Ex Ilva, futuro in bilico


I sindacati di categoria lamentano l’assenza di un piano industriale certo

Se fosse un film, il titolo verrebbe da sé e sarebbe molto facile. Quello di oggi, come del resto anche i precedenti, somigliano sempre di più ad appuntamenti al buio. I sindacati di categoria tornano, infatti, ad incontrare i vertici di ArcelorMittal e dello stesso governo senza avere, però, indicazione alcuna su cosa si voglia oggi e, soprattutto, nei prossimi mesi. Continua a mancare un piano industriale puntuale sul destino degli ex stabilimenti Ilva, ad iniziare da quello più complesso di Taranto. Senza piano industriale, è impossibile capire quali siano le reali intenzioni del gruppo franco-indiano e, a cascata, dello stesso esecutivo, rappresentato dal ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Si è parlato di ingresso dello Stato, vista la strategicità del settore siderurgico per le economie avanzate, ma, anche in questo caso, non si registrano passi avanti significativi, con lo spettro chiusura che avanza prepotente.


Ex Ilva, sindacati: verso altra cassa integrazione


Secondo i sindacati Arcelor Mittal – che non ha confermato né smentito la notizia – sarebbe pronta a ricorrere alla cassa integrazione per altri mille dipendenti dell’ex Ilva di Taranto. Un numero che si aggiungerebbe ai circa quattromila lavoratori che già sono sottoposti alla cassa integrazione (su un totale di 8.200 dipendenti). Intanto il ministro Gualtieri, parlando ad un evento del Pd a Taranto, ha ribadito che ‘intento del governo è trasformare l’ex Ilva in uno stabilimento modello.


Ilva, il buco nero


Sono 38 i milioni che ArcelorMittal deve ai fornitori del sito di Taranto

Quello che non è immediatamente chiaro è se l’apertura di ArcelorMittal è reale o se si tratta soltanto di un tentativo di prendere tempo, in attesa di capire cosa succederà a livello internazionale. L’amministratore delegato per l’Italia del gruppo franco-indiano ha infatti incontrato prima il sindacato e poi il governo per fare il punto su una situazione che diventa, ad ogni giorno che passa, sempre più complessa e contorta. Ai problemi già noti che investono la sopravvivenza stessa degli stabilimenti ex Ilva, a partire da Taranto, se ne è aggiunto un altro, già emerso in passato, ma che ora ha assunto un rilievo sociale, prima ancora che economico. ArcelorMittal, infatti, è fortemente in ritardo con i pagamenti dei fornitori. Secondo le stime più accreditate, si tratta di 38 milioni di euro per Taranto, cosa che inevitabilmente si riflette pesantemente sui livelli occupazionali, in un settore poco coperto dagli ammortizzatori sociali.

 


Arcelor Mittal: i sindacati si spaccano


Mentre oggi il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, insieme a diversi ministri, si confrontava con i vertici di Arcelor Mittal (l’amministratore delegato e presidente, Lakshmi Mittal, e il direttore finanziario, Aditya Mittal) nel tentativo alquanto incerto, durato oltre tre ore, di scongiurare il peggio per l’ex Ilva e per l’Italia intera, i sindacati si sono divisi sullo sciopero. La Cisl-Fim ha annunciato alla stampa uno sciopero immediato, mentre Fiom (primo sindacato a Cornigliano già in subbuglio), Uilm (primo sindacato a Taranto), Ugl e Ubs hanno preferito sospendere ogni decisione. ArcelorMittal ha inviato una comunicazione formale alle organizzazioni sindacali dell’ex Ilva in merito alla «retrocessione dei rami di azienda unitamente al trasferimento dei relativi dipendenti», 10.777 unità, ai sensi dell’articolo 47 della legge 428 del 1990, a seguito dell’annuncio di recesso. «Sono fiducioso: la linea del governo è che gli accordi contrattuali vanno rispettati», ha detto stamattina il premier Conte. Ma è altrettanto vero che per Arcelor Mittal la protezione legale, come è scritto nell’annuncio di recesso, costituiva «un presupposto essenziale», sebbene non sia l’unica causa né giustifichi del tutto le inadempienze del piano.

Ma non c’è solo Taranto. A Genova si prospetta una manifestazione cittadina, qui i sindacati viaggiano unitari. «Genova non è disponibile in nessun modo» a pagare per i pasticci fatti dal Governo. La comunicazione di Arcelor Mittal, che di fatto segna l’avvio della procedura per il disimpegno, riguarda tutta Italia: oltre a Taranto e Genova, anche Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno, Legnano, Marghera.


Ilva: ArcelorMittal si ritira


Am InvestCo Italy ha notificato ai Commissari straordinari dell’Ilva e ai sindacati la volontà di rescindere l’accordo siglato il 31 ottobre 2018 e ha chiesto «ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione». La società ha motivato la propria decisione affermando che la crisi del mercato dell’acciaio, con perdite per quasi 2 milioni al giorno, rende difficile mantenere gli impegni sia dal punto divista contrattuale che occupazionale. Alla base del ritiro c’è anche la questione dello scudo legale nella fase di attuazione del piano di risanamento ambientale, recentemente sospeso dal governo. Fatto sta che l’acciaieria dovrebbe tornare allo Stato, ancora proprietario dell’ex-Ilva dato che la cessione ad ArcelorMittal, adesso provvisoria, sarebbe diventata effettiva solo a partire dal 1 maggio del 2021. I 10.700 lavoratori del gruppo tra Taranto, Genova e Novi Ligure, attualmente dipendenti a tempo determinato di ArcelorMittal, avrebbero dovuto essere assunti a tempo indeterminato dopo l’avvenuta acquisizione. Ma ora attendono di comprendere come sarà risolto questo ulteriore grave problema che si è abbattuto sull’acciaieria. In sintesi, se si tratti di un braccio di ferro da parte della multinazionale franco indiana al fine di ottenere condizioni più favorevoli dallo Stato, con il ripristino dell’immunità e maggiori concessioni per quanto riguarda il taglio del numero dei dipendenti, o se la decisione sia invece definitiva e si debba quindi trovare un nuovo acquirente per l’ex-Ilva.


Ilva, nuova Cassa all’orizzonte


Una partita a scacchi nella quale ogni giocatore fa la sue mosse, cercando di capire quale potrà essere la reazione del proprio avversario. La vicenda Ilva si arricchisce di un nuovo capitolo, che si aggiunge a quello ancora aperto dell’immunità da riconoscere alla attuale dirigenza dell’Ilva, tema sul quale si era registrata una forte frizione fra Movimento 5 Stelle e Lega e che potrebbe mostrarsi divisivo anche per il nuovo esecutivo. ArcelorMittal ha appena comunicato l’intenzione di prorogare per altre 13 settimane la cassa integrazione per poco meno di 1.400 dipendenti, di cui 1.011 operai, 106 intermedi e 278 fra impiegati e quadri. La nuova cassa scatterebbe da lunedì 30 settembre, praticamente senza soluzione di continuità, visto che la precedente tranche di ammortizzatori è partita il 2 luglio e scadrà sabato 28 settembre. Formalmente, per giustificare la decisione, l’azienda richiama il perdurare delle difficili condizioni di mercato.