SPECIALE BANCHE – La stretta sulle sofferenze


La prima conseguenza è stata un calo sostanzioso in Borsa, la seconda le forti polemiche sulla tempistica e le modalità adottate. La Banca centrale europea, sulla base dell’accordo sull’unione bancaria, ha chiesto agli istituti di credito di azzerare tutti i crediti in sofferenza (in sigla Npl) in tempi veloci. L’unica apertura è per quelle banche in maggiore difficoltà, le quali potranno programmare un intervento su più anni. In simultanea sono partite 119 lettere, indirizzare ad altrettanti istituti di credito europei. Secondo uno studio di Mediobanca, alla banche nostrane potrebbero servire fino a 15 miliardi di euro, cosa che avrebbe ricadute significative sui profitti di tutti gli Istituti. In qualche caso, come per Monte dei Paschi di Siena, Ubi Banca e Banca popolare di Milano il calo potrebbe essere addirittura del 60%, mentre meglio andrebbe a Unicredit ed Intesa Sanpaolo, che comunque potrebbero perdere fino a 15 punti percentuali. In valori assoluti, Intesa Sanpaolo dovrebbe accantonare 4,4 miliardi di euro in sette anni, Unicredit 2,7 miliardi, Mps 2,1 miliardi, BpM 2 miliardi. Nel complesso, i crediti in sofferenza ammonterebbero a poco meno di 22 miliardi di euro. La comunicazione della Banca centrale europea, che è peraltro partita da un italiano, Andrea Enria, da un paio di settimane a capo del Meccanismo di vigilanza unica, è stata fortemente criticata dal vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato senza mezzi termini di «atteggiamento prevaricatore».


SPECIALE BANCHE – Urge svolta partecipativa


di Francesco Paolo Capone
Segretario Generale Ugl

Sarebbe facile dare la colpa alla crisi. In fin dei conti, in questi anni, la crisi è servita da alibi a molti per giustificare errori e scelte poco oculate. Eppure, guardando bene alla storia del nostro Paese, dietro larga parte degli scandali che periodicamente hanno investito i risparmiatori vi è spesso una mancanza di controlli. Anzi, ancora più, proprio chi dovrebbe controllare e vigilare, si è ritrovato ad essere un attore di parte a tutti gli effetti. È stato così per la Banca Romana sul finire del 1800 ed è stato così per Bancopoli nel 2005. Si sono autorizzate operazioni che non potevano né dovevano essere autorizzate, mentre si tramava nell’ombra, a tutto discapito dei piccoli risparmiatori che si sono ritrovati a raccogliere, nella migliore delle ipotesi, le briciole. E meno male che l’attuale governo ha previsto l’istituzione di un fondo per venire incontro ai risparmiatori truffati, mettendoci sopra più di mezzo miliardo di euro all’anno per tre anni. È già un segnale di cambiamento. Ripercorrendo, ad esempio, le vicende del Monte dei Paschi di Siena, ci si domanda come è stato possibile che accadesse tutto ciò, che un Istituto già in sofferenza si esponesse per dieci miliardi verso Antonveneta. Ed ancora, ci si domanda con quale criterio si sono proposti allo sportello strumenti finanziari assolutamente rischiosi a pensionati, a piccoli risparmiatori, a lavoratori che faticano ad arrivare alla terza settimana, o come sia stato possibile autorizzate prestiti ingenti a personaggi equivoci con la sola firma di un direttore. Ed allora, mai come per il settore creditizio torna in primo piano la necessità di dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione. L’inserimento di un rappresentante dei lavoratori nei Cda garantirebbe un maggiore controllo.


Npl, Tria: «Si stanno riducendo costantemente»


«Prevediamo una situazione di stagnazione, spero temporanea, questo dicono i dati», così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso del suo viaggio a Mosca. Sulla questione invece legata alla lettera inviata alle banche europee dalla BCE sui crediti deteriorati, il titolare di via XX settembre ha assicurato che «l’andamento degli Npl va bene, si stanno riducendo costantemente secondo gli impegni e i programmi europei, questo è certificato e quindi su questo fronte non c’è nessun problema». Per quanto riguarda invece la manovra, il ministro ha ribadito che il governo ha saputo prendere le decisioni giuste nell’interesse dell’Italia, «il debito scenderà: il calo sarà positivo per la crescita, poi questa dipenderà molto dalla politica monetaria e dalla congiuntura internazionale».


Giorgetti difende il salva-Carige: «Non possiamo girarci»


Durante un dibattito alla scuola di formazione politica della Lega, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, difendendo il decreto salva Carige, ha detto: «Siccome siamo al Governo non possiamo chiudere gli occhi e fare finte di nulla sul problema del credito» e «abbiamo un problema con Carige e forse con Mps».


Commissariamento per la Carige


Attraverso una nota stampa, Banca Carige comunica che in data odierna è stata disposta dalla BCE l’Amministrazione Straordinaria dell’Istituto. Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener sono stati nominati Commissari Straordinari.  Non c’è solo la Borsa a preoccupare, ma anche il destino delle lavoratrici e dei lavoratori. Una crisi che mette in ginocchio un territorio già molto provato, Genova e la Liguria, e l’intero sistema bancario. Sicuramente un’altra vertenza che si aggiungerà a quelle già numerose del ministero dello Sviluppo economico.


Banche, pressioni commerciali Ko


Verosimilmente ci si arriva con dieci, anche quindici anni di ritardo. Se soltanto l’Abi, l’associazione che riunisce i banchieri italiani, avesse aperto prima alle organizzazioni sindacali di categoria, i molti disastri che si sono registrasti in questi anni, da Banca Etruria fino ad arrivare agli istituti veneti, forse si sarebbero potuti evitare. Parte soltanto ora, nonostante la richiesta datata, il tavolo di confronto fra l’Abi e le organizzazioni sindacali di categoria sulle cosiddette pressioni commerciali. Sono anni che i sindacati lamentano pressioni indebite da parte dei direttori di filiale, a loro volta pressati ai livelli più alti, pressioni che hanno portato non pochi sportellisti a proporre prodotti finanziari anche ad ignari risparmiatori che hanno così perso parte o tutto il risparmio di una vita. L’obiettivo dei sindacati è slegare i premi di produttività dal collocamento di prodotti rischiosi con una forte componente azionaria.