Pubblico impiego, la Dadone sul patibolo per colpe non solo sue


Tanti gli errori fatti nel presente, ma anche con il precedente governo Gentiloni
La ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, rischia, suo malgrado, di trasformarsi nel capro espiatorio di errori non suoi, anche se, è bene evidenziare, su qualche punto indubbiamente ci ha messo del suo. Appena dopo la festività dell’Immacolata, come noto, le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale del pubblico impiego; una decisione che, al netto delle rivendicazioni, non è stata condivisa da altre sigle sindacali, ad iniziare dalla Ugl che ha più volte parlato di opportunità: scegliere la via dello sciopero generale in un momento di grave crisi per il lavoro privato può non essere compreso, finendo per generare un conflitto fra lavoratori che sicuramente non serve al Paese. Al netto di ciò, Cgil, Cisl e Uil finiscono per scaricare sulla ministra mancanze che, viceversa, investono in primo luogo l’attuale governo e l’esecutivo di centro sinistra guidato da Paolo Gentiloni. Il Conte 2, nonostante le promesse, ha stanziato risorse assolutamente insufficienti rispetto alle esigenze e, soprattutto, non ha liberato il capitolo assunzioni dai tanti vincoli esistenti. Il pacchetto di assunzioni riguarda soltanto le amministrazioni centrali e, spesso, molto in avanti con i tempi, mentre nulla si prospetta per gli enti locali. A Gentiloni si rimprovera invece il fatto del rinnovo al ribasso del 2016, nel quale non si è recuperato il potere d’acquisto perso dal 2009.


Spagna, sciopero di 24 ore dei medici


Per protestare contro incapacità di rafforzare sistema sanitario

La situazione legata alla gestione della pandemia in Spagna non registra ancora miglioramenti e i medici spagnoli hanno indetto uno sciopero di 24 ore per protestare contro l’incapacità del governo di rafforzare il sistema sanitario messo a dura prova  dall’emergenza. L’adesione è stata dell’85%, ma nella regione di Madrid, la più colpita del paese, ha partecipato solo il 7,6%.


Ex-Ilva, la protesta dei lavoratori


La politica cerca disperatamente di trovare una soluzione in extremis al pasticcio creato sul destino dell’acciaieria. Scadono infatti stasera le 48 ore date dal governo ad ArcelorMittal per prendere una decisione definitiva. Si parla di un nuovo scudo penale, ma ora la multinazionale indiana rilancia pretendendo esuberi per 5000 o addirittura 6700 persone, così più che dimezzando la forza lavoro. La concorrente Jindal smentisce di avere interesse a rilevare l’azienda e spunta all’orizzonte anche una possibile nazionalizzazione. Ma la maggioranza è divisa sulle decisioni da prendere. In questo caos, con lo spettro della bomba sociale che esploderebbe in caso di chiusura dell’acciaieria, i lavoratori hanno proclamato lo sciopero, iniziato alle 7 di questa mattina e che durerà 24 ore, in tutti i siti del gruppo, a partire da quello di Taranto. Non solo: hanno fatto sapere che l’azienda già sta diminuendo le proprie attività “portando gli impianti al minimo della capacità di marcia”. I sindacati chiedono ad ArcelorMittal di ritirare la procedura di cessione e al governo di ripristinare in toto l’accordo del 6 settembre 2018, quindi con lo scudo, per non fornire alcun alibi alla multinazionale


Enav: è sciopero


Il 25 ottobre si ferma il trasporto aereo per lo sciopero indetto per il personale Enav che assicura le attività di controllo dei voli. Le federazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl, più Unica, hanno infatti indetto uno sciopero nazionale dalle 13 alle 17. Ad esso, se ne aggiungono altri in ambito locale (Padova, Milano-Linate, Perugia, Brindisi, indetti rispettivamente da Cisl e Unica, Ugl, ancora Ugl e Uil e Ugl). Nel rispetto della normativa, saranno assicurate le prestazioni indispensabili.


Cnh, su Pregnana Milanese è scontro


Nessun passo indietro, purtroppo. Anche l’ultimo tavolo di confronto ha portato alla conferma della volontà da parte di Fpt industrial, controllata del gruppo Cnh, il colosso attivo nei macchinari per l’agricoltura e non solo nel quale sono confluiti, fra gli altri, anche i marchi legati ad Iveco, di chiudere lo stabilimento di Pregnana Milanese, attivo da oltre 50 anni. La notizia era già emersa nelle scorse settimane con la conseguente forte mobilitazione del sindacato di categoria, contrari ad una iniziativa che porterebbe alla perdita di 300 posti di lavoro. I sindacati hanno chiesto un passo indietro, con un ripensamento complessivo del piano, anche se l’azienda al momento appare irremovibile nel sostenere «scelte difficili ma necessarie » , promettendo la ricollocazione di più lavoratori possibile. Venerdì prossimo la mobilitazione dei sindacati arriverà davanti alla regione Lombardia per chiedere un intervento del governatore Attilio Fontana.


Alitalia, fra scioperi e rinvii


Si prospetta una giornata molto difficile nel trasporto aereo. Le associazioni professionali di categoria dei piloti e degli assistenti di volo hanno infatti indetto uno sciopero per il 9 ottobre, cosa che ha costretto Alitalia a cancellare preventivamente 230 voli, anche se, ha fatto la compagnia, il 70% dei passeggeri dovrebbe comunque riuscire a partire per le località scelte con altri voli nell’arco della stessa giornata. La decisione di scioperare di piloti ed assistenti di volo cade a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti per rilevare Alitalia. Tutte le opzioni al momento rimangono in campo, compresa quella di una ulteriore proroga, che sarebbe la settima. Stante le incertezze di Delta Airlines, una parte dei piloti sta sponsorizzando Lufthansa, una soluzione, però, giudicata a suo tempo poco garantista per il personale di terra che rischierebbe di essere lasciato in balia degli eventi.