Migranti, Salvini: «Per le ong ricomincia la pacchia»


Duro attacco del leader della Lega Matteo Salvini: «Per le navi delle ONG straniere cariche di immigrati ricomincia la pacchia». Ospite di “Radio anch’io”, su Radio 1, ha commentato così la notizia dell’arrivo al porto di Pozzallo della Ocean Viking, la nave delle ong Sos Mediterranée e Medici senza frontiere con a bordo 104 migranti. L’imbarcazione è rimasta in mare per 11 giorni, uno stallo terminato su iniziativa del Viminale che, dopo le critiche di Partito democratico e Italia Viva, ha dato il via libera allo sbarco, assicurando che «70 persone saranno accolte da Francia e Germania». Salvini ha assicurato che comunque i «sindaci e governatori della Lega diranno di no ad ogni nuovo arrivo di clandestini». Con il governo giallorosso c’è stata un’inversione di tendenza rispetto all’esperienza governativa che vedeva la Lega e Movimento 5 stelle a Palazzo Chigi, con Salvini alla guida del ministero dell’Interno: «Gli sbarchi con questo governo sono triplicati. Sono passati da 22 al giorno, quando ero ministro, a 82 attuali», ha aggiunto l’ex titolare del Viminale. «Le redistribuzioni dei migranti? Sono solo sulla carta», ha concluso.


Botta e risposta Di Maio-Zingaretti su alleanza Pd-M5s


Il segretario dem: «Ritrovare spirito comune». La replica del capo politico pentastellato: «Non ci sono presupposti»

L’esito delle elezioni regionali umbre ha reso evidente qualcosa che evidente già era: l’alleanza tra Partito democratico e Movimento 5 stelle non è destinata a durare a lungo. Alla richiesta del segretario del Pd Nicola Zingaretti – «O si riscopre uno spirito comune o i motivi stessi di questo governo vengono meno e non si può andare avanti», ha detto a Radio Capital, dopo l’annuncio che il M5s correrà da solo in Calabria e Emilia-Romagna –, ha replicato il capo politico pentastellato Luigi Di Maio. Cosa ha detto il ministro degli Esteri? Ha ribadito che «non ci sono i presupposti per un’alleanza strutturale con il Pd». «Quella di Di Maio» che archivia l’alleanza con il Pd «è una posizione debole, perché il M5s governa col Pd. E vuole governare per altri tre anni con il Pd e non un piccolo paese dell’entroterra ma la Repubblica italiana», ha detto Zingaretti.


Avviso di sfratto


Umbria: vittoria storica e schiacciante della coalizione di centro destra

Ridimensionare il risultato politico della sconfitta in Umbria riferendosi alla piccola percentuale rappresentata dalla popolazione della regione rispetto al resto della nazione, così come continua a fare dalla settimana scorsa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è la dimostrazione più evidente di quanto sia scottante il fatto che, dopo 50 anni, non sia più la sinistra a governare la Regione ma il centro destra. Vediamo l’esito del voto: la Lega, secondo i dati definitivi del voto raccolti oggi, ha ottenuto il 36,9% (il 14% in più delle precedenti regionali), Fratelli d’Italia il 10,4% (era al 6,2) e Forza Italia il 5,5 (era all’8,5). Nella coalizione Bianconi, il Pd si è attestato al 22,3% (35,8 nella precedente consultazione) e il M5s al 7,41 (era al 14,6). A Terni, in particolare, la Lega ha superato il 40%, mentre il M5s si è fermato sotto il 10%. Così il leader della Lega, Matteo Salvini, a Perugia, nella conferenza stampa sul voto in Umbria ha commentato: «È un voto che ha anche una valenza nazionale, Conte continua con la sua arrogante distruzione dell’Umbria». Non c’è solo il botta e risposta a distanza tra Conte e Salvini, ormai la coalizione targata M5s-Pd è agli sgoccioli ed è iniziato il fuoco amico. Per il M5s: «Dalla formazione del primo esecutivo ci è stato subito chiaro che stare al Governo con un’altra forza politica – che sia la Lega o che sia il Pd – sacrifica il consenso del Movimento 5 Stelle. Ma noi non siamo nati per inseguire il consenso». Male anche per il Pd che ha visto fallire al primo test la strategia del suo stato maggiore. Zingaretti: «Rifletteremo molto su questo voto e le scelte da fare», puntando anche il dito su Italia Viva di Matteo Renzi, che non ha contribuito a creare le condizioni migliori per il voto in Umbria: «Un voto certo non aiutato dal caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del Governo». Ma va detto anche che in Umbria al centrosinistra era rimasta solo la presidenza della Regione, tuttavia macchiata dallo scandalo della sanitopoli perugina e quindi le colpe vanno ricercate prima di tutto in casa. A sua volta si è schernito Matteo Renzi affermando che si tratta di «una sconfitta scritta figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi. Lo avevo detto, anche privatamente, a tutti i protagonisti. E non a caso Italia Viva è stata fuori dalla partita». Al di là dei torti e delle ragioni, è evidente che ora si apre un’altra fase, Salvini è stato chiaro: «Non ci sono spallate in democrazia. Ci sono le elezioni. Di elezione in elezione vediamo quanto resteranno attaccati alla poltrona».


Umbria, Salvini: «Sarà un voto politico: li spianiamo»


A chi gli chiede un pronostico sulle elezioni regionali in Umbria, il leader della Lega Matteo Salvini replica in un solo modo, senza esitare: «Vinciamo noi». Lo dice da settimane ed è tornato a ribadirlo in un’intervista a La Stampa, alla vigilia del voto. «Ah davvero? Vengono tutti insieme appassionatamente, i puffi del governo? Ma che bellezza, sono nel panico, perché hanno capito che quello di domenica è un voto politico e sanno che prenderanno una mazzata che se la ricorderanno per 50 anni. Li spianiamo», ha detto, commentando l’evento elettorale organizzato dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle, a Narni. Evento al quale non ha partecipato Italia Viva – il partito di Matteo Renzi non partecipa alle elezioni umbre, pur ribadendo il proprio sostegno al candidato di Pd e M5s – ha preso parte anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ai presenti ha voluto sottolineare di non aver partecipato alla manifestazione per «fare campagna elettorale». «Sono qui per offrire una testimonianza che non si voterà per il governo, ma che è in atto un esperimento interessante», ha aggiunto il premier. Salvo poi smentirsi poco dopo, spendendo qualche parola per il candidato che dovrà contendere la presidenza della regione alla leghista Donatella Tesei: Vincenzo Bianconi. «Può fare bene per questa regione: ha le idee chiare, è determinato», ha assicurato il presidente del Consiglio. A prendere la parola anche il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti: «Ora l’Umbria ha bisogno di una svolta e non c’è dubbio che la scelta buona sia quella di Vincenzo Bianconi. Dobbiamo impedire che l’Umbria fallisca», ha detto.


Umbria, Salvini: «Scommetto su una grande vittoria»


L’appuntamento – le elezioni regionali in Umbria, in programma domenica – è di quelli importanti. Un test per il governo giallorosso, secondo il leader della Lega Matteo Salvini. Pronto a scommettere sulla vittoria del centrodestra, che sostiene la candidatura della leghista Donatella Tesei, in una regione storicamente governata da coalizioni di centrosinistra. Oltre ai sondaggi, anche gli ultimi precedenti fanno ben sperare: in Umbria, alle Europee, la Lega ha conquistato il 38,2% delle preferenze, facendo meglio di chiunque altro. «Fino alla settimana scorsa ho scommesso un caffè sulla vittoria, ora scommetto su una grande vittoria», ha detto Salvini, replicando a distanza al segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti. «Hanno fatto un errore clamoroso e lunedì contiamo i voti veri», ha aggiunto riferendosi ai leader di Pd e Movimento 5 stelle. «Per gli umbri sarà una giornata eccezionale», ha concluso l’ex ministro dell’Interno. «C’è stata una straordinaria rimonta nelle ultime ore», aveva dichiarato poco prima Zingaretti. «Conto porti a smentire un risultato che sembrava inevitabile fino a poche settimane fa», ha aggiunto. Difficile stabilire se il segretario del Partito democratico creda veramente in una rimonta o se le sue sono soltanto parole di circostanza per caricare un’ambiente che si prepara all’ultimo impegno della campagna elettorale, che vedrà la partecipazione anche del premier Giuseppe Conte. «Stiamo lavorando in queste ore per un evento domani qui in Umbria con tutti i rappresentanti della coalizione di governo per spiegare i dettagli la manovra», ha annunciato il capo politico del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, intervenendo nel corso di una visita al cantiere della Terni-Rieti. «Inviteremo anche il presidente Giuseppe Conte, insieme al segretario del Pd Nicola Zingaretti, al ministro della Salute, Roberto Speranza, insieme a chi vorrà partecipare, anche Italia Viva se lo vorrà». Un invito cortesemente declinato: pur dichiarando il proprio sostegno alla candidatura di Bianconi, il partito di Matteo Renzi non parteciperà all’evento. Nei piani della Lega l’Umbria rappresenta il primo obiettivo da centrare. Il secondo? Vincere le regionali in Emilia-Romagna – si voterà il 26 gennaio –, dove Lucia Borgonzoni sfida il governatore del Pd uscente Stefano Bonaccini.


Governo, ora anche Zingaretti dice #Contestaisereno


Sembra allargarsi il fronte del #Contestaisereno. Perché se da un lato è piuttosto normale aspettarselo da Italia Viva e Matteo Renzi – al netto delle dichiarazioni emerse alla Leopolda – dall’altro se a lanciare avvertimenti e “penultimatum” è il Pd, allora qualche dubbio in più sulla durata dell’esecutivo diventa lecito. È il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, a giustificare tali dubbi. Intervistato da Repubblica, Zingaretti ha posto la produzione di risultati quale condizione essenziale per continuare l’esperienza di governo con il M5s. Che sia un’ammissione di colpa e incapacità a promuovere una manovra che metta qualche soldo in più nelle tasche degli italiani e garantisca una stabile crescita economica? Non si sa. Fatto sta che più di un malumore si registra tra le file della maggioranza. «Io di certo non voglio votare, però pretendo che si governi bene e lealmente», dice Zingaretti. Aggiungendo: «Si producano dei fatti, la si smetta con la ricerca ossessiva di polemiche e visibilità, perché questa è una degenerazione della politica che gli italiani non tollerano più e in tal modo resterebbe solo il governo delle poltrone, dei ministeri e delle nomine. Noi al governo restiamo solo finché produce risultati utili al Paese». Contestualmente, la ministra Teresa Bellanova, capodelegazione di Italia Viva al governo, promette ancora battaglia, in Parlamento, su Quota 100. Le pressioni di Renzi e i suoi sono evidenti, un continuo lavorare “ai fianchi” di Giuseppe Conte. «Da quando è partito il governo – è il pensiero di Zingaretti – penso solo a fargli produrre risultati. Piuttosto, ho la sensazione che altri che il governo lo volevano di più non si preoccupino abbastanza di fare altrettanto». C’è la manovra a dettare l’agenda, anche perché il termine del 20 ottobre per consegnare alle Camere il disegno di legge di Bilancio è stato già sforato («Siamo ai dettagli, il decreto fiscale è praticamente pronto e sulla legge di bilancio siamo alla fase di redazione, avendo ormai definito un quadro stabile dell’impianto della manovra», afferma da parte sua il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri), ma all’orizzonte ci sono i prossimi appuntamenti elettorali, a cominciare da quello, importante, di domenica in Umbria. Un test importante per la maggioranza. «Sarà sicuramente un segnale, anche se Conte ha detto con cattivo gusto che conta poco, visto “che sono gli stessi elettori della provincia di Lecce”», ha ricordato non a caso il leader della Lega, Matteo Salvini, a Porta a Porta ieri sera.