Contrasto al caporalato, oggi un importante passo avanti


di Caterina Mangia

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L'iniziativa "Il silenzio uccide" in Puglia
L’iniziativa “Il silenzio uccide” in Puglia

Oggi le Commissioni riunite Agricoltura e Lavoro della Camera dei Deputati hanno dato l’ok alla risoluzione unitaria per la “Prevenzione e contrasto del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura”, che passerà all’esame dell’Aula.
E’ stata fornita una prima, importante risposta all’iniziativa “Il silenzio uccide”, intrapresa dall’Ugl e dall’Onorevole Renata Polverini (FI), Vice Presidente della Commissione Lavoro, nel mese di agosto, per contrastare il fenomeno del caporalato (Vedi articolo su Il silenzio Uccide).
“L’ampia maggioranza che ha votato, in Commissione Agricoltura, la risoluzione unitaria sul caporalato rappresenta un messaggio politico forte ed inequivocabile al Governo in direzione di un rinnovato impegno nella lotta all’illegalità ed allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura”, ha spiegato Polverini, aggiungendo che “assieme ai colleghi Russo e Catanoso abbiamo apportato significative modifiche ad un testo che conteneva probabilmente in modo involontario, elementi di discriminazione tra Nord e Sud del Paese, rendendolo più incisivo e utile ai fini del rafforzamento dei controlli e della tutela dei lavoratori soprattutto immigrati che denunciano lo sfruttamento, sottolineando il tema fondamentale della tracciabilità dei prodotti e prevedendo sgravi contributivi per le aziende che regolarizzano la forza lavoro”.
“Dell’importanza di questi argomenti mi sono resa conto andando – ha proseguito la Vice Presidente della Commissione Lavoro -, questa estate assieme ad alcuni sindacalisti dell’Ugl, nei campi della Puglia dove maggiore era l’emergenza sul fenomeno del caporalato: grazie a quella iniziativa siamo giunti prima all’impegno della Commissione Lavoro e, successivamente, al raccordo con la Commissione Agricoltura che oggi in seduta congiunta hanno formalmente votato anche con l’apporto del Gruppo di Forza Italia”.


Morti sul lavoro, cento in più rispetto al 2014


E’ l’Inail a diffondere il dato preoccupante: 729 i decessi registrati tra gennaio e ottobre del 2015 rispetto ai 628 dell’anno precedente. Inoltre è aumentato anche il numero dei morti in itinere: 259.  Per l’Ugl: “Le norme relative alla sicurezza sul lavoro ci sono ma vanno applicate”

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La black list degli incidenti sul lavoro in questo 2015 si allunga: cento morti in più, secondo i dati diffusi dall’Inail, rispetto al 2014.  In particolare sono 729 i decessi registrati tra gennaio e ottobre del 2015 rispetto ai 628 dell’anno precedente. Inoltre è aumentato anche il numero dei morti in itinere: 259, o meglio 54 in più rispetto allo scorso anno.
L’Inail invita alla prudenza ricordando che si tratta di dati basati sulle denunce, che ancora “sono in fase di assestamento”. Inoltre i vertici dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro fanno sapere che è in corso un’analisi per capire il perché dell’aumento. Intanto dai dati mensili, pubblicati sul sito web dell’Inail, è evidente l’aumento dei casi mortali tra gli over 60 (38,3 per cento).
L’occasione per tornare a parlare di morti bianche è stata l’Assemblea nazionale sull’amianto, che negli anni ha fatto, ha sottolineato il presidente dell’Inail Massimo De Felice, oltre 17 mila vittime. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha assicurato che le verifiche diventeranno più efficienti a partire già dal prossimo anno, non appena l’Ispettorato Unico, previsto dal Jobs act, diventerà una realtà. Le attività ora dislocate tra Inps, Inail e ministero del Lavoro saranno infatti accorpate e faranno capo a un solo polo.
Tra gli ultimi casi di incidenti mortali sul lavoro ricordiamo quello del 17 novembre scorso avvenuto all’Ilva di Taranto. Un operaio di una ditta appaltatrice, la Pitrelli, ha perso la vita schiacciato da un grosso tubo mentre lavorava all’interno dello stabilimento, in particolare nell’area di agglomerazione dell’acciaieria. L’uomo, Cosimo Martucci, 49 anni di Massafra, è rimasto ucciso sul colpo. Sembra che, secondo una prima ricostruzione dell’incidente, l’imbragatura che sorreggeva la grossa tubatura abbia ceduto di colpo facendo crollare l’enorme tubo sull’operaio.
Applicare le norme relative alla sicurezza sul lavoro è necessario: la tutela della salute dei lavoratori è una priorità che non va mai sottovalutata. Per questo motivo l’attenzione dell’Ugl su questo tema resta alta.


Tpl, accordo storico per rinnovo contratto


Milloch (Ugl): “Dopo le date del referendum, programmato per il 15, 16 e 17 dicembre riprenderemo ad affrontare i nodi irrisolti della normativa, la politica strategica per il settore e a batterci per il superamento degli ostacoli, nei diversi teatri nazionali e aziendali”

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Siglato, dopo sette anni, il nuovo contratto nazionale per i lavoratori del trasporto pubblico locale.
L’accordo prevede un adeguamento salariale di 100 euro al mese, l’assistenza sanitaria integrativa e garanzie sulle clausole sociali a maggior tutela dei lavoratori.
Dopo la lunga notte di trattativa Fabio Milloch, segretario nazionale dell’Ugl Autoferrotranvieri ha evidenziato che “per l’approvazione definitiva dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl autoferrotranvieri e internavigatori è più che mai indispensabile consultare i lavoratori. Per tagliare un traguardo così importante, dopo anni di attesa, è necessario lasciar decidere loro e procedere vero una sola direzione: la tutela dei loro diritti, per troppo tempo affossati dall’indifferenza”.
Poi il sindacalista prosegue elencando le novità che caratterizzano l’accordo: “Il rinnovo contrattuale, prevede numerose novità riguardanti il mercato del lavoro, l’orario di lavoro e lo svolgimento delle attività, contemperate dall’introduzione delle clausole di salvaguardia, dagli aumenti retributivi, dal rafforzamento delle relazioni industriali”.
“Un passo importante e’ stato fatto nella direzione della normalizzazione di un settore nevralgico per l’economia nazionale – prosegue Milloch – per la funzionalità della mobilità del Paese, a cui siamo orgogliosi di aver contribuito, in termini propositivi e di impegno. Gli aumenti economici previsti dall’intesa evidenziano il riconoscimento del lavoro di oltre 115.000 lavoratrici e lavoratori che assicurano, quotidianamente, la mobilità a milioni di cittadini, anche in situazioni precarie e, a volta, pericolose. Ma i problemi che continuano a ostacolare il settore – evidenzia – sono ancora lungi da essere completamente risolti”.
“Per questo, il nostro impegno prosegue senza sosta. Dopo le date del referendum, programmato per il 15, 16 e 17 dicembre riprenderemo ad affrontare i nodi irrisolti della normativa, la politica strategica per il settore e a batterci per il superamento degli ostacoli, nei diversi teatri nazionali e aziendali”.
Prosegue, intanto in queste ore, lo sciopero dei lavoratori Tpl, responsabili delle linee periferiche del trasporto nella Capitale. Il Campidoglio nei giorni scorsi ha stanziato 12 milioni di euro a favore del consorzio per il pagamento degli stipendi arretrati, soldi che dovrebbero arrivare entro oggi. La protesta, però, prosegue e i duemila dipendenti che avevano chiesto il pagamento entro oggi degli stipendi arretrati di ottobre e novembre aspettano l’incontro che si terrà alle 18 tra i loro rappresentanti e la prefettura.
I lavoratori chiedono il versamento degli stipendi arretrati di ottobre e novembre entro la fine di questo mese e il rispetto dell’accordo siglato il 13 marzo scorso su regolarizzazione degli stipendi e tredicesima.
Dura la reazione di Daniele Torquati, Presidente del Municipio Roma XV. “Lo sciopero selvaggio da parte dei lavoratori di Roma Tpl non è più accettabile: otto giorni consecutivi di blocco del trasporto pubblico locale sono ormai al limite dell’illegalità”.


Fs, dal Cdm via libera a privatizzazione parziale. Ugl: “No a svendita, convocare i sindacati”


Il Consiglio dei Ministri accelera sul piano di privatizzazione di Ferrovie dello Stato Italiane e dà il via libera al decreto che colloca sul mercato il 40 per cento del Gruppo, un’operazione che avrebbe un valore di 3-4 miliardi di euro. Ma il perimetro della privatizzazione di Fs resta incerto: “il Cdm sta dando i numeri” commenta il segretario generale dell’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli.

Trenitalia - FS
Trenitalia – FS

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, parla di “procedura che tiene presente la complessità della gestione di Fs e la necessità di aumentare gli obblighi di servizio pubblico” affermando che “l’alienazione di Ferrovie non potrà andare oltre il 40 per cento”. Nel comunicato sull’esito del Cdm, Palazzo Chigi precisa poi che la cessione di una partecipazione non superiore al 40 per cento di Fs “potrà essere effettuata anche in più fasi” e ‘ avverrà “attraverso un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo, e a investitori istituzionali italiani e internazionali, e quotazione sul mercato azionario”. Per Delrio “è un avvio di percorso che tiene presenti alcune questioni: l’infrastruttura ferroviaria dovrà rimanere pubblica, dovrà essere garantito l’accesso a tutti in maniera uguale”. Eppure, i contorni dell’operazione restano fumosi: se la privatizzazione di Fs riguarderà “Trenitalia o una quota di Rfi scorporata, è un lavoro che verrà fatto nelle prossime settimane”. Ma, come osserva Nespoli, “mettere sul mercato il 40 per cento di Ferrovie dello Stato Italiane può avere i significati e le conseguenze più disparate, a seconda delle ipotesi in campo, ossia azzerare la holding rendendo Trenitalia autonoma da Rfi ed il settore cargo dal settore passeggeri”. Per questo, l’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie si aspetta “che i sindacati vengano convocati con urgenza per fare chiarezza sulle notizie diffuse – dichiara Nespoli -, come abbiamo chiesto più volte in questi mesi”.
A causa della mancata definizione del perimetro della privatizzazione, timori suscita anche l’ “attenzione particolare” che il Governo Renzi vuole riservare all’azionariato diffuso e alla partecipazione dei dipendenti del Fruppo Fs. Lo schema di decreto per la privatizzazione di Fs “prevede che – si legge nel comunicato di Palazzo Chigi -, al fine di favorirne la partecipazione all’offerta, potranno essere previste per i dipendenti del Gruppo Ferrovie dello Stato forme di incentivazione”, “in termini di quote dell’offerta riservate (tranche dell’offerta riservata e lotti minimi garantiti) e di prezzo (ad esempio, come in precedenti operazioni di privatizzazione, bonus share maggiorata rispetto al pubblico indistinto) o di modalità di finanziamento”. “La partecipazione dei ferrovieri all’azionariato di Fs può essere in sé un fatto positivo – evidenzia Nespoli – ma potrebbe essere svuotata di valore nel momento in cui il Governo Renzi si renda colpevole della svendita del Gruppo, rendendolo terra di conquista per operatori d’oltralpe visto che le ferrovie tedesche e francesi, che da sempre impediscono l’interoperabilità, potrebbero essere interessate a ‘fare spesa’ a basso costo in Italia”.

Il segretario generale dell'Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli
Il segretario generale dell’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli

Palazzo Chigi conta di effettuare l’operazione di parziale privatizzazione di Fs nel corso del 2016 come “parte del piano di privatizzazioni del Governo che ha recentemente portato in Borsa Poste Italiane e prevede anche la quotazione di Enav per la prima metà del 2016”.
L’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Michele Elia, prende atto delle decisioni del Governo, precisando che “la competenza delle decisioni è del Ministero azionista, Economia e Finanze, dove dall’anno scorso è stato costituito un gruppo di lavoro che si occupa della privatizzazione e che opera con i suoi advisor legali e finanziari, che stanno lavorando insieme a noi su questo. Le scelte sono tutte ed esclusivamente dell’azionista, noi non possiamo che aderire alle scelte che verranno da loro”. “Compito invece delle Ferrovie – ha aggiunto Elia – è preparare, come stiamo già preparando e abbiamo una discreta fase di definizione, il piano industriale”. “Un piano – ha detto ancora Elia – su cui poggia qualsiasi progetto di privatizzazione, non privatizzazione, modalità di privatizzazione. Dà gli elementi certi per decidere al meglio”.
Su un possibile cambio di vertici del Gruppo, il ministro Delrio risponde: “i vertici delle Ferrovie? Bene, grazie” risponde ai giornalisti a margine di un convegno sulla stazione Mediopadana a Reggio Emilia, al quale partecipa insieme all’ad Elia. Quando i cronisti gli ricordano dei timori di svendita del Gruppo espressi anche dal presidente di Fs, Marcello Messori, taglia corto: “penso che il presidente Messori fosse preoccupato soprattutto per il tema della rete, tema che mi pare oggi risolto”.
Il Cdm, dunque, preme il piede sull’acceleratore e vuole procedere spedito verso la privatizzazione del 40 per cento di Fs mettendo a tacere eventuali dissensi, anche se restano incerti il perimetro e le modalità dell’operazione, sulle quali il Governo Renzi si riserva di decidere nelle prossime settimane. Un atteggiamento che i sindacati considerano pericoloso: “l’Ugl – sottolinea Nespoli – manifesterà la propria contrarietà alla quotazione in Borsa e al progetto di privatizzazione che, così com’è stato formulato, non può che condurre a conseguenze negative per l’occupazione, per la tenuta dei servizi ferroviari italiani e per gli interessi nazionali. Siamo pronti a mettere in campo tutte le azioni necessarie per tutelare il lavoro dei ferrovieri e la sicurezza dei viaggiatori”.


Blutec e Jabil, nuovi incontri al Mise


Nuovo round al Mise tra organizzazioni sindacali e Blutec sul piano industriale per lo stabilimento di Termini Imerese. La newco di Metec ha intenzione, entro dicembre, di completare il versamento del capitale sottoscritto, pari a 24 milioni.
Tutto procede “nel rispetto degli impegni precedentemente assunti” ha spiegato il segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera, aggiungendo che in ogni caso “continueremo a vigilare sul piano di reindustrializzazione e sugli effetti che quest’ultimo è in grado di realizzare sui livelli occupazionali e sulla qualità del lavoro”.
L’azienda ha riconfermato le assunzioni già previste dal prossimo aprile, l’avvio della produzione e la preparazione di aree anche con un allestimento di veicoli speciali. “Dal 2016 – ha spiegato Spera – inizieranno a entrare i primi lavoratori in azienda, 250 entro dicembre, numero che ha possibilità di essere ampliato. L’azienda che si insedierà a pieno regime sarà infatti sia in termini di qualità, di assemblaggio, di trasformazione e progettazione una delle aziende leader in Europa”. Il prossimo appuntamento al Mise è stato convocato per giovedì 3 dicembre.Industria
Incertezze ancora sul futuro della Jabil Circuit di Marcianise. Al Mise la società ha annunciato di aver acquisito sei nuovi clienti, ma ha anche confermato i 190 esuberi già dichiarati e la volontà di attivare la cassa integrazione straordinaria per crisi per un anno. Un esito che non soddisfa l’Ugl Metalmeccanici.
Per Antonio Spera e il segretario provinciale dell’Ugl Metalmeccanici Caserta, Ciro Tarotto, “sebbene abbiamo apprezzato l’impegno del governo per individuare nuovi clienti e partnership nel comparto del bianco ed elettrodomestici, calendarizzando un incontro di aggiornamento entro marzo 2016, occorre che anche la Regione Campania si attivi per salvaguardare un sito produttivo importante del casertano, mentre fino ad oggi ha partecipato solo passivamente alla vertenza. Ci auguriamo quindi che anche a livello locale le istituzioni riescano a fare qualcosa di concreto per aiutare l’azienda ad uscire dalla congiuntura negativa”.


Incidente all’Ilva di Taranto, muore un operaio


Lavorava presso la ditta appaltatrice Pitrelli, presso lo stabilimento Ilva di Taranto, Cosimo Martucci l’operaio di 48 anni rimasto ucciso, travolto da un tubo d’acciaio che stava caricando su un camion dopo i lavori di smontaggio di una canna fumaria nel reparto agglomerato.
Questo è il secondo incidente mortale nel 2015 che si verifica nello stabilimento pugliese. L’Ilva ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità e ha sospeso cautelativamente le attività del cantiere in cui operava l’impresa in attesa che le indagini chiariscano quanto accaduto.
“Di fronte a simili tragedie – ha spiegato il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone -, occorre guardare in faccia la realtà: in Italia, e non solo, si muore e ci si ammala sul lavoro, perché la sicurezza e la salute non vengono valutate concretamente come indici di civiltà, di crescita e di progresso di ogni Paese”.
Cordoglio e vicinanza ai parenti della vittima è stata espressa dal segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici, Antonio Spera che ha richiamato con urgenza “alla necessità di intensificare le misure a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, evidentemente ancora non sufficienti. Serve un impegno proattivo da parte delle istituzioni, a partire dalla promozione di maggiori controlli e ispezioni sul territorio, che invece sono a rischio riduzione a causa delle norme del Jobs Act, così come bisogna incentivare la prevenzione nei luoghi di lavoro e nelle scuole, dove si formano lavoratrici e lavoratori di domani”.
Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si appella al Governo: “occorre impartire, anche attraverso decreto legge se fosse necessario, direttive al management dell’Ilva per assicurare
sicurezza del lavoro per chiunque valichi i cancelli della fabbrica. Visto che la magistratura – non ha più potere di immediato sequestro preventivo degli impianti insicuri, occorre che sia la legge stessa a sostituire i poteri della magistratura che sono stati affievoliti, impartendo regole di comportamento a chi attualmente ha l’onere di gestire la fabbrica per conto del governo”.
Secondo Capone uno dei problemi è legato alla “semplificazione in questa delicata materia, così come al riordino dei servizi ispettivi in chiave di risparmio che rischiano di produrre un pericoloso ridimensionamento delle professionalità e delle azioni deputate al controllo e alla prevenzione”.
A luglio l’Inail aveva certificato che nel 2014 sono state controllate 23.260 aziende e l’87,5% è risultato irregolare. Dati che per il segretario generale dell’Ugl non vanno dimenticati e che dimostrano come “a livello europeo siamo ancora lontani nel raggiungimento di standard comuni nelle politiche di prevenzione e questo, per noi dell’Ugl, resta un indice di inciviltà”.

Ilva di Taranto
Ilva di Taranto