Pubblico impiego, la Dadone sul patibolo per colpe non solo sue

Tanti gli errori fatti nel presente, ma anche con il precedente governo Gentiloni
La ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, rischia, suo malgrado, di trasformarsi nel capro espiatorio di errori non suoi, anche se, è bene evidenziare, su qualche punto indubbiamente ci ha messo del suo. Appena dopo la festività dell’Immacolata, come noto, le federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale del pubblico impiego; una decisione che, al netto delle rivendicazioni, non è stata condivisa da altre sigle sindacali, ad iniziare dalla Ugl che ha più volte parlato di opportunità: scegliere la via dello sciopero generale in un momento di grave crisi per il lavoro privato può non essere compreso, finendo per generare un conflitto fra lavoratori che sicuramente non serve al Paese. Al netto di ciò, Cgil, Cisl e Uil finiscono per scaricare sulla ministra mancanze che, viceversa, investono in primo luogo l’attuale governo e l’esecutivo di centro sinistra guidato da Paolo Gentiloni. Il Conte 2, nonostante le promesse, ha stanziato risorse assolutamente insufficienti rispetto alle esigenze e, soprattutto, non ha liberato il capitolo assunzioni dai tanti vincoli esistenti. Il pacchetto di assunzioni riguarda soltanto le amministrazioni centrali e, spesso, molto in avanti con i tempi, mentre nulla si prospetta per gli enti locali. A Gentiloni si rimprovera invece il fatto del rinnovo al ribasso del 2016, nel quale non si è recuperato il potere d’acquisto perso dal 2009.