Povertà, una sfida difficile per le famiglie italiane


 

L’Istituto per le ricerche economiche e sociali dell’Ugl (Iper Ugl) monitora da sempre il fenomeno della povertà in Italia. Una piaga così profonda per il Belpaese difficile da cicatrizzare, soprattutto all’interno di nuclei familiari numerosi, per gli anziani e per gli stranieri. Non stupisce, quindi, l’ultima analisi elaborata dall’Istat: quattro milioni e 598mila persone nel 2015 sono risultate in condizioni di povertà assoluta. Secondo l’Istituto è il numero più alto dal 2005 e riguarda un milione e 582mila famiglie.

La recente relazione presentata dall’Iper Ugl pone una lente di ingrandimento su tutte le criticità che continuano ad ostacolare la ‘ripresa’: “L‘universalismo selettivo’ citato nel Ddl povertà e’ un vero e proprio ossimoro. Bisogna intervenire sulle famiglie, che la legge poco attenziona e – precisa il numero uno dell’Iper Ugl, Stefano Cetica – sul lavoro per far fronte al fenomeno dei “working poor”, i lavoratori con redditi bassi. Questa legge si riflette anche sui Comuni, che sono il front office per i poveri, ma hanno poche risorse e disallineate. Bisogna fare qualcosa adesso. Per far uscire tutti i residenti in Italia dalla condizione di povertà relativa – prosegue  Cetica – occorrerebbero circa 9 miliardi di euro. Inoltre, in un paese con dati così importanti sulla povertà forse i 10 miliardi utilizzati per il bonus degli 80 euro, visto che anche alcuni cittadini sono stati costretti a restituirli, andrebbero usate per dare risposta ad altre emergenze”. Attraverso l’analisi dell’Iper sulle spese delle famiglie (con riferimento ai dati Istat integrati con altre fonti informative della statistica ufficiale), sono state condotte alcune riflessioni sui livelli di povertà che, complice un mercato del lavoro in forte affanno ed una crisi economica senza precedenti, in alcune aree del Paese e per talune tipologie familiari raggiungono soglie decisamente preoccupanti.

Nel 2014, in Italia, circa 1 milione e 470 mila famiglie versavano in condizione di povertà assoluta (il 5,7% di quelle residenti), per un totale di 4 milioni e 102 mila persone, pari al 6,8% della popolazione residente. Ora, con i nuovi dati diffusi oggi dall’Istat, il numero delle persone in povertà assoluta risulta salito a quattro milioni e 598mila persone, pari al 7,6% della popolazione.

Quasi la metà di queste famiglie risiede nel Mezzogiorno. Tutte le regioni del Sud, se si esclude l’Abruzzo, registrano un’incidenza di famiglie povere significativamente superiore alla media nazionale. In territori quali Sicilia, Calabria e Basilicata risulta povera 1 famiglia su 10. In Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Trentino Alto Adige sono invece povere meno di 4 famiglie su 100. La Lombardia è la regione in Italia con la più bassa incidenza di povertà assoluta, appena il 3%.

Sono, invece, 2 milioni 654 mila le famiglie in condizione di povertà relativa, pari al 10,3% del totale delle famiglie residenti. Di queste il 65% risiede nel Mezzogiorno (1 milione 726 mila), il 22,5% nel Nord (597 mila) e il 12,5% nel Centro Italia (331 mila). Nel complesso le persone relativamente povere risultano 7 milioni 815 mila, che costituiscono il 12,9% dell’intera popolazione. Tutte le regioni del Mezzogiorno registrano livelli di povertà relativa superiori alla media nazionale. In territori quali Sicilia (25,2%), Basilicata (25,2%) e Calabria (26,9%) risultano relativamente povere oltre 25 famiglie su 100. In Veneto (4,5%), Emilia Romagna (4,2%), Lombardia (4,0%) e Trentino Alto Adige (3,8%) sono povere meno di 5 famiglie su 100.

Da queste statistiche sono escluse le persone senza dimora che secondo l’Istat ammontano a circa 50 mila unità. Tale valore è calcolato a partire dal numero di coloro i quali, nei mesi di novembre e dicembre 2014, hanno utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani in cui è stata realizzata l’indagine. Istruzione e lavoro rappresentano le principali leve per arginare la diffusione della povertà, del disagio e dell’esclusione sociale.

I dati dell’Istituto Nazionale di Statistica mostrano, infatti, come l’incidenza della povertà diminuisca all’aumentare del titolo di studio e mettono in evidenza, al contempo, come vi sia una stretta correlazione tra la condizione occupazionale o la posizione professionale della persona di riferimento all’interno del nucleo familiare e l’incidenza della povertà, sia che questa venga valutata in termini assoluti che relativi.

Con i dati appena presentati dall’Istat sulla povertà, la situazione risulta addirittura peggiorata: l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile sui livelli stimati negli ultimi tre anni per le famiglie, con variazioni annuali statisticamente non significative (6,1% delle famiglie residenti nel 2015, 5,7% nel 2014, 6,3% nel 2013); cresce invece se misurata in termini di persone (7,6% della popolazione residente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013). Questo andamento nel corso dell’ultimo anno si deve principalmente all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti (da 6,7 del 2014 a 9,5%), soprattutto coppie con 2 figli (da 5,9 a 8,6%) e tra le famiglie di soli stranieri (da 23,4 a 28,3%), in media più numerose.

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Nord sia in termini di famiglie (da 4,2 del 2014 a 5,0%) sia di persone (da 5,7 a 6,7%) soprattutto per l’ampliarsi del fenomeno tra le famiglie di soli stranieri (da 24,0 a 32,1%). Segnali di peggioramento si registrano anche tra le famiglie che risiedono nei comuni centro di area metropolitana (l’incidenza aumenta da 5,3 del 2014 a 7,2%) e tra quelle con persona di riferimento tra i 45 e i 54 anni di età (da 6,0 a 7,5%).

L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età della persona di riferimento (il valore minimo, 4,0%, tra le famiglie con persona di riferimento ultrasessantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha al massimo la licenza elementare). Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata (da 5,2 del 2014 a 6,1%), in particolare se operaio (da 9,7 a 11,7%). Rimane contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,9%) e ritirata dal lavoro (3,8%).

La povertà relativa risulta stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila, pari al 10,4% delle famiglie residenti dal 10,3% del 2014) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila, pari al 13,7% delle persone residenti dal 12,9% del 2014). Nel 2015 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie numerose, in particolare tra quelle con 4 componenti (da 14,9 del 2014 a 16,6%,) o 5 e più (da 28,0 a 31,1%). L’incidenza di povertà relativa aumenta tra le famiglie con persona di riferimento operaio (18,1% da 15,5% del 2014) o di età compresa fra i 45 e i 54 anni (11,9% da 10,2% del 2014). Peggiorano anche le condizioni delle famiglie con membri aggregati (23,4% del 2015 da 19,2% del 2014) e di quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (29,0% da 23,9% del 2014), soprattutto nel Mezzogiorno (38,2% da 29,5% del 2014) dove risultano relativamente povere quasi quattro famiglie su dieci.


Aiutiamo l’Italia e i nuovi italiani a crescere


Clarisse, Atef e Rattan sono validi esempi di sana integrazione, quella pronta a generare forza al Paese che li ha saputi accogliere. Sono stati loro i testimoni chiave del convegno organizzato dall’on. Renata Polverini, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia e responsabile dipartimento Politiche lavoro e sindacali di Forza Italia, dal titolo “Aiutiamo l’Italia a crescere: storie di immigrati che sostengono l’ economia del nostro Paese”.

"Aiutiamo l'Italia a crescere"
“Aiutiamo l’Italia a crescere”

Clarisse, Atef e Rattan sono sindacalisti del Sei Ugl e dopo anni, di sacrifici e speranze, sono riusciti a realizzarsi e stabilizzarsi in Italia. Ed oggi sono parte integrante della nostra cultura come lo sono i loro figli e, come lo saranno i loro nipoti. Rattan Ajay Kumar è un imprenditore di origine indiana. Quando 18 anni fa ha raggiunto l’Italia se ne è innamorato ed ha deciso che lì avrebbe dovuto realizzare i suoi sogni. E’ qui in Italia che, infatti, ha studiato, è diventato marito e padre ed ha coltivato il suo sogno: “Dico con orgoglio di essere il primo sommelier indiano di olio d’oliva. Valorizzare il made in Italy e i prodotti d’eccellenza è un mio obiettivo ed importare l’olio d’oliva, la nostra grande risorsa, in India è uno dei miei sogni”. Prima di crescere professionalmente Rattan ha mosso i suoi primi passi nei campi, come bracciante agricolo. Un sacrificio fatto con dignità che – con il tempo – lo ha premiato.
Clarisse Essane Niagne, dirigente dell’Ambasciata della Costa D’Avorio, e insieme anche ad Atef Metwally, originario dell’Egitto e funzionario del Centro per l’Impiego Città Metropolitana, dedicano il loro impegno all’associazionismo offrendo sostegno a chi come loro, quando giunsero per la prima volta in Italia, hanno dovuto imbattersi e poi superare numerose difficoltà. Per tutti e tre la formazione è indispensabile, la conoscenza della lingua è fondamentale. Il primo passo verso l’integrazione – raccontano durante i loro interventi parte proprio da qui – saper comunicare e capire.

polverini2

Ad aprire il convegno è stata la deputata Renata Polverini con un doveroso minuto di silenzio per le vittime di Dacca (nove dei quali erano nostri connazionali) e per l’omicidio di Emmanuel, giovane nigeriano aggredito ed ucciso a Fermo davanti allo sguardo impietrito di sua moglie che non ha potuto fermare la furia di quell’ingiusta violenza.
A questo punto si apre il dibattito arricchito dalla presenza di importanti relatori che con la loro esperienza hanno lasciato concretamente un segno in questa giornata di confronto.
“Il processo di immigrazione – prosegue la deputata – va visto come un arricchimento e non come un elemento che ci rende sempre più distanti e distinti. Come parlamentari abbiamo il dovere di mettere in campo iniziative concrete che rimettano al centro della nostra discussione questo tema anche per allontanare chi utilizza linguaggi duri e sbagliati che non aiutano un processo di integrazione ormai in atto”.
In Italia, ha precisato l’on. Polverini “vivono oltre 4 milioni di stranieri in età lavorativa, la loro presenza é maggiore al Nord dove evidentemente c’è più lavoro e molto più bassa nel Mezzogiorno. Da questo punto di vista la situazione è molto simile a quella dei lavoratori italiani. Dobbiamo capire, insieme a chi segue questa tematica in maniera più puntuale, se possono esserci possibilità di evoluzione rispetto alla situazione che abbiamo oggi e quali eventualmente i correttivi da apportare. Lavorare è un requisito importante e un valore fondamentale per la dignità delle persone che arrivano nel nostro Paese”.
Simone Baldelli, vice presidente della Camera nel suo intervento ha precisato che “temi delicati come quello dell’immigrazione troppo spesso sono trattati attraverso slogan fini a se stessi, quando invece c’è bisogno di un vero confronto. Ecco perché questo convegno rappresenta un’importante momento di riflessione dove oltre alle opinioni si rifletterà su dati concreti e ci si confronterà su vere esperienze di vita. Un approccio scientifico e statistico all’immigrazione consente di andare oltre slogan di ogni tipo”.
A seguire l’intervento dell’on. Renato Brunetta, Capo Gruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, che attraverso un’analisi molto più tecnica ha ribadito che “i processi migratori sono una parte della mobilità. Come per la mobilità di qualsiasi fattore, anche per l’immigrazione ci vogliono regole ed è importante sapere se la mobilità di fattori produttivi si verifica per eccesso di domanda o di offerta. Questa distinzione è fondamentale perché la mobilità/immigrazione da domanda è più gestibile. Quella da offerta, invece, segue regole diverse. L’immigrazione in Italia è stata di offerta, presentando una qualità discutibile. Noi siamo stati chiamati a gestire solamente flussi d’immigrazione da offerta, trasformandola in immigrazione da domanda lavoro. Un eccesso di buonismo genera inevitabilmente razzismo. Se la mobilità produce ricchezza bene, altrimenti non è più sostenibile”.

On. Renata PolveriniStefano Cetica, Presidente dell’Iper Ugl, è entrato nel cuore del dibattito con la presentazione del rapporto del suo Centro Studi.
Analizzando le fonti statistiche più autorevoli sul lavoro (Istat, Ministero del Lavoro), il rapporto di ricerca curato dall’Iper si propone di delineare un quadro dettagliato della condizione occupazionale degli stranieri, valutando, in particolar modo, il loro livello di integrazione nel mercato del lavoro italiano.
In una recente pubblicazione, l’Istat rileva, a tal proposito, come vi siano alcuni fattori che rendano tale processo di integrazione particolarmente complesso ed articolato.

Stefano Cetica, Presidente Iper
Stefano Cetica, Presidente Iper

“Attraverso un’indagine ad hoc condotta su un campione di cittadini stranieri, emerge come la scarsa conoscenza della lingua italiana (nel 33,8% dei casi), il mancato riconoscimento del titolo di studio (22,3%) e ragioni di carattere socio-culturale (21,1%) costituiscano seri ostacoli per l’inserimento lavorativo, ed ancor più per un inserimento lavorativo adeguato al titolo di studio e alle competenze professionali acquisite nel tempo” ha precisato il Presidente dell’Istituto per le ricerche economiche e sociali dell’Ugl.

Nel 2015 – secondo l’Istituto Nazionale di Statistica .- sono oltre 4 milioni gli stranieri in età da lavoro (15 anni e oltre) presenti in Italia, pari all’8% circa della popolazione complessiva. Il numero più elevato di presenze si registra al Nord (il 58%) a seguire il 26% al Centro ed il 16% nelle regioni del Mezzogiorno.
A seguire l’intervento dell’On. Khalid Chaouki (PD), presidente Intergruppo parlamentare Immigrazione che propone alla platea e, soprattutto alle Istituzioni, una “operazione verità o meglio dare spazio ai nuovi cittadini italiani, abbattere quel muro di diffidenza e spesso di odio nei loro confronti e convivere pacificamente”.
“E’ necessario smettere di parlare dell’immigrazione come se fosse un tema, una realtà al di là di noi – precisa – ma dobbiamo renderci conto che fa parte di noi, dell’Italia di oggi, e farà parte del nostro futuro. Nel nostro Paese manca ancora una strategia nazionale che chiarisca finalmente che gli immigrati non sono ospiti ma sono parte del nostro Paese e quindi non possiamo parlare di sviluppo per l’Italia, senza parlare di loro. Serve finalmente un riconoscimento culturale, un vero investimento ero nelle politiche di inclusione. Dobbiamo vivere insieme le sfide che il nostro Paese ci pone davanti”
Il Prefetto Angelo Malandrino ha evidenziato che: “il lavoro è il presupposto per ogni immigrato di mantenere il permesso di soggiorno: ecco è importante occuparsi di coloro che perdono l’occupazione. Dobbiamo adottare nuovi meccanismi per dare un’effettiva possibilità a chi viene nel nostro Paese in cerca di un futuro. Dobbiamo accogliere ma dobbiamo provvedere anche a inclusione di queste persone, più rapida è l’integrazione più la nostra società potrà avvalersi di risorse”.
Mons. Giancarlo Perego, direttore generale Migrantes, ha acceso l’attenzione sul delicato tema dei minori non accompagnati e di quante difficoltà respira l’Europa su questo disagio. Leggi e regole a tratti cozzano spesso con i tratti umani del migrante. Troppo tempo per il riconoscimento dello status di rifugiato e convivenza eccessivamente lunga per mancanza di un numero adeguato di commissioni territoriali. “Da diverso tempo si sollecitava il Ministero dell’Interno per un aumento delle Commissioni. Il 25 agosto scorso un decreto le ha portate da 10 a 20, e tendenzialmente a 30, semplificando anche l’iter per l’esame dei casi. Occorre rafforzare anche l’attenzione per i minori non accompagnati, molti dei quali rimangono per mesi in strutture provvisorie – come le “scuole verdi” di augusta – accolti e sostenuti solo da un magnifico volontariato. Forse sarebbe opportuno rileggere e ordinare la normativa italiana sull’asilo, alla luce delle numerose disposizioni europee recepite, e lavorare per una legislazione dell’Unione europea sull’asilo che favorisca il cammino dei rifugiati in Europa, nel rispetto del diritto al ricongiungimento familiare e delle possibilità lavorative per le comunità migranti esistenti».
Hanno focalizzato l’attenzione sul fenomeno del caporalato (un male che strappa la dignità e purtroppo la vita dei lavoratori): Luciano Lagamba, Presidente del Sei Ugl, Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil, Liliana Ocmin, responsabile dipartimento politiche migratorie, donne e giovani Cisl, Giuseppe Casucci, coordinatore politiche migratorie Uil.
Il contributo sindacale ha permesso di toccare con mano le difficoltà che vivono quotidianamente i lavoratori stranieri, in special modo le donne penalizzate anche da una retribuzione più bassa, e la necessità di aiutarli attraverso azioni concrete in sinergia con il Governo, le associazioni e le scuole. Ora si attende la chiusura di un percorso legislativo (lotta concreta al caporalato) lungo e faticoso, ma che dovrà assolutamente essere concretizzato. Il primo passo verso una sana integrazione è il rispetto della dignità umana.

Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl
Luciano Lagamba, Presidente Sei Ugl

“L’integrazione degli stranieri non è solo un dovere morale, ma una realtà di cui l’Italia non può fare a meno – ha rimarcato il Presidente dei Sei Ugl, Luciano Lagamba – Non si può sottovalutare l’apporto che il fenomeno genera in termini di ricchezza e sviluppo economico. Oggi l’Italia deve guardare anche al suo interno, non dimenticando appunto i nuovi italiani che rappresentano la norma di un Paese che se vuole crescere non può far finta di nulla rispetto a questa nuova generazione, ma deve riconoscere ancora maggiori diritti di piena cittadinanza: la riforma dello Ius soli è una parte, ma è l’inizio di un percorso di piena inclusione in cui vanno attivate tutte le forme di sostegno, dalla educazione nella scuola, alla prevenzione e lotta alle discriminazioni. Proprio in merito alla legge sulla cittadinanza il mio ringraziamento diretto va all’on. Polverini da sempre sensibile ed attiva su queste tematiche”.
“Per far sì che i termini di ‘accoglienza’ ed ‘integrazione’ acquisiscano giusto valore è necessario sensibilizzare ed attivare non solo le Istituzioni ma le associazioni – conclude Lagamba – il tema dell’immigrazione deve essere affrontato insieme e soprattutto risolto nel rispetto di tutti. Siamo tutti essere umani alla pari, abbiamo gli stessi diritti e doveri. Credo che sono cinque le parole essenziali: sapere, saper fare e saper essere. Il mio auspicio è legato alla concretizzazione di un nuovo modello partecipativo e responsabile sui grandi temi come l’immigrazione a prescindere dall’appartenenza politica”.
Hanno mostrato grande sensibilità sul tema Massimo Marchetti, dirigente Area Lavoro e Welfare Confindustria e Walter Massa, responsabile politiche immigrazione Arci. Entrambi consapevoli delle gravi difficoltà che rendono il tema dell’accoglienza e dell’integrazione un’utopia – ognuno secondo le proprie competenza a mettere in campo iniziative atte a superare le diffidenze e i pregiudizi legali alla figura dell’immigrato. La crescita di un Paese passa anche attraverso il rispetto di tutte le culture.
Un poeta camerunense Ndjock Ngana scriveva  “Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà, conoscere una sola logica è prigione”, quindi, venire a contatto con culture altre e scoprire fedi diverse ci permette di essere davvero cittadini del mondo. Ecco qual è il valore, ancora poco conosciuto, dell’immigrazione. Un patrimonio di inestimabile valore: l’immigrato non deve essere visto come un ostacolo ma come una forza in più per il nostro Paese.
Prezioso il contributo del moderatore del dibattito, Vincenzo Spagnolo, giornalista di Avvenire.


Il Lazio tra le Regioni al top per la pressione fiscale


Il Lazio, insieme alla Campania, è una delle regioni al top per la pressione fiscale. A confermarlo è il Sole 24 Ore che oggi ha pubblicato una simulazione realizzata dalla Banca d’Italia.  Secondo quanto riportato dal quotidiano, “il Lazio è  la seconda regione dove il fisco è più caro: qui il prelievo locale arriva a 2.311 euro, il 16,5% in più della media nazionale, anche per il peso della fiscalità di Roma, dove Imu e addizionale regionale sono ai massimi”.
Una situazione questa, che rende ancor più necessaria la battaglia che sta portando avanti l’Ugl Lazio, chiedendo “un intervento del governatore del Lazio a sostegno dei redditi attraverso la riduzione delle tasse”. Per il responsabile dell’Ugl Lazio, Armando Valiani, “il fatto che il Lazio sia una delle regioni più ‘oppressive’ dal punto di vista fiscale non è purtroppo una novità, ed è per questo che il nostro sindacato sta portando avanti una campagna di raccolta firme per chiedere al presidente Zingaretti e al Consiglio Regionale di ridurre l’aliquota Irpef per i redditi fino a 55.000 euro, come forma di tutela per le fasce più deboli”.
Secondo quanto riportato dal Sole 24 ore, nel Lazio sono più onerosi sia il prelievo per l’addizionale all’Irpef sia quello sulla casa. In media la famiglia tipo spende l’8,8% in più della media per la tassazione sui rifiuti e il25,6% in più per la Tasi sulla prima abitazione.
“Abbassare la pressione fiscale che grava sulle famiglie e sui cittadini – ha spiegato Valiani – è un dovere della classe politica regionale e di quella nazionale, poiché è il solo modo per rimettere in circolo preziose risorse per la ripresa economica, evitando che la povertà continui a dilagare”.


“Aiutiamo l’Italia a crescere – Storie di immigrati che sostengono l’economia del nostro Paese”


Lunedì 11 luglio, alle ore 15,00, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio si svolgerà il convegno “Aiutiamo l’Italia a crescere – Storie di immigrati che sostengono l’economia del nostro Paese” organizzato dalla deputata Renata Polverini, vice presidente della Commissione Lavoro della Camera e responsabile dipartimento Politiche lavoro e sindacali di Forza Italia. Il Presidente Iper, istituto per le ricerche economiche e sociali, Stefano Cetica presenterà lo studio ‘I lavoratori stranieri in Italia’. Farà un saluto introduttivo il vice presidente della Camera, Simone Baldelli. Interverranno:l’On. Khalid Chaouki (PD), presidente Intergruppo parlamentare Immigrazione, il Prefetto Mario Morcone, capo dipartimento Liberta’ civile e Immigrazione Ministero Interno, Mons. Giancarlo Perego, direttore generale Migrantes, Gianna Fracassi, segretario confederale Cgil, Liliana Ocmin, responsabile dipartimento Politiche migratorie, donne e giovani Cisl, Giuseppe Casucci, coordinatore Politiche migratorie Uil, Luciano Lagamba, presidente Sei Ugl, Massimo Marchetti, dirigente Area Lavoro e Welfare Confindustria, Walter Massa, responsabile Politiche immigrazione Arci. Moderatore Vincenzo Spagnolo, giornalista di Avvenire.


Lontana dalla realtà e dai cittadini: ecco l’Inps di Boeri


L’Inps è sempre più distante dalle esigenze dei cittadini così come il suo presidente è sempre più lontano dalla realtà. Un aspetto che emerge ancor di più analizzando la relazione annuale presentata oggi da Tito Boeri alla Camera: secondo il presidente infatti “la cancellazione dell’articolo 18 con il superamento della reintegra per i licenziamenti senza giusta causa e giustificato motivo previsto dal Jobs act non ha portato a un aumento dei licenziamenti”. Un primo errore, a cui ne seguono altri ancora più gravi, come la critica mossa nei confronti degli interventi a favore degli esodati, definiti dallo stesso “molto costosi e inadeguati”, e il passaggio relativo alla legge 104, in cui Boeri denuncia “l’alta incidenza di questi permessi nel pubblico impiego”.
Aspetti questi che per Stefano Cetica, Presidente dell’Enas Ugl – oggi alla presentazione del rapporto alla Camera – confermano ulteriormente quanto il presidente dell’Inps sia “sempre più distante dai problemi reali e, soprattutto, dalle vere esigenze dei cittadini”.
Per questo motivo il patronato ricopre un ruolo sempre più importante. Si pensi proprio a quanto emerso alcuni giorni fa da un’inchiesta di Libero e poi confermata dagli stessi dati Enas Ugl, da cui è emerso che sono tanti, troppi, gli assegni previdenziali erogati con somme più basse di quanto dovuto.  Davanti a errori del genere “il Presidente Boeri  – ha precisato Cetica – non sente nemmeno l’esigenza di scusarsi. L’Enas Ugl, invece, ha scelto di essere al fianco dei cittadini e dei pensionati avviando un’iniziativa estesa su tutto il territorio nazionale per offrire assistenza e verificare la correttezza del calcolo della pensione”. Inoltre c’è un problema di comunicazione diretta con il cittadino. L’Istituto, ha spiegato infatti Cetica “è troppo avanti con la reale possibilità dei cittadini di interagire con il sistema informatico ulteriormente potenziato a scapito dei servizi sul territorio e, allo stesso tempo, è troppo indietro rispetto alle esigenze di trasparenza e puntualità nei versamenti”. Dure critiche al rapporto annuale dell’Inps arrivano anche dall’On. Renata Polverini, Vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati di Forza Italia per la quale si tratta di una “relazione deludente, priva di dati sul bilancio dell’Istituto, che conferma una visione liberista della previdenza pubblica ed il tentativo malcelato di attribuire più a se stesso che all’Inps il ruolo di Ministro ombra del lavoro”. “Stupefacente – ha ribadito la deputata – l’esaltazione del jobs act a dispetto di tutti i dati sulla disoccupazione; l’assurda critica alle salvaguardie per la vergognosa vicenda degli esodati; inaudito l’attacco ai dipendenti pubblici sull’utilizzo della legge 104/92; intollerabile la visione di un Inps sempre più orientato all’assistenza e sempre meno coinvolto – sul territorio e con i suoi funzionari di sicura professionalità e competenza – nel rapporto con i cittadini ormai “filtrato” dai sistemi informatici tanto cari al Presidente Boeri”. Silenzio totale, inoltre, sul dramma del caporalato contro il quale, invece, l’Inps dovrebbe agire con forza.  “L’Istituto proprio su questo tema non ha dimostrato l’impegno dovuto sul fronte della sicurezza e della dignità del lavoro”, ha dichiarato il presidente  Cetica. Anche per l’On. Polverini si tratta di una “sostanziale assenza dell’Inps nella lotta al dramma del caporalato che colpisce ormai tutte le regioni italiane”.


Istat, economia in frenata


L’indice di crescita per l’Italia rallenta. Parole dell’Istat secondo cui “la fase di crescita moderata dell’economia italiana” e “l’indice anticipatore del trend abbiano segnato un’ulteriore discesa, prospettando un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine”.
Sebbene, dunque, l’economia italiana sia “sostenuta dal miglioramento dei ritmi produttivi dell’attività manifatturiera e dai primi segnali di ripresa delle costruzioni, in presenza di un recupero della redditività delle imprese e di un aumento dell’occupazione”, si registrano “segnali meno favorevoli provengono dai consumi, dal clima di fiducia delle famiglie e dalle imprese dei servizi”.
Secondo il segretario generale dell’Ugl, Frcarrello-spesaancesco Paolo Capone, “crescita e inflazioni deboli dipendono da sfide non colte nel corso degli anni, come ad esempio un vero patto tra lavoro e impresa nel nome della partecipazione, secondo il dettato dall’articolo 46 della Costituzione, e contratti di lavoro rinnovati alla scadenza”.
L’istituto di statistica sottolinea che, nel primo trimestre, il reddito lordo disponibile delle famiglie consumatrici ha ripreso ad aumentare: +0,8%, mentre la spesa per consumi finali è risultata stazionaria dopo tre trimestri consecutivi di aumento. La propensione al risparmio è quindi tornata ad aumentare, portandosi all’8,8% del reddito lordo disponibile. In presenza di una riduzione del deflatore implicito dei consumi dello 0,3%, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,1%.
“Sulla deflazione, dovuta ad un arretramento dei consumi più che alla flessione di alcuni prezzi, – ha sottolineato Capone – e bassa crescita giocano un ruolo molto importante anche la qualità, notoriamente scarsa, e la stabilità del lavoro, ormai del tutto frantumata dall’avvento del Jobs Act e dallo smantellamento dell’art. 18, operazione già avviata ai tempi della Fornero, di cui il governo sta seguendo le tracce persino in peggio, anche in materia previdenziale. Senza dimenticare che milioni di lavoratori con stipendi fermi a qualche anno fa non sono di certo incentivati a spendere o a fare importanti programmi per l futuro”.
Quanto al mercato del lavoro, secondo gli ultimi dati, ha sottolineato l’Istituto, “a maggio, è proseguito per il terzo mese consecutivo il miglioramento dell’occupazione”, “ma ad un ritmo più contenuto rispetto al mese di aprile”.  A giugno “le aspettative formulate dagli imprenditori sulle tendenze dell’occupazione per i successivi tre mesi risultano avere andamenti diversi secondo il settore: in peggioramento nei servizi e nelle costruzioni, stabili nella manifattura e in aumento nel commercio. Nello stesso mese si segnala il peggioramento delle attese delle famiglie sulla disoccupazione”.
“A forza di minare – ha concluso – i cardini sui cui si è sostenuto per decenni il cosiddetto ceto medio ovvero stipendi, pensioni, lavoro, si è indebolito tutto il sistema economico, in particolare con un mercato fermo che provoca pesanti ripercussioni intermini di produttività. Solo un cieco, ma in Italia e in Europa ce ne sono fin troppi, non può accorgersi di queste verità”.