Scuola, è scontro continuo


Ministra e sindacati sempre più ai ferri corti; la questione docenti in quarantena

Si apre l’ennesimo fronte di scontro fra la ministra Lucia Azzolina e i sindacati di categoria. Dopo i concorsi, si torna infatti a parlare di cosa succede se un docente è posto in quarantena. A suo tempo, la quarantena e l’isolamento domiciliare erano stati equiparati a malattia dall’Inps, con tutte le conseguenze del caso: un lavoratore in malattia non può lavorare, neanche in smart working. Poi la norma è stata alleggerita di molto ed oggi il ministero dell’istruzione dice che i docenti possono insegnare anche da remoto, purché in buona salute. Il termine impiegato è oggettivamente poco chiaro. Secondo una interpretazione possibile, il docente positivo al tampone non potrebbe, quindi, insegnare; viceversa, l’insegnante posto in isolamento per un caso riscontrato in una classe, potrebbe proseguire con la didattica a distanza, almeno fino al momento in cui non dovesse saltar fuori un tampone positivo. Insomma, la linea è molto sottile.


SCONTRO SULLA SCUOLA


De Luca sospende la didattica in presenza, Azzolina: «scelta profondamente sbagliata». L’allarme di Bonaccini che vuole orari differenziati, sulla scuola è scontro totale

Si infiammano le polemiche sulla gestione della scuola al tempo del Covid, tra mantenimento della didattica in presenza o chiusura precauzionale con ritorno della didattica a distanza per limitare la diffusione del virus. Le divergenze fra governatori di regione e governo riguardano soprattutto gli esponenti di livello nazionale e locale delle forze di maggioranza. Vincenzo De Luca, presidente della Campania, dopo l’aumento esponenziale dei contagi nella sua regione, ha deciso la chiusura degli istituti di ogni ordine e grado a partire da oggi e fino alla fine del mese, riproponendo la DaD nel tentativo di scongiurare un ulteriore peggioramento della situazione sanitaria. Una scelta accolta criticamente dal ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, che ha definito «grave e profondamente sbagliata» la decisione del governatore, pur riconoscendo che la scelta spetta comunque a «Regioni e province». Dello stesso tenore il commento del Premier Conte. Ma quello campano non sembra essere un caso isolato. Altri presidenti di regione stanno valutando chiusure, almeno parziali, delle scuole, con didattica alternata in presenza e a distanza solo per gli studenti delle superiori, oppure ingressi scadenzati per non creare assembramenti eccessivi sui mezzi di trasporto nelle ore di punta. Particolarmente duro il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. «O si introduce la didattica a distanza, oppure si differenziano gli orari della scuola», ha infatti dichiarato, aggiungendo sulla questione del trasporto, strettamente collegata a quella della scuola: «Ci chiedono più mezzi, ma non ne abbiamo. O qualcuno ce li manda con risorse aggiuntive o è impossibile». Anche il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, sta impostando nuove misure più restrittive che riguarderebbero anche le scuole, con DaD solo per alcune classi delle superiori: «Le nuove misure non saranno drammatiche», ha rassicurato.

 


Covid: nelle scuole italiane, contagiati 5.793 studenti e 1.020 docenti


Nelle scuole italiane, gli studenti risultati positivi al coronavirus sono 5.793, pari allo 0,080% del totale. Lo ha reso noto il ministero dell’Istruzione, comunicando i dati aggiornati al 10 ottobre 2020. Bassa anche la quota del personale docente e di quello non docente positivo, rispettivamente pari allo 0,133% (1.020 casi) e 0,139% (283 casi) del totale. Il monitoraggio del ministero dell’Istruzione è realizzato con collaborazione la dei dirigenti scolastici.


Scuola, forti dubbi sul concorso


I sindacati continuano a chiedere lo slittamento dell’avvio della selezione

Non accennano a placarsi le polemiche intorno al concorso straordinario per la scuola che riguarda una platea di circa 64mila docenti precari per 32mila posti a disposizione. La ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, nelle scorse settimane ha comunicato la data, fissandola per il 22 ottobre. La decisione però ha suscitato non poche perplessità fra le forze politiche, compreso il Partito democratico, e fra i sindacati. Una selezione in pieno anno scolastico è infatti destinata a creare dei disagi importanti agli stessi studenti che potrebbero ritrovarsi per diversi giorni senza insegnante. Come se non bastasse, l’aumento dei casi di positività al Covid-19, ad ogni giorno che passa, getta ombre sempre più fosche sulla tenuta del sistema. Se è vero che molti casi non nascono direttamente nelle scuole, ma sono, per così dire, di importazione, è pur vero che molti candidati potrebbero ritrovarsi nell’impossibilità di partecipare in quanto in quarantena.


Scuola, troppe le incognite che continuano a pesare


Carenza di personale e di spazi, ma anche la questione lavoratori fragili

Passati il referendum e le elezioni regionali e amministrative, la scuola è ripresa ormai in tutte le regioni, al netto delle enormi difficoltà legate alle diverse problematiche già evidenziate da tutte le sigle sindacali di categoria, dalla Cgil alla Ugl, tanto che, fra oggi e domani, sono in programma diverse iniziative di mobilitazione su tutto il territorio nazionale. Mentre sono in crescita le segnalazioni relative a episodi di contagio fra gli studenti, in particolare, ma non solo, delle superiori, e nello stesso personale docente e non docente, che pure si era sottoposto nelle scorse settimane agli esami sierologici, rimane assolutamente in piedi la questione delle carenze relative al personale. Nonostante l’emergenza in atto, che ha richiesto un enorme sforzo agli enti locali e ai dirigenti scolastici nella ricerca di spazi aggiuntivi da destinare ad aule, il meccanismo di nomina è rimasto pressoché invariato, con una scadenza a fine agosto ed una seconda ad anno scolastico iniziato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la maggioranza delle scuole, compresi gli istituti onnicomprensivi che coprono la fascia di età fra 3 e 14 anni, non è in condizione di assicurare il tempo pieno prima di una o due settimane. Ancora più critica, se possibile, la situazione nelle scuole superiori. In tutti i casi, poi, pesa la questione dei lavoratori fragili, oggettivamente mal risolta dal governo.


Scuola, la carenza di prof mette a rischio la ripartenza


Appena il 22% delle immissioni in ruolo è andato a buon fine; manca il sostegno

La scuola continua a navigare a vista, con ancora migliaia di cattedre drammaticamente vuote. Secondo alcune stime, sarebbero infatti non meno di 65mila i professori mancanti, soprattutto nelle scuole superiori, dove, anche per effetto del distanziamento, si stanno sperimentando soluzioni su soluzioni, quasi tutte penalizzanti per lo studente che rischia di trovarsi alla fine dell’anno con larga parte del programma non svolto. I sindacati, come noto, sono allarmati per quello che sta succedendo, tanto che già questa settimana è prevista una mobilitazione, con scioperi e manifestazioni proclamati da diverse sigle di categoria. Da molti uffici regionali e dagli stessi dirigenti scolastici arriva la conferma che pure dalla procedura di chiamata diretta non stanno pervenendo i risultati attesi, tanto che, in media, le immissioni in ruolo andate a buon fine sarebbero circa il 22% del totale. Fra le motivazioni principali di questa che appare una debacle senza precedenti recenti, l’obbligo di permanenza nello stesso istituto per cinque anni, una norma pensata per assicurare la stabilità dell’insegnamento, ma che, evidentemente, non tiene conto dei tanti fattori che incidono sulla materia. È noto, ad esempio, che gli stipendi degli insegnanti sono di molto inferiori alla media dei principali partner europei ed è pure noto che molti accettano incarichi lontano da casa per poter insegnare, con costi di permanenza, però, molto alti.