Giorgetti difende il salva-Carige: «Non possiamo girarci»


Durante un dibattito alla scuola di formazione politica della Lega, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, difendendo il decreto salva Carige, ha detto: «Siccome siamo al Governo non possiamo chiudere gli occhi e fare finte di nulla sul problema del credito» e «abbiamo un problema con Carige e forse con Mps».


Commissariamento per la Carige


Attraverso una nota stampa, Banca Carige comunica che in data odierna è stata disposta dalla BCE l’Amministrazione Straordinaria dell’Istituto. Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener sono stati nominati Commissari Straordinari.  Non c’è solo la Borsa a preoccupare, ma anche il destino delle lavoratrici e dei lavoratori. Una crisi che mette in ginocchio un territorio già molto provato, Genova e la Liguria, e l’intero sistema bancario. Sicuramente un’altra vertenza che si aggiungerà a quelle già numerose del ministero dello Sviluppo economico.


Banche, pressioni commerciali Ko


Verosimilmente ci si arriva con dieci, anche quindici anni di ritardo. Se soltanto l’Abi, l’associazione che riunisce i banchieri italiani, avesse aperto prima alle organizzazioni sindacali di categoria, i molti disastri che si sono registrasti in questi anni, da Banca Etruria fino ad arrivare agli istituti veneti, forse si sarebbero potuti evitare. Parte soltanto ora, nonostante la richiesta datata, il tavolo di confronto fra l’Abi e le organizzazioni sindacali di categoria sulle cosiddette pressioni commerciali. Sono anni che i sindacati lamentano pressioni indebite da parte dei direttori di filiale, a loro volta pressati ai livelli più alti, pressioni che hanno portato non pochi sportellisti a proporre prodotti finanziari anche ad ignari risparmiatori che hanno così perso parte o tutto il risparmio di una vita. L’obiettivo dei sindacati è slegare i premi di produttività dal collocamento di prodotti rischiosi con una forte componente azionaria.


Banche, alta tensione in vista del rinnovo del Ccnl


Si annunciano tensioni sul versante degli istituti di credito. Per una volta, non si tratta di risparmiatori la cui fiducia è stata tradita, ma del personale dipendente, pronto a mobilitarsi a difesa del proprio potere d’acquisto. Il prossimo 31 dicembre, infatti, va in scadenza il contratto collettivo nazionale di lavoro. Già tre anni fa, in occasione dell’ultimo rinnovo, non mancarono tensioni, tanto che anche i bancari arrivarono a scendere in piazza in massa, una cosa certamente non usuale in un comparto considerato genericamente moderato e sul quale pesa anche l’applicazione della normativa sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali. La richiesta che arriva dal sindacato è chiara. A fronte di utili conseguiti nell’anno in corso per almeno dieci miliardi di euro e con una prospettiva di ulteriore incremento nel 2019, il sindacato chiede il pieno recupero dell’inflazione e un giusto riconoscimento della produttività, parametro ormai sempre più gettonato nei rinnovi contrattuali, avvertendo che non sarebbe accettabile una disdetta unilaterale. L’Abi, l’associazione datoriale che riunisce i banchieri, invita, da par suo, alla ragionevolezza, cavalcando l’onda più o meno lunga del rialzo dello spread, giustificazione che, però, al momento, tiene fino ad un certo punto, visto che le oscillazioni sui tassi sono un fenomeno breve e neanche di entità paragonabile a quanto accaduto sul finire del 2011.


Banche, nuovo allarme occupazione


Le esternazioni del numero uno dei banchieri italiani, Antonio Patuelli, somigliano molto ad un voler mettere le mani avanti: non siamo noi a voler licenziare il personale, ma le abitudini stanno cambiando e molti nostri connazionali non vengono più in agenzia, preferendo effettuare tutte le operazioni da remoto. Le conseguenze si vedono nei numeri. L’occupazione è calata del 3,5% in un anno. A fronte di appena 6.500 assunzioni vi sono state cessazioni per quasi 17.600 unità, un numero di forte impatto. E meno male che il settore può godere ancora di un fondo di solidarietà che permette di gestire in maniera non troppo dolorosa gli esuberi strutturali. Intanto, continua a restare poco usato il contratto di apprendistato, appena lo 0,51% del totale, in un comparto assolutamente dominato dal contratto a tempo indeterminato. I part time sono poco più del 12% del complesso dei lavoratori. Donne e uomini si equivalgono, tranne che nelle posizioni apicali che sono decisamente maschili.


Rating, Fitch: con downgrade a rischio sei banche


L’agenzia di rating Fitch è tornata all’attacco, provando a gettare nuova benzina sul fuoco. spiegando che un downgrade. L’agenzia newyorkese ha spiegato che un downgrade del rating sovrano avrebbe «con ogni probabilità» un impatto piuttosto rilevante sul rating di Intesa, Credem, Mediobanca, Bnl e Unicredit, per le quali Fitch ha già indicato un outlook negativo. Il downgrade, spiega ancora l’agenzia, «non impatterebbe invece direttamente sul rating delle altre banche italiane. Tuttavia i rating potrebbero finire sotto pressione qualora il clima economico dovesse deteriorare e andare a impattare la qualità del loro portafoglio prestito determinando un nuovo aumento di debiti a rischio e peggiori prospettive per la riduzione degli npl».