Scuola, disfida del vaccino


Il personale scolastico rischia di essere vaccinato fuori tempo utile

Ripartenza in presenza per pochi studenti delle superiori, mentre monta la polemica sui tempi di vaccinazione del personale scolastico. Nonostante i desiderata dalla ministra Lucia Azzolina, soltanto in tre regioni è ripartita la didattica in presenza nelle scuole superiori. Per tutte le altre regioni, se ne riparlerà, forse, a partire da lunedì prossimo, contagi permettendo. Intanto le sigle di categoria, dalla Cgil alla Ugl, continuano a chiedere le migliori condizioni di lavoro possibili, in termini di sicurezza soprattutto per i lavoratori più fragili. Una questione destinata, peraltro, a protrarsi nel tempo, visto che la vaccinazione del personale scolastico, nella migliore delle ipotesi, arriverà soltanto a primavera inoltrata, quando mancherà poco al termine dell’anno scolastico. Alcune regioni, nel frattempo, si sono organizzate per fare i tamponi rapidi a studenti e personale scolastico per prevenire situazioni troppo critiche.


Scuola, ripartenza difficile


Stamattina molte cattedre vuote, pesano le regole del lockdown

Ripartenza a singhiozzo per la scuola, cosa peraltro ampiamente preventivata. Se già era nota la questione scuola superiore, con la decisione di rimandare l’ingresso a non prima dell’11 gennaio, il governo sembra sottovalutato le oggettive difficoltà per i dirigenti scolastici di riuscire a mettere insieme docenti e personale Ata in numero sufficiente per garantire questi due giorni di lezione dalle materne alle medie. Infatti, le restrizioni agli spostamenti fra le regioni hanno inciso sensibilmente sul rientro di una parte consistente dei docenti nei luoghi di lavoro dopo le vacanze natalizie trascorse nelle città di origine, dove, magari, è rimasta la famiglia. Come hanno evidenziato tutte le sigle sindacali, dalla Cgil alla Ugl, non sono pochi i docenti che negli anni sono stati costretti ad accettare cattedre anche molto lontano per di lavorare. Già stamattina si segnalano importanti defezioni in larga parte del nord Italia e nel Lazio.


DISPERSI


Slitta l’apertura della Scuola secondaria. In crescita la dispersione scolastica. Governo, senza un piano vero, fa slittare la ripresa all’11 gennaio.

L’ennesimo dietrofront o promessa mancata del Governo, in particolare di Conte e Azzolina, sulla riapertura della scuola secondaria superiore al 50% in presenza, deciso soltanto ieri sera, 4 gennaio, a soli due giorni dalla “strapromessa” apertura del 7 gennaio, slittata poi all’11 gennaio, in assenza di un degno piano soprattutto in termini di Trasporto pubblico locale – come ammesso dalla ministra dei Trasporti nel corso di un drammatico vertice di Governo – non può essere l’unica risposta sia alla pandemia sia all’offerta educativa del nostro Paese. Dalla ricerca «I giovani ai tempi del Coronavirus» condotta da Ipsos per Save the Children su un campione di adolescenti tra i 14 e i 18 anni, intervistati per comprendere le loro opinioni, stati d’animo e aspettative, si apre un vero e proprio abisso sulla realtà dei nostri ragazzi. Per il 25% degli adolescenti che vivono e studiano nel nostro Paese è negativo il bilancio dei mesi di didattica a distanza (Dad), probabilmente non sfruttata nel migliore dei modi, che ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di secondo grado. Almeno un loro compagno di classe dal lockdown di questa primavera ad oggi avrebbe smesso di frequentare le lezioni. Addirittura un quarto di essi ritiene che siano più di tre i ragazzi che non partecipano più alle lezioni.
Le difficoltà denunciate emergono più chiaramente attraverso la “freddezza” dei numeri. Ne riferiamo i principali: più di uno studente su tre (35%) si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e il 35% quest’anno deve recuperare più materie dell’anno scorso. Quasi quattro studenti su dieci dichiarano di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%), in un caleidoscopio di sensazioni negative di cui parlano prevalentemente con la famiglia (59%) e gli amici (38%), ma che per più di uno su cinque rimangono un pesante fardello da tenersi dentro (22%). Con la Dad si è accentuato il fenomeno delle assenze prolungate che sono, di fatto, l’anticamera della dispersione: dai dati raccolti si stima che «circa 34mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado potrebbero aggiungersi a fine anno ai dispersi della scuola». Tutt’altro che fuori dalla realtà, solo uno su quattro tra ragazze e ragazzi, guardando al futuro, pensa che «tornerà tutto come prima» (26%). La stessa percentuale ritiene che «continueremo ad avere paura», mentre il 43% pensa che «staremo comunque insieme in modo diverso, più on line».


Scuola, nubi sulla ripartenza


Forti polemiche sulla doppia fascia di entrata più ampia della precedente

La soluzione per la ripartenza delle scuole superiori non sembra trovare sponda fra i sindacati di categoria né fra i presidi. La decisione di imporre agli istituti due fasce di ingresso, alle 8, con entrata per il 60% degli studenti, e alle 10, per i restanti, sta creando notevoli problemi organizzativi che, evidentemente, non sono stati sufficientemente considerati dalle autorità. La questione, infatti, non è tanto quella del momento dell’entrata, quanto, piuttosto, quella dell’uscita, con tutto il personale non docente che si ritroverebbe a dover fare molte più ore a settimana rispetto a quanto previsto dalla legge e dai contratti collettivi. Come se non bastasse, tutto il sistema diventa difficile da gestire laddove ci sono docenti che prestano servizio in istituti diversi. Insomma, la ripartenza del 7 gennaio si presenta molto complessa, al netto delle oggettive difficoltà che potranno incontrare i docenti fuori sede a rientrare al domicilio.


Scuola, Salvini contro Azzolina: «Servono cose concrete»


Il leader della Lega critico verso l’operato della ministra dell’Istruzione

Con le ultime vicende, tra cui la crisi di governo che s’è sgonfiata sul nascere, le discussioni sulle possibili nuove misure restrittive, c’è un tema passato in secondo piano: la scuola. Oggi il leader della Lega, Matteo Salvini, è tornato a criticare l’operato del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che, a novembre, aveva promesso il rientro a scuola di tutti gli alunni nei primi giorni di dicembre: un ritorno in presenza del 75% degli studenti è ritenuto sconsigliabile da alcuni esperti e quasi impossibile, con le regole dettate dalle Regioni, da molti presidi. «Se davvero vuole che si torni a scuola, stabilizzi le migliaia di insegnanti precari, diminuisca il numero di alunni per classe, metta in sicurezza le scuole, preveda impianti di aerazione, assuma più insegnanti di sostegno per seguire i bimbi disabili, garantisca il tempo pieno in tutta Italia», ha scritto su Twitter l’ex vice-premier. «Invece per tutto questo zero euro in legge di bilancio. Alla scuola servono cose concrete e buonsenso, non sedute spiritiche o banchi con le rotelle», ha aggiunto, lanciando l’hashtag #azzolinabocciata. «Adesso si è ricominciato a investire» sull’istruzione, ha rivendicato invece Azzolina, aggiungendo, però, che «abbiamo tanto da recuperare considerando che la scuola in passato è stata utilizzata come un bancomat, e oggi ne abbiamo pagato le conseguenze».


Scuola, gaffe della Azzolina


La ministra propone il prolungamento dell’anno scolastico, ma è un errore

Se possibile siamo ormai al punto di maggiore distanza fra la ministra dell’istruzione, Lucia Azzolina, e i sindacati di categoria, sempre più compatti nel contestare le ultime affermazioni dell’esponente pentastellata. Dalla Cgil alla Ugl, passando per le varie sigle autonome, è un coro di no all’ipotesi di prolungare l’anno scolastico al 30 giugno o addirittura a luglio. Questo perché nel tentativo di introdurre una novità nel panorama formativa, la ministra ha finito per depotenziare completamente quello che stanno facendo in queste settimane migliaia di professori. La ministra Azzolina, infatti, ha parlato di prolungamento dell’anno scolastico fino a giugno «per recuperare il tempo perso», indirettamente accreditando quindi l’idea che la didattica a distanza sia poco efficace rispetto al raggiungimento degli obiettivi formativi. Insomma, una gaffe che finisce per alimentare un’ulteriore spirale di polemiche.