Arriva il boom delle partite Iva


Un vero e proprio boom, figlio, probabilmente, più di richieste aziendali e di una vera e rinnovata vocazione imprenditoriale. Nell’ultimo quadrimestre del 2019, secondo i dati appena forniti dal ministero dell’economia, si è registrata una crescita esponenziale molto marcata (+5,1% rispetto allo stesso periodo del 2018) nelle aperture di nuove partita Iva. In valori assoluti, parliamo di poco più di 109mila unità, due terzi delle quali da parte di persone fisiche, tipologia dove peraltro si registra l’incremento più significativo (7,3%) a fronte di un crollo di registrazioni fra le società di persone (-10%). Uno sguardo al settore produttivo è utile per cercare di dare un senso al fenomeno. Al primo posto negli avviamenti di partita Iva troviamo il commercio, con il 22,2% del totale. La cosa non sorprende perché è un settore nel quale lo strumento è da tempo utilizzato, spesso anche in regime di monocommittenza. Un’ulteriore spinta potrebbe essere arrivata indirettamente dalla stretta sui contratti a tempo determinato prodottasi con il decreto Dignità: le aziende, piuttosto che stabilizzare, hanno preferito spingere i loro ex dipendenti verso una differente e meno tutelata tipologia di lavoro.


Partite IVA, in tre anni sono diminuite di 3,3 milioni


Il 25% degli autonomi vive sotto la soglia della povertà

Tanti si professano a favore delle partite IVA, ma da quanto emerge dalle ultime analisi è chiaro che negli ultimi anni poco è stato fatto per tentare di garantirne la sopravvivenza. A fare un punto sulla situazione è stata Federcontribuenti, che in questi giorni ha diffuso uno studio a riguardo. Secondo le rilevazioni dell’associazione di categoria il reddito medio di una partita Iva è calato di settemila euro negli ultimi dieci anni. A pesare, oltre la posizione debitoria di molte imprese, è infatti il fisco: secondo lo studio «con un fatturato di 45 mila euro, pagando tutte le imposte, resta un guadagno netto di 17 mila euro», di conseguenza molte partite IVA sono costrette a chiudere i battenti. «Gli autonomi – spiega Federcontribuenti – sono 5,3 milioni, il 23,2% degli occupati e sono in forte calo rispetto al 2016 quando contavano un’armata di 8,6 milioni di Partite Iva. Cioè meno 3,3 milioni di lavoratori in circa tre anni e molti meno sopravviveranno al 2020. Il 71% sono persone fisiche e negli ultimi dieci anni hanno chiuso più di 257 mila imprese attive», senza contare che il 25,8% degli autonomi vive al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat. Come se non bastasse, spiega l’associazione, le partite IVA sono anche tartassate dai controlli: «ogni anno subiscono cento controlli da 15 diversi enti; un controllo ogni tre giorni e il 25% di questi controlli si tramutano in un verbale».