Concorsi, semplificazione è la parola d’ordine, ma i conti non tornano


Il Covid-19 ha aggiunto un ostacolo ulteriore – quello di evitare assembramenti – ad un contesto già fortemente critico – quello del sottodimensionamento della stragrande maggioranza delle pubbliche amministrazioni. I concorsi pubblici, ad iniziare da quelli per la scuola, dovrebbero svolgersi in maniera semplificata con l’obiettivo di chiudere in media in otto mesi invece di diciotto. A conti fatti, però, anche otto mesi sono troppi per la scuola che dovrebbe ripartire a settembre, fra quattro mesi.


Scuola, il premier assicura il coinvolgimento dei sindacati


Intanto si susseguono le ipotesi sulle regole per il rientro di settembre

La questione scuola continua ad essere centrale. Lo si è capito anche durante la videoconferenza che il Presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha avuto con le organizzazioni sindacali confederali, dalla Cgil alla Ugl, passando per le altre sigle più rappresentative dei lavoratori dipendenti. Cosa succederà già dalle prossime settimane è decisivo, in quanto ogni decisione è destinata ad incidere su circa 8 milioni di studenti e le loro famiglie, ma anche su oltre un milione di dipendenti, senza contare tutto l’indotto che ruota intorno all’universo scuola, in maniera diretta o indiretta. Ed allora, ferma restando la rassicurazione del premier che ha detto che le decisioni saranno prese con il coinvolgimento dei sindacati, è interessante andare a vedere cosa trapela dal ministero dell’istruzione o, prima ancora, dai vari comitati di esperti. Dopo l’ipotesi di classi divise in due, con una alternanza fra didattica in aula e da remoto, ora arriva una indiscrezione sugli ingressi scaglionati ogni 15 minuti per evitare eccessivi assembramenti. Una ipotesi, quest’ultima, che, però, appare di complessa attuazione negli istituti che non hanno a disposizione più entrate e che potrebbe generare diversi problemi di gestione del personale, docente e non docente. Resta in piedi anche la questione mascherine, per acquistare le quali servirebbero 600 milioni di euro, di cui 100 solo per il personale.


Scuola, nasce il comitato per la ripartenza. Sarà composto da diciotto esperti


Un comitato di esperti – diciotto, in tutto, selezionati dal mondo della scuola, dell’università, del digitale, della ricerca e della sanità –, istituito dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, dovrà formulare proposte per il sistema scolastico nazionale. Tra le altre cose, gli esperti, che resteranno in carica fino al 31 luglio, dovranno presentare idee sull’avvio del prossimo anno scolastico, tenendo conto dell’emergenza sanitaria in corso, sull’edilizia scolastica e sull’innovazione digitale, anche per migliorare la didattica a distanza.

«Come Paese abbiamo fatto sforzi importanti in queste settimane per rispondere all’emergenza sanitaria, grandi sacrifici che non possono essere vanificati. Ma, al contempo, dobbiamo cominciare a guardare oltre. E vogliamo farlo da subito», ha detto il ministro, annunciando la nascita del comitato. Sulla scuola, l’Italia sta seguendo una strada diversa rispetto a quella intrapresa da altri Paesi europei, escludendo una riapertura delle scuole a maggio: al momento, è impossibile tutelare la salute di 8 milioni di studenti, che dovranno proseguire con la didattica a distanza. Ancora da chiarire, invece, come si svolgeranno gli esami di maturità, che riguardano 500mila studenti.

In Germania, i maturandi torneranno tra i banchi di scuola il 27 aprile, qualche giorno più tardi, il 4 maggio, toccherà a tutti gli altri. In Francia, il rientro a scuola è previsto per l’11 maggio.


Scuola, altra benzina alimenta lo scontro nel governo


La ministra Azzolina annuncia i concorsi, ma sindacati, Pd e Leu frenano

La scuola non si sa se e quando potrà riaprire, però i bandi per l’assunzione, tramite concorso, di nuovi docenti sarebbero pronti. È probabilmente uno dei più grandi paradossi di questi giorni di vita sospesa al tempo del Covid-19. La necessità di garantire il distanziamento sociale sta rendendo praticamente impossibile la riapertura degli istituti scolastici, molti dei quali alle prese con una storica carenza di spazi. Il tutto, naturalmente, senza considerare le oggettive difficoltà nella gestione del trasporto pubblico, compreso quello espressamente dedicato ai piccoli studenti. In un tale contesto, la ministra Lucia Azzolina ha stoppato i sindacati che avevano chiesto una riflessione sulla fattibilità dei concorsi in un momento in cui l’Italia è ancora chiusa e, nella migliore delle ipotesi, si sta preparando ad una ripartenza molto lenta. La ministra, però, è intenzionata ad andare avanti, visto che i bandi sono già pronti, con tre concorsi, due straordinari per 24mila posti di docenza nella scuola media e superiore e per 13mila posti nella scuola dell’infanzia ed elementare ed uno ordinario per altri 25mila posti sempre nella scuola secondaria. A questi si aggiunge la procedura straordinaria per esami finalizzata alla abilitazione all’insegnamento. La fuga in avanti della Azzolina sembrerebbe che non sia piaciuta neanche ai suoi colleghi di governo, pronti a fare un fuoco di fila.


Scuola, il ritardo costa caro


In questi giorni, i docenti stanno utilizzando piattaforme non istituzionali

Buona volontà, tanta, e ritardo oggettivo, con l’aggravante delle poche risorse stanziate per la sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto delle dotazioni necessarie per la didattica a distanza. Molto si parla dell’enorme sacrificio del personale sanitario e del comparto sicurezza, meno di quanto stanno cercando di mettere in piedi i docenti delle scuole di ogni ordine e grado, supportate in questo loro tentativo dai dirigenti scolastici e dal personale non docente. La chiusura forzata delle scuole ha acceso un faro sui ritardi accumulati in questi anni sul versante delle forze di didattica alternativa. Larga parte dei docenti utilizzano infatti piattaforme non istituzionali, con risultati alterni e non sempre fortunati. Preoccupa molto l’esiguità degli stanziamenti per la sanificazione, 43,5 milioni di euro a fronte di circa 45mila plessi scolastici. Un minimo di ristoro, intanto, dovrebbe andare ai supplenti, purché abbiano un loro computer


Due concorsi al via


Assunzioni per i docenti

L’annuncio è arrivato via Facebook. La ministra della pubblica amministrazione, Fabiana Dadone, ha fatto sapere ai suoi followers prima e agli italiani tutti dopo il via libera alla procedure che poteranno alla selezione e all’assunzione di quasi 50mila insegnanti nelle nostre scuole. Sono due i concorsi in programma, il primo per 25mila docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado e l’altro, cosiddetto straordinario, per altri 24mila posti comuni e di sostegno. Formalmente, lo strumento è quello del decreto del presidente del consiglio dei ministri, visto che si tratta di un provvedimento che coinvolge più dicasteri, compresa naturalmente l’istruzione. Si evidenzia, però, che la scuola si poggia anche su altre figure professionali, quelle che normalmente vengono catalogate fra gli amministrativi, tecnici e gli ausiliari, figure peraltro completamente dimenticate anche dalla Buona scuola renziana.