimane a capo del Meccanismo di vigilanza unica, è stata fortemente criticata dal vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato senza mezzi termini di «atteggiamento prevaricatore».


SPECIALE BANCHE – Urge svolta partecipativa


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sarebbe facile dare la colpa alla crisi. In fin dei conti, in questi anni, la crisi è servita da alibi a molti per giustificare errori e scelte poco oculate. Eppure, guardando bene alla storia del nostro Paese, dietro larga parte degli scandali che periodicamente hanno investito i risparmiatori vi è spesso una mancanza di controlli. Anzi, ancora più, proprio chi dovrebbe controllare e vigilare, si è ritrovato ad essere un attore di parte a tutti gli effetti. È stato così per la Banca Romana sul finire del 1800 ed è stato così per Bancopoli nel 2005. Si sono autorizzate operazioni che non potevano né dovevano essere autorizzate, mentre si tramava nell’ombra, a tutto discapito dei piccoli risparmiatori che si sono ritrovati a raccogliere, nella migliore delle ipotesi, le briciole. E meno male che l’attuale governo ha previsto l’istituzione di un fondo per venire incontro ai risparmiatori truffati, mettendoci sopra più di mezzo miliardo di euro all’anno per tre anni. È già un segnale di cambiamento. Ripercorrendo, ad esempio, le vicende del Monte dei Paschi di Siena, ci si domanda come è stato possibile che accadesse tutto ciò, che un Istituto già in sofferenza si esponesse per dieci miliardi verso Antonveneta. Ed ancora, ci si domanda con quale criterio si sono proposti allo sportello strumenti finanziari assolutamente rischiosi a pensionati, a piccoli risparmiatori, a lavoratori che faticano ad arrivare alla terza settimana, o come sia stato possibile autorizzate prestiti ingenti a personaggi equivoci con la sola firma di un direttore. Ed allora, mai come per il settore creditizio torna in primo piano la necessità di dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione. L’inserimento di un rappresentante dei lavoratori nei Cda garantirebbe un maggiore controllo.


Npl, Tria: «Si stanno riducendo costantemente»


«Prevediamo una situazione di stagnazione, spero temporanea, questo dicono i dati», così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso del suo viaggio a Mosca. Sulla questione invece legata alla lettera inviata alle banche europee dalla BCE sui crediti deteriorati, il titolare di via XX settembre ha assicurato che «l’andamento degli Npl va bene, si stanno riducendo costantemente secondo gli impegni e i programmi europei, questo è certificato e quindi su questo fronte non c’è nessun problema». Per quanto riguarda invece la manovra, il ministro ha ribadito che il governo ha saputo prendere le decisioni giuste nell’interesse dell’Italia, «il debito scenderà: il calo sarà positivo per la crescita, poi questa dipenderà molto dalla politica monetaria e dalla congiuntura internazionale».