Governo, Di Maio: «Non c’è uno scontro con il premier»


Il capo politico del M5S boccia la proposta di Zingaretti di “unirsi contro la destra”

Il governo traballa? Non per il ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, che nega tutto, assicurando che non c’è uno scontro in corso con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Continuo a pensare che Conte sia uno dei migliori presidenti del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto. Vuole bene a questa nazione, ha il mio sostegno. Non c’è mai stato uno scontro con Giuseppe Conte. Al massimo un dibattito, un confronto con gli altri partiti della coalizione», ha assicurato, intervenendo a 24 mattino, in onda su Radio 24. Rassicurando tutti sulla stabilità dell’esecutivo, Di Maio non ha negato comunque le difficoltà. «È nato due mesi fa in una situazione non semplice. Si sta rodando, anche se ieri il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, mi diceva che a livello parlamentare i gruppi lavorano meglio. Io profonderò tutte le mie energie per fare in modo che il governo realizzi il programma nei prossimi tre anni», ha aggiunto. Quanto durerà l’esperienza governativa? «Secondo me, questo governo regge fino a quando farà le cose per gli italiani». La proposta del segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti, lanciata – «presentarsi uniti contro la destra davanti agli elettori» – non piace a Di Maio: «Questa idea da anni ’70 “uniti contro le destre o uniti contro le sinistre” non ci appartiene».

 


Maltempo, Salvini: «Destinare 100 milioni a Venezia»


Così il leader della Lega, chiedendo di attivare il Mose

«Per i danni provocati dal maltempo a Venezia si utilizzi subito uno dei tre miliardi che il governo vorrebbe regalare a chi paga con bancomat o carta di credito». A chiederlo è stato il leader della Lega, Matteo Salvini, ricordando che «Venezia è un patrimonio dell’umanità che il governo non può ignorare». L’ex ministro dell’Interno chiede all’esecutivo di intervenire il prima possibile per mettere in sicurezza Venezia dal maltempo: «Purtroppo ci sarà un’altra alta marea, a spanne mezzo miliardo di danni. Il Mose è pronto ad entrare in azione ma servono 100 milioni per la manutenzione annua. Uscito da qui andrò al Senato per un emendamento alla manovra per trovare questi soldi, per mettere in sicurezza un patrimonio non italiano, ma mondiale», ha annunciato.


Governo, Renzi: «Darò battaglia per una manovra senza tasse»


Una spina (fastidiosa) nel fianco del governo. Pur continuandolo a sostenere in Parlamento con Italia viva, Matteo Renzi non perde l’occasione per punzecchiare l’esecutivo. Lo ha fatto nelle scorse settimane – un esempio: ieri Italia viva ha presentato due emendamenti al decreto fiscale collegato alla manovra che prevedono la reintroduzione dello scudo penale per ArcelorMittal, nonostante il parere contrario del Movimento 5 stelle –, lo ha fatto anche oggi nella sua e-news. Commentando la situazione economica del Paese, ha osservato che il problema non è rappresentato dalla legge di bilancio, ma dagli scarsi investimenti che l’Italia riesce ad attirare. «C’è un dato di fatto oggettivo. La situazione economica del Paese non è rosea. Tutto ristagna. E il problema non è la legge di bilancio – su cui continueremo la nostra battaglia #NoTax – ma la situazione di incertezza sugli investimenti. Per questo do a tutti appuntamento a Torino, venerdì 15 novembre», si legge nell’e-news. Tutto qui? No. A leggere attentamente il post si nota un particolare: oltre all’iniziativa, Renzi ha annunciato che Italia viva continuerà a battersi per ridurre le tasse previste dalla legge di bilancio. Un modo per distanziarsi da Pd e M5s agli occhi dell’elettorato. Ieri Renzi ha poi aperto alla proposta di Giorgetti di creare una Costituente per le riforme mentre Pd e M5s sono sembrati meno disponibili.


Ex Ilva, Salvini: «Vogliamo salvare i posti di lavoro»


La Lega è a difesa dei posti di lavoro. A ribadirlo è il leader leghista Matteo Salvini, annunciando che il partito di via Bellerio sta «presentando tutti gli emendamenti del caso per garantire che le imprese non scappino dall’Italia, da Taranto così come da Bologna o da Forlì». «Speriamo che il governo ci ripensi perché il caso Ilva rischia di diventare in realtà, tanti casi Ilva, la tassa sulla plastica, sulle bevande zuccherate in Emilia e in Romagna rischiano di fare disastri», ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno, intervenendo a margine di un comizio a Forlì. «Il blocco alla ricerca di petrolio alla Romagna rischia di fare disastri. Presentiamo i nostri emendamenti e siamo pronti a sostenere eventuali decreti che il governo porta per salvare i posti di lavoro», ha ribadito il leader leghista. Dunque la Lega è pronta ad appoggiare eventuali iniziative promosse dall’esecutivo? Certo, pur di impedire la perdita di posti lavoro. «Quando ci sono in ballo migliaia di operai non c’è maggioranza o opposizione che tenga», ha spiegato Salvini. Sulla decisione di cancellare lo scudo penale per ArcelorMittal: «Sicuramente al governo ci sono o degli incapaci o degli incompetenti perché non occorreva uno scienziato per capire che quel decreto avrebbe fatto scappare la multinazionale», ha osservato il leader della Lega. Scudo penale definito «distrattore di masse» dal capo politico del M5s Luigi Di Maio: «ArcelorMittal ci ha detto che licenzia 5.000 dipendenti anche con lo scudo penale. Quindi questo tema è un distrattore di masse».


Aria di tempesta su Palazzo Chigi


Il Conte Bis nato in estate finirà per mangiare un magro panettone

Fosse solo l’Ilva (ma potremmo aggiungere anche Whirlpool, Alitalia e altre vertenze irrisolte), che in ogni caso difficilmente si risolverà senza generare pesanti effetti collaterali. «Così non si va avanti» è il nuovo mantra che aleggia da qualche giorno sempre più insistentemente tra rappresentanti sia della maggioranza sia della minoranza. Se anche i quotidiani storicamente non avversi alla sinistra non risparmiano da giorni pesanti colpi al Governo giallorosso – o giallorosé come ormai ironicamente lo chiama qualcuno – qualcosa vorrà dire. Ieri Repubblica titolava in apertura «Fumata nera per l’Ilva e anche per il Governo», colpo a gamba tesa corredato dall’editoriale di Ezio Mauro, «L’agonia di un’alleanza senz’anima». Un altro sintomo della gravità della situazione sta nel fatto che testate un tempo contrarie a qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione, oggi si lasciano andare intorno all’ipotesi di nazionalizzazione dell’ex Ilva. Sarà che il governo è giallorosso e non più gialloblu, ma sta di fatto che spira sempre più forte un’aria di tempesta. Persino al di là dei confini italiani. Tutti sanno che il governo giallorosso è una “creatura” di Bruxelles e di quelli che tutto avrebbero da guadagnare tranne che da elezioni anticipate – Matteo Renzi oggi avvisa: «Un suicidio tornare al voto, il Pd ci pensi bene» su Repubblica – , ma anche in Europa c’è aria di burrasca. È notizia abbastanza eclatante di oggi per il mondo intero – l’Economist gli ha dedicato l’apertura – che il presidente francese Emmanuel Macron abbia decretato la fine della Nato («is becoming brain-dead» che più o meno equivale all’espressione ”encefalogramma piatto”) e che Angela Merkel – attesa nel nostro Paese il prossimo lunedì per un bilaterale con il nostro premier – abbia espressamente dichiarato di avere una visione totalmente contraria a quella dell’alleato di sempre. Insomma si litiga dappertutto. In Italia sempre più e trasversalmente, dal Pd a Italia Viva passando anche per il M5s, si pensa «allo strappo». Vuoi vedere che l’ombra di Mario Draghi, al momento “disoccupato”, si sta sempre più allungando non sul Quirinale (aspettando fino al 2022), ma su Palazzo Chigi? Un aiutino potrebbe darlo sempre lui, Matteo Renzi, il quale sempre oggi ha dichiarato: «Conte? Oggi lo aiutiamo, del doman non v’è certezza».


Il Conte 2 non ne imbrocca una


Dall’Ilva alla crescita zero, passando per la plastic tax

Che magra consolazione: per il commissario europeo (uscente) agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, lo scambio con il “Conte bis” sulla manovra economica è finalmente «serio», mentre quello con il “Conte uno” è stato solo uno «scontro», «nocivo», per i rapporti tra Ue e Italia. Il “beneficio” di poter contare adesso su buoni rapporti tra Ue e Italia rischia di diventare irrilevante, se è vero come è vero, poiché a scriverlo nelle previsioni economiche d’autunno è la stessa Commissione Ue, che il nostro Paese resta il peggiore dell’area euro e dell’intera Ue a 28 in termini di crescita attesa. Troppo severi? I dati – crescita 2019 allo 0,1% – non tengono conto del cataclisma industriale e occupazionale che la crisi dell’ex Ilva può generare non per il Sud, ma per tutto il Paese. Dunque potrebbe andare peggio. Il premier Giuseppe Conte, a seguito del fallimentare incontro di ieri con i massimi vertici di ArcelorMittal, ha concesso al gigante dell’acciaio due giorni per ripensarci. Non basta dichiarare «inaccettabili» le richieste di ArcelorMittal (ben 5 mila esuberi), bisogna fare di più. Ma, a parte prendere tempo e convocare tutti i sindacati, non è chiaro cosa possa e cosa intenda fare il Governo essendo lo stesso a non essersi accorto delle “difficoltà” di ArcelorMittal nel portare avanti il piano industriale e avendo in Parlamento una maggioranza a dir poco balcanizzata. Aver detto poi che «il Governo non ha alcuna responsabilità» in questa crisi è un’affermazione (falsa) che rischia di togliere sostanza persino alle importanti promesse: «Difenderemo Ilva e Taranto. Non lasceremo soli gli operai». Se il ritiro dell’azienda nasce da un motivo «prettamente economico» e non giuridico, ovvero l’abolizione dello scudo penale, ci auguriamo che Conte abbia un’idea vera, visto che fino ad oggi si è occupato solo di tasse sulla plastica e sullo zucchero, che al solo parlarne hanno mandato già in stallo altri due settori e relativi posti di lavoro.